Nonostante ciò, fortunatamente, ormai da un paio di decenni, almeno l'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI si occupa della formazione liturgico-musicale di coloro che, a vario titolo, si occupano della musica cultuale, all'opposto purtroppo non esiste alcun corso (o esame, come nella diocesi di Parigi) che sia effettivamente "abilitante" per l'esercizio della professione di organista di chiesa...
In proposito, sarebbe sufficiente che nei conservatori venissero potenziati i corsi di "organo per la liturgia" nel 2001 auspicati dalla CEI stessa e, in parallelo, i conservatori stessi prendessero accordi con le rispettive diocesi affinché vengano individuati posti di lavoro a concorso, grazie all'Otto-per-Mille alla Chiesa Cattolica, affinché i neo-diplomati possano effettivamente mettere pienamente a frutto le competenze raggiunte mediante l'alta formazione musicale ricevuta.
Riassumendo:
- necessità di più chiare direttive liturgico-musicali da parte dei vescovi
- accordi conservatori/diocesi in materia di reali sbocchi lavorativi a livello locale
- individuazione di fondi CEI da destinare a chiese importanti o a qualunque parrocchia richieda la presenza di un organista professionista
Utopie?! A me pare di no, basta che chi ha il potere di decidere, decida!
Noi organisti siamo a disposizione per un franco dialogo...
Paolo Bottini
[*] A conferma di questa apparentemente forte affermazione, desidero riportare la testimonianza di Giacomo Baroffio resa in occasione “XXXV Semana de estudios gregorianos” presso Abadia Santa Cruz del Valle de los Caidos il 29 agosto 2014):
Penso spesso a un incontro di anni fa con un autorevole cardinale della Curia romana. Alle mie lamentele sull’atteggiamento dei vescovi italiani nei confronti del canto gregoriano e della musica sacra, il porporato mi disse testualmente: “Il fatto che i vescovi italiani non apprezzino il gregoriano e la musica sacra è la conseguenza di una situazione ben più grave e delicata. La maggior parte dei vescovi non ha nessun interesse per la liturgia!”. Peccato che queste parole il cardinale non le abbia tuonate davanti all’assemblea generale della Conferenza episcopale.
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