Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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giovedì 2 gennaio 2025

Nel trentennale dell'Associazione Italiana Organisti di Chiesa (1994-2024)

 



Giusto trent'anni or sono (settembre 1994) si costituiva a Pistoia l'Associazione Italiana Organisti di Chiesa con lo scopo precipuo di far riconoscere professionalmente (e quindi economicamente) il ruolo di organista liturgico (il primo presidente in carica fu Edoardo Bellotti) : il venir meno di questo scopo - dopo la disfatta della mancata firma del Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa nel 2002 - l'ha portata al progressivo dissolvimento per inedia!

Dopo il recente clamoroso caso di Altamura (in cui il vescovo diocesano ha bandito il posto di organista titolare della Cattedrale in cambio di un semplice «grazie»!) v'è da chiedersi se non siano magari giunti tempi migliori per poter pensare ad un nuovo sodalizio che possa stimolare efficaci intese tra Stato e Chiesa riguardo l'inquadramento lavorativo di coloro che hanno l'ardire di concludere un percorso accademico AFAM in organo...

Intendo dire, se i vescovi italiani non hanno (più) alcun interesse ad avvalersi di musicisti professionalmente competenti, quanto meno vedano di scoraggiare definitivamente l'istituzione di corsi AFAM in Organo per la Liturgia, che tutt'oggi sussistono in qualche Conservatorio, altrimenti si cade nell'ingenua sfacciataggine (!) del vescovo di Altamura (v. sopra)!

Ormai nel 2015 io proponevo la costituzione di un nuovo sodalizio di organisti professionisti: molti aderirono con entusiasmo... ma, si sa, quando è il caso di mettere in opera il motto "res, non verba"...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini

Cremona, 8 settembre 2024





sabato 14 maggio 2022

- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»

 

[Angelo con organo portativo (cupola della chiesa di S. Maria in Organo a Verona; foto di Elena Bugini)]


- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»


Giusto vent'anni or sono il M.° Mario Verdicchio, docente di Organo Principale presso il Conservatorio di Musica di La Spezia, si faceva promotore, assieme a due colleghi del medesimo Istituto, di una "lettera-petizione" a favore della stipula di un Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa, lettera che fu sottoscritta da 449 persone.

L'antefatto da cui scaturì questa iniziativa era il seguente: nel febbraio del 2002 l'AIOC (Associazione Italiana Organisti di Chiesa) era giunta a Roma al tavolo della tanto sospirata firma del suddetto contratto (era lo scopo per cui il sodalizio nacque nel 1994 a Pistoia), ma nell'imbarazzo generale tutto fu bloccato proprio seduta stante a motivo, sostanzialmente, della debole rappresentatività dell'AIOC presso la CEI: ci consideravano un misero mucchietto di organisti contro una falange di parroci!

Nel frattempo si sono diffusi nei Conservatori (per gli auspici della CEI stessa risalenti già al 2001!) corsi accademici professionalizzanti di organo ad indirizzo liturgico, con la sempre più evidente impossibilità per i neo-laureati di aspirare a svolgere un incarico professionale regolarmente retribuito presso qualsivoglia ente ecclesiastico (con qualche eccezione, in diverse parrocchie di Milano, ad esempio, o in qualche Cattedrale che sia gestita non direttamente dal Vescovo bensì da una Fabbriceria o da un'Opera)!

Se la professionalità dei musicisti nel culto divino della Chiesa cattolica non è indispensabile (come pare evidente a tutti, dato che i musicisti professionisti regolarmente assunti a contratto e pagati in Italia non sono la regola ma l'eccezione)... cui prodest?!

E dunque la massima «Chi serve l'altare, viva dell'altare» (san Paolo) non vale per l'organista?...

Per leggere il testo della lettera-petizione e vedere l'elenco dei sottoscrittori (nonché, eventualmente, commentare su Facebook), cliccare il seguente collegamento internet https://www.organieorganisti.it/il-mestiere-dell-organista-di-chiesa-professionista-lavoro-o-volontariato .

sabato 20 febbraio 2021

SOMNIARE SOMNIUM: «ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» (vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)



SOMNIARE SOMNIUM: 

«ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» 

(vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)




Nell'aprile 1993 il convegno "L'organo italiano oggi e domani", promosso dalla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia, pose le basi per una rinnovata consapevolezza corporativa degli organisti di chiesa.

Nello stesso periodo la Conferenza Episcopale Italiana istituiva Roma il "Corso di perfezionamento liturgico-musicale" (Co.per.li.m.) riservato a tutti coloro che, già impegnati nel servizio musicale a qualsiasi titolo presso una chiesa, volessero approfondire la preparazione in materia liturgica in rapporto alla musica cultuale.

Nel frattempo nell'ottobre del 1996 (durante il IV Convegno Nazionale degli incaricati diocesani per la musica sacra tenutosi ad Ariccia) venivano poste le basi per la costituzione di un Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia, promulgato infine nel primi mesi dell'anno 2000.

Inoltre nel 2001, con atto sommamente lungimirante, la Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI si premurava di stimolare i Conservatori affinché attivassero nuovi curricula di "Organo per la liturgia" e di "Direzione di coro per la liturgia"... purtroppo senza pensare a necessarie parallele intese con gli Ordinari Diocesani affinché i nuovi laureati in queste discipline potessero avere agevolazioni ai fini della stipula di contratti di lavoro con le chiese locali...

Una serie di iniziative coronate, giusto ormai un ventennio fa, dal pio sogno di don Antonio PARISI [*], all'epoca consulente musicale dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, di poter vedere all'opera, adeguatamente retribuiti (o quanto meno riconosciuti da appositi albi diocesani) [2], organisti e maestri di cappella in ogni dove. Ecco quanto affermava il sacerdote barese:

- «Sogno una schiera di maestri di cappella, organisti e vari strumentisti che si preparano o presso i Conservatori di musica nel ramo della musica per la liturgia, o presso le scuole diocesane e istituti di musica sacra, acquisendo professionalità e seria preparazione, in modo da essere inseriti in un elenco diocesano secondo una graduatoria motivata. Sogno che vengano nominati maestri di cappella, organisti, direttori di coro presso le varie cattedrali, santuari, parrocchie, con un accordo economico dignitoso» (cliccare il seguente collegamento per leggere il contributo completo di don Antonio Parisi «Ad ogni chiesa il suo maestro di cappella»).


Nel frattempo l'Associazione Italiana Organisti di Chiesa, costituitasi a Pistoia nel 1994, riusciva trionfalmente, nel febbraio del 2002, a sedere al tavolo della firma del tanto sospirato Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa... salvo venire stroncata in quel preciso istante da una 'longa manus' che ne determinò fatalmente il lento ma inesorabile declino nel 2011.

Ebbene, chi ha seguito da vicino, in tutti questi anni, il dibattito sulla musica sacra (o meglio musica "liturgica" come si usa dire in questi tempi) in Italia, ha ben chiaro che a fronte di un pur sostanzioso e serio "pensatoio", non è corrisposto, da parte della Conferenza Episcopale Italiana, un piano organizzativo nazionale inerente il fondamentale (quanto invece disatteso) aspetto della necessaria formazione liturgica del popolo dei fedeli, come vivamente raccomandato dai padri conciliari nel chiedere che i «pastori d'anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa», [3] ove la «formazione liturgica» avrebbe dovuto comprendere una indispensabile catechesi in musica, ovvero una educazione al "ben" cantare (cfr. S. Agostino) [4] durante la preparazione dei fanciulli ai sacramenti.

Per attuare un tale piano, bisognerebbe ovviamente pagare schiere di musicisti professionisti o quanto meno individuare i criteri per stabilire quali siano i requisiti necessari ai suonatori domenicali d'ogni ordine e grado per essere atti a ricoprire il ruolo ecclesiale di "formatori" liturgico-musicali parrocchiali... aggratis!

Insomma: se oggi un giovane appassionato organista volesse veramente conseguire la laurea triennale in "Organo per la Liturgia", sappia che dovrà cercare col lanternino un parroco che accetti di stipulare un contratto di lavoro a fronte delle prestazioni di organista liturgico!

Un arguto sunto delle problematiche inerenti al canto per la liturgia appariva sulle colonne del quotidiano «la Repubblica» il 16 giugno 2011 a firma di Michele Smargiassi.

Il mio sunto, a vent'anni dal "somnium" di don Parisi, è il seguente: non vi sarà mai generalizzato decoro liturgico-musicale in Italia senza il coinvolgimento di musicisti professionisti debitamente formati al servizio liturgico [5] ed onestamente remunerati, ma nemmeno senza una seppur minima formazione dei fedeli adulti, ma innanzitutto dei fanciulli, al canto liturgico. Ecco dunque le due azioni imprescindibili che dovrebbero stimolare i vescovi nella stanza dei bottoni alla CEI!

Ma in fin dei conti, non è vero che la messa - checché se ne dica [6] - è valida anche senza canto né musica?! Perché dunque fare tanti sforzi per dei semplici accessori del culto percepiti come meramente esornativi?!...



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[1] Nato a Noicàttaro (BA) nel 1947, sacerdote dal 1971, diplomato in Organo nel 1976 presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, docente di Teoria e Solfeggio dal 1976 nel medesimo Conservatorio, dal 2009 in pensione. Parroco per oltre 20 anni. Membro di "Universa Laus" internazionale (gruppo di studio formato dai maggiori musicisti europei che affrontano varie tematiche di musica liturgica). Membro della Consulta dell’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Prolifico e noto compositore di canti liturgici.
[2] come l'albo degli organisti costituito presso la diocesi di Massa Carrara - Pontremoli
[3] Sacrosanctum Concilium 19
[4] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8; cfr. in questo blog cliccando QUI).
[5] per approfondire il ruolo professionale e ministeriale dell'organista di chiesa, invito cordialmente a leggere i contributi di Monsignor Vincenzo De Gregorio, di don Franco Gomiero e di Giacomo Mezzalira, ma anche dello stesso don Antonio Parisi nonché di Paolo Bottini
[6] «[...] il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (Sacrosanctum Concilium 112)... il che significherebbe che nelle liturgie "meno solenni", il canto può essere ritenuto - appunto - non necessario?! Leggendo pure Sacrosanctum Concilium 113, parrebbe proprio di sì!
 


domenica 29 aprile 2018

L'ORGANISTA IN CHIESA: da una professionalità riconosciuta ad una ministerialità acquisita




L'ORGANISTA IN CHIESA: 
da una professionalità riconosciuta ad una ministerialità acquisita

di Vincenzo De Gregorio [*]


[...] il tentativo di comunicare argomenti sulla professionalità dell'organista in chiesa e sulla sua ministerialità, costituisce né argine né confine, piuttosto, si potrebbe pensare, palude, incertezza. Ciò soprattutto se si accompagnano con i termini professionalità e ministerialità, gli aggettivi riconosciuto ed acquisito."Riconosciuta": da chi? Da che? "Acquisita": dove e da chi? [...]

In Italia la professionalità del musicista, considerata come abilitazione all'esercizio della professione, è praticamente inesistente non richiesta attestarsi per l'esercizio della professione musicale, se non nell'ambito degli ordinamenti scolastici al fine di essere ammessi alla professione di insegnante di musica nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado. Tale situazione è comune a tutto il mondo della produzione artistica, ed è ovvio che sia così, visto che l'abilità e la capacità nell'ambito dell'arte non sono legate ad un percorso didattico definito e definibile.

Resta vero, però, che proprio per questo motivo, i percorsi formativi scolastici ed accademici o di Conservatorio, nell'ambito dell'esercizio artistico sono a volte la necessaria condizione per instaurare un rapporto di reciproco riconoscimento e fiducia tra chi richiede l'arte al servizio di un suo progetto o di una sua esigenza e di chi questa arte offre. L'universo tanto articolato e variegato delle arti nell'ambito del mondo dello spettacolo, quello che viene promosso in tutte le circostanze festive e celebrative è ricco di artisti che non sono impegnati perché possiedono un titolo di studio: sono artisti e basta. [...]

Le incertezze sul destino della figura professionale dell'organista in chiesa, incertezze per le quali non abbiamo, purtroppo, motivo di sperare dissoluzione nei tempi prossimi, sono motivate sia dallo stesso ordinamento dell'insegnamento musicale in Italia sia, per motivi ancor più cogenti, dalla prassi e dagli ordinamenti vigenti nella Chiesa italiana, prassi e ordinamenti che a questa professionalità non dedicano nessuna attenzione concreta, se non in sporadiche situazioni.

Quale sia la figura di organista alla quale riferirci per attribuirgli, oggi, un identità professionale, è molto incerto: l'incertezza nasce dalla stessa figura degli organisti nella storia della chiesa italiana: quali sono state le professionalità richieste? Quali sono state le esigenze e le attese, nella Chiesa, nei confronti degli organisti sia da parte dei responsabili sia da parte dei fedeli? [...]

[*] preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra e consulente musicale della Conferenza Episcopale Italiana

- per leggere l'intero articolo, cliccare il seguente collegamento




sabato 14 febbraio 2015

«L’organista si obbliga ad...» - Per un ripristino della figura dell’«organista titolare» in Italia




Gentili lettori,

cercate in rete le parole «organista curriculum» e noterete che raramente ne troverete uno che non contiene la dicitura «organista titolare» riferito al ruolo di organista che quel tal musico svolge a servizio (più o meno regolare, questo mai è dato saperlo) del culto in quella tal chiesa.

Ci pare che questo sia un vero e proprio abuso d’ufficio o, quanto meno, appropriazione indebita di titolo fasullo!

Infatti, mi pare che la definizione di «titolare» di un organo o di un ufficio liturgico dovrebbe essere propria solo di coloro che hanno ricevuto ufficialmente un incarico dal preposto parroco (o chi ne fa le veci) con relativa lettera di nomina (il che non presuppone che sia sottinteso né un regolare contratto di lavoro né, tanto più, una qualsivoglia forma di remunerazione).

In tutta Europa ogni chiesa ha sempre avuto un musicista responsabile della musica, che poteva essere un maestro di cappella o un organista oppure entrambi, anche fino a tempi molto recenti, come ci testimonia questo contrattino cortesemente segnalatomi da Mario Lanaro e riguardante una proposta di accordo effettuata a suo padre da parte del parroco di Malo:

Malo (Vicenza), 7 ottobre 1946 - Ill. Sig. [Severo] Lanaro, pregasi esaminare le condizioni da noi qui sotto esposte quale organista della Chiesa di Molina: l’organista si obbliga ad accompagnare le Messe nelle feste più solenni dell’anno, più la Domenica della sagra. Così il suddetto si obbliga di fare una prova prima dell’esecuzione di ogni Messa. Le prove che saranno necessarie saranno stipendiate a £ 25 l’ora. Per accompagnamento della Messa £ 400 ed un quintale di frumento ed un quintale di granoturco. Le Messe cantate sono diciotto. Se qualche volta potrà venire alle funzioni si farà contratto a parte. Ecco le condizioni, aspetto risposta se accetta prima ch’io metta in libertà l’organista attuale. Ossequi. Sac. Romolo Capozzo, Parroco della parrocchia di S. Maria di Molina in Malo.

Se tale comportamento era ritenuto norma anche in un paese di provincia, vien da chiedersi perché al giorno d’oggi nessun parroco nemmeno si sogna di proporre ad un organista una scrittura privata per stabilire doveri e diritti!

Ancor prima di toccare la questione della remunerazione – che di per sé rimane non obbligatoria per una parrocchia, così come nemmeno obbligatorio è dotarsi di organo e di organista – non sarebbe atto di civiltà giungere alla stipula di una convenzione nazionale in modo da stabilire norme comuni per l’individuazione del «titolo» di organista al servizio di una chiesa?

E, dato che la maggioranza degli organi nelle chiese italiane ricade sotto la tutela di un’apposita legge dello Stato, ci pare che risulti vieppiù urgente la nomina, di concerto magari con le competenti Soprintendenze regionali, di un vero e proprio «organista titolare» nelle chiese che custodiscano strumento di interesse storico-artistico, ad onta del fatto che la vera qualità della musica cultuale e del canto liturgico non interessa se non ad una minoranza tra i pastori d’anime!

Dunque: alla Chiesa italiana non importa che si faccia dignitosa musica e canto nelle attività di culto per mezzo di musicisti competenti? Allora che ai musicisti competenti venga affidato innanzitutto l’ufficio di «organista titolare» responsabile della valorizzazione dello strumento musicale organo tramite audizioni pubbliche e/o private, nonché della sua conservazione quale bene culturale, ovvero della sua manutenzione ordinaria (suonarlo dieci minuti a settimana, tenere pulito e in ordine lo strumento, tener lontani topi, ghiri, piccioni e... cialtroni incompetenti e boriosi!) e straordinaria (una revisione generale ogni dieci anni: la gente non si rende conto che l’organo è una macchina che abbisogna di fare periodici “tagliandi”, non come un quadro o una statua che bastano di una spolverata pasquale e via!).

All’organista «titolare», ufficialmente nominato a svolgere detti incarichi, competerebbe altresì il ripristino di quella onesta pratica, pure oggi dismessa, del collaudo ufficiale di uno strumento nuovamente costruito o di un antico restaurato prima che venga riconsegnato, chiavi in mano, al responsabile della chiesa ove è custodito.

Riassumendo: che non accada più, grazie alla ufficializzazione della figura di «organista titolare», di dover vedere un organo, bene storico e artistico da tutelare assieme a tutti gli altri, deperire per colpa del disinteresse di un parroco e/o di una comunità parrocchiale e/o di un pigiator di tasti della domenica!

Rimane tuttavia un quesito: siccome ben raramente un parroco accetterebbe siffatto “contratto” con un organista senza adeguati stimolo e supporto istituzionali provenienti dai “piani alti”, bisognerebbe far partire il processo da parte di due soggetti a livello nazionale che stipulino un accordo valido su tutto il territorio nazionale: dunque, chi dovrebbero essere questi due soggetti? Lo Stato e la Chiesa? Lo Stato e un’associazione professionale di organisti? Oppure i tre citati assieme? Aqui està el busillis! Dios nos valga!

sabato 21 luglio 2012

Per un sindacato o albo professionale degli organisti italiani

Cari colleghi organisti,

con la presente mi riferisco al gustoso Editoriale del recente numero della rivista "Arte Organaria e Organistica" (lo invio su semplice richiesta) a firma di Umberto Forni, dal quale traspare la crisi del mondo organistico italiano, non solo dal punto di vista del rapporto col culto divino della chiesa cattolica, ma anche in riferimento all'attività culturale e didattica.

In proposito io credo sia giunto il momento che pure in Italia gli organisti DIPLOMATI facciano sentire - finalmente uniti in vera corporazione professionale - le proprie ragioni nei confronti della Chiesa, così come, ad esempio, è stato fatto da tempo in Francia (v. SNAPE)!

Tutti coloro che NON sono in possesso di un titolo di studio accademico in organo e svolgono servizio liturgico da semplici dilettanti, potranno sempre affiliarsi, ad esempio, all'AISC (che, mi risulta, ammette anche dilettanti) o, comunque, non avendo in proposito particolari diritti da difendere (in fatto innanzitutto di legittima remunerazione), potranno comunque perfezionare la propria preparazione musicale e liturgica rivolgendosi agli organismi diocesani preposti o alle scuole musicali civiche o private.

Ma la questione centrale rimane: la Chiesa cattolica italiana (ovvero la Conferenza Episcopale Italiana) avrebbe oggi anche la pur minima intenzione a stringere formali accordi con organisti professionisti oppure no?!

Intanto, chi se la sente di fondare il primo SINDACATO DEGLI ORGANISTI PROFESSIONISTI ITALIANI?!...

Non credete voi, cari colleghi, che solo in questo modo, tutti riuniti, potremo costituire una credibile falange degna di dialogare con la C.E.I.?

Lieto di ricevere il vostro parere, approfitto per salutare tutti cordialmente augurando sempre buona musica.

Paolo Bottini

8 maggio 2012