Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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venerdì 8 ottobre 2021

Beato il popolo che ti sa acclamare (Sal 89, 16)



Una parola ai cori delle chiese.

Questi giorni i cori si ricompattano, dopo i riposi estivi e le strettezze del Covid. Qualche coro potrebbe avere la sorpresa di un respingimento. Già dei Vescovi e dei Parroci hanno allontanato dei cori.

La verità è che, dopo oltre mezzo secolo da quel Concilio che aveva messo al primo posto il canto dell'Assemblea, lo scopo non si è raggiunto: si è riusciti a silenziare la musica di altissima arte, ma non a far cantare la gente. Andiamo allo scontro? Non serve. 

Del resto si va in chiesa per pregare. Sì, è vero che il canto raddoppia la preghiera; ma se uno prega. I coristi non si offendano se osservo che il cantore guarda più alla partitura e al direttore, che a Nostro Signore. 

Torniamo agli inizi, ai tempi delle Catacombe. I Cristiani si riunivano per pregare; avevano pochi canti; e semplici, brevi. Tutti li cantavano. Con la libertà sono venuti gli esperti e i solisti. E hanno rubato il canto all'Assemblea. Ma ora: coristi di tutto il mondo, spargetevi per i banchi!

Sostenete il canto dei bambini, degli anziani, fino a che tutta la Chiesa non sia piena della loro e della vostra voce. Per uno, per dieci anni proclamate un digiuno corale! Poi tornerete ai vostri posti e tutti insieme proclameremo la gloria di Dio. 

Questo non è un insulto all'arte: la musica di Bach non sarebbe grande senza i semplici corali di Lutero.


domenica 26 settembre 2021

A lezione per cantare (meglio) la propria fede!



Gentili lettori,


spesso qualcuno si lamenta che le nostre assemblee liturgiche faticano a cantare se non stimolate da una voce-guida...

Inutile nascondersi dietro la triste pratica del karaoke liturgico: i fedeli non cantano semplicemente perché i cattolici italiani praticanti (sempre meno!) [*] non sono stati educati a cantare la propria fede per colpa dei parroci inadempienti verso quanto raccomandato da Sacrosanctum Concilium 14!

Bisogna fare educazione liturgico-musicale seria, a partire naturalmente dai fanciulli!

Altro che microfono!

Nel frattempo, dato che non è obbligatorio fare i canti del Proprio, perché non incominciare col cantare bene l'Ordinario, scegliendone uno diverso per ogni tempo liturgico, magari secondo le sempre valide proposte del Kyriale?!

Cordialmente vostro


Cremona, domenica 26 settembre 2021

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[*] cfr. Quel che resta dei cattolici di Marco Marzano




sabato 20 febbraio 2021

SOMNIARE SOMNIUM: «ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» (vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)



SOMNIARE SOMNIUM: 

«ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» 

(vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)




Nell'aprile 1993 il convegno "L'organo italiano oggi e domani", promosso dalla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia, pose le basi per una rinnovata consapevolezza corporativa degli organisti di chiesa.

Nello stesso periodo la Conferenza Episcopale Italiana istituiva Roma il "Corso di perfezionamento liturgico-musicale" (Co.per.li.m.) riservato a tutti coloro che, già impegnati nel servizio musicale a qualsiasi titolo presso una chiesa, volessero approfondire la preparazione in materia liturgica in rapporto alla musica cultuale.

Nel frattempo nell'ottobre del 1996 (durante il IV Convegno Nazionale degli incaricati diocesani per la musica sacra tenutosi ad Ariccia) venivano poste le basi per la costituzione di un Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia, promulgato infine nel primi mesi dell'anno 2000.

Inoltre nel 2001, con atto sommamente lungimirante, la Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI si premurava di stimolare i Conservatori affinché attivassero nuovi curricula di "Organo per la liturgia" e di "Direzione di coro per la liturgia"... purtroppo senza pensare a necessarie parallele intese con gli Ordinari Diocesani affinché i nuovi laureati in queste discipline potessero avere agevolazioni ai fini della stipula di contratti di lavoro con le chiese locali...

Una serie di iniziative coronate, giusto ormai un ventennio fa, dal pio sogno di don Antonio PARISI [*], all'epoca consulente musicale dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, di poter vedere all'opera, adeguatamente retribuiti (o quanto meno riconosciuti da appositi albi diocesani) [2], organisti e maestri di cappella in ogni dove. Ecco quanto affermava il sacerdote barese:

- «Sogno una schiera di maestri di cappella, organisti e vari strumentisti che si preparano o presso i Conservatori di musica nel ramo della musica per la liturgia, o presso le scuole diocesane e istituti di musica sacra, acquisendo professionalità e seria preparazione, in modo da essere inseriti in un elenco diocesano secondo una graduatoria motivata. Sogno che vengano nominati maestri di cappella, organisti, direttori di coro presso le varie cattedrali, santuari, parrocchie, con un accordo economico dignitoso» (cliccare il seguente collegamento per leggere il contributo completo di don Antonio Parisi «Ad ogni chiesa il suo maestro di cappella»).


Nel frattempo l'Associazione Italiana Organisti di Chiesa, costituitasi a Pistoia nel 1994, riusciva trionfalmente, nel febbraio del 2002, a sedere al tavolo della firma del tanto sospirato Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa... salvo venire stroncata in quel preciso istante da una 'longa manus' che ne determinò fatalmente il lento ma inesorabile declino nel 2011.

Ebbene, chi ha seguito da vicino, in tutti questi anni, il dibattito sulla musica sacra (o meglio musica "liturgica" come si usa dire in questi tempi) in Italia, ha ben chiaro che a fronte di un pur sostanzioso e serio "pensatoio", non è corrisposto, da parte della Conferenza Episcopale Italiana, un piano organizzativo nazionale inerente il fondamentale (quanto invece disatteso) aspetto della necessaria formazione liturgica del popolo dei fedeli, come vivamente raccomandato dai padri conciliari nel chiedere che i «pastori d'anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa», [3] ove la «formazione liturgica» avrebbe dovuto comprendere una indispensabile catechesi in musica, ovvero una educazione al "ben" cantare (cfr. S. Agostino) [4] durante la preparazione dei fanciulli ai sacramenti.

Per attuare un tale piano, bisognerebbe ovviamente pagare schiere di musicisti professionisti o quanto meno individuare i criteri per stabilire quali siano i requisiti necessari ai suonatori domenicali d'ogni ordine e grado per essere atti a ricoprire il ruolo ecclesiale di "formatori" liturgico-musicali parrocchiali... aggratis!

Insomma: se oggi un giovane appassionato organista volesse veramente conseguire la laurea triennale in "Organo per la Liturgia", sappia che dovrà cercare col lanternino un parroco che accetti di stipulare un contratto di lavoro a fronte delle prestazioni di organista liturgico!

Un arguto sunto delle problematiche inerenti al canto per la liturgia appariva sulle colonne del quotidiano «la Repubblica» il 16 giugno 2011 a firma di Michele Smargiassi.

Il mio sunto, a vent'anni dal "somnium" di don Parisi, è il seguente: non vi sarà mai generalizzato decoro liturgico-musicale in Italia senza il coinvolgimento di musicisti professionisti debitamente formati al servizio liturgico [5] ed onestamente remunerati, ma nemmeno senza una seppur minima formazione dei fedeli adulti, ma innanzitutto dei fanciulli, al canto liturgico. Ecco dunque le due azioni imprescindibili che dovrebbero stimolare i vescovi nella stanza dei bottoni alla CEI!

Ma in fin dei conti, non è vero che la messa - checché se ne dica [6] - è valida anche senza canto né musica?! Perché dunque fare tanti sforzi per dei semplici accessori del culto percepiti come meramente esornativi?!...



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[1] Nato a Noicàttaro (BA) nel 1947, sacerdote dal 1971, diplomato in Organo nel 1976 presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, docente di Teoria e Solfeggio dal 1976 nel medesimo Conservatorio, dal 2009 in pensione. Parroco per oltre 20 anni. Membro di "Universa Laus" internazionale (gruppo di studio formato dai maggiori musicisti europei che affrontano varie tematiche di musica liturgica). Membro della Consulta dell’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Prolifico e noto compositore di canti liturgici.
[2] come l'albo degli organisti costituito presso la diocesi di Massa Carrara - Pontremoli
[3] Sacrosanctum Concilium 19
[4] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8; cfr. in questo blog cliccando QUI).
[5] per approfondire il ruolo professionale e ministeriale dell'organista di chiesa, invito cordialmente a leggere i contributi di Monsignor Vincenzo De Gregorio, di don Franco Gomiero e di Giacomo Mezzalira, ma anche dello stesso don Antonio Parisi nonché di Paolo Bottini
[6] «[...] il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (Sacrosanctum Concilium 112)... il che significherebbe che nelle liturgie "meno solenni", il canto può essere ritenuto - appunto - non necessario?! Leggendo pure Sacrosanctum Concilium 113, parrebbe proprio di sì!
 


domenica 14 febbraio 2021

«Suspendimus organa nostra»: per uno "sciopero" organistico quaresimale




«Super flumina Babylonis illic sedimus et flevimus, cum recordaremur Sion. 
In salicibus in medio ejus suspendimus organa nostra» [*]


Gentili lettori,

dato che «Il suono, da solo, di questi stessi strumenti musicali [l'organo o altro strumento legittimamente permesso, cfr. n. 65] non è consentito in Avvento, in Quaresima, durante il Triduo sacro, nelle messe e negli uffici dei defunti [Musicam Sacram 66], perché non pensare di lasciare completamente digiune d'organi le nostre chiese nel tempo di Quaresima?!

Un periodo in cui sacerdoti e fedeli possano finalmente sentire la mancanza del suono dell'organo... e, chissà, anche la mancanza dell'organista...

Certo, questo sarà possibile ove l'organo abbia normalmente il ruolo predominante che gli spetterebbe, perché se già di norma lo spazio per l'organo a messa è ridotto al lumicino...

E chissà che a Pasqua, al vostro rientro, vi sentiate dire: «Bentornato, ci siete mancati tanto, tu e il nostro organo!».

A meno che sia lì pronto in agguato il lesto approfittatore, ben lieto di soffiarvi il posto che credevate possedere di diritto scrivendo nel vostro curriculum «organista titolare»... quando invece quella presunta "titolarità" non era altro che il frutto di un mero accordo verbale col parroco di turno...

Ed ecco che al vostro rientro, vi stupirete amaramente trovare la consolle già occupata da quel suonatore (più o meno degno di essere appellato tale) che voi non potete vedere nemmeno da lontano... sì, quel leccapreti bigotto ha convinto il parroco che voi pensate solo all'esibizione e non a "far pregare" i fedeli... aahhh, «cortigiani, vil razza dannata»!

Buona Quaresima!


Cremona, il 14 febbraio 2021





giovedì 24 dicembre 2020

I «POSTLUDES LIBRES pour des antiennes de MAGNIFICAT» per organo di Charles TOURNEMIRE (1879-1939)



Per celebrare il 150° anniversario di Charles TOURNEMIRE (1870-1939), ho registrato la raccolta completa dei suoi Postludes libres pour des antiennes de Magnificat opus 68.

Si tratta di brevi e non difficili composizioni liturgiche per organo senza pedale che vengono utilissime, ad esempio, come meditazioni post omelia o... come pezzi d'offertorio in messe celebrate da preti particolarmente frettolosi!



martedì 22 dicembre 2020

Nel centenario della nascita di don DANTE CAIFA, organista (dal 1964) e maestro di cappella (dal 1992) del Duomo di CREMONA

 


Nel primo centenario della nascita del sacerdote, compositore, direttore di coro, nonché dal 1964 successore di Federico Caudana quale organista (dal 1992 ufficialmente anche maestro di cappella) del Duomo di Cremona,

DANTE CAIFA
(Vescovato, CR, 22 dicembre 1920 - Cremona, 5 agosto 2003)
www.dondantecaifa.it

desidero segnalare qui di seguito alcuni titoli della sua efficace produzione corale sacra e profana, le cui partiture si possono gratuitamente scaricare collegandosi all'indirizzo internet citato in calce alla presente.

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DANTE CAIFA
(1920 – 2003)

Composizioni per coro e organo

Acclamazioni (1969) – a 3-4 voci e organo
Adeste fideles – a 4 voci miste
Adeste fideles, orchestra – pueri, coro a 4 voci miste e orchestra
Al Signore che entrava (1967) – a 3 voci miste e organo
Alleluia. Dio è amore (2001) – soprano e organo
Astro del ciel – a 4 voci miste
Ave, Maria – pueri e organo
Ave, o stella del mare (1988) – a 4 voci miste
Beata virgo – a 4 voci miste
Bel enfant – a 4 voci miste
Benedictus – baritono e organo
Buon Pastore (1975) – a 4 voci miste e organo
Cantate al Signore (1986) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Chi vive e crede in me (1975) – a 3 voci miste e organo
Christus vincit – assemblea e coro a 3 voci pari
Cor dulce (1941) – canto e organo
Credo (1967) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Cristo per noi (1977) – a 3 voci miste
Cuore di Cristo (2000) – a 4 voci miste
Danzate con me – a 4 voci miste
Del tramonto nella luce (1982) – assemblea e organo
Deep river – a 4 voci miste
Et resurrexit (2003) – a 4 voci miste
Fedele e saggio (1977) – a 2 voci miste e organo
Filastrocca
Genitum (1967) – baritono e organo
Gloria in cielo – solo, coro a 4 voci miste e organo
Gloria in Do (1985) – coro a 2 voci dispari e organo
Gloria in Fa (1978) – a 4 voci miste e organo
Gloria in La – a 2 voci miste e organo
Gloria in Re (1969-70) – a 2 voci miste e organo
Go down, Moses – a 4 voci miste
Heav’n – a 4 voci miste (oppure voce femminile solista e coro a 3 voci miste)
Home, sweet home – a 4 voci miste
I sacerdoti del Signore (1975) – a 4 voci miste e organo
Iam non dicam – a 3 voci pari
Il fischio – a 4 voci miste
Il gran Verbo incarnato – contralto, coro a 4 voci miste e organo
Il Salvatore nostro (1981) – a 4 voci miste e organo
Il Signore gli ha dischiuso la bocca (1977) – a 4 voci miste e organo
In terra d’esilio (1982) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Inimicitias ponam (1965) – tenore, coro a 2 voci pari e organo
Inni e canti (1941) – canto e organo
Invocazione a Maria (1942) – per pueri e coro a 4 voci pari
L’arcobaleno (1975-1976) – voce solista, coro a 4 voci miste e pianoforte
L’uselin del bosc – soprano e coro a 4 voci miste
L’uva fogarina – a 3 voci miste
La filanda – a 4 voci miste
La Pasiòn del nost Signùur
Lo Spirito del Signore (1966) – a 3 voci miste e organo
Lodate il Signore (1980) – a 4 voci miste e organo
Lodate il Signore (1980) – versione alternativa dell’accompagnamento
Magnificat (1977) – a 4 voci miste
Magnificat I (1977) – a 3 voci pari e organo
Magnificat II (1997) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Memor sit Dominus (1957) – tenore, coro a 3 voci miste e organo
Messa I (1965) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Messa II (1967) – assemblea o coro a 3 voci miste e organo
Messa III (1969) – a 2 voci miste e organo
Messa IV (1973) – assemblea e organo
Messa Balossi (1977) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Messa corale (1966-67) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Messa Crisostomo – a 4 voci miste
Messa Gusberti (1947) – a 3 voci miste e organo
Messa di S. Michele 1948 – assemblea e organo
Messa di S. Omobono – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Messa di S. Omobono (1979) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Missa brevis – a 4 voci miste e organo
Missa brevis “De Angelis” (1985) – assemblea, coro a 3 voci dispari e organo
Natale spagnolo (1975) – a 4 voci miste
Nel Signore esultate (1977) – assemblea e coro a 4 voci dispari
O genti battete le mani (1977) – a 3 voci miste
Pange lingua I (1964) – a 3 voci pari
Pange lingua II (1967) – a 4 voci pari
Preghiera alla Vergine I (1965) – canto e organo
Pregiera alla Vergine II (2001) – a 4 voci miste
Proprio S. Omobono (1967) – a 3-4 voci miste e organo
Proprio S. Omobono (1994-1998) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Quando la luna – a 4 voci miste
Sacro cuor (1941) – canto e organo
Santo in Do (1989) – a 4 voci miste
Sciogliamo un lieto canto (1941) – canto e organo
Sicut in holocausto – 3 voci pari e organo
Son qui con te – a 4 voci pari
Steal away – a 4 voci miste
Su questa terra (1941) – canto e organo
Tantum ergo – a 3 voci miste e organo
Tantum ergo (1985) – banda
Tantum ergo Webbe (1985) – popolo e organo
Te Deum (1983) – a 4 voci miste
Triste rimpianto (1971) – canto e pianoforte
Trittico (1971) – tenore, oboe e organo
Tu es Petrus (1992) – a 4 voci miste
Una voce il mio diletto (1999) – soprano, tenore e pianoforte
Venite, preghiamo (1966) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Vi protegga il Signore (1995) – tenore e organo
Victimae paschali (1994) – soprano, coro a 4 voci miste e organo


- per scaricare gratuitamente le sopra citate partiture, collegarsi al seguente indirizzo internet https://musicasacracremonese.wordpress.com/dante-caifa-1920-2003/



sabato 12 dicembre 2020

Abbasso il pop liturgico!




Gentili lettori,

eccovi in calce spiegato perché la musica ammiccante allo stile della musica "pop" non dovrebbe essere ammessa nel culto divino!

Introducendo musica "mondana" nel culto, si creano giocoforza partiti che tifano per essa contro altri che tifano per la musica ufficiale ammessa nella liturgia, ovvero il canto gregoriano, la polifonica sacra e la musica d'organo: questo non va bene, ovviamente, perché crea dissapori non indifferenti proprio in quell'ambito della vita della Chiesa che è «culmine e fonte» della vita cristiana stessa, ovvero la liturgia!

Parola di Joseph Ratzinger!

Cordialmente vostro


Cremona, il 12 dicembre 2020

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[Un] grande evento all’inizio dei miei anni di Ratisbona fu la pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente, dopo una fase di transizione di circa sei mesi. Il fatto che, dopo un periodo di sperimentazioni che spesso avevano profondamente sfigurato la liturgia, si tornasse ad avere un testo liturgico vincolante, era da salutare come qualcosa di sicuramente positivo. Ma rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l’impressione che questo fosse del tutto normale. Il messale precedente era stato realizzato da Pio V nel 1570, facendo seguito al concilio di Trento; era quindi normale che, dopo quattrocento anni e un nuovo Concilio, un nuovo papa pubblicasse un nuovo messale. Ma la verità storica è un’altra. Pio V si era limitato a far rielaborare il messale romano allora in uso, come nel corso vivo della storia era sempre avvenuto lungo tutti i secoli. Non diversamente da lui, anche molti dei suoi successori avevano nuovamente rielaborato questo messale, senza mai contrapporre un messale a un altro. Si è sempre trattato di un processo continuativo di crescita e di purificazione, in cui, però, la continuità non veniva mai distrutta. Un messale di Pio V che sia stato creato da lui non esiste. C’è solo la rielaborazione da lui ordinata, come fase di un lungo processo di crescita storica. Il nuovo, dopo il concilio di Trento, fu di altra natura: l’irruzione della riforma protestante aveva avuto luogo soprattutto nella modalità di “riforme” liturgiche.

Non c’erano semplicemente una Chiesa cattolica e una Chiesa protestante poste l’una accanto all’altra; la divisione della Chiesa ebbe luogo quasi impercettibilmente e trovò la sua manifestazione più visibile e storicamente più incisiva nel cambiamento della liturgia, che, a sua volta, risultò parecchio diversificata sul piano locale, tanto che i confini tra cosa era ancora cattolico e cosa non lo era più, spesso erano ben difficili da definire. In questa situazione di confusione, resa possibile dalla mancanza di una normativa liturgica unitaria e dal pluralismo liturgico ereditato dal medioevo, il Papa decise che il Missale Romanum, il testo liturgico della città di Roma, in quanto sicuramente cattolico, doveva essere introdotto dovunque non ci si potesse richiamare a una liturgia che risalisse ad almeno duecento anni prima. Dove questo si verificava, si poteva mantenere la liturgia precedente, dato che il suo carattere cattolico poteva essere considerato sicuro. Non si può quindi affatto parlare di un divieto riguardante i messali precedenti e fino a quel momento regolarmente approvati.

Ora, invece, la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell’antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche. Come era già avvenuto molte volte in precedenza, era del tutto ragionevole e pienamente in linea con le disposizioni del Concilio che si arrivasse a una revisione del messale, soprattutto in considerazione dell’introduzione delle lingue nazionali. Ma in quel momento accadde qualcosa di più: si fece a pezzi l’edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l’edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti.

Non c’è alcun dubbio che questo nuovo messale comportasse in molte sue parti degli autentici miglioramenti e un reale arricchimento, ma il fatto che esso sia stato presentato come un edificio nuovo, contrapposto a quello che si era formato lungo la storia, che si vietasse quest’ultimo e si facesse in qualche modo apparire la liturgia non più come un processo vitale, ma come un prodotto di erudizione specialistica e di competenza giuridica, ha comportato per noi dei danni estremamente gravi. 

In questo modo, infatti, si è sviluppata l’impressione che la liturgia sia “fatta”, che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di “donato”, ma che dipenda dalle nostre decisioni. Ne segue, di conseguenza, che non si riconosca questa capacità decisionale solo agli specialisti o a un’autorità centrale, ma che, in definitiva, ciascuna “comunità” voglia darsi una propria liturgia. Ma quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l’incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita.

Per la vita della Chiesa è drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica, che torni a riconoscere l’unità della storia della liturgia e comprenda il Vaticano II non come rottura, ma come momento evolutivo. Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita “etsi Deus non daretur”: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare più la comunione della fede, l’unità universale della Chiesa e della sua storia, il mistero del Cristo vivente, dov’è che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale? Allora la comunità celebra solo se stessa, senza che ne valga la pena. E, dato che la comunità in se stessa non ha sussistenza, ma, in quanto unità, ha origine per la fede dal Signore stesso, diventa inevitabile in queste condizioni che si arrivi alla dissoluzione in partiti di ogni genere, alla contrapposizione partitica in una Chiesa che lacera se stessa. Per questo abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredità del concilio Vaticano II.


(Joseph Ratzinger, La mia vita - Ricordi (1927-1977), San Paolo, Cinisello Balsamo 1997, pp. 113-115)
 

domenica 18 ottobre 2020

Le parti cantate della nuova edizione italiana del Messale Romano: speriamo siano cantate (bene) dai nostri sacerdoti!

Gentili lettori,


immagino saprete tutti che fra poco entrerà finalmente in vigore la nuova edizione italiana del Messale Romano.

La grande novità è che le partiture musicali non saranno più in appendice e/o come allegato asportabile, bensì 'infra', all'interno delle pagine del Messale e, quanto pare, in abbondanza e ispirate in particolar modo al canto gregoriano.

Vi è però un "però": posto che cantare non è obbligatorio, chi inciterà i nostri sacerdoti (e i seminaristi che sacerdoti diventeranno) a cantare, non solo, ma a cantare bene?!...

In proposito sant'Agostino ha scritto: «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» [S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8].

Ulteriori informazioni, con qualche exemplum di partitura, in questo articolo di presentazione apparso il 17 settembre 2020 su Avvenire.

Grazie per la cortese attenzione e buona lettura a voi.

Paolo Bottini

Cremona, il 18 ottobre 2020

sabato 3 ottobre 2020

Musica santa, bella, universale


Gentili lettori,

poco più di un anno fa Papa Francesco incontrò a Roma le scholae cantorum affiliate all'Associazione Italiana Santa Cecilia rivolgendo loro il discorso che si può integralmente leggere cliccando il seguente collegamento internet.

Desidero commentare alcune sue raccomandazioni (che non dicono - purtroppo - nulla di nuovo, solo ribadiscono alcuni concetti da tempo tanto consolidati... quanto disattesi nelle nostre parrocchie!):

- « [...] la Liturgia è la prima “maestra” di catechismo».
    Certo, come insegna "Sacrosanctum concilium" n. 10, la Liturgia è «il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia»... Quante e quali energie vengono messe in campo dai vostri parroci a favore del culto divino (ancor prima che del canto e della musica) ?! ...

- «Una bella e buona musica è strumento privilegiato per l’avvicinamento al trascendente, e spesso aiuta a capire un messaggio anche chi è distratto».
    Che qualcuno ci venga finalmente a dire quali sono le caratteristiche di una "bella" e "buona" musica, in modo da avere qualche parametro pratico per la scelta dei repertori vocali e organistici!

- Papa Francesco raccomanda di fare in modo che il canto sia «parte integrante della Liturgia» e tragga la sua ispirazione «al modello primo, il canto gregoriano».
    Sappiamo bene tutti quanto il canto gregoriano sia negletto nelle nostre parrocchie (se qualcuno sapesse che l'Alleluja "delle pietre" fa parte del repertorio gregoriano... verrebbe abolito!!), quanto meno dovrebbe essere tenuto in considerazione dai compositori di nuove melodie per il canto liturgico...

- Il punto sostanziale del discorso di Papa Francesco alle scholae cantorum dell'AISC mi pare tuttavia il seguente: «Non una musica qualunque, ma una musica santa, perché santi sono i riti; dotata della nobiltà dell’arte, perché a Dio si deve dare il meglio; universale, perché tutti possano comprendere e celebrare. Soprattutto, ben distinta e diversa da quella usata per altri scopi».
    Io penso che questi alti concetti di santità, bontà e universalità della musica sacra, mutuati da san Pio X, attendano ancora oggi di essere meglio specificati nel nostro operare ecclesiale: non parliamo della musica organistica (perché sicuramente, ad esempio, la musica per organo di Olivier Messiaen è buona e santa, dato che è intrisa di riferimenti cattolici... provate però a suonare a messa una delle sue composizioni e provate un po' ad immaginare quali potrebbero essere le reazioni del prete e della gente), ma limitandoci al canto liturgico, chi avrà mai il coraggio di stabilire quale canto è santo e quale no, quale ritornello è artistico e quale no, quale acclamazione è universale e quale no... San Paolo VI il 15 aprile del 1971 alle religiose addette al canto liturgico ammoniva: «Non tutto è valido, non tutto è lecito, non tutto è buono. Qui il sacro deve congiungersi con il bello in una armoniosa e devota sintesi». Se questo è vero, mi sembra evidente che qualcosa dovrà essere scartato... La domandona è questa: posto che le linee-guida ufficiali per la scelta dei repertori di canto liturgico esistono e che, come dice Papa Francesco, la musica per il culto divino deve differenziarsi da quella usata in altri contesti, lo stile melodico che ammicca al pop e alla musica cosiddetta "leggera", è ammissibile nel culto divino?!

Grazie per la vostra cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini

Cremona, il 3 ottobre 2020, vigilia della festa liturgica di san Francesco d'Assisi