Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 12 aprile 2015

Sai chi ha fatto la riforma liturgica? - Sì... il microfono!!

Egregio M.° Bottini,

oggi, seconda domenica di Pasqua dell'anno 2015, messa delle ore 10. Al suono della campanella segue un inutile banale commento che preannuncia la tematica liturgica del giorno, il quale, avendo la pretesa di annunciare il seguente canto d'introito, ne compromette invece fatalmente l'efficacia emozionale: si tratta del canto antifonico Cristo risorge, Cristo trionfa, Alleluia [*] di Piero Damilano (i progressisti credo lo cestinerebbero subito perché ormai vecchiume del secolo scorso - composto pochi anni prima del Concilio - invece, a mio parere, emblematico quale esempio per il successo del futuro del canto liturgico nella chiesa cattolica, ovvero la forma antifonica consistente in un brevissimo testo destinato dall'assemblea da intercalarsi a versetti salmici, o poetici, intonati da un solista o da un coro).

Ma il punto è un altro: oltre alla voce cantore solista, di per sé piuttosto urlante e poco accorto ad un uso intelligente del microfono, si aggiungeva purtroppo quella del sacerdote celebrante.

Risultato: due voci assordanti fanno tremare le colonne del Duomo, coprendo quasi il suono dell'organo, vanificando completamente qualsiasi buona intenzione canora dei non molti fedeli presenti.

Ma dico: si auspica tanto la "partecipazione attiva" dei fedeli a partire proprio dal canto, per poi cadere in questi grossolani errori pratici che sortiscono, al contrario, la disaffezione al canto da parte di chi vorrebbe cantare!

Il problema è dunque una ancora del tutto assente consapevolezza del "potere" ambiguo dell'amplificazione artificiale della voce nelle nostre chiese: si accende l'amplificatore e si parla nel microfono senza alcun criterio!

La riforma liturgica, scesa dai pulpiti, è passata al microfono, credendo di migliorare la comunicazione: ma il più delle volte miete vittime che invece il pulpito almeno lasciava indenni!

Per un approfondimento su microfono e liturgia, segnalo a tutti il seguente articolo tratto dalla rivista "Liturgia Culmen et Fons".

Grato per l'ospitalità, La saluto caramente in Domino.

Rosario Pasqua (Diocesi di Giffoni)


[*] cfr. Damilano P., Canti liturgici per la Messa letta secondo la nuova legislazione della S. Congregazione dei riti con accompagnamento per organo od harmonium, Libreria editrice S. Cecilia, Roma 1959.

1 commento:

  1. È proprio vero; l'uso del microfono (peraltro spesso indispensabile, in quanto gli architetti sono in genere ignoranti di acustica e pertanto senza microfono nelle chiese attuali non si sentirebbe nulla) porta almeno tre inconvenienti.
    Primo il celebrante e i lettori parlano per sè e non parlano all'assemblea, la quale quindi si sente meno coinvolta.
    Secondo il disturbo dei volumi alti, dei ritorni "larsen" e dei battimenti.
    Terzo l'effetto "one man band" con un cantore microfonato (magari anche bravo) che fa la sua parte sperando che qualche fedele lo segua.

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