Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 27 luglio 2013

Chi cura la formazione liturgica degli organisti di chiesa?!


Mentre monsignor Antonio Parisi, direttore dell'Ufficio Musica Sacra nella Diocesi di Bari, ha modo di dare alle stampe questo volumetto mi duole considerare che, a ormai cinquant'anni dalla riforma liturgica, la Chiesa italiana (CEI) nulla ha fatto per la formazione di organisti liturgici, quando proprio questa figura ecclesiale sarebbe stato prioritario rafforzare, data la grande incidenza che possono avere un canto e una musica di qualità nell'ambito del rito!!

Fortuna che a formare organisti di chiesa se ne sono occupate un poco le diocesi (es. Cremona e Brescia) e addirittura, dal 2001, specificamente anche alcuni conservatori (tra gli altri, Bologna e Novara).

Non invece il Coperlim, in sé più che lodevole iniziativa formativa (anch'io ne sono uscito "diplomato" nel 2001), o il corso di musica liturgica "on line" - entrambi iniziative della CEI - i quali non si prefiggono punto la formazione "tecnica" dell'organista di chiesa...

Ad ogni modo, io sono convinto che la CRISI della MUSICA LITURGICA (perché in questo campo la "crisi" è nata appena dopo il Concilio e tuttora permane, essendosi nel frattempo aggravata!) sia dovuta al CROLLO DELLA LITURGIA (Ratzinger lo denunciò a chiare lettere ben prima di divenire papa!), in particolare del senso del sacro: la crisi del culto cattolico ha determinato la crisi della Chiesa stessa (in proposito vedasi è questo compendio uno studio sociologico di Massimo Introvigne molto interessante).

Ovvero, la tendenza dell'uomo d'oggi è quella di rapportarsi al sacro in maniera sempre più "amichevole" e "festevole", voglio dire che si preferisce stare alla presenza dell'Eucaristia non in ginocchio in adorazione, ma in piedi saltellando e blaterando... insomma: si tenta di annullare il "rito" per favorire il "convivio"...

Questa tendenza fa in modo, ad esempio, che una messa cominci così «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo... Benvenuti a tutti, cari fedeli... gran caldo oggi eh?!...» a dispetto di quanto, invece, sobriamente suggerisce OGMR 50... e finisca così o peggio ancora così...

In questo mio scritto spiego meglio.

Sono convinto che il primo passo per un miglior decoro musicale del culto, non è la formazione di laici musicisti, bensì una rinnovata migliore formazione liturgica e musicale dei seminaristi stessi, futuri parroci e di fatto poi unici responsabili dell'andamento liturgico nelle proprie parrocchie; secondo passo sarebbe... l'introduzione dell'educazione al canto e alla musica nelle scuole d'ogni ordine e grado al fine di rendere i futuri fruitori della musica liturgica un poco più consapevoli e atti ad apprezzare una musica di qualità.

E poi... basta organizzare convegni, invece: res, non verba!!

La parola ora all'attuale consulente CEI per la musica sacra monsignor Vincenzo De Gregorio (buona restando l'invocazione di don Parisi che l'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI si attrezzi di «un ufficio o una sezione di musica sacra al proprio interno»!)...

Grato per il vostro parere, saluto cordialmente.

Paolo Bottini

giovedì 20 dicembre 2012

Il nascondimento del musicista di chiesa

Gentili lettori,

secondo Benedetto XVI «vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l'ora di trovare il vero distacco del mondo, di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa» [citazione tratta da qui].

Ebbene, permettetemi di suggerirvela una cosa mondana che dal culto andrebbe tolta immantinente: la visibilità ai fedeli di tutti coloro che fanno canto e musica in maniera specialistica!

A mio parere, il fedele che partecipa al culto divino nella Chiesa cattolica non dovrebbe essere turbato dal fare umano dei ministri del canto e della musica, perché tutto deve tendere verso Cristo Eucaristia!

Non includerei, naturalmente, in questo repulisti la figura del cantore-salmista, vero e proprio ministero (cfr IGMR 61, 102) il quale deve proclamare in canto la Parola di Dio davanti al popolo per essere ben inteso (anche se, grazie all'ausilio - ovvero presenza ingombrante, fuorviante, distorcente, allucinante - dei sistemi d'amplificazione elettrica della voce... a che serve essere visti al fine di essere meglio intesi?! Ma questo è altro argomento...).

Invece dico: via dalla vista dei fedeli - perché a mio parere sommamente fuorviante per un necessario raccoglimento davanti al mistero eucaristico - direttori di coro che si sbracciano in maniera più o meno pittoresca, di coristi bocche che si contorcono curiosamente e corpi che ondeggiano ritmicamente, organisti che s'agitano su tastiere e pedaliere manovrando altresì misteriosi comandi di un'astronave di placchette bottoni e lucine!!

Ogni cosa che tolga lo sguardo all'Eucaristia - compresa l'ambigua faccia del prete costantemente rivolta verso i fedeli (ma qui si aprirebbe un dibattito che esula dal nostro campo...) - dovrebbe essere eliminata: a questo proposito vedete come la moderna architettura "sacra" tenda all'essenziale, invece all'opposto le nostre messe si riempiono di parole inutili, didascalie verbo-gestuali che non sono altro che pleonasmi.

Per questo una volta le cantorie erano sapientemente occultate da grate lignee... diamine, è tanto semplice: vi siete mai chiesti perché nel teatro d'opera l'orchestra è nascosta al pubblico?!... È la "scena" del Sacrificio Eucaristico che deve attirare tutta la nostra attenzione, non il curioso agitarsi della "macchina-orchestra" di organisti, coristi, animatori etc.!

Detto ciò, capirete che non suona affatto come desueta, dopo quasi 110 anni, la raccomandazione di Pio X, nel suo motu proprio sulla musica sacra, che reputava «conveniente che i cantori, mentre cantano in chiesa» non solo «se trovansi in cantorie troppo esposte agli occhi del pubblico, siano difesi da grate» ma addirittura «vestano l’abito ecclesiastico e la cotta» (quest'ultima raccomandazione è ancora oggi regola nella basilica di S. Pietro in Vaticano, ad esempio, ove invece la prima è anche lì regolarmente disattesa).

E ancor meno desueta la drastica raccomandazione di S. Girolamo, commentando Efesini 5,9:

«I giovani che nelle chiese attendono al servizio delle salmodie, devono sapere che non si deve cantare per Dio con la voce, ma con i cuori; non spalmare la gola e la voce con medicamenti, siccome si usa fare nei teatri, così che in chiesa risuonino teatralmente melodie e canzoni tornite» [§]


Allora, cari lettori, siete pronti per tirar cortine sulla balaustra della cantoria oppure a spostare la consolle dell'organo dietro l'altare?!

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini

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[§] S. Girolamo, Commentariorum in epistolam ad Ephesios III, 5, in Patrologia Latina XXVI, p. 528, par. 652; traduzione italiana citata in: Joseph Ratzinger, Fondamento teologico della musica sacra - Cenni riassuntivi della disputa postconciliare sulla musica sacra, in La festa della fede, Jaca Book, 1983, testo completo cliccando qui

sabato 10 novembre 2012

La messa "Caudanina": partecipazione attiva ‘ante litteram’

Gentili lettori,

almeno per nome immagino conoscerete il mio illustre concittadino Federico CAUDANA, dal 1907 al 1963 organista titolare e maestro di cappella della Cattedrale di Cremona e fin dal 1924 autore di spicco presso l’editore Carrara di Bergamo.

Musicista di formazione tardo-ottocentesca (studiò e si diplomò al Conservatorio di Milano), ha contribuito, con il suo stile generosamente melodico (ben lontano da certo «letargico» cecilianesimo) alla valorizzazione del canto popolare, grazie anche agli stimoli costanti ricevuti da Vittorio Carrara, musico-editore che ha fatto la storia della musica sacra in Italia.

Il suo esperimento meglio riuscito fu certamente la messa Laus tibi Christe, pubblicata da Carrara nel 1940, la cui scorrevole e intuitiva cantabilità facilitò ampia diffusione (venne per questo battezzata "Caudanina"), tanto che ancora oggi a livello popolare è la musica per cui Federico Caudana è ricordato in Italia e nel mondo. Su questa messa apparve subito la seguente recensione ne «L’Osservatore Romano»:

«Lavoro di fattura semplice e quanto mai appropriato al fine preposto. La pratica corale consente al M.° Caudana un esperto trattamento del canto, all’intento di ottenere i migliori risultati, evitando ogni difficoltà di esecuzione alla massa degli esecutori. La melodia, sillabica e diatonica, ha il suo motivo generatore nell’accentuazione della parola, ed è disegnata in modo che la chiarezza del testo sia sempre evidente e non risulti difficile la declamazione. Un accompagnamento sobrio sostiene il canto senza appesantirlo; accompagnamento facile, ma pure curato con molta attenzione. Questa nuova Messa, scritta per il popolo e destinata alla grande massa del popolo, se da un lato dà prova dell’abilità, in materia di canto popolare, dell’illustre Maestro, da un altro mostra, ancora una volta, come le Edizioni Musicali Carrara mirino al più nobile dei risultati: quello della rieducazione popolare per mezzo dell’arte».


Spero farvi cosa gradita suggerendovi di vedere un video del Gloria della messa Laus tibi Christe di Federico Caudana eseguito dal Coro della Cattedrale di Cremona diretto da don Graziano Ghisolfi con l’accompagnamento organistico dell’attuale organista titolare Fausto Caporali.

Far cantare la gente a messa: quasi un quarto di secolo prima della Sacrosanctum Concilium e con risultati che erano ben più soddisfacenti rispetto a quel poco che invece si riesce a fare oggi dopo quasi mezzo secolo dalla riforma liturgica del Vaticano Secondo: infatti sembra che nel frattempo le nostre assemblee liturgiche si siano impigrite e abbiano via via perso il senso di una vera piena e consapevole attiva partecipazione all’Eucaristia domenicale (una involuzione, dunque, rispetto a quanto invocato dal Concilio!), vissuta sempre più precetto da assolvere che come inappagabile emozione da rivivere ogni sette giorni!

Cordiali saluti ed auguri di buona musica a tutti.

Paolo Bottini

martedì 23 ottobre 2012

Basta parole, ora i fatti!

Gentili lettori,

dopo quello di Cremona a fine settembre scorso, ecco in calce notizia di un altro interessante convegno di musica sacra in cui si parlerà ancora una volta di cose ovvie (basta leggere i titoli delle relazioni che verranno dettate, con tutto il rispetto per gli illustri relatori) e si tornerà a casa tutti con l’amaro in bocca per il permanere della tristezza liturgico-musicale imperante nelle nostre diocesi...

Naturalmente plaudo alla buona fede e all’ottimismo organizzativo e propositivo dei promotori di questi convegni (io stesso ne organizzai, con gran fatica e scarsi risultati, negli anni scorsi per conto di AIOC)... ma mi pare che i convegni di musica sacra dopo il Concilio non abbiano mai portato a fattive "res" dopo aver discusso in lungo e in largo con "verba" più o meno scontati e più o meno costruttivi.

Ci sarebbe, infatti, bisogno di chiare ed imprescindibili direttive circa canto e musica nella chiesa italiana, invece ancora cinquant’anni dopo la Riforma liturgica siamo qui a ripeterci l’un l’altro i bei propositi che i documenti conciliari ("Sacrosanctum Concilium") e dell’immediato post concilio ("Musica sacram") hanno formulato in materia musicale... ma che oggi rimangono raramente applicati, se non addirittura incogniti!

La questione da risolvere - a fatti, non a parole - è: l’organo e gli organisti (quelli che sono realmente in grado di legare simbioticamente la musica al rito e sanno accompagnare con arte il canto liturgico e praticare decorosamente l’improvvisazione) servono davvero oggi al miglior prosieguo della vita ecclesiale italiana?!

Sembrerebbe di no, data la pressoché totale anarchia, e nonostante ciò negli ultimi tempi alcuni Conservatori di Musica (dietro brillante quanto raro stimolo ecclesiastico, per la verità [v. la Lettera di auspici dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI ai Direttori dei Conservatori italiani) hanno iniziato ad erogare corsi accademici di "musica per la liturgia" (con la collaborazione delle diocesi locali - quanto meno - in fatto di educazione prettamente liturgico-teologica): mi piacerebbe sapere nel frattempo quanti si sono presi il diploma accademico che vengano regolarmente pagati (dico con un contratto di lavoro alla luce del sole, come da tempo ormai possibile in Francia [v. il contratto nazionale francese di lavoro per organisti] e come regole di cristiana carità e di laica civiltà imporrebbero) da un qualche ente ecclesiastico ove abbiano preso servizio...

La verità è che l’attività musicale delle nostre chiese vive della più sciatta ordinarietà e a nessuno interessa investire denaro per un aspetto della vita ecclesiale che è di fatto tenuto nella sfera dell’opzionalità!

Infatti, a quanto pare, anche in diocesi di Treviso il sotto descritto convegno potrà «essere molto importante al fine di avviare un confronto tra le istituzioni che abbiano attivato percorsi similari (Biennio specialistico o Master) e studiare l’ipotesi di convenzioni con le strutture ecclesiastiche nazionali e diocesane».

Ma come sarebbe «ipotesi»?! Mi risulta infatti che il bienno di musica sacra al conservatorio di Castelfranco Veneto sia attivo almeno dall’anno accademico 2007/2008: nulla è stato fatto nel frattempo per trovare un accordo conservatorio/diocesi al fine di individuare potenziali posti di lavoro remunerati?

Non sarebbe l’inquadramento professionale dei musicisti di chiesa un sano segnale da parte della Chiesa cattolica italiana in questo periodo di crisi generalizzata dell’occupazione nel nostro paese?

Nonostante tutto, cari colleghi, continuate a sperare di poter presto dirvi con aumentato orgoglio che siete diventati veramente a tutti gli effetti "organista titolare" in una chiesa!

Cordialmente vostro

Paolo Bottini

Cremona, il 23 ottobre 2012

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Convegno di Musica sacra

"Il musicista di chiesa e la sua formazione"

Treviso, 17-18 novembre 2012

Il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, nel quale è attivo dall’a.a. 2007-2008 un Biennio specialistico in Musica Sacra, organizza nei giorni 17 e 18 novembre 2012 un Convegno di Musica Sacra, in collaborazione con la Diocesi di Treviso e con il patrocinio dell’Ufficio Liturgico nazionale della Cei.

Il Convegno, che ha per tema «Il musicista di chiesa e la sua formazione», vuole da un lato offrire un’occasione di approfondimento di alcune importanti tematiche nel campo della musica sacra e liturgica, e nello stesso tempo sviluppare un proficuo dialogo tra le Istituzioni religiose e i Conservatori allo scopo di accrescere sempre più la già avviata collaborazione nel campo di una formazione specialistica in Musica sacra.

Sabato 17 – dalle ore 15.00 alle 18.30 – sala Pio X

Convegno con la partecipazione di:

Vincenzo De Gregorio (Consulente nazionale CEI-ULN),

Massimo Palombella (Direttore Cappella musicale pontificia Sistina),

Antonio Parisi (Direttore Ist. diocesano di Musica sacra dell’Arcidiocesi di Bari)

Al Convegno, aperto a tutti, sono particolarmente invitati gli animatori musicali e i cori parrocchiali della Diocesi di Treviso, nonché i rappresentanti degli Istituti di musica per la Liturgia delle Diocesi del Triveneto e i rappresentanti dei Conservatori ove sia attivato un percorso di studi in Musica sacra.

PROGRAMMA

Saluto del Vescovo di Treviso, mons. G.A. Gardin

Antonio Parisi ~ Il canto nella liturgia, il suo valore e significato

Intermedio ~ R. Ferrari (1894-1959), Ave Maria

Vincenzo De Gregorio ~ La presenza degli strumenti nella liturgia

Intermedio ~ E. Buondonno (1912-2002), Preghiera di san Francesco

Massimo Palombella ~ La normatività del Canto Gregoriano e della Polifonia Classica nella musica per la Liturgia

Intermedio ~ G. Selmi (1912-1987), Mattutino al Convento

Intermedii musicali con Scivias ensemble, diretto da Milli Fullin; Matteo Malagoli, violoncello; Valerio Casarin, pianoforte; Chiara Lucato, organo.

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Sabato 17 – ore 20.45 - cattedrale

Concerto con la partecipazione di:

Coro Thomas Tallis di Noale, diretto da Thomas Mazzucchi Coro Magnificat di Casoni di Mussolente diretto da Mariano Zarpellon Scivias Ensemble di Conegliano diretto da Milli Fullin Vania Marconato, soprano; Fabiano Martignago, flauto dolce; Maria Teresa Andreazza, viola da gamba; Matteo Malagoli, viola da gamba e violoncello; Gianluca Libertucci, organo

Il Concerto si avvale della collaborazione di solisti e gruppi che hanno preso parte attiva ad alcune delle prove finali degli esami di Biennio e si offre come un ventaglio che permetta di assaporare almeno in parte i contenuti e lo stile della nostra offerta di specializzazione.

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Domenica 18 – ore 10.00 – sala Pio X

Tavola rotonda - Un percorso accademico per la Musica sacra? Analisi dell’esperienza presente e prospettive sul futuro. La Tavola rotonda, su esplicita richiesta della Diocesi (che intende lasciare la domenica mattina per il servizio nelle rispettive parrocchie) è riservata ai docenti e agli studenti di Conservatorio e a quanti siano interessati ad un percorso formativo accademico in musica sacra. Questo momento può essere molto importante al fine di avviare un confronto tra le istituzioni che abbiano attivato percorsi similari (Biennio specialistico o Master) e studiare l’ipotesi di convenzioni con le strutture ecclesiastiche nazionali e diocesane.

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Domenica 18 – ore 15.00 – cattedrale

Convegno dei cori liturgici della Diocesi di Treviso • con S. Messa presieduta da s.e. mons. G.A. Gardin, vescovo di Treviso

A conclusione e coronamento dei lavori ben si pone il Convegno dei cori liturgici della Diocesi di Treviso, con la S. Messa presieduta dal vescovo, s.e. mons. G.A. Gardin.

sabato 29 settembre 2012

Trascurare uno studente non è di minor conto che corrompere una vergine!

«Trascurare uno studente non è di minor conto che corrompere una vergine» [*].

Così nel 1524 scriveva Lutero "Ai consiglieri comunali di tutte le città tedesche" affinché s’adoperassero ad istituire scuole e biblioteche per i giovani.

In particolare Lutero affermava che «se ogni anno si spende tanto denaro per comprare macchine da guerra, per costruire strade, per sistemare i ponti, e per mille altri oggetti di utilità pubblica, perché non impiegarne molto di più, o almeno altrettanto, per nutrire dei maestri di scuola, uomini attivi e intelligenti, capaci di allevare e di istruire i nostri giovani?».

Questa considerazione ci fa rendere conto di quanta poca educazione - spesso mala-educazione - liturgico-musicale sia stata fatta negli ultimi cinquant’anni in seno all’attività pastorale della Chiesa cattolica: parallelamente all’educazione cristiana ai fanciulli andava effettuata un’educazione alla liturgia e al canto liturgico!

Così, di fatto, in larga parte è stato disatteso l’«ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche» a cui «va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della liturgia» (Concilio Vaticano II, costituzione "Sacrosanctum Concilium" sulla Sacra Liturgia, n. 14)!

Alzi la mano colui che in parrocchia fin da bambino ha ricevuto dal parroco e dal catechista una vera formazione liturgico-musicale che l’abbia aiutato ad una migliore e consapevole partecipazione alla messa!

Siccome la liturgia (non la catechesi!) «è la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano», sarebbe sommamente urgente per la Chiesa rafforzare l’educazione liturgica dei fedeli a livello parrocchiale (a partire dal primo anno di catechismo ai fanciulli).

Per far ciò «i pastori d’anime in tutta la loro attività pastorale devono sforzarsi di ottenerla attraverso un’adeguata formazione» (Concilio Vaticano II, costituzione "Sacrosanctum Concilium" sulla Sacra Liturgia, n. 14)!

«Ma poiché non si può sperare di ottenere questo risultato, se gli stessi pastori d’anime non saranno impregnati, loro per primi, dello spirito e della forza della liturgia e se non ne diventeranno maestri, è assolutamente necessario dare il primo posto alla formazione liturgica del clero» (Concilio Vaticano II, costituzione "Sacrosanctum Concilium" sulla Sacra Liturgia, n. 14).

A fronte di questa scarsissima o addirittura nulla educazione liturgico-musicale (sia del clero che dei laici), largo spazio anche in Italia è sempre più dato ai cosiddetti "animatori liturgici", in assenza dei quali i poveri fedeli rimangono assopiti come burattini senza burattinaio!

In Francia, ad esempio, nonostante la figura dell’organista sia maggiormente riconosciuta e regolarmente retribuita che in Italia, la scelta del repertorio dei canti è esclusivo appannaggio di uno stuolo di "agitatori" (come li chiamava il povero Oscar Mischiati!) che non sanno cantare, non sanno il solfeggio, gesticolano goffamente, ma proprio a loro - con il regolare avallo del parroco e della comunità - spetta il compito di consegnare all’organista il "menu" del giorno!

Bisogna riconoscere che in Francia il repertorio dei canti per la liturgia è molto più vario e dignitoso che da noi, però questa figura dell’animatore veramente oggi è diventata opzionale, sostanzialmente inutile e anzi io direi fastidiosa... ma di questo mi pare che nessuno se ne accorga, accettando pacificamente questa figura ministeriale oggi obsoleta e sostanzialmente inutile!

L'organista, con la sua ineguagliabile arte improvvisativa, può essere l'unico vero animatore del canto liturgico: posso testimoniarlo per personale esperienza!

Per chiudere, è dunque "formazione" l’imperativo che la Chiesa italiana deve assolvere in materia di liturgia e di canto liturgico.

Sarà bene che vescovi italiani riflettano sull’urgenza di una migliore attuazione di Sacrosanctum Concilium 14: ovvero formazione al canto liturgico in tutte le parrocchie da parte di musicisti competenti (dico "competenti" professionalmente in musica e canto, non basta aver frequentato il Coperlim!) e, di conseguenza se occorre, stipendiati!

In proposito il buon Lutero offre spunti incontrovertibili (v. qui in calce).

Altrimenti sarà sempre vano il nostro misero impegno di musicisti di chiesa contro il mare magnum del qualunquismo liturgico ormai imperante (e che probabilmente porterà la Chiesa ad una crisi ancor peggiore di quella che sta vivendo a causa di ben altri gravi problemi)!

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini


[*] (Lutero, An die Ratsherren aller Stötte teütschelands, Augsburg 1524): «Nicht geringer ist es, einen Schüler zu vernachlässigen als eine Jungfrau zu schwuachen» [citato in: W. Von Loewenich, Martin Luther: der Mann und das Werck, München 1982], ovvero, nella versione latina del 1527: «Non minus est negligere scholarem, quam corrumpere virginem»; ringrazio Marco Pratesi per il suggerimento circa la traduzione dal tedesco.

§ § §

LUTERO E LA MUSICA

«La musica è un po’ come una disciplina che rende gli uomini più pazienti e più dolci, più modesti e più ragionevoli. Chi la disprezza, come fanno tutti i fanatici, non può concordare su questo punto. Essa è un dono di Dio e non degli uomini; essa scaccia il demonio e rende felici. Grazie alla musica si dimentica la collera e tutti i vizi.
Perciò, e sono pienamente convinto di ciò che dico e non ho alcun timore di dirlo, dal punto di vista teologico nessun’arte può stare alla pari della musica. Vorrei trovare parole degne per tessere le lodi di questo meraviglioso dono divino, la bella arte della musica; ma ravviso in quest’arte qualità così grandi e così nobili che non saprei dove iniziare e dove finire per lodarla; non so neppure in che modo e in quale forma presentarla ai mortali perchè la considerino più luminosa e più preziosa.
La musica è il balsamo più efficace per calmare, per rallegrare e per vivificare il cuore di chi è triste, di chi soffre. Ho sempre amato la musica. Chiunque è portato per quest’arte non può non essere un uomo di buon carattere, pronto a tutto.
È assolutamente necessario conservare la musica nella scuola. Bisogna che il maestro di scuola sappia cantare, altrimenti lo considero una nullità. La musica è un dono sublime, datoci da Dio ed è simile alla teologia. Non darei per nessun tesoro quel poco che so di musica.
Bisogna abituare i giovani a quest’arte perchè rende gli uomini buoni, delicati e pronti a tutto. Il canto è l’arte più bella e il miglior esercizio. Essa non ha nulla da spartire con il mondo; non la si ritrova né di fronte ai giudici, né nelle controversie. Chi sa cantare non si abbandona né ai dispiaceri né alla tristezza; è allegro e scaccia gli affanni con le canzoni».

da: F.A. Beck, Dr. M. Luthers Gedanken über die Musik, Berlino, 1828, pag. 58, traduzione di Enrico Fubini in L’estetica musicale dall’antichità al settencento, Einaudi, Torino 1976