Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 31 gennaio 2015

Gradi di solennità del canto liturgico



Gentili lettori,

una domanda ex abrupto: in ordine di priorità sarebbe più importante il canto d’introito o l’acclamazione al Vangelo?!

Forse di getto sarete portati a rispondermi «il canto d’introito»! Ebbene, è proprio il contrario, secondo le norme qui in calce citate!

Queste norme, promulgate nel 1967 nella nota istruzione Musicam Sacram, dovrebbero costituire, a mio parere, la vera e unica base da cui far partire la giusta riforma della musica nel culto divino della Chiesa cattolica!

Detta istruzione fu elaborata dal «Consilium» per l’attuazione della Costituzione sulla sacra Liturgia, un organismo voluto dal papa Paolo VI per, diciamo, tenere in rotta la riforma liturgica promulgata nel dicembre del 1963.

Presentatevi al vostro parroco e chiedetegli conto se egli sia a conoscenza di eventuali deroghe canoniche a queste norme!

A me pare non ci siano scappatoie: «questa Istruzione - come leggiamo in calce alla medesima - è stata approvata dal Santo Padre Paolo VI, nell’udienza concessa a Sua Eminenza il Cardinale Arcadio M. Larraona, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, il 9 febbraio 1967. Il Santo Padre l’ha pure confermata con la sua autorità, ed ha ordinato che fosse pubblicata, fissandone l’entrata in vigore per il giorno 14 maggio 1967, domenica di Pentecoste. Nonostante qualsiasi disposizione in contrario».

Ora, ad esempio, il Gloria è dichiarato sia più importante del salmo responsoriale: invece oggi magari assistiamo al canto del ritornello al salmo responsoriale mentre il Gloria viene semplicemente recitato; oppure viene regolarmente fatto un canto durante l’offertorio (magari con parole che nulla hanno a che fare col gesto offertoriale, ma nemmeno col vangelo del giorno!) e invece si tralascia quasi sempre il canto del Kyrie!

Invece - udite, udite! - leggete qui sotto quali dovrebbero essere le parti più importanti da cantare nella messa: le parti dialogate tra sacerdote e fedeli!!

Oh bella! Un prete che canta le parti presidenziali in dialogo con l'assemblea?! Direi rarissima avis…

Grazie ai vescovi che in questi decenni hanno così vivamente raccomandato ai rettori dei seminari di far studiare musica e canto ai futuri sacerdoti!!

:-/

Vi saluto con affranta devozione


Cremona, il 23 gennaio 2015

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Estratto dalla istruzione Musica Sacram:


III.     Il canto nella celebrazione della messa

27.  Nella celebrazione dell’Eucaristia, con la partecipazione del popolo, specialmente nelle domeniche e nei giorni festivi, si preferisca, per quanto è possibile, la forma della Messa in canto anche più volte nello stesso giorno.
 
28. Rimane in vigore la distinzione tra Messa solenne, Messa cantata e Messa letta, stabilita dalla Istruzione del 1958 (n. 3), secondo la tradizione e le vigenti leggi liturgiche. Tuttavia, per motivi pastorali, vengono proposti per la Messa cantata dei gradi di partecipazione, in modo che risulti più facile, secondo le possibilità di ogni assemblea liturgica, rendere più solenne con il canto la celebrazione della Messa. L’uso di questi gradi sarà così regolato: il primo potrà essere usato anche da solo; il secondo e il terzo, integralmente o parzialmente, solo insieme al primo. Perciò si curi di condurre sempre i fedeli alla partecipazione piena al canto.

29.  Il primo grado comprende:

a)  nei riti d’ingresso:
— il saluto del sacerdote celebrante con la risposta dei fedeli;
— l’orazione;
b) nella liturgia della parola:
— le acclamazioni al Vangelo;
c) nella liturgia eucaristica:
— l’orazione sulle offerte;
— il prefazio, con il dialogo e il Sanctus;
— la dossologia finale del Canone;
— il Pater noster con la precedente ammonizione e l’embolismo:
— il Pax Domini;
— l’orazione dopo la comunione;
— le formule di congedo.

30. Il secondo grado comprende:

a)  il Kyrie, il Gloria e l’Agnus Dei;
b)  il Credo;
c)  l’orazione dei fedeli.

31. Il terzo grado comprende:

a) i canti processionali d’ingresso e di comunione;
b) il canto interlezionale dopo la lettura o l’epistola;
c) l’Alleluia prima del vangelo;
d) il canto dell’offertorio;
e) le letture della sacra Scrittura, a meno che non si reputi più opportuno proclamarle senza canto.

32. L’uso legittimamente vigente in alcuni luoghi, qua e là confermato con indulto, di sostituire con altri testi i canti d’ingresso, d’offertorio e di comunione che si trovano nel Graduale, può essere conservato, a giudizio della competente autorità territoriale, purché tali canti convengano con il particolare momento della Messa, con la festa e il tempo liturgico. La stessa autorità territoriale deve approvare il testo di questi canti.

33. È bene che l’assemblea partecipi, per quanto è possibile, ai canti del «Proprio»; specialmente con ritornelli facili o forme musicali convenienti.
Fra i canti del «Proprio» riveste particolare importanza il canto interlezionale in forma di graduale o di salmo responsoriale. Esso, per sua natura, fa parte della liturgia della parola; si deve perciò eseguire mentre tutti stanno seduti e in ascolto e anzi, per quanto è possibile, con la partecipazione dell’assemblea.

34. I canti che costituiscono l’Ordinario della Messa, se sono cantati su composizioni musicali a più voci, possono essere eseguiti dalla «schola» nel modo tradizionale, cioè o « a cappella» o con accompagnamento, purché, tuttavia, il popolo non sia totalmente escluso dalla partecipazione al canto.
Negli altri casi, i canti dell’Ordinario della Messa possono essere distribuiti tra la «schola» e il popolo, o anche tra due cori del popolo stesso, in modo cioè che la divisione sia fatta a versetti alternati, o in altro modo più conveniente, che tenga conto di sezioni più ampie del testo.
In questi casi, tuttavia, si tenga presente:
— Il Credo, essendo la formula di professione di fede, è preferibile che venga cantato da tutti, o in un modo che permetta una adeguata partecipazione dei fedeli.
— Il Sanctus, quale acclamazione finale del prefazio, è preferibile che sia cantato, ordinariamente da tutta l’assemblea, insieme al sacerdote.
— L’Agnus Dei può essere ripetuto quante volte è necessario, specialmente nella celebrazione, durante la frazione del Pane. E bene che il popolo partecipi a questo canto, almeno con l’invocazione finale.

35. È conveniente che il Pater noster sia cantato dal popolo insieme al sacerdote [22]. Se è cantato in latino, si usino le melodie approvate già esistenti; se si canta in lingua volgare, le melodie devono essere approvate dalla competente autorità territoriale.

36. Nulla impedisce che nelle Messe lette si canti qualche parte del «Proprio» o dell’« Ordinario». Anzi talvolta si possono usare anche altri canti all’inizio, all’offertorio, alla comunione e alla fine della Messa: non è però sufficiente che siano canti «eucaristici», ma devono convenire con quel particolare momento della Messa, con la festa o con il tempo liturgico.

1 commento:

  1. Caro Bottini, come tutti sanno c'è un principio nella fisica e anche nella biologia che dice che un sistema si evolve sempre nella direzione della minima energia.
    Il punto 36 è chiaro: "nulla impedisce" e quindi si fa sempre così perché fare diversamente richiede più energia.
    E così si annulla il punto 27 col suo "si preferisca" il canto.
    Posso solo confermare che nella mia esperienza nel cammino neocatecumenale, al di là della discutibile qualità delle musiche, il principio della partecipazione di cui al punto 33 (semplici ritornelli) e quello del testo approvato di cui al punto 32 (testi tratti dalla sacra scrittura) ha dato i suoi frutti.

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