[Giovanni Paolo II canta il Prefazio nella basilica di S. Pietro in Vaticano nel 1996
(clicca sull'immagine per guardare il video)]
Nel giorno liturgico del santo papa Giovanni Paolo II, ricordiamo i suoi interventi riguardo la musica sacra:
Giova ricordare che - purtroppo - nessuno dei succitati documenti può essere considerato vincolante dal punto di vista normativo, sicché è amaro considerare quanto oggi nella Chiesa cattolica non vi siano, nella pratica quotidiana, espressioni, diciamo, sovranazionali (propriamente, secondo il significato etimologico di "catholicos", universali) - di canto e di musica nel culto divino: ogni sacrestia la sua liturgia!
L'unico documento "ecumenico" in materia di musica sacra che dovrebbe essere preso come faro, non è altro che il capitolo sesto della costituzione "Sacrosanctum Concilium", primo documento in assoluto promulgato dal secondo concilio ecumenico vaticano... Ma basti pensare all'ambigua espressione «ceteris paribus» riguardante il supposto primato del canto gregoriano per capire che anche questo testo è stato frutto di compromessi sofferti...
Giovanni Paolo II invitava ad una «riflessione approfondita per definire i criteri di costituzione e di diffusione di un repertorio di qualità» (n. 5 del succitato "Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale di musica sacra" tenutosi a Roma nel 2001): ad oggi il fantomatico Repertorio nazionale di canti per la liturgia della CEI (promulgato nel 200) è sicuramente poco considerato dalle diocesi e dalle parrocchie!
Nel medesimo documento citato, il santo papa dichiarava che l'apporto dei musicisti è indispensabile... salvo poco dopo auspicare una «generosa collaborazione»: questo presuppone forse che la collaborazione debba essere prestata gratuitamente?!... «Aqui està el busilis; Dios nos valga!».
Concludo citando ancora san Giovanni Paolo II (n. 3 della succitata catechesi del 2003): «Occorre purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti, e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra»...
Forse vi chiederete: a chi compete vigilare ed attuare questa raccomandazione? Ve lo dico io: ai vescovi! Certo che, se è vera la grave affermazione del cardinale Joseph Ratzinger (interrogato da Giacomo Baroffio) che «i vescovi italiani non hanno nessun interesse per la liturgia»...
Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti.
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