Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 4 luglio 2020

GRADUALE SIMPLEX



Gentili lettori,

consultate al seguente collegamento internet [*] ed eventualmente decidete di acquistare una copia cartacea del GRADUALE SIMPLEX!

È un libro liturgico ufficiale della Chiesa cattolica promulgato nel 1967, a pochi anni dalla chiusura del Concilio vaticano secondo, per ottemperare all'imperativo del n. 117 della costituzione conciliare sulla sacra liturgia "Sacrosanctum Concilium" di preparare «un'edizione [dei libri di canto gregoriano] che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole».

Ma si sa, purtroppo, che il latino e il canto gregoriano sono cose molto impopolari tra il clero italiano, se non addirittura palesemente (o peggio nascostamente) osteggiate...
Che bel successo sarebbe, invece, se questo libro fosse reso d'obbligo innanzitutto per i seminaristi: diventati preti, avrebbero sicuramente un punto di riferimento da proporre alle spesso scalcagnate forze liturgico-musicali delle parrocchie italiane...

I cori parrocchiali più diligenti, poi, potrebbero utilizzare il "Graduale seimplex" per imparare, quanto meno, il canto dell'ordinario della Messa (è incluso un "Kyriale" con le parti fisse) e ancor più i canti propri delle diverse solennità e tempi liturgici dell'anno.

Mai assistito a questa scenetta, qualche minuto prima della messa parrocchiale? «Ragazzi, prendete il libretto dei canti e vedete se c'è qualcosa che ci azzecca col Vangelo del giorno!»...

Ormai da decenni siamo abituati a fare canti passepartout, invece per molti potrebbe risultare sorprendente venire a conoscenza che ogni domenica dell'anno liturgico ha i suoi canti propri, i cui testi non sono cambiabili a piacere, mentre la musica può essere composta in modi differenti, sempre rispettando però il testo ufficiale dei canti del giorno.

È quanto scritto al n. 121 di "Sacrosanctum Concilium", quando si parla dei musicisti affinché «compongano melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra; che possano essere cantate non solo dalle maggiori scholae cantorum, ma che convengano anche alle scholae minori e che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l'assemblea dei fedeli. I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche».

Vi chiederete ora: perché tutti i libri liturgici del Concilio sono stati adattati nelle lingue volgari e il "Graduale simplex" (assieme al fratello maggiore "Graduale romanum"), che contengono testi che non si dovrebbero mutare a piacimento (v. "Sacrosanctum Concilium" n. 22,3), sono rimasti patrimonio degli esperti di canto gregoriano e dei circoli di liturgisti (quelli di una certa frangia, perché altri il gregoriano lo aborrono, così come aborrono la lingua latina)?!

Il canto gregoriano del "Graduale simplex" come nuovo (si fa per dire) strumento di coesione liturgico-musicale dei cattolici italiani...

Ma il problema non è il canto gregoriano in sé, bensì la lingua latina: quale parroco avrebbe il coraggio di difendere l'utilizzo del latino nel culto davanti alle vive proteste dei fedeli, soprattutto dei genitori che si scandalizzerebbero che i loro figli vengano obbligati a cantare «Cantate Domino canticum novum» o «Ave Regina coelorum» ?! ...

Cordialmente vostro

Paolo Bottini

Cremona, il 4 luglio 2020


[*] ci vuole pazienza nel caricamento perché il file è molto pesante!


sabato 20 giugno 2020

Chiese piene di giovani che cantano accompagnati dall'organo (?!)...


Si sente dire sempre più spesso (perché è vero!) che in chiesa si vedono pochi giovani.

Per questo ci sono i soliti intelligenti operatori pastorali che suggeriscono che, così come la lingua latina è stata soppiantata a favore della lingua italiana, l’organo sia rimpiazzato dalla chitarra, strumento "giovane" e che attirerebbe i giovani a Messa, perché il suono della chitarra sarebbe più gioioso e allegro rispetto a quello dell'organo, strumento musicale dei tempi andati che, se proprio, si potrebbe utilizzare solo nelle festività più solenni.

Mi pare ovvio che di per sè i giovani non sono attirati a Messa dalla presenza di chitarra e canti pop: la loro assenza è invece da imputare unicamente alla poca lungimiranza dei parroci che non sono in grado di apprezzare il potere attrattivo universale del canto e della musica di qualità affidati a professionisti opportunamente formati ad interagire simbioticamente con le esigenze del culto.

Inutile ricordare qui che, circa gli strumenti, la costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" chiede che «nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale». Ammette, tuttavia, altri strumenti, «a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale» e, «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli».

Mi chiedo se nel mezzo secolo nel frattempo ampiamente superato, vi sia mai stato in Italia un vescovo che abbia seriamente preso in considerazione queste parole e, di conseguenza, abbia legiferato sulla liceità dello strumento musicale chitarra nella liturgia... Così a naso sarei pronto a scommettere di no...

Del resto, già tutti i documenti del magistero sono ben attenti a non fare un elenco di strumenti ammessi oppure proibiti. Ad esempio l'istruzione "Musicam sacram" dice solo che vanno esclusi gli strumenti che, «secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana».

Ma cosa vorrebbe dire ciò, dato che ogni strumento (a parte, guarda caso, l'organo a canne) è usato per la musica "profana"?

I punti essenziali sono altri: innanzitutto un'adeguata formazione musicale e liturgica di chi suona, ma anche di chi sceglie i canti e dirige il coro...

E a proposito: chi sceglie i canti?!.. Il parroco, il vicario parrocchiale, il catechista, l'agitatore liturgico di turno, la suorina-karaoke, la pia donna in prima fila, il sacrista, i ragazzi dell'oratorio oppure il direttore del coro o l'organista?!...

La verità è che non vi è un ruolo ecclesiale cui sia demandato l'incarico di occuparsi ufficialmente della scelta del repertorio dei canti liturgici, di conseguenza vi è il mare magnum dell'aleatorietà domenicale all'italiana!...

Ad ogni modo, mi piacerebbe raccogliere testimonianze di parrocchie piene di giovani dove il parroco stimola l'intelligente uso del canto liturgico accompagnato da un bravo organista...

Cordialmente vostro


domenica 10 maggio 2020

«Il Papa prega per gli artisti: senza il bello non si può capire il Vangelo»... invece ugualmente sì!



Quindi d'ora in avanti bruciamo tutti gli organi elettronici (dico quelli senza canne, detti anche in gergo "pornofoni") e paghiamo gli organisti?!

Il fatto è che gli organisti (soprattutto quelli che hanno una vera passione per lo strumento musicale) hanno comunque in qualche modo interesse a rimanere legati alla Chiesa, perché la maggior parte degli organi stanno appunto nelle chiese (non tutti gli organisti si accontentano di un algido "Hauptwerk" in casa)!

Dunque in fin dei conti essi non avrebbero alcun interesse a montare proteste ufficiali per il mancato riconoscimento economico...
Grazie comunque al Papa che ha pregato per gli artisti musicisti di chiesa!... Peccato che nulla si abbia provveduto affinché a questi artisti che servono la liturgia - fonte e culmine della vita cristiana - venga riconosciuta non solo la mercé per il loro servizio, frutto di una formazione professionale durata anni e sacrifici, ma nemmeno una formale pubblica attestazione di riconoscenza!

Certo, sicuramente doverosa è l'esaltazione del "bello" in maniera teorica, cui purtroppo in pratica non corrisponde da parte della Chiesa un atteggiamento di cura e di valorizzazione delle cose belle ma soprattutto delle persone grazie a cui il bello viene prodotto!

Insomma, è sotto gli occhi - nonché orecchie - di tutti la trasandatezza e la sciatteria di tante celebrazioni liturgiche (in proposito leggasi il chirografo di San Giovanni Paolo II), proprio a partire dal canto e da chi il canto lo accompagna strumentalmente: si dice, a giustificazione, che il Signore guarda al cuore e non alle opere...

Perché invece il Papa non dichiara apertis verbis che degli organisti preparati e dei professionisti della musica alla Chiesa non interessa veramente... perché tanto si troverà sempre uno schiacciatasti disposto di suonare il pornofono in parrocchia o il Tamburini di San Pietro in Vaticano!

Invece dobbiamo periodicamente sorbirci queste ipocrite affermazioni sul valore del bello...

Ma anche se il Papa dichiarasse «Cari organisti, di soldi per voi non ce n'è!», scommetto che nessun organista avrebbe il coraggio per protesta di consegnare al parroco le chiavi dell'organo: a tanti, più che il servizio liturgico, interessa figurare di essere «titolari» di quello che è pur sempre magari uno strumento musicale di un certo pregio.

Nulla di male in ciò, proprio perché il bello conquista tanti... tranne il clero che ci dimostra, ormai da decenni, che delle cose belle se ne può fare a meno!


Cremona, il 10 maggio 2020, Quinta domenica di Pasqua



giovedì 23 aprile 2020

Sull'opportunità o meno delle tele-messe e delle messe "virtuali" in internet


Riporto qui in calce quanto si può leggere nel forum del sito "Organi & Organisti" circa quanto in oggetto.

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Cito dalla lettera che tale David Critchley (da Winslow, Buckinghamshire, Regno Unito) inviò a Sandro Magister il 22 aprile 2020 (pubblicata in rete nel blog "Settimo Cielo" per conto di «L'Espresso») ponendosi domande sull'opportunità o meno di assistere a tele-messe:

«[...] Che dire delle persone che amano ascoltare concerti sacri, ma non vanno a messa? Non potrebbero finire con l’assistere a una messa online per il piacere della musica? [...]».

Do la mia risposta.

Sicuramente in Italia assistere ad una messa in cui vi sia musica e/o canto eseguiti come il salmista comanda («Cantate inni con arte» - Salmo 46,8) è cosa abbastanza rara, in quanto canto e musica per il culto vengono quasi sempre affidati a chiunque abbia solo un briciolo di buona volontà (Dio guarda al cuore - si dice - non alle opere), ma scarsa competenza non solo musicale ma anche liturgica...

Quindi è sicuramente di buon auspicio sperare che vi siano tante conversioni al cattolicesimo grazie alla visione di messe in internet e/o televisione nelle quali canto e musica siano affidate a professionisti o comunque a gente che sa suonare e/o cantare decorosamente!... :-)

domenica 29 marzo 2020

La Nuova Liturgia ha rinunciato alla bellezza della musica: parola di Domenico Bartolucci!

«La Nuova Liturgia nata da intenti pastorali ha creduto di rinunziare a questa bellezza per incrementare la partecipazione del popolo, come se questa bellezza non fosse creata via via nei secoli, oltre che a dare gloria a Dio, per il nutrimento più sano, più sostanzioso del popolo. Quali frutti potrà ritrarre questo povero popolo dal far da sé, dal cantar da sé dei canti, o non a lui adatti o, se a lui adatti, insulsi e brutti, tali da dissacrare la stessa liturgia, io proprio non saprei. Il tempo giudicherà!»  
[Domenico BARTOLUCCI, dall'Introduzione al Quinto Libro dei Mottetti (1985)]

giovedì 19 marzo 2020

Giacomo Baroffio sulla IV domenica di Quaresima


Riflessione quaresimale di Giacomo Baroffio 

Domenica IV di quaresima (22 marzo 2020)

L æ t a r e I e r u s a l e m
conventum facere . diligere . gaudere
exultare . consolatio

A metà quaresima, al centro dell’itinerario di preparazione alla santa Pasqua, la Chiesa abbandona il colore violaceo e indossa un rosaceo che non può passare inosservato. È un richiamo a scoprire nella penitenza il bagliore di una luce confortante e rassicurante, scintille che anticipano la caleidoscopica sinfonia cromatica della risurrezione di Cristo. E di ciascuno di noi. È difficile attraversare la valle oscura dell’esistenza come succede oggi a livello globale. 

Un virus microscopico sta mettendo in ginocchio non una piccola e circoscritta area del mondo. Tutta la terra è attraversata da una spada che divide, separa, cancella l’esistenza di tante persone deboli e indifese. Se nella quaresima riusciamo a recuperare la coscienza della nostra precarietà e del nostro peccato – grazie alla riflessione orante e all’esame approfondito dei nostri moti interiori e delle nostre azioni – quest’anno un virus imprevisto ci aiuta improvvisamente a scoprire le carte dei nostri giochetti. Siamo completamente disarmati, vaghiamo senza meta da una stanza all’altra o, forse, soltanto intorno a un tavolo, sempre più vuoto di beni necessari e sempre più stracarico di ripensamenti, pianti e rimpianti, nostalgie. 

Messi completamente a nudo, raggiungiamo quel particolare stadio del vivere sociale che ci aiuta a scoprire tanti aspetti dell’esistenza che rischiano di essere trascurati prima, poi definitivamente dimenticati. Riusciamo, infatti, a inebriarci con i fumi aggressivi delle illusioni mondane che ci riempiono di vuoto scacciando dal nostro cuore D-i-o, il prossimo e, infine, anche noi stessi. Il virus non ha solo un’incidenza negativa sul nostro fisico; esso può contribuire a ridestare e vivificare la nostra persona. Cominciando a demolire i nostri alibi inconsistenti, a frantumare le ridicole e insieme tragiche finzioni dei poteri ‘forti’, capaci di combinare carognate a scapito dei poveri, destinati a essere delegittimati e privati dei loro diritti.

Si tratta allora di debellare falsità e moti di panico. Operazione, certo, non facile, ma necessaria e urgente. Come muoverci? 

L’antifona d’introito è chiara al riguardo e ci propone di seguire la parola del profeta Isaia (cap. 66). Figli di Abramo e cittadini di Gerusalemme, anche noi, cominciamo ad accogliere l’annuncio e la promessa che possiamo risollevarci e riprendere il cammino. Con serenità, lasciando che il nostro cuore sia percorso da una folata di letizia (Lætare Ierusalem). Sempre pronti a isolarci e a ergere difese per non avere fastidio, diveniamo solidali con quanti amano Gerusalemme (qui diligitis eam): questa è la premessa obbligata per superare l’oscurità della tristezza (in tristitia fuistis), per gioire spensieratamente e vivere in letizia (gaudete cum lætitia).

L’orizzonte si apre, mostra tutta la sua ampiezza. È una nuova primavera. Diffonde la fragranza dei fiori che colorano i territori destinati ad accogliere nuove vite e, prima ancora, nuovi stili di vita. Dove nessuno è isolato o emarginato o rifiutato, perché tutti siamo figli di D-i-o. E diveniamo, finalmente, l’uno consolazione per l’altro. Per tutti gli altri, nessuno escluso.

Nel cammino penitenziale giunge il momento degli scrutinii, della prova che ripercorre le tappe del catecumenato. Ciascuno riprende in mano la Parola di D-i-o che la Chiesa ci propone (traditio) e nella vita quotidiana la restituiamo alla comunità filtrata dalla nostra esperienza (redditio). Tutti in ogni grado di scuola, a cominciare dalle elementari, abbia ammirato Giulio Cesare e ricordiamo sempre le sue parole: Veni Vidi Vici. Dopo il combattimento contro le asperità della vita quotidiana, con il cieco nato abituiamoci a pronunciare un’altra triade, degna di un onorato stratega che si ritrova vittorioso, ma che sa pure di essere sempre sotto assedio: Abii, Lavi, Vidi.

Nel battesimo abbiamo avuto dal Signore Gesù una consegna. Sostenuti dalla sua Parola, ci siamo messi in cammino (abii), abbiamo soddisfatto il precetto della purificazione (lavi), abbiamo sperimentato la grazia di D-i-o e, finalmente, vediamo (vidi). 

Vedere D-i-o, è il nostro sommo desiderio. Prepariamo gli occhi del nostro cuore all’Incontro: cerchiamo di vedere il passato con occhi nuovi; cerchiamo di scoprire la novità dovunque si mostri. Buon proseguimento di quaresima.

sabato 7 marzo 2020

L'istruzione «Musicam sacram»: questa sconosciuta...

... inapplicata perché dai più misconosciuta: è l'istruzione «Musicam sacram» promulgata il 5 marzo del 1967!

Anzitutto bisognerebbe che qualcuno ci dicesse quale sia l'effettivo valore magisteriale di una semplice "istruzione" promulgata da una Congregazione vaticana che, comunque , non impone obblighi né vincoli di sorta grazie ai suoi prudenti "sperare", "proporre", "sforzarsi", "è bene", "conviene", "è opportuno", "si preferisca", "si consiglia"...

I vescovi italiani, invece, riguardo canto e musica per il culto divino, dovrebbero fornire - finalmente - precise e comuni regole liturgico-musicali di base cui ogni sacerdote, in tutte le diocesi, dovrebbe attenersi!

Io credo che ci illuderemmo a pensare che la Chiesa italiana veramente arrivi ad "obbligare" a fare una cosa ben precisa in questa materia, quando la stessa succitata istruzione recita in incipit così:

- «È lecito SPERARE che i pastori d’anime, i musicisti e i fedeli, accogliendo volentieri e mettendo in pratica queste norme, uniranno, in piena concordia, i loro sforzi per raggiungere il vero fine della musica sacra "che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli"».

Voglio dire che il legislatore, in partenza, non ha voluto affatto legiferare... bensì semplicemente dare paterni consigli (che, come insegna la parabola del figliuol prodigo, possono essere tranquillamente disattesi)!


Vi saluto con affranta devozione.


Cremona, il 6 marzo 2020
p.s.: per il 50° della "Musicam sacram" Papa Francesco aveva pronunciato parole di circostanza che v'invito a leggere ed eventualmente a commentare in rete nel forum di "Organi & Organisti"



lunedì 30 dicembre 2019

Il Maestro di Cappella nel XXI secolo ...

«[...] Bisogna recuperare la figura del Maestro di Cappella, musicista professionista e compositore, in grado di produrre nuova musica sacra, di cui abbiamo tanto bisogno.
È inutile istituire commissioni, scrivere documenti, promuovere iniziative a livello nazionale o addirittura universale se poi non ci sono musicisti in grado di recepire, portare avanti e sviluppare eventuali direttive. Si punti piuttosto ad avere una folta schiera di professionisti che propongano nuove soluzioni, nuove composizioni, sarà poi la storia a selezionare quelle più riuscite.
Infine, mi si consenta, si tengano il più possibile fuori i preti da queste questioni. Pensino piuttosto a cantare la messa, cosa che non fa più quasi nessuno, e lascino ai laici quei compiti che possono assolvere e per i quali magari hanno sacrificato una vita di studio». [Federico Michielan su connessiallopera.it]


domenica 17 novembre 2019

Il progetto "Canto e Catechesi" di A. Gasperi presentato al card. Ravasi



Gentili lettori,

di recente in Vaticano si è svolto il terzo convegno che il cardinale Gianfranco Ravasi (presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) ha desiderato promuovere per sollecitare un dialogo necessario sull' "oggetto" musica sacra.

Il titolo del convegno era "Chiesa, Musica, Interpreti: un dialogo necessario": ospiti da diversi continenti, relazioni, approfondimenti, poi l'appuntamento con i Vespri in Cappella Sistina l'8 novembre, infine sabato 9 novembre - a fine lavori - l'udienza dei partecipanti con il Papa.

Sono dell'idea che questi convegni siano sostanzialmente inutili se non vi saranno direttive ufficiali affinché il canto e la musica per il culto non verranno affidati a professionisti debitamente formati (e di conseguenza regolarmente pagati): diversamente, anche un'enciclica papale che incoraggi la regolamentazione della musica per la liturgia non avrebbe che rari riscontri se non contenesse gli "ordini" affinché almeno nelle chiese cattedrali di ogni diocesi del mondo vi sia un musicista regolarmente pagato per svolgere a tempo pieno il lavoro al quale ha dedicato anni di studi professionalizzanti!

Parallelamente vi sono persone, come il M° Antonio Gasperi di Trento, che non attendono "ordini" dall'alto ma, umilmente, si adoperano affinché semi buoni cadano per terra...

Vi consegno qui in calce la lettera che il Maestro, autore del progetto "Canto e Catechesi", ha consegnato al cardinale Ravasi in occasione del citato convegno.

Tenendo conto che il seminatore non può mai sapere se proprio tutti i semi da egli gettati diverranno una pianta che porta frutto...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e cordiali saluti.



Cremona, domenica 17 novembre 2019


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Al Presidente
"Pontificium Consilium De Cultura"
Sua Eminenza RAVASI card. Gianfranco

Eminenza,

sono Antonio Gasperi, musicista ed ex insegnante al Conservatorio Bonporti di Trento.
Lo scorso autunno, in occasione del Convegno Musica e Compositori, ho presentato a grandi linee il progetto “Canto e Catechesi”, piccola scuola di formazione musicale rivolta ai ragazzi che frequentano la Catechesi parrocchiale.
Finalità primaria di questo progetto è la formazione musicale a indirizzo corale dei fanciulli a partire dai sei anni di età. Sappiamo purtroppo che questo tipo di formazione non è previsto nei programmi curriculari della scuola primaria di Stato. Il corso “Canto e Catechesi”, che è stato avviato all’indomani del Convegno stesso nella parrocchia dove svolgo il mio volontariato, prevede lo studio di un repertorio musicale diversificato che va dal canto popolare infantile, al canto cosiddetto didattico, finalizzato cioè all’apprendimento, in forma elementare, dei concetti fondamentali della grammatica e della sintassi musicale. Il corso prosegue con il canto d’autore e si completa con i canti – preghiera i quali sono composti espressamente per la voce dei fanciulli. Questi canti, che comprendono le preghiere fondamentali a partire dal segno della croce, sono propedeutici allo studio della salmodia e dei testi sacri.
E da questo vivaio di piccoli cantori, di cui fa parte qualche allievo con genitori di origine non italiana, è nato spontaneamente, su richiesta degli stessi allievi, il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Dopo un periodo preparatorio, i candidati sono stati ammessi ai corsi diocesani di musica sacra che ora frequentano con buoni risultati.
A margine di questa mia esperienza ho capito quanto sia importante seguire personalmente gli stessi allievi al fine di garantire loro una buona assimilazione del metodo di studio e di sostenerli nella scelta specifica.
Il progetto “Canto e Catechesi” è stato proposto in particolar modo come surrogato della Schola Cantorum, istituzione che anche nella nostra Diocesi Trentina soffre di abbandono. E, se a questa triste condizione si unisce la realtà dei cori parrocchiali, la cui età media anagrafica è piuttosto avanzata, viene legittimo chiedersi se il coro liturgico, in un prossimo futuro, sarà ancora in grado di operare.
Sappiamo che nelle nostre chiese le celebrazioni liturgiche sono spesso animate da formazioni corali giovanili sostenute da complessini strumentali. Tali formazioni hanno di solito una breve durata e affiancano il coro parrocchiale in determinate circostanze liturgiche.
Molti si chiedono come possa conciliarsi con le finalità del canto sacro, e cioè “dare lode a Dio e contribuire alla santificazione dei fedeli”, la musica del repertorio giovanile quasi fosse musica di intrattenimento e perciò inadeguata allo stile della musica liturgica.
Purtroppo, il contesto dove queste realtà giovanili, sovente improvvisate, vengono istruite, non risponde in gran parte a un’adeguata formazione culturale ed è soprattutto per questa ragione che tali realtà, oltre ad essere precarie, non presentano segni culturalmente evolutivi.
Per quanto riguarda la mia esperienza relativa al progetto “Canto e Catechesi” posso affermare che, nonostante le difficoltà da affrontare, le strade dell’impegno e della preparazione sono le modalità di lavoro fondamentali ad avvicinare i giovani al canto e alla preghiera. Non va dimenticato inoltre, che a fianco dei giovani allievi ci sono le rispettive famiglie a sostenerli nel loro percorso di approccio alle verità della fede. E’ altresì bello sentire questi fanciulli mentre mi confidano, con ambizione, che in famiglia ripetono i canti che hanno imparato al coro, facendoli così conoscere anche ai propri famigliari. In questo modo la piccola scuola di bambini che canta allarga la sua esperienza nell’ambito della propria famiglia e questo contribuisce a dare il senso di una comunità che si unisce anche attraverso il canto e la preghiera.

È doveroso ricordare che un tempo la Schola Cantorum era il vivaio dove le giovani generazioni iniziavano lo studio della musica a indirizzo liturgico – corale. E all’interno di questo vivaio trovavano la loro prima formazione musicale non solo i futuri componenti il coro parrocchiale, ma anche coloro che sarebbero confluiti nei cori amatoriali, nelle bande e, come è successo a me e a tanti musicisti, coloro che avrebbero proseguito negli studi musicali professionali.
A chiusura di questo mio intervento mi sia permesso rivolgere a Lei, quale Presidente del Pontificium Consilium de Cultura, una preghiera affinché si faccia interprete del grande bisogno di cultura musicale richiesto dalle nostre comunità, un bisogno che potrà essere affrontato soprattutto attraverso la rinascita della Schola Cantorum. Pertanto, chiedo gentilmente che in uno dei prossimi Convegni si possa affrontare il tema della formazione musicale giovanile all’interno della Schola Cantorum.

Antonio Gasperi
Trento, 6 novembre 2019






sabato 31 agosto 2019

Ricordando il sacerdote camilliano e musicista
GIOVANNI MARIA ROSSI
(Milano, 1° settembre 1929 - ivi, 7 febbraio 2004)
in occasione del suo 90° genetliaco