Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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venerdì 15 febbraio 2013

L'altare come la piazza!

Gentili lettori,

nella mia precedente ("Il nascondimento del musicista di chiesa") mi dichiaravo ben d'accordo con Benedetto XVI quando ha detto che «vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l'ora di trovare il vero distacco del mondo, di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa». [v. il testo completo QUI]

Oltre a quanto affermato, sono altresì convinto che tra le cose mondane da togliere nella Chiesa ci sarebbe anche quella generalizzata pericolosa tendenza a desacralizzare la Messa, ovvero il preciso intento di annullare la soglia tra sagrato ed altare: si partecipa alla Messa e si ha la sensazione non di stare alla presenza del Mistero... ma semplicemente del sacerdote-attore che fa di tutto per creare un clima di familiarità più che di preghiera e devoto raccoglimento davanti all'Eucaristia!

In proposito proprio ieri, 14 febbraio 2013, il dimissionario Benedetto XVI, rivolgendosi al clero della diocesi di Roma in Aula Paolo VI in Vaticano, ha spiegato come questa perdita del senso del sacro nella liturgia, derivi da una tendenziosa interpretazione del Concilio vaticano secondo - operata dai mass media, a causa dei quali il mondo ha percepito distortamente i veri intenti del vero Concilio, il Concilio dei Padri - per cui «non interessava la liturgia come atto della fede, ma come una cosa dove si fanno cose comprensibili, una cosa di attività della comunità, una cosa profana. E sappiamo che c’era una tendenza, che si fondava anche storicamente, a dire: La sacralità è una cosa pagana, eventualmente anche dell’Antico Testamento. Nel Nuovo vale solo che Cristo è morto fuori: cioè fuori dalle porte, cioè nel mondo profano. Sacralità quindi da terminare, profanità anche del culto: il culto non è culto, ma un atto dell’insieme, della partecipazione comune, e così anche partecipazione come attività. Queste traduzioni, banalizzazioni dell’idea del Concilio, sono state virulente nella prassi dell’applicazione della Riforma liturgica; esse erano nate in una visione del Concilio al di fuori della sua propria chiave, della fede» [v. discorso completo cliccando QUI].

Oggi questa particolare tendenza nel culto divino si attua infatti - anzi, più visibilmente - attraverso la ormai ricorrente e banale proposta di repertori di canti in stile alquanto 'leggero', ovvero ammiccante il mondo della canzone ritmica di genere "pop"...

Molti di questi canti, tipo Gen Rosso o Gen Verde et cetera, in genere non di cattiva qualità musicale, sono in realtà nati per uso non liturgico... soltanto che questo i ragazzini nelle parrocchie non lo sanno, anzi spesso non conoscono nemmeno l'autore del testo e/o della musica e i canti vengono imparati ad orecchio (infatti spesso non concordano con l'originale!)...

Sì, perché in parrocchia i canti li scelgono gli adolescenti dell'oratorio (assieme ai loro incompetenti catechisti) con l'avallo del parroco!...

E il Repertorio nazionale dei canti liturgici? Ma chi lo conosce?! Inoltre, se lo conosci... lo eviti, perché in esso non sono contentuti canti 'chitarrabili'! Questa è la mentalità comune...

Dico che la Conferenza Episcopale Italiana dovrebbe commissionare nuovi testi per nuove antifone (introito, offertorio, comunione) che siano poi musicabili da compositori esemplari che, come suggeriva il santo papa Pio X [§], largamente si ispirino al melodizzare gregoriano nelle loro novelle creazioni!

Non sarebbe questo un segnale forte di pratica attuazione della riforma liturgica, invece di annaspare organizzando convegni, tavole rotonde, giornate di formazione liturgico-musicale che, certamente, sono utili ma che in fine servono solamente alla formazione personale e non scaturiscono vere azioni a livello diocesano?!

Che la CEI dia un segnale concreto verso il miglioramento della tragica situazione liturgico-musicale italiana!

Paolo Bottini

[§] «tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme». (San Pio X papa, motu proprio "Tra le sollecitudini" sulla musica sacra, 1903)

1 commento:

  1. Caro M.° Bottini,

    in risposta alla Sua cortese, desidero portare la mia modesta testimonianza circa il grave problema della desacralizzazione della messa a vantaggio di un annullamento della soglia tra altare e piazza.

    Giusto un mese fa il mio vescovo ha convocato tutti i preti della diocesi, per fare un bilancio di questo tempo e ha chiesto le nostre impressioni. È venuto fuori un po' di tutto. Io, in genere, sto zitto in questi casi perché gli altri parlano molto meglio di me, ma ad un certo punto non ho più potuto trattenermi e ho chiesto la parola.

    Ho detto che probabilmente quando i preti si sono buttati sul sociale non sono stati i tempi migliori. Gli apostoli se ne accorsero presto ed elessero i diaconi perché essi (gli apostoli) dovevano pensare, invece che al servizio delle mense, alla preghiera ed al ministero della parola. Quando il vescovo ci ha consacrato preti, ci ha messo in mano prima la patena col pane ed il calice col vino e poi il libro delle sacre scritture. Non altro, segno che questo si intendeva che fosse il nostro mestiere!

    Concludevo dicendo che forse convertiremmo più persone se ci mettessimo a fare delle liturgie ben curate, non ultimo in questo la parte musicale che assomiglia sempre di più ai doni di Caino. Vi sono stati degli illustri convertiti proprio grazie a liturgie ben fatte. Per "ben curate" non si intende geometria dei riti, o accademia, o passerella, ma celebrazioni che nascano dal profondo dell'animo con l'intenzione e con l'entusiasmo di voler dare a Dio non meno del meglio possibile.

    Era trasparente, dalle mie parole, una critica ad un certo modo di celebrare approssimativo abbastanza frequente da noi da parte di gente (leggi "preti") che mai ha avuto la preoccupazione di leggere l'Introduzione Generale del Messale Romano. Ho detto anche che, stranamente, il Concilio Vaticano II ed i Papi vengono presi sul serio su tutto... eccetto quando parlano di liturgia e, men che meno, quando parlano di musica nella liturgia o di educazione musicale del clero!

    Detto questo, dovrà essere nostra cura di monitorare la realtà cercando di adattare la nostra strategia a seconda delle circostanze. Purtroppo dopo il Concilio noi musicisti di chiesa abbiamo fatto molti errori, il più grave dei quali era la pretesa che non cambiasse niente. Non avremmo dovuto aver paura, ma cercare di capire e cercare di coinvolgere, come parte attiva del cambiamento, musicisti seri. Abbiamo, con la nostra assenza, consegnato il campo a dilettanti spesso di infima specie e abbiamo dovuto pagare per questo.

    Il risultato peggiore sono i preti privi di educazione musicale, che sono davvero un grande disgrazia.

    La verità, però, resta e, anche se minoranza, dobbiamo perseguire imperterriti un ideale di serietà, credendo fermamente che qualcosa alla fine succederà, anche se questo farà arrabbiare i vari pessimisti e brontoloni verso i quali forse la reazione migliore è quella suggerita dal sommo Dante: "Non ti curar di loro, ma guarda e passa".

    Nel ringraziarLa per il Suo servizio, La saluto cordialmente invocando per Lei e per i lettori la luce e la pace di Cristo nostro Signore affinché ci conceda un Papa forte!

    Luigi Banditelli, presbitero della diocesi di Taranto

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