Diciamolo con chiarezza.
Il cosiddetto "Gloria di Lourdes" non è il Gloria della liturgia.
È una canzone costruita con ritornello e strofe.
E il Gloria non è una canzone.
Il Gloria è un inno. Un testo unico, compatto, solenne. Non ha ritornello. Non è pensato per essere spezzato.
Non è scritto per avere un solista che recita e un'assemblea che risponde.
Quando lo trasformiamo in strofe con ritornello, stiamo cambiando la forma della preghiera della Chiesa.
Non è un dettaglio musicale: è una questione liturgica.
Per anni si è detto: "È più facile per l'assemblea." "Pastoralmente funziona.
Ma dopo sessant'anni di riforma liturgica, questa giustificazione non regge più.
La vera pastorale non abbassa il livello.
Educa. Forma. Fa crescere.
Se un'assemblea riesce a cantare un ritornello quattro volte, può anche cantare un inno intero, se guidata bene.
Il punto non è togliere qualcosa. È restituire al Gloria la sua dignità.
Agli animatori va detto con serenità: non stiamo facendo una battaglia contro un canto. Stiamo scegliendo di rispettare la forma della liturgia.
Non siamo noi a dover adattare il Gloria alle nostre abitudini.
Siamo noi ad adattarci alla liturgia della Chiesa.
Quando il Gloria torna ad essere un inno, non perdiamo qualcosa. Guadagniamo verità.
don Antonio Parisi (Bari)