Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 18 ottobre 2020

Le parti cantate della nuova edizione italiana del Messale Romano: speriamo siano cantate (bene) dai nostri sacerdoti!

Gentili lettori,


immagino saprete tutti che fra poco entrerà finalmente in vigore la nuova edizione italiana del Messale Romano.

La grande novità è che le partiture musicali non saranno più in appendice e/o come allegato asportabile, bensì 'infra', all'interno delle pagine del Messale e, quanto pare, in abbondanza e ispirate in particolar modo al canto gregoriano.

Vi è però un "però": posto che cantare non è obbligatorio, chi inciterà i nostri sacerdoti (e i seminaristi che sacerdoti diventeranno) a cantare, non solo, ma a cantare bene?!...

In proposito sant'Agostino ha scritto: «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» [S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8].

Ulteriori informazioni, con qualche exemplum di partitura, in questo articolo di presentazione apparso il 17 settembre 2020 su Avvenire.

Grazie per la cortese attenzione e buona lettura a voi.

Paolo Bottini

Cremona, il 18 ottobre 2020

sabato 3 ottobre 2020

Musica santa, bella, universale


Gentili lettori,

poco più di un anno fa Papa Francesco incontrò a Roma le scholae cantorum affiliate all'Associazione Italiana Santa Cecilia rivolgendo loro il discorso che si può integralmente leggere cliccando il seguente collegamento internet.

Desidero commentare alcune sue raccomandazioni (che non dicono - purtroppo - nulla di nuovo, solo ribadiscono alcuni concetti da tempo tanto consolidati... quanto disattesi nelle nostre parrocchie!):

- « [...] la Liturgia è la prima “maestra” di catechismo».
    Certo, come insegna "Sacrosanctum concilium" n. 10, la Liturgia è «il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia»... Quante e quali energie vengono messe in campo dai vostri parroci a favore del culto divino (ancor prima che del canto e della musica) ?! ...

- «Una bella e buona musica è strumento privilegiato per l’avvicinamento al trascendente, e spesso aiuta a capire un messaggio anche chi è distratto».
    Che qualcuno ci venga finalmente a dire quali sono le caratteristiche di una "bella" e "buona" musica, in modo da avere qualche parametro pratico per la scelta dei repertori vocali e organistici!

- Papa Francesco raccomanda di fare in modo che il canto sia «parte integrante della Liturgia» e tragga la sua ispirazione «al modello primo, il canto gregoriano».
    Sappiamo bene tutti quanto il canto gregoriano sia negletto nelle nostre parrocchie (se qualcuno sapesse che l'Alleluja "delle pietre" fa parte del repertorio gregoriano... verrebbe abolito!!), quanto meno dovrebbe essere tenuto in considerazione dai compositori di nuove melodie per il canto liturgico...

- Il punto sostanziale del discorso di Papa Francesco alle scholae cantorum dell'AISC mi pare tuttavia il seguente: «Non una musica qualunque, ma una musica santa, perché santi sono i riti; dotata della nobiltà dell’arte, perché a Dio si deve dare il meglio; universale, perché tutti possano comprendere e celebrare. Soprattutto, ben distinta e diversa da quella usata per altri scopi».
    Io penso che questi alti concetti di santità, bontà e universalità della musica sacra, mutuati da san Pio X, attendano ancora oggi di essere meglio specificati nel nostro operare ecclesiale: non parliamo della musica organistica (perché sicuramente, ad esempio, la musica per organo di Olivier Messiaen è buona e santa, dato che è intrisa di riferimenti cattolici... provate però a suonare a messa una delle sue composizioni e provate un po' ad immaginare quali potrebbero essere le reazioni del prete e della gente), ma limitandoci al canto liturgico, chi avrà mai il coraggio di stabilire quale canto è santo e quale no, quale ritornello è artistico e quale no, quale acclamazione è universale e quale no... San Paolo VI il 15 aprile del 1971 alle religiose addette al canto liturgico ammoniva: «Non tutto è valido, non tutto è lecito, non tutto è buono. Qui il sacro deve congiungersi con il bello in una armoniosa e devota sintesi». Se questo è vero, mi sembra evidente che qualcosa dovrà essere scartato... La domandona è questa: posto che le linee-guida ufficiali per la scelta dei repertori di canto liturgico esistono e che, come dice Papa Francesco, la musica per il culto divino deve differenziarsi da quella usata in altri contesti, lo stile melodico che ammicca al pop e alla musica cosiddetta "leggera", è ammissibile nel culto divino?!

Grazie per la vostra cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini

Cremona, il 3 ottobre 2020, vigilia della festa liturgica di san Francesco d'Assisi

sabato 15 agosto 2020

L'impoverimento dei riti

Per millenni la Chiesa si è preoccupata di farci capire in tutti i modi – con le parole, con gli atti, con l’architettura, con gli arredi – che la cena del Signore non è soltanto una cena, ma è, come ci insegna il Concilio Vaticano II, la ripresentazione e l’applicazione dell’«unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata» (Lumen gentium, 28). 


In questi ultimi tempi invece agli occhi di molti pare che la più urgente necessità pastorale sia diventata quella di persuadere a poco a poco – con le parole, con l’impoverimento dei riti, con le banalizzazioni dei gesti – che la Messa sia solo il ricordo di un pasto, o tutt’al più la celebrazione di un convito fraterno. 

I nostri padri, stupiti e commossi dalla presenza del «mistero della fede», cioè dell’avvenimento centrale e più determinante della vicenda umana, erano incontentabili nel convocare tutte le arti e tutti i tesori a onorare il sacrificio di Cristo ripresentato tra noi; pare invece che il nostro tempo abbia scelto la strada della riduzione al minimo e della più povera schematicità

Sarà anche una saggezza nuova. Resta però il fatto che, mentre le nostre case si fanno sempre più adorne di lussi e fornite di comodi, noi riserviamo il nostro amore per la povertà ai luoghi della grande e tremenda «Presenza»

C’è da dubitare che il Signore sia proprio di questo parere, lui che per la prima celebrazione eucaristica [...] non ha scelto lo squallore di una stanza disadorna né si è accontentato della casualità di un qualunque locale, ma ha voluto un ambiente di grande dignità: «al piano superiore, una grande sala con i tappeti, già pronta» (Mc 14,15). 

Giacomo Card. BIFFI


- testo tratto da: (omelia del Corpus Domini 1991, in «Bollettino dell'Arcidiocesi di Bologna» LXXXII, 5/1991, pp. 146-148)

domenica 26 luglio 2020

Un destino "profano" per organi delle nostre chiese?!

Gentili lettori,

capita a volte che una parrocchia s'impegni a far restaurare l'organo della chiesa e in seguito, per vari motivi (penuria di organisti, disinteresse dei parroci, prepotenza dei chitarristi liturgici), lo strumento viene suonato sempre più di rado o addirittura lasciato muto: ne consegue che lo strumento accumula polvere e sporcizia, facilmente così si scordano alcune canne ad anima (oltre ovviamente a quelle ad ancia); la situazione peggiora più velocemente se viene (come già spesso comunque accade) tralasciata completamente la manutenzione ordinaria. Risultato: dopo pochi anni si rischia un deperimento che richiederebbe un ulteriore (costoso) intervento straordinario di manutenzione.

Proprio l'altro giorno sono stato a provare un organo in provincia di Mantova restaurato nel 2013 ed abbandonato a sé stesso (poco suonato fino al 2018 e privato totalmente di manutenzione): nonostante l'ottimo lavoro di restauro, lo strumento ha guadagnato diverse stonature nelle canne ad anima nonché piccoli problemi meccanici...

Fossi responsabile in qualche modo, vieterei alle parrocchie di restaurare gli organi se non s'impegnino prima a dotarsi di organisti che li suonino regolarmente previo formale incarico!... Altrimenti che senso ha? Si restaurano gli organi con soldi eventualmente versati dai fedeli della comunità... Alla quale magari sembra nulla importare se la loro offerta ha contribuito al restauro di un muto soprammobile!

Siccome in questi nostri tempi, invece, sembra utopico pagare organisti che suonino gli organi nelle chiese durante le messe - e data anche la rarità di organi in teatri e auditorium - qualcuno ipotizza che vengano quanto meno garantiti eventi extra-liturgici quali concerti, visite guidate, corsi di perfezionamento per organisti, lezioni-concerto per appassionati e così via: per scongiurare l'inedia di organi restaurati ma dimenticati!

Insomma, la riscossa "laica" degli organi delle chiese!

Rimane pur sempre il rischio di far passare nelle persone, a partire dai fedeli parrocchiani, il messaggio che i nostri (più o meno antichi) organi non sono stati collocati in chiesa per la gloria di Dio ma, quasi esclusivamente, per la (pur sempre auspicabile) santificazione dei laici appassionati di musica d'organo che si recano in chiesa per ascoltare concerti, lezioni eccetera!

E che ne facciamo allora dell'assunto «Si tenga in grande onore l'organo a canne» del Concilio Vaticano secondo?!

Ci sarebbe solo d'augurarsi che le eventuali iniziative "laiche" siano condotte tenendo ben presente lo scopo finale: l'uso dell'organo nella liturgia da parte di persone competenti ed eventualmente pagate il giusto!

Ci vorrebbero, comunque, preti sensibili a questa buona causa...

Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini


sabato 4 luglio 2020

GRADUALE SIMPLEX



Gentili lettori,

consultate al seguente collegamento internet [*] ed eventualmente decidete di acquistare una copia cartacea del GRADUALE SIMPLEX!

È un libro liturgico ufficiale della Chiesa cattolica promulgato nel 1967, a pochi anni dalla chiusura del Concilio vaticano secondo, per ottemperare all'imperativo del n. 117 della costituzione conciliare sulla sacra liturgia "Sacrosanctum Concilium" di preparare «un'edizione [dei libri di canto gregoriano] che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole».

Ma si sa, purtroppo, che il latino e il canto gregoriano sono cose molto impopolari tra il clero italiano, se non addirittura palesemente (o peggio nascostamente) osteggiate...
Che bel successo sarebbe, invece, se questo libro fosse reso d'obbligo innanzitutto per i seminaristi: diventati preti, avrebbero sicuramente un punto di riferimento da proporre alle spesso scalcagnate forze liturgico-musicali delle parrocchie italiane...

I cori parrocchiali più diligenti, poi, potrebbero utilizzare il "Graduale seimplex" per imparare, quanto meno, il canto dell'ordinario della Messa (è incluso un "Kyriale" con le parti fisse) e ancor più i canti propri delle diverse solennità e tempi liturgici dell'anno.

Mai assistito a questa scenetta, qualche minuto prima della messa parrocchiale? «Ragazzi, prendete il libretto dei canti e vedete se c'è qualcosa che ci azzecca col Vangelo del giorno!»...

Ormai da decenni siamo abituati a fare canti passepartout, invece per molti potrebbe risultare sorprendente venire a conoscenza che ogni domenica dell'anno liturgico ha i suoi canti propri, i cui testi non sono cambiabili a piacere, mentre la musica può essere composta in modi differenti, sempre rispettando però il testo ufficiale dei canti del giorno.

È quanto scritto al n. 121 di "Sacrosanctum Concilium", quando si parla dei musicisti affinché «compongano melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra; che possano essere cantate non solo dalle maggiori scholae cantorum, ma che convengano anche alle scholae minori e che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l'assemblea dei fedeli. I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche».

Vi chiederete ora: perché tutti i libri liturgici del Concilio sono stati adattati nelle lingue volgari e il "Graduale simplex" (assieme al fratello maggiore "Graduale romanum"), che contengono testi che non si dovrebbero mutare a piacimento (v. "Sacrosanctum Concilium" n. 22,3), sono rimasti patrimonio degli esperti di canto gregoriano e dei circoli di liturgisti (quelli di una certa frangia, perché altri il gregoriano lo aborrono, così come aborrono la lingua latina)?!

Il canto gregoriano del "Graduale simplex" come nuovo (si fa per dire) strumento di coesione liturgico-musicale dei cattolici italiani...

Ma il problema non è il canto gregoriano in sé, bensì la lingua latina: quale parroco avrebbe il coraggio di difendere l'utilizzo del latino nel culto davanti alle vive proteste dei fedeli, soprattutto dei genitori che si scandalizzerebbero che i loro figli vengano obbligati a cantare «Cantate Domino canticum novum» o «Ave Regina coelorum» ?! ...

Cordialmente vostro

Paolo Bottini

Cremona, il 4 luglio 2020


[*] ci vuole pazienza nel caricamento perché il file è molto pesante!


sabato 20 giugno 2020

Chiese piene di giovani che cantano accompagnati dall'organo (?!)...


Si sente dire sempre più spesso (perché è vero!) che in chiesa si vedono pochi giovani.

Per questo ci sono i soliti intelligenti operatori pastorali che suggeriscono che, così come la lingua latina è stata soppiantata a favore della lingua italiana, l’organo sia rimpiazzato dalla chitarra, strumento "giovane" e che attirerebbe i giovani a Messa, perché il suono della chitarra sarebbe più gioioso e allegro rispetto a quello dell'organo, strumento musicale dei tempi andati che, se proprio, si potrebbe utilizzare solo nelle festività più solenni.

Mi pare ovvio che di per sè i giovani non sono attirati a Messa dalla presenza di chitarra e canti pop: la loro assenza è invece da imputare unicamente alla poca lungimiranza dei parroci che non sono in grado di apprezzare il potere attrattivo universale del canto e della musica di qualità affidati a professionisti opportunamente formati ad interagire simbioticamente con le esigenze del culto.

Inutile ricordare qui che, circa gli strumenti, la costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" chiede che «nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale». Ammette, tuttavia, altri strumenti, «a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale» e, «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli».

Mi chiedo se nel mezzo secolo nel frattempo ampiamente superato, vi sia mai stato in Italia un vescovo che abbia seriamente preso in considerazione queste parole e, di conseguenza, abbia legiferato sulla liceità dello strumento musicale chitarra nella liturgia... Così a naso sarei pronto a scommettere di no...

Del resto, già tutti i documenti del magistero sono ben attenti a non fare un elenco di strumenti ammessi oppure proibiti. Ad esempio l'istruzione "Musicam sacram" dice solo che vanno esclusi gli strumenti che, «secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana».

Ma cosa vorrebbe dire ciò, dato che ogni strumento (a parte, guarda caso, l'organo a canne) è usato per la musica "profana"?

I punti essenziali sono altri: innanzitutto un'adeguata formazione musicale e liturgica di chi suona, ma anche di chi sceglie i canti e dirige il coro...

E a proposito: chi sceglie i canti?!.. Il parroco, il vicario parrocchiale, il catechista, l'agitatore liturgico di turno, la suorina-karaoke, la pia donna in prima fila, il sacrista, i ragazzi dell'oratorio oppure il direttore del coro o l'organista?!...

La verità è che non vi è un ruolo ecclesiale cui sia demandato l'incarico di occuparsi ufficialmente della scelta del repertorio dei canti liturgici, di conseguenza vi è il mare magnum dell'aleatorietà domenicale all'italiana!...

Ad ogni modo, mi piacerebbe raccogliere testimonianze di parrocchie piene di giovani dove il parroco stimola l'intelligente uso del canto liturgico accompagnato da un bravo organista...

Cordialmente vostro


domenica 10 maggio 2020

«Il Papa prega per gli artisti: senza il bello non si può capire il Vangelo»... invece ugualmente sì!



Quindi d'ora in avanti bruciamo tutti gli organi elettronici (dico quelli senza canne, detti anche in gergo "pornofoni") e paghiamo gli organisti?!

Il fatto è che gli organisti (soprattutto quelli che hanno una vera passione per lo strumento musicale) hanno comunque in qualche modo interesse a rimanere legati alla Chiesa, perché la maggior parte degli organi stanno appunto nelle chiese (non tutti gli organisti si accontentano di un algido "Hauptwerk" in casa)!

Dunque in fin dei conti essi non avrebbero alcun interesse a montare proteste ufficiali per il mancato riconoscimento economico...
Grazie comunque al Papa che ha pregato per gli artisti musicisti di chiesa!... Peccato che nulla si abbia provveduto affinché a questi artisti che servono la liturgia - fonte e culmine della vita cristiana - venga riconosciuta non solo la mercé per il loro servizio, frutto di una formazione professionale durata anni e sacrifici, ma nemmeno una formale pubblica attestazione di riconoscenza!

Certo, sicuramente doverosa è l'esaltazione del "bello" in maniera teorica, cui purtroppo in pratica non corrisponde da parte della Chiesa un atteggiamento di cura e di valorizzazione delle cose belle ma soprattutto delle persone grazie a cui il bello viene prodotto!

Insomma, è sotto gli occhi - nonché orecchie - di tutti la trasandatezza e la sciatteria di tante celebrazioni liturgiche (in proposito leggasi il chirografo di San Giovanni Paolo II), proprio a partire dal canto e da chi il canto lo accompagna strumentalmente: si dice, a giustificazione, che il Signore guarda al cuore e non alle opere...

Perché invece il Papa non dichiara apertis verbis che degli organisti preparati e dei professionisti della musica alla Chiesa non interessa veramente... perché tanto si troverà sempre uno schiacciatasti disposto di suonare il pornofono in parrocchia o il Tamburini di San Pietro in Vaticano!

Invece dobbiamo periodicamente sorbirci queste ipocrite affermazioni sul valore del bello...

Ma anche se il Papa dichiarasse «Cari organisti, di soldi per voi non ce n'è!», scommetto che nessun organista avrebbe il coraggio per protesta di consegnare al parroco le chiavi dell'organo: a tanti, più che il servizio liturgico, interessa figurare di essere «titolari» di quello che è pur sempre magari uno strumento musicale di un certo pregio.

Nulla di male in ciò, proprio perché il bello conquista tanti... tranne il clero che ci dimostra, ormai da decenni, che delle cose belle se ne può fare a meno!


Cremona, il 10 maggio 2020, Quinta domenica di Pasqua



giovedì 23 aprile 2020

Sull'opportunità o meno delle tele-messe e delle messe "virtuali" in internet


Riporto qui in calce quanto si può leggere nel forum del sito "Organi & Organisti" circa quanto in oggetto.

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Cito dalla lettera che tale David Critchley (da Winslow, Buckinghamshire, Regno Unito) inviò a Sandro Magister il 22 aprile 2020 (pubblicata in rete nel blog "Settimo Cielo" per conto di «L'Espresso») ponendosi domande sull'opportunità o meno di assistere a tele-messe:

«[...] Che dire delle persone che amano ascoltare concerti sacri, ma non vanno a messa? Non potrebbero finire con l’assistere a una messa online per il piacere della musica? [...]».

Do la mia risposta.

Sicuramente in Italia assistere ad una messa in cui vi sia musica e/o canto eseguiti come il salmista comanda («Cantate inni con arte» - Salmo 46,8) è cosa abbastanza rara, in quanto canto e musica per il culto vengono quasi sempre affidati a chiunque abbia solo un briciolo di buona volontà (Dio guarda al cuore - si dice - non alle opere), ma scarsa competenza non solo musicale ma anche liturgica...

Quindi è sicuramente di buon auspicio sperare che vi siano tante conversioni al cattolicesimo grazie alla visione di messe in internet e/o televisione nelle quali canto e musica siano affidate a professionisti o comunque a gente che sa suonare e/o cantare decorosamente!... :-)

domenica 29 marzo 2020

La Nuova Liturgia ha rinunciato alla bellezza della musica: parola di Domenico Bartolucci!

«La Nuova Liturgia nata da intenti pastorali ha creduto di rinunziare a questa bellezza per incrementare la partecipazione del popolo, come se questa bellezza non fosse creata via via nei secoli, oltre che a dare gloria a Dio, per il nutrimento più sano, più sostanzioso del popolo. Quali frutti potrà ritrarre questo povero popolo dal far da sé, dal cantar da sé dei canti, o non a lui adatti o, se a lui adatti, insulsi e brutti, tali da dissacrare la stessa liturgia, io proprio non saprei. Il tempo giudicherà!»  
[Domenico BARTOLUCCI, dall'Introduzione al Quinto Libro dei Mottetti (1985)]

giovedì 19 marzo 2020

Giacomo Baroffio sulla IV domenica di Quaresima


Riflessione quaresimale di Giacomo Baroffio 

Domenica IV di quaresima (22 marzo 2020)

L æ t a r e I e r u s a l e m
conventum facere . diligere . gaudere
exultare . consolatio

A metà quaresima, al centro dell’itinerario di preparazione alla santa Pasqua, la Chiesa abbandona il colore violaceo e indossa un rosaceo che non può passare inosservato. È un richiamo a scoprire nella penitenza il bagliore di una luce confortante e rassicurante, scintille che anticipano la caleidoscopica sinfonia cromatica della risurrezione di Cristo. E di ciascuno di noi. È difficile attraversare la valle oscura dell’esistenza come succede oggi a livello globale. 

Un virus microscopico sta mettendo in ginocchio non una piccola e circoscritta area del mondo. Tutta la terra è attraversata da una spada che divide, separa, cancella l’esistenza di tante persone deboli e indifese. Se nella quaresima riusciamo a recuperare la coscienza della nostra precarietà e del nostro peccato – grazie alla riflessione orante e all’esame approfondito dei nostri moti interiori e delle nostre azioni – quest’anno un virus imprevisto ci aiuta improvvisamente a scoprire le carte dei nostri giochetti. Siamo completamente disarmati, vaghiamo senza meta da una stanza all’altra o, forse, soltanto intorno a un tavolo, sempre più vuoto di beni necessari e sempre più stracarico di ripensamenti, pianti e rimpianti, nostalgie. 

Messi completamente a nudo, raggiungiamo quel particolare stadio del vivere sociale che ci aiuta a scoprire tanti aspetti dell’esistenza che rischiano di essere trascurati prima, poi definitivamente dimenticati. Riusciamo, infatti, a inebriarci con i fumi aggressivi delle illusioni mondane che ci riempiono di vuoto scacciando dal nostro cuore D-i-o, il prossimo e, infine, anche noi stessi. Il virus non ha solo un’incidenza negativa sul nostro fisico; esso può contribuire a ridestare e vivificare la nostra persona. Cominciando a demolire i nostri alibi inconsistenti, a frantumare le ridicole e insieme tragiche finzioni dei poteri ‘forti’, capaci di combinare carognate a scapito dei poveri, destinati a essere delegittimati e privati dei loro diritti.

Si tratta allora di debellare falsità e moti di panico. Operazione, certo, non facile, ma necessaria e urgente. Come muoverci? 

L’antifona d’introito è chiara al riguardo e ci propone di seguire la parola del profeta Isaia (cap. 66). Figli di Abramo e cittadini di Gerusalemme, anche noi, cominciamo ad accogliere l’annuncio e la promessa che possiamo risollevarci e riprendere il cammino. Con serenità, lasciando che il nostro cuore sia percorso da una folata di letizia (Lætare Ierusalem). Sempre pronti a isolarci e a ergere difese per non avere fastidio, diveniamo solidali con quanti amano Gerusalemme (qui diligitis eam): questa è la premessa obbligata per superare l’oscurità della tristezza (in tristitia fuistis), per gioire spensieratamente e vivere in letizia (gaudete cum lætitia).

L’orizzonte si apre, mostra tutta la sua ampiezza. È una nuova primavera. Diffonde la fragranza dei fiori che colorano i territori destinati ad accogliere nuove vite e, prima ancora, nuovi stili di vita. Dove nessuno è isolato o emarginato o rifiutato, perché tutti siamo figli di D-i-o. E diveniamo, finalmente, l’uno consolazione per l’altro. Per tutti gli altri, nessuno escluso.

Nel cammino penitenziale giunge il momento degli scrutinii, della prova che ripercorre le tappe del catecumenato. Ciascuno riprende in mano la Parola di D-i-o che la Chiesa ci propone (traditio) e nella vita quotidiana la restituiamo alla comunità filtrata dalla nostra esperienza (redditio). Tutti in ogni grado di scuola, a cominciare dalle elementari, abbia ammirato Giulio Cesare e ricordiamo sempre le sue parole: Veni Vidi Vici. Dopo il combattimento contro le asperità della vita quotidiana, con il cieco nato abituiamoci a pronunciare un’altra triade, degna di un onorato stratega che si ritrova vittorioso, ma che sa pure di essere sempre sotto assedio: Abii, Lavi, Vidi.

Nel battesimo abbiamo avuto dal Signore Gesù una consegna. Sostenuti dalla sua Parola, ci siamo messi in cammino (abii), abbiamo soddisfatto il precetto della purificazione (lavi), abbiamo sperimentato la grazia di D-i-o e, finalmente, vediamo (vidi). 

Vedere D-i-o, è il nostro sommo desiderio. Prepariamo gli occhi del nostro cuore all’Incontro: cerchiamo di vedere il passato con occhi nuovi; cerchiamo di scoprire la novità dovunque si mostri. Buon proseguimento di quaresima.