Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 29 marzo 2020

La Nuova Liturgia ha rinunciato alla bellezza della musica: parola di Domenico Bartolucci!

«La Nuova Liturgia nata da intenti pastorali ha creduto di rinunziare a questa bellezza per incrementare la partecipazione del popolo, come se questa bellezza non fosse creata via via nei secoli, oltre che a dare gloria a Dio, per il nutrimento più sano, più sostanzioso del popolo. Quali frutti potrà ritrarre questo povero popolo dal far da sé, dal cantar da sé dei canti, o non a lui adatti o, se a lui adatti, insulsi e brutti, tali da dissacrare la stessa liturgia, io proprio non saprei. Il tempo giudicherà!»  
[Domenico BARTOLUCCI, dall'Introduzione al Quinto Libro dei Mottetti (1985)]

giovedì 19 marzo 2020

Giacomo Baroffio sulla IV domenica di Quaresima


Riflessione quaresimale di Giacomo Baroffio 

Domenica IV di quaresima (22 marzo 2020)

L æ t a r e I e r u s a l e m
conventum facere . diligere . gaudere
exultare . consolatio

A metà quaresima, al centro dell’itinerario di preparazione alla santa Pasqua, la Chiesa abbandona il colore violaceo e indossa un rosaceo che non può passare inosservato. È un richiamo a scoprire nella penitenza il bagliore di una luce confortante e rassicurante, scintille che anticipano la caleidoscopica sinfonia cromatica della risurrezione di Cristo. E di ciascuno di noi. È difficile attraversare la valle oscura dell’esistenza come succede oggi a livello globale. 

Un virus microscopico sta mettendo in ginocchio non una piccola e circoscritta area del mondo. Tutta la terra è attraversata da una spada che divide, separa, cancella l’esistenza di tante persone deboli e indifese. Se nella quaresima riusciamo a recuperare la coscienza della nostra precarietà e del nostro peccato – grazie alla riflessione orante e all’esame approfondito dei nostri moti interiori e delle nostre azioni – quest’anno un virus imprevisto ci aiuta improvvisamente a scoprire le carte dei nostri giochetti. Siamo completamente disarmati, vaghiamo senza meta da una stanza all’altra o, forse, soltanto intorno a un tavolo, sempre più vuoto di beni necessari e sempre più stracarico di ripensamenti, pianti e rimpianti, nostalgie. 

Messi completamente a nudo, raggiungiamo quel particolare stadio del vivere sociale che ci aiuta a scoprire tanti aspetti dell’esistenza che rischiano di essere trascurati prima, poi definitivamente dimenticati. Riusciamo, infatti, a inebriarci con i fumi aggressivi delle illusioni mondane che ci riempiono di vuoto scacciando dal nostro cuore D-i-o, il prossimo e, infine, anche noi stessi. Il virus non ha solo un’incidenza negativa sul nostro fisico; esso può contribuire a ridestare e vivificare la nostra persona. Cominciando a demolire i nostri alibi inconsistenti, a frantumare le ridicole e insieme tragiche finzioni dei poteri ‘forti’, capaci di combinare carognate a scapito dei poveri, destinati a essere delegittimati e privati dei loro diritti.

Si tratta allora di debellare falsità e moti di panico. Operazione, certo, non facile, ma necessaria e urgente. Come muoverci? 

L’antifona d’introito è chiara al riguardo e ci propone di seguire la parola del profeta Isaia (cap. 66). Figli di Abramo e cittadini di Gerusalemme, anche noi, cominciamo ad accogliere l’annuncio e la promessa che possiamo risollevarci e riprendere il cammino. Con serenità, lasciando che il nostro cuore sia percorso da una folata di letizia (Lætare Ierusalem). Sempre pronti a isolarci e a ergere difese per non avere fastidio, diveniamo solidali con quanti amano Gerusalemme (qui diligitis eam): questa è la premessa obbligata per superare l’oscurità della tristezza (in tristitia fuistis), per gioire spensieratamente e vivere in letizia (gaudete cum lætitia).

L’orizzonte si apre, mostra tutta la sua ampiezza. È una nuova primavera. Diffonde la fragranza dei fiori che colorano i territori destinati ad accogliere nuove vite e, prima ancora, nuovi stili di vita. Dove nessuno è isolato o emarginato o rifiutato, perché tutti siamo figli di D-i-o. E diveniamo, finalmente, l’uno consolazione per l’altro. Per tutti gli altri, nessuno escluso.

Nel cammino penitenziale giunge il momento degli scrutinii, della prova che ripercorre le tappe del catecumenato. Ciascuno riprende in mano la Parola di D-i-o che la Chiesa ci propone (traditio) e nella vita quotidiana la restituiamo alla comunità filtrata dalla nostra esperienza (redditio). Tutti in ogni grado di scuola, a cominciare dalle elementari, abbia ammirato Giulio Cesare e ricordiamo sempre le sue parole: Veni Vidi Vici. Dopo il combattimento contro le asperità della vita quotidiana, con il cieco nato abituiamoci a pronunciare un’altra triade, degna di un onorato stratega che si ritrova vittorioso, ma che sa pure di essere sempre sotto assedio: Abii, Lavi, Vidi.

Nel battesimo abbiamo avuto dal Signore Gesù una consegna. Sostenuti dalla sua Parola, ci siamo messi in cammino (abii), abbiamo soddisfatto il precetto della purificazione (lavi), abbiamo sperimentato la grazia di D-i-o e, finalmente, vediamo (vidi). 

Vedere D-i-o, è il nostro sommo desiderio. Prepariamo gli occhi del nostro cuore all’Incontro: cerchiamo di vedere il passato con occhi nuovi; cerchiamo di scoprire la novità dovunque si mostri. Buon proseguimento di quaresima.

sabato 7 marzo 2020

L'istruzione «Musicam sacram»: questa sconosciuta...

... inapplicata perché dai più misconosciuta: è l'istruzione «Musicam sacram» promulgata il 5 marzo del 1967!

Anzitutto bisognerebbe che qualcuno ci dicesse quale sia l'effettivo valore magisteriale di una semplice "istruzione" promulgata da una Congregazione vaticana che, comunque , non impone obblighi né vincoli di sorta grazie ai suoi prudenti "sperare", "proporre", "sforzarsi", "è bene", "conviene", "è opportuno", "si preferisca", "si consiglia"...

I vescovi italiani, invece, riguardo canto e musica per il culto divino, dovrebbero fornire - finalmente - precise e comuni regole liturgico-musicali di base cui ogni sacerdote, in tutte le diocesi, dovrebbe attenersi!

Io credo che ci illuderemmo a pensare che la Chiesa italiana veramente arrivi ad "obbligare" a fare una cosa ben precisa in questa materia, quando la stessa succitata istruzione recita in incipit così:

- «È lecito SPERARE che i pastori d’anime, i musicisti e i fedeli, accogliendo volentieri e mettendo in pratica queste norme, uniranno, in piena concordia, i loro sforzi per raggiungere il vero fine della musica sacra "che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli"».

Voglio dire che il legislatore, in partenza, non ha voluto affatto legiferare... bensì semplicemente dare paterni consigli (che, come insegna la parabola del figliuol prodigo, possono essere tranquillamente disattesi)!


Vi saluto con affranta devozione.


Cremona, il 6 marzo 2020
p.s.: per il 50° della "Musicam sacram" Papa Francesco aveva pronunciato parole di circostanza che v'invito a leggere ed eventualmente a commentare in rete nel forum di "Organi & Organisti"



lunedì 30 dicembre 2019

Il Maestro di Cappella nel XXI secolo ...

«[...] Bisogna recuperare la figura del Maestro di Cappella, musicista professionista e compositore, in grado di produrre nuova musica sacra, di cui abbiamo tanto bisogno.
È inutile istituire commissioni, scrivere documenti, promuovere iniziative a livello nazionale o addirittura universale se poi non ci sono musicisti in grado di recepire, portare avanti e sviluppare eventuali direttive. Si punti piuttosto ad avere una folta schiera di professionisti che propongano nuove soluzioni, nuove composizioni, sarà poi la storia a selezionare quelle più riuscite.
Infine, mi si consenta, si tengano il più possibile fuori i preti da queste questioni. Pensino piuttosto a cantare la messa, cosa che non fa più quasi nessuno, e lascino ai laici quei compiti che possono assolvere e per i quali magari hanno sacrificato una vita di studio». [Federico Michielan su connessiallopera.it]


domenica 17 novembre 2019

Il progetto "Canto e Catechesi" di A. Gasperi presentato al card. Ravasi



Gentili lettori,

di recente in Vaticano si è svolto il terzo convegno che il cardinale Gianfranco Ravasi (presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) ha desiderato promuovere per sollecitare un dialogo necessario sull' "oggetto" musica sacra.

Il titolo del convegno era "Chiesa, Musica, Interpreti: un dialogo necessario": ospiti da diversi continenti, relazioni, approfondimenti, poi l'appuntamento con i Vespri in Cappella Sistina l'8 novembre, infine sabato 9 novembre - a fine lavori - l'udienza dei partecipanti con il Papa.

Sono dell'idea che questi convegni siano sostanzialmente inutili se non vi saranno direttive ufficiali affinché il canto e la musica per il culto non verranno affidati a professionisti debitamente formati (e di conseguenza regolarmente pagati): diversamente, anche un'enciclica papale che incoraggi la regolamentazione della musica per la liturgia non avrebbe che rari riscontri se non contenesse gli "ordini" affinché almeno nelle chiese cattedrali di ogni diocesi del mondo vi sia un musicista regolarmente pagato per svolgere a tempo pieno il lavoro al quale ha dedicato anni di studi professionalizzanti!

Parallelamente vi sono persone, come il M° Antonio Gasperi di Trento, che non attendono "ordini" dall'alto ma, umilmente, si adoperano affinché semi buoni cadano per terra...

Vi consegno qui in calce la lettera che il Maestro, autore del progetto "Canto e Catechesi", ha consegnato al cardinale Ravasi in occasione del citato convegno.

Tenendo conto che il seminatore non può mai sapere se proprio tutti i semi da egli gettati diverranno una pianta che porta frutto...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e cordiali saluti.



Cremona, domenica 17 novembre 2019


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Al Presidente
"Pontificium Consilium De Cultura"
Sua Eminenza RAVASI card. Gianfranco

Eminenza,

sono Antonio Gasperi, musicista ed ex insegnante al Conservatorio Bonporti di Trento.
Lo scorso autunno, in occasione del Convegno Musica e Compositori, ho presentato a grandi linee il progetto “Canto e Catechesi”, piccola scuola di formazione musicale rivolta ai ragazzi che frequentano la Catechesi parrocchiale.
Finalità primaria di questo progetto è la formazione musicale a indirizzo corale dei fanciulli a partire dai sei anni di età. Sappiamo purtroppo che questo tipo di formazione non è previsto nei programmi curriculari della scuola primaria di Stato. Il corso “Canto e Catechesi”, che è stato avviato all’indomani del Convegno stesso nella parrocchia dove svolgo il mio volontariato, prevede lo studio di un repertorio musicale diversificato che va dal canto popolare infantile, al canto cosiddetto didattico, finalizzato cioè all’apprendimento, in forma elementare, dei concetti fondamentali della grammatica e della sintassi musicale. Il corso prosegue con il canto d’autore e si completa con i canti – preghiera i quali sono composti espressamente per la voce dei fanciulli. Questi canti, che comprendono le preghiere fondamentali a partire dal segno della croce, sono propedeutici allo studio della salmodia e dei testi sacri.
E da questo vivaio di piccoli cantori, di cui fa parte qualche allievo con genitori di origine non italiana, è nato spontaneamente, su richiesta degli stessi allievi, il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Dopo un periodo preparatorio, i candidati sono stati ammessi ai corsi diocesani di musica sacra che ora frequentano con buoni risultati.
A margine di questa mia esperienza ho capito quanto sia importante seguire personalmente gli stessi allievi al fine di garantire loro una buona assimilazione del metodo di studio e di sostenerli nella scelta specifica.
Il progetto “Canto e Catechesi” è stato proposto in particolar modo come surrogato della Schola Cantorum, istituzione che anche nella nostra Diocesi Trentina soffre di abbandono. E, se a questa triste condizione si unisce la realtà dei cori parrocchiali, la cui età media anagrafica è piuttosto avanzata, viene legittimo chiedersi se il coro liturgico, in un prossimo futuro, sarà ancora in grado di operare.
Sappiamo che nelle nostre chiese le celebrazioni liturgiche sono spesso animate da formazioni corali giovanili sostenute da complessini strumentali. Tali formazioni hanno di solito una breve durata e affiancano il coro parrocchiale in determinate circostanze liturgiche.
Molti si chiedono come possa conciliarsi con le finalità del canto sacro, e cioè “dare lode a Dio e contribuire alla santificazione dei fedeli”, la musica del repertorio giovanile quasi fosse musica di intrattenimento e perciò inadeguata allo stile della musica liturgica.
Purtroppo, il contesto dove queste realtà giovanili, sovente improvvisate, vengono istruite, non risponde in gran parte a un’adeguata formazione culturale ed è soprattutto per questa ragione che tali realtà, oltre ad essere precarie, non presentano segni culturalmente evolutivi.
Per quanto riguarda la mia esperienza relativa al progetto “Canto e Catechesi” posso affermare che, nonostante le difficoltà da affrontare, le strade dell’impegno e della preparazione sono le modalità di lavoro fondamentali ad avvicinare i giovani al canto e alla preghiera. Non va dimenticato inoltre, che a fianco dei giovani allievi ci sono le rispettive famiglie a sostenerli nel loro percorso di approccio alle verità della fede. E’ altresì bello sentire questi fanciulli mentre mi confidano, con ambizione, che in famiglia ripetono i canti che hanno imparato al coro, facendoli così conoscere anche ai propri famigliari. In questo modo la piccola scuola di bambini che canta allarga la sua esperienza nell’ambito della propria famiglia e questo contribuisce a dare il senso di una comunità che si unisce anche attraverso il canto e la preghiera.

È doveroso ricordare che un tempo la Schola Cantorum era il vivaio dove le giovani generazioni iniziavano lo studio della musica a indirizzo liturgico – corale. E all’interno di questo vivaio trovavano la loro prima formazione musicale non solo i futuri componenti il coro parrocchiale, ma anche coloro che sarebbero confluiti nei cori amatoriali, nelle bande e, come è successo a me e a tanti musicisti, coloro che avrebbero proseguito negli studi musicali professionali.
A chiusura di questo mio intervento mi sia permesso rivolgere a Lei, quale Presidente del Pontificium Consilium de Cultura, una preghiera affinché si faccia interprete del grande bisogno di cultura musicale richiesto dalle nostre comunità, un bisogno che potrà essere affrontato soprattutto attraverso la rinascita della Schola Cantorum. Pertanto, chiedo gentilmente che in uno dei prossimi Convegni si possa affrontare il tema della formazione musicale giovanile all’interno della Schola Cantorum.

Antonio Gasperi
Trento, 6 novembre 2019






sabato 31 agosto 2019

Ricordando il sacerdote camilliano e musicista
GIOVANNI MARIA ROSSI
(Milano, 1° settembre 1929 - ivi, 7 febbraio 2004)
in occasione del suo 90° genetliaco


venerdì 12 luglio 2019

L'organista, il coro e il suo direttore: invisibili attori liturgici


Condivido con fermezza quanto segue, estendendolo anche al ruolo dell'organista liturgico (che non dovrebbe mai stare alla vista dell'assemblea... purtroppo oggi non accade più solamente a causa delle consolles elettriche, perché anche certi nuovi organi meccanici - pure di mole considerevole! - vengono collocati a pavimento nel presbiterio o addirittura nella navata della chiesa!):



«Durante la liturgia il coro, e con lui la musica, deve sparire dall'attenzione perché l'assemblea orante non si è riunita per godere uno spettacolo gratificante. L'assemblea è stata convocata dalla Parola per ben altro: ascoltare la Parola e celebrare Cristo nell'adorazione del Padre e nel soffio dello Spirito.» (Giacomo Baroffio, Re-tractationes, Chorabooks, Hong Kong 2018, p. 76)

domenica 30 giugno 2019

Messa-sacrificio o messa-pasto?


Per millenni la Chiesa si è preoccupata di farci capire in tutti i modi – con le parole, con gli atti, con l’architettura, con gli arredi – che la cena del Signore non è soltanto una cena, ma è, come ci insegna il Concilio Vaticano II, la ripresentazione e l’applicazione dell’«unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata» (Lumen gentium, 28).
In questi ultimi tempi invece agli occhi di molti pare che la più urgente necessità pastorale sia diventata quella di persuadere a poco a poco – con le parole, con l’impoverimento dei riti, con le banalizzazioni dei gesti – che la Messa sia solo il ricordo di un pasto, o tutt’al più la celebrazione di un convito fraterno.
I nostri padri, stupiti e commossi dalla presenza del «mistero della fede», cioè dell’avvenimento centrale e più determinante della vicenda umana, erano incontentabili nel convocare tutte le arti e tutti i tesori a onorare il sacrificio di Cristo ripresentato tra noi; pare invece che il nostro tempo abbia scelto la strada della riduzione al minimo e della più povera schematicità.
Sarà anche una saggezza nuova. Resta però il fatto che, mentre le nostre case si fanno sempre più adorne di lussi e fornite di comodi, noi riserviamo il nostro amore per la povertà ai luoghi della grande e tremenda «Presenza».
C’è da dubitare che il Signore sia proprio di questo parere, lui che per la prima celebrazione eucaristica – ci ha detto il vangelo di Marco che abbiamo ascoltato – non ha scelto lo squallore di una stanza disadorna né si è accontentato della casualità di un qualunque locale, ma ha voluto un ambiente di grande dignità: «al piano superiore, una grande sala con i tappeti, già pronta» (Mc 14,15).
(Cardinale Giacomo Biffi, Omelia del Corpus Domini 1991; Bollettino dell’Arcidiocesi di Bologna, LXXXII, 5/1991, pp. 146-148)

mercoledì 1 maggio 2019

L'organista "ministro" della musica



Gentili lettori,

vedete bene ormai tutti voi che al clero italiano non sta particolarmente a cuore il problema (perché di "problema" si tratta) della musica cultuale... figuriamoci quello dei ministeri liturgici laicali: per qualsiasi ruolo liturgico (lettore, accolito, salmista, cantore, organista) regnano sovrane l'improvvisazione e il pressappochismo!

Tuttavia il sacerdote cremonese Graziano Ghisolfi [*] ha ipotizzato, in un importante saggio (realizzato nel 2000 come tesi di compimento del Coperlim), il possibile percorso che porterebbe al riconoscimento ministeriale ed economico della figura dell'organista o, come da egli definita traducendo letteralmente dall'usato termine tedesco, del "Cantore" nel senso di responsabile del canto e della musica a livello liturgico-pastorale.

Cliccando https://www.organieorganisti.it/ruolo-pastorale-organista-chiesa-liturgico-ghisolfi si potrà leggere un estratto del lavoro del mio egregio concittadino...

Buona lettura e lieto di ricevere eventualmente il vostro parere in proposito.

Cordiali saluti

Paolo Bottini


Cremona, il 1° maggio 2019


[*] Don Graziano Ghisolfi, nato a Cremona nel 1963, ha intrapreso gli studi musicali presso la Civica Scuola Musicale “Claudio Monteverdi” di Cremona seguendo il corso di Pianoforte Principale del M° Fabrizio Garilli. Dopo gli studi classici e teologici ha approfondito la propria preparazione conseguendo il diploma in Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio “A. Boito” di Parma. Si è successivamente perfezionato con S. Korn, M. Mungai e M. Berrini. Parallelamente ha conseguito il Diploma al Corso di Perfezionamento Liturgico-Musicale della Conferenza Episcopale Italiana (riconosciuto dalla Pontificia Università Lateranense di Roma) e, ultimamente, il Diploma in Formazione e Direzione di Coro Liturgico, sempre della Conferenza Episcopale Italiana. Collabora stabilmente con l’Ufficio Liturgico Nazionale in veste sia di cantore che di direttore di coro nella preparazione degli eventi della CEI. Pur impegnato nella pastorale, è insegnante presso la Scuola Diocesana di Musica Sacra “Dante Caifa” di Cremona, Responsabile della sezione “Musica per la Liturgia” dell’Ufficio Diocesano per il Culto Divino e Direttore del Coro della Cattedrale di Cremona.


domenica 14 aprile 2019

Della sacralità dell'organo a canne

In fatto di "sacralità" dell'organo a canne: non dimentichiamo che tutti gli organi presenti nelle chiese sono stati solennemente resi "sacri" da un rito di benedizione (lo riporto sotto per intero)!
Solo per questo fatto, lo strumento dovrebbe essere considerato quasi "intoccabile" da chiunque sia estraneo al suo utilizzo liturgico, alla sua tutela, conservazione e valorizzazione... ma qui siamo al solito punto: gli organisti cosiddetti «titolari» di fatto non hanno alcun titolo per esercitare queste funzioni, semplicemente perché nessuno attribuisce loro ufficialmente un "titolo"!!

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50 - BENEDIZIONE DI UN ORGANO

Premesse

1478. 
Nella celebrazione dei divini misteri ha notevole importanza la musica sacra; l'organo poi è tenuto in grande onore nella Chiesa latina, esso infatti, accompagnando i canti e i momenti liturgici, può aggiungere splendore alla celebrazione, favorire la preghiera dei fedeli e innalzare la loro mente a Dio.
Dato lo stretto legame tra organo, musica e canto nelle azioni liturgiche e nei pii esercizi del popolo cristiano, è particolarmente significativa la benedizione celebrata prima del suo uso liturgico.
1479. Il rito qui proposto può essere usato dal vescovo e dal presbitero.1480. Nel rispetto della struttura del rito e dei suoi elementi essenziali, si potranno adattare le singole parti alle circostanze di persone e di luoghi.
Se il rito è lodevolmente presieduto dal vescovo, si facciano gli adattamenti del caso.
1481. La benedizione dell'organo si può celebrare in qualsiasi tempo, fatta eccezione per i giorni liturgici nei quali l'uso dello strumento è limitato all'accompagnamento dei canti.

 
Rito della benedizione


INIZIO

1482.
 Quando tutti sono riuniti, si esegue, senza organo, un canto adatto o si fa una pausa di raccoglimento. Poi tutti si fanno il segno della croce, mentre il sacerdote dice:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.R. Amen.SALUTO

1483. 
Il sacerdote saluta i presenti con le seguenti parole o altre adatte, tratte di preferenza dalla Sacra Scrittura:L'amore di Dio Padre,
la pace del Signore nostro Gesù Cristo
e la consolazione dello Spirito Santo, sia sempre con voi.
Oppure:Il Signore, che i Santi lodano senza fine,
sia sempre con voi.
R. E con il tuo spirito.o in un altro modo adatto.
MONIZIONE INTRODUTTIVA

1484. 
Il sacerdote, o un altro ministro idoneo, introduce il rito di benedizione con queste parole o altre simili:
Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per la benedizione del nuovo organo, che renderà più lieta e solenne la celebrazione della divina liturgia. Anche l'arte musicale a servizio del culto tende allo scopo primario di dar gloria a Dio e di santificare gli uomini.
Il suono dell'organo nel contesto celebrativo, sostiene il canto unanime dei fedeli, espressione di quel cantico nuovo che sarà veramente tale se all'accordo degli strumenti e delle voci si unirà la santità della vita. Canteremo bene se vivremo bene nella chiave della divina volontà e nell'armonia della carità fraterna.

LETTURA DELLA PAROLA DI DIO

1485. 
Un lettore o uno dei presenti legge uno dei seguenti testi della Sacra Scrittura:

Col 3, 12-17 
Cantando a Dio di cuore e con gratitudine.


Ascoltate la parola di Dio
dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Rivestitevi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti li misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!
La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.


1486
Oppure (per esteso vedi a p. 866 ss.):
Nm 10,1-8.10  Suonerete le trombe, quando offrirete olocausti e sacrifici.
1 Cr 15,3.16.19-21.25Suonavano le trombe dinanzi all'arca.
2 Cr 5,2-5.11-14Centoventi sacerdoti suonavano le trombe.
Ef 5,15-20Cantando e inneggiando al Signore con tutto il cuore.
Lc 1,39-47 Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore.
Lc 10,21-22R.
 Amen.RESPONSORIO

1487.
 Secondo l'opportunità si può cantare, senza organo, o recitare un salmo responsoriale (per esteso vedi a p. 1002 ss.) o eseguire un altro canto adatto.
Sal 46 (47), 2-3 7-8R. Con suoni di tromba cantate e inneggiate al Signore.Sal 97 (98), 1 2-3b 3c-4 5-6
R. Cantate inni e acclamate al Signore.BREVE ESORTAZIONE
1488. 
Secondo l'opportunità, il sacerdote rivolge brevi parole ai presenti illustrando la lettura biblica, perché percepiscano il significato della celebrazione e apprezzino il servizio liturgico dell'organo.

Breve silenzio.

PREGHIERA DEI FEDELI

1489. 
Segue la preghiera comune. Tra le invocazioni proposte, si possono scegliere alcune ritenute più adatte, o aggiungerne altre in sintonia con particolari situazioni di persone o necessità del momento.
Pieni di esultanza, glorifichiamo Dio onnipotente, per gli innumerevoli doni della sua bontà, e, come esorta l'Apostolo, rendiamo grazie con la voce e il cuore.R. Gloria a te, Signore.

Padre santo, re del cielo e della terra,
fonte di ogni perfezione ispiratore di ogni vera armonia,
noi ti lodiamo per la tua immensa gloria. 
R.

Signore Gesù Cristo, Verbo eterno del Padre,
che ti sei fatto uomo
per riscattarci dal peccato
e rivestirci della dignità filiale,
noi ti glorifichiamo per la tua infinita misericordia. 
R.

Spirito Santo di Dio,
che abiti nei nostri cuori
e ci edifichi in un solo corpo,
noi ti benediciamo
per la tua misteriosa presenza nella Chiesa. 
R.

Santa Trinità, unico Dio,
principio e fine di tutte le cose,
a cui il cielo e la terra innalzano un canto nuovo,
noi ti adoriamo per la tua ineffabile beatitudine. 
R.

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1490.
 
Quando si omettono le invocazioni sopra indicate, prima della formula di benedizione, il sacerdote invita alla preghiera con queste parole o altre simili:
E ora noi tutti, in comunione con la santa Chiesa,
a una sola voce e con un solo cuore
invochiamo Dio, nostro Padre.

Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
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* Segue la preghiera del Signore:
Padre nostro.
PREGHIERA DI BENEDIZIONE
1491. 
Il sacerdote, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di benedizione:
Sii benedetto, Signore Dio nostro,
bellezza antica e sempre nuova,
che governi il mondo con la tua sapienza
e con la tua bontà lo rivesti di splendida luce;
a te cantano i cori degli angeli,
sempre pronti ad ogni tuo cenno;
a te inneggiano gli astri del cielo,
nel ritmo costante del cosmo;
te santo proclama l'assemblea dei redenti,
e con il cuore, la voce, la vita
celebra la gloria del tuo nome.

Anche noi, tuo popolo,
radunato in festa nella tua casa,
ci uniamo al canto universale,
magnificando con la Vergine Maria
i prodigi del tuo amore;

concedi la tua benedizione
a tutti gli interpreti e cantori della tua lode
e a questo strumento sonoro,
perché accompagnati dai suoi accordi armoniosi
possiamo associarci alla liturgia del cielo.

Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.* 1492. Terminata la preghiera di benedizione, il sacerdote se lo ritiene opportuno, incensa l'organo. Quindi con l'accompagnamento del nuovo strumento, si può cantare il Salmo 150 (n. 2375) o un altro canto adatto. Potrà seguire l'esecuzione di uno o più brani del repertorio organistico, eventualmente intercalata da altri canti dell'assemblea e del coro. Tutti mantengano un atteggiamento di rispettoso ascolto, evitando gli applausi ad ogni pezzo musicale.
CONCLUSIONE

1493. 
Il sacerdote stendendo le mani sui presenti dice:
Il Signore, degno di ogni lode,
vi conceda di essere cantori della sua gloria
per unirvi al cantico nuovo
che risuona nel santuario celeste.

R. Amen.la benedizione di Dio onnipotente,  
Padre e Figlio X e Spirito Santo,
discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

1494.
 Un canto corale o una suonata d'organo possono chiudere la celebrazione.