Liturgia & Musica
a cura di Paolo Bottini
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«Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)
Liturgia & Musica
Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.
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giovedì 6 agosto 2026
Guccini all'organo (con Fausto Caporali)
Domenica 5 gennaio 2025 alla messa canonicale delle ore 11 in Cattedrale a Cremona, durante l'Offertorio il maestro Fausto Caporali ha suonato all'organo la musica de "Il vecchio e il bambino" di Francesco Guccini.
"Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera". La musica de "Il vecchio e il bambino" del cantautore Francesco GUCCINI è diventata oggi musica d'organo del maestro Fausto CAPORALI per la presentazione dei doni all'offertorio nella Messa delle 11 in Cattedrale. Una musica bellissima, quasi commovente suonata sul grande organo Mascioni del Duomo di Cremona con la solita grande abilità ormai conosciuta in tutto il Mondo dal maestro Caporali, tra l'altro titolare della Cattedra di Organo complementare e Canto gregoriano presso il Conservatorio di Milano.
Qualcuno ha riconosciuto la canzone del cantautore italiano, altri si sono certamente chiesti che cosa fosse quella bella musica mai eseguita all'organo. Per chi è diventato grande con la musica di Francesco Guccini, non è stato difficile ricoscerla. Il brano è del 1972, oltre cinquant'anni fa e, oltre a quella del cantautore, ne esiste un'altra splendida versione de "I Nomadi".
Quella di Guccini fa parte dell'album "Radici" e in essa un vecchio racconta a un bambino di un mondo ormai scomparso: il vecchio incarna la vita vissuta e camminano insieme verso un futuro incerto.
Così Alberto Pellegrino racconta su Musicultura quella canzone: «Di fronte alla desolata pianura che si apre dinanzi ai suoi occhi, il vecchio sente il bisogno di raccontare con triste disincanto la visione di un mondo che appartiene al passato. Le sue parole rievocano la bellezza di un vissuto ormai perduto per sempre, la nostalgia per un mondo che ora appare nebuloso e incerto. Il disastro nucleare e la devastazione ambientale sono rappresentati in modo incisivo ed emozionante: quel deserto coperto di polvere rossa, quella luce offuscata dal fumo degli incendi, quel silenzio agghiacciante riempiono di lacrime gli occhi del vecchio, provocano in lui un’ondata di ricordi che gli fanno venire in mente quanto fosse bella quella pianura con gli alberi, i fiori, i colori e le voci, Ora che tutto questo è scomparso, quel mondo lontano appare al bambino come un’invenzione della fantasia da parte del vecchio che, dopo aver subito “le ingiurie degli anni”, non riesce più a distinguere i sogni dalla tragica realtà che li circonda».
Un testo bellissimo, una poesia supportata da una musica struggente eseguita anche da intere orchestre. Caporali non è nuovo a queste contaminazioni, sono diventati famosi i suoi concerti con Antonella Ruggiero, già straordinaria voce dei Matia Bazar o con il jazzista Enrico Rava.
Alla fine della Messa delle 11, come accade spesso, molti turisti e fedeli anche oggi, hanno applaudito le variazioni organistiche del maestro Fausto Caporali. In chiesa avevamo sentito De André con alcuni brani della Buona Novella, ma mai Guccini.
Perché «dobbiamo portare quello che di bello c'è nel mondo dentro la Chiesa - dice Caporali - lo ha detto anche don Julìan Carròn [*]. D'altra parte - sottolinea ancora Caporali - l'Aria sulla quarta corda di Bach, che è un brano laico, viene spesso suonato in chiesa».
E la bella musica, anche quella non nata per funzioni religiose, rende sempre gloria a Dio.
[articolo tratto da cremonasera.it]
[*] 2005 al 2021 presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione
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sabato 21 marzo 2026
Musica liturgica ascesi verso il cielo: sentimento o sentimentalismo? (di Giosuè Berbenni)
• l’uomo nella salita dalla terra al cielo porta a Dio la lode e la gloria con le preziosità dell’arte musicale.
La liturgia ha due dimensioni: la prima è la discesa di Dio sulla amata terra, la seconda è la salita dell’uomo al suo Creatore benefattore, redentore e sommo bene.
• Con la discesa di Dio sulla amata terra tramite suo Figlio il Cristo, si realizza il punto di incontro tra Dio e l'umanità, tra l'eternità e il tempo. Grazie alla liturgia Cristo è sempre e realmente presente per realizzare, nel tempo e nello spazio, la nostra salvezza. Tutto ciò grazie all'azione dello Spirito di Dio che agisce e opera efficacemente attraverso i Sacramenti per la nostra santificazione.
• Con la salita dell'uomo a Dio, si esprime il culto a Dio mediante il linguaggio liturgico, nel quale rientrano i gesti di azione e di espressione del celebrante e dell'assemblea, tra cui la musica cantata e strumentale. La comunità partecipa al memoriale del mistero pasquale unendosi e offrendosi per le mani del sacerdote a Dio Padre insieme a Cristo con lo Spirito Santo.
Il rapporto con Dio diventa una proiezione di sé stessi, a seconda della convenienza. Ecco perché è importante l’oggettività del magistero della Santa Chiesa. Nella musica questo soggettivismo del mi piace e non mi piace si manifesta in modo evidente.
La musica liturgica, strumentale e cantata, è realizzata nella liturgia, cioè nel culto che la comunità cristiana fa a Dio attraverso azioni e simboli.
La musica sacra, strumentale e cantata, è creata su testi sacri del Vecchio e Nuovo Testamento, ed è eseguita in ambito concertistico o di elevazione spirituale.
La musica religiosa strumentale e cantata, è costruita su parole di ispirazione cristiana, ed è eseguita in diversi contesti di carattere spirituale.
Ci chiediamo: in casa nostra la musica eseguita nella liturgia è pervasa da sentimento o sentimentalismo? In base alla nostra esperienza diciamo che ci sono liturgie con musiche legate alla sensibilità e all’intelletto tipiche del sentimento e altre in cui prevale la sdolcinatura e la banalizzazione. Si assistono a liturgie dove prevale il sentimentalismo.
Spesso si sente dire: quel canto è vecchio, sorpassato, questo canto, invece, è moderno dei nostri giorni. Diciamo subito che nella liturgia la musica non va qualificata in base all’età ma alla sua bellezza o bruttezza. Ci chiediamo: che cosa deve avere una musica per essere considerata bella? Non senz’altro l’orecchiabilità, perché la musica più orecchiabile di tutte è la musica leggera che porta alla banalità. Cerchiamo di dire qualche principio chiaro sulla musica per la liturgia.
• La musica per la liturgia, cioè per il culto divino, deve avere un proprio ed esclusivo carattere di forma, testo, tecnica e bravura compositiva, nonché essere tecnicamente e armonicamente compiuta ed eseguita bene, pensata e scritta non per destinazioni diverse, altrimenti è facile portare nella liturgia la musica di strada. Dunque musica autentica, partecipata, ben fatta, presente ma non invadente.
«O inclita Madre del Redentore, o porta sempre aperta della salvezza, o stella del mare, soccorri la debolezza del tuo popolo, sorgi a rinfrancarlo: tu che hai stupito la natura, generando il tuo stesso Creatore, Vergine sempre purissima, accogli dalle labbra di Gabriele il grande annuncio ed abbi pietà di noi peccatori».
giovedì 12 marzo 2026
Il canto gregoriano ucciso da una società iconoclasta (di Giacomo Baroffio)
FOGLIE AL VENTO
appunti di ermeneutica circolare
Ogni realtà creaturale
è connessa con tutte le altre
Nella concretezza della materia
nella sublimazione dello spirito
Ogni singolo fatto è illuminato
da quanto l’ha preceduto
Ogni singolo fatto getta luce
su quanto avverrà in seguito
Yanky Beilner
Nella foresta delle tradizioni liturgiche, l’albero ultramillenario del repertorio cantoriale gregoriano si fa strada tra ogni sorta di piante e di altre presenze. Ci sono persone umane e animali, strade e viottoli, modeste capanne e solide costruzioni edificate per sfidare il tempo che si snoda da secoli. In misura variabile, durante l’intero anni circulum, non solo in autunno, la pianta lascia cadere qualche ramo, ormai fragile, e le foglie. Queste per mesi hanno inghiottito la luce radiosa e velata del sole, la bevanda inebriante delle piogge, il ristoro delle notti serene, le contrastanti sollecitazioni del vento...
Il vento... aiuta le foglie a staccarsi dai rami, anzi, le trascina verso l’alto per metri e chilometri. In volo le fa precipitare, spesso le danneggia. Le preme una sull’altra contro la terra, senza distinguere se il terreno è asciutto o se è divenuto tutto una fetida pozzanghera. Mirtilli e fiorellini, muffe e muschi, castagne e pietre, legni di ogni genere e residui di immondezza accolgono le foglie. Sole solette o in gruppi compatti.
Le foglie accettano l’ospitalità, ma sono costrette a pagarne le spese. A stretto contatto con infinite materie estranee, la singola foglia vive con trepidazione una metamorfosi per contatto. L’esito di questo evento – sempre d’incontro, spesso di scontro – sarà sempre diverso e spesso imprevedibile. Molte modifiche alterano la foglia che cambia consistenza e colore, fino a divenire irriconoscibile e ‘inesistente’ perché è divenuta tutt’altro in confronto al suo ciclo vitale. Ormai è divenuta terra, tanto stretta è stata abbracciata a sé dalla Madre Terra.
Qualcuno un giorno forse affronterà la storia vissuta dalla foglia, dal suo sbocciare timido e silenzioso sino alla dissoluzione finale. Qualcuno un giorno forse affronterà la storia vissuta dal canto gregoriano, dai primi vagiti, fonti di speranza, alla scomparsa in una società iconoclasta: è nemica del bello e non sopporta la verità. Predilige, anzi, l’orrendo e vive di menzogna.
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Studiare il canto gregoriano esige che si parta da zero. Il bagaglio degli attrezzi necessari per affrontare l’itinerario nei boschi in montagna deve essere ridotto al minimo. Un equipaggiamento sontuoso e molto dotato finirebbe soltanto per divenire un ostacolo. Un peso inutile ci farà ripiegare dalla via prevista, scegliendo scorciatoie insidiose e fuorvianti. Succede spesso che iniziamo una ricerca, convinti che sia sufficiente basarsi sui dati conosciuti e già verificati in un itinerario precedente. Oppure ci fidiamo ciecamente delle parole sentite al bar e confermate da qualche fanfarone nel rifugio alpino.
Non c’è quindi da meravigliarsi se il programma andrà in fumo. Saremo però pronti a trovare delle scuse e nasconderemo il fallimento con asserzioni decise; il tono incontestabile della voce le renderà travolgenti. Ma così non è; in barba a tutto ciò che vi pare.
In una pietra abbiamo visto delle tracce di fogliame; in una lastra granitica abbiamo individuato la foglia di un arbusto d’alta montagna... e così via. Senza rendercene conto, abbiamo richiamato alla vita tutto un bagaglio di nozioni che avevamo letto senza capire granché; ma tutto ciò non è importante. Conta il nostro successo effimero nello scoprire che la foglia – spesso immaginata, mai realmente trovata – nella nostra fantasia diviene tangibile e corrisponde alle nostre aspettative logico-razionali, senza nessuna garanzia.
Questo procedere della ricerca si basa su presupposti falsi che non sono di nessun aiuto. È una delle piaghe che sviliscono la ricerca scientifica e la rendono, talora, risibile. Un’invenzione fantasiosa che nega alla ricerca storica delle fondamenta reali e credibili.
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La condizione indispensabile – da prendere in considerazione e osservare con attenzione – è la realtà oggetto dell’indagine, per quello che essa è e come si presenta quale testimone di una regione e di un dato cronologico. Non è ammissibile che l’indagine musicale sia condotta principalmente e si esaurisca con l’applicazione pedissequa di principi e metodi mutuati da altre realtà e discipline.
Un caso di successo planetario – ma infondato e ingannevole – è la ricostruzione della realtà modale gregoriana. Esperti imperturbabili da secoli presentano l’organigramma delle melodie liturgiche come se fosse una radiografia che coglie la natura reale e l’aspetto centrale del repertorio. Di fatto, lo schema fondamentale è una rigida gabbia in cui sono state sospinte con violenza le melodie distribuite in 8 recinti. Peccato che questa invenzione ha imposto una convinzione simbolica di armonica perfezione e ha fatto fortuna in altri ambiti, per esempio nell’architettura ottogonale dei battisteri.
Otto modi, si ripete in maniera acritica, trovando certamente alcune affinità e particolari significati qua e là. Tutti sottolineati e, in parte inventati, da singoli autori pieni di passione per il simbolismo e lo spiritualismo.
Gli arabi – eccelsi maestri di matematica – hanno esaminato la loro musica con il massimo rispetto, facendo della gamma sonora l’oggetto di analisi libere da comodi preconcetti. Decine sono i modi da loro individuati nelle proprie tradizioni. Come decine sono i modi gregoriani reali che, al limite, potrebbero essere raccolti in 8 famiglie allargate per un totale di decine di singoli modi.
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Il canto gregoriano va recuperato per quello che è, grazie alla sua storia che affonda le radici nella rilevanza primaria data dalla Chiesa alla Parola di D-i-o. Pur esprimendosi con un linguaggio melodico, il gregoriano nella sua essenza è una profezia orante che si sviluppa nella familiarità con la Parola. Quest’ultima il cantore è chiamato ad assimilare fino a vivere di essa e non poter fare a meno di annunciarla, con la vita e con il canto.
La dimensione musicale rimane in sottofondo. Essa aiuta la Parola a introdursi nel cuore orante del cantore e dell’assemblea attoniti. Alla fine dell’azione liturgica, si conclude un ciclo. La melodia finisce la sua funzione e scompare. Lascia libero tutto il campo, dove nel silenzio risuona il dialogo tra D-i-o e l’orante, il pio cantore e il pio devoto.
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La Pasqua di resurrezione anche nel 2025 è una tappa importante. Occorre ridestarsi dal torpore che ci affatica. Destiamo il cuore per ascoltare D-i-o, apriamo gli occhi per contemplare la bellezza della sua misericordia. Cantiamo a Lui il canto nella novità dello Spirito che associa il nostro destino a quello di Cristo Salvatore, morto e risorto per noi.
Abbazia di Loreto
Mercogliano
26 aprile 2025
domenica 22 febbraio 2026
“Vespro d'organo” versus “Messa con organo”
“Vespro d'organo” versus “Messa con organo”
VESPRO d'ORGANO
Negli ultimi decenni si è inteso denominare “Vespri d'Organo” dei particolari momenti di elevazione musicale in un contesto non meramente concertistico, ovvero appuntamenti pomeridiani di ascolto di musica per organo, solitamente antecedenti la messa vespertina festiva, preceduti magari da letture bibliche e un momento di preghiera. Una più esaustiva presentazione di questa modalità di utilizzo degli organi nelle chiese la offre il M.° mons. Umberto Pineschi, canonico del Duomo di Pistoia nella pagina internet su organieorganisti.it .
MESSA con ORGANO
Talvolta coloro che promuovono particolari iniziative a favore della valorizzazione degli organi nelle chiese, intendono mettere in risalto il ruolo primario dello strumento facendo in modo che suoni brani solistici nei momenti indicati dall'istruzione Musicam Sacram al n. 65:
«Nelle Messe cantate o lette si può usare l’organo [...]; gli stessi strumenti musicali, soli, possono suonarsi all’inizio, prima che il sacerdote si rechi all’altare, all'offertorio, alla comunione e al termine della Messa».
sabato 14 febbraio 2026
Abbasso il "Gloria" di Lourdes!
martedì 2 dicembre 2025
La musica liturgica: tradizione, tendenze attuali e possibili scenari futuri (di F. Caporali)
LA MUSICA LITURGICA: TRADIZIONE, TENDENZE ATTUALI E POSSIBILI SCENARI FUTURI
- articolo uscito sul periodico «Il Mosaico della Chiesa di Cremona», ISSN 2975-0962, Dicembre 2025
sabato 8 novembre 2025
Considerazioni per una rivalutazione del ruolo dell'organista (di F. Caporali, F. Finotti, G. Parodi, S. Rattini)
- «[...] la convinzione diffusa che l'azione di tutela sia compiuta nel momento in cui cassa e fonica [dell'organo] sono restaurate, è erronea; lo strumento a quel punto è recuperato, ma se non riprende a suonare regolarmente, ogni intervento sarà stato inutile. Il restauro, quindi, non è momento finale, ma stadio iniziale del recupero della funzione dello strumento e della sua creatività. Infatti esso, suonato regolarmente e sottoposto a periodiche manutenzioni, potrà vivere a lungo senza aver bisogno di ulteriori interventi di restauro, importanti, ma comunque traumatici». [*]
Cremona, 8 novembre 2025
[*] Giovanna Di Matteo (storica dell'arte), dalla prefazione al volume Il Suono dell'Arte / Gli organi antichi della provincia di Chieti, a cura di Alberto Mammarella, Edigrafital, S. Atto di Teramo 2002
venerdì 17 ottobre 2025
Il canto nella liturgia della messa: parte necessaria ed integrante!
Dato che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (costituzione del Concilio vaticano II “Sacrosanctum Concilium” sulla sacra liturgia, n. 112), non dovrebbe esserci atto di culto senza almeno alcune parti cantate!
domenica 27 luglio 2025
Concerti nelle chiese: evangelizzare con la musica (di d. Luigi Garbini)
don Luigi Garbini celebra messa in S. Marco a Milano in occasione di una delle iniziative del "Laboratorio di musica contemporanea al servizio della liturgia" a cura di Artache.it
CONCERTI NELLE CHIESE:
EVANGELIZZARE CON LA MUSICA
di don Luigi Garbini
Non è difficile prendere atto che le nostre chiese sono spesso teatro di eventi musicali, per il clima scenografico di cui sono di per sé dotate, o a volte semplicemente in funzione di supplenza di uno spazio adeguato a quel tipo di musica; in entrambi i casi la musica e il canto abitano spazi che normalmente sono deputati alla preghiera personale e collettiva dei membri della comunità cristiana. Occorre pertanto tematizzare il fenomeno dei concerti nelle chiese affinché esso non sia lasciato all'arbitrarietà, ma divenga un fatto pastorale.
1. Nella stesura del progetto pastorale di una comunità cristiana dovremmo poter trovare un certo equilibrio negli ambiti che riguardano l'evangelizzazione e quindi non dovremo dimenticare di offrire i nostri obiettivi. Ora, insieme all'amministrazione dei sacramenti, l'esercizio della carità e la catechesi, dovremmo prevedere anche momenti meno facilmente identificabili, ma ugualmente utili per offrire dei percorsi di evangelizzazione attraverso l'estetico che dà vita al mondo del sacro.
2. Per far questo occorre innanzitutto non considerare i concerti nelle chiese un fatto estraneo alla vita della comunità cristiana, oppure al massimo una questione di apertura/chiusura della chiesa. Meglio sarebbe chiedere all'ente o all'istituzione pubblica che organizza l'evento il coinvolgimento della comunità nella programmazione; questo non per sovrapporsi alla direzione artistica, ma per vivere quel momento dentro il luogo della preghiera con la coscienza di poter usufruire di un'occasione spirituale. A questo livello il Servizio per la Pastorale Liturgica potrà svolgere la sua funzione di supporto e consiglio nella programmazione di un evento musicale equilibrato e pertinente.
3. Una comunità cristiana vivace dovrebbe però essere essa stessa soggetto produttore di eventi musicali che si inseriscano nei tempi dell'anno liturgico e nei diversi momenti della vita che la riguardano (anniversari, momenti di preghiera straordinaria, festa del Patrono, preghiera per l'unità dei cristiani). Prendiamo ad esempio due casi diffusi.
3.1 I concerti d'organo. Se si dispone di un buono strumento sembrano per sé i più semplici, ma in realtà sono i più difficili perché possono trasformarsi in teatro per addetti ai lavori dove la preoccupazione filologica e stilistica non è sufficiente a rendere fruibile il momento musicale. Gran parte della letteratura organistica nasce da un'intenzione liturgica e mutua da questo background la propria ispirazione. Questo però oggi non è più così riconoscibile perché manca l'evidenza del riferimento e pertanto occorre richiamarlo. Dovremmo dunque porci questa domanda: cosa vogliamo comunicare con un concerto d'organo? Quale musica per questo tempo? Dichiariamo le nostre intenzioni e preoccupiamoci che siano manifeste.
3.2 I concerti di Natale. Un buon numero di comunità cristiane (oltre che enti e associazioni) prevede un concerto di Natale nel loro calendario e, anche se in questo caso il motivo è molto più chiaro del caso precedente, non sempre il prodotto è buono e funzionale al momento che si vuole celebrare. Ci dovremmo chiedere che tipo di sottolineatura ha bisogno oggi il mistero del Natale nell'economia dell'anno liturgico, e quali strumenti utilizzare per veicolare il messaggio. Forse potremmo cedere anche in questo caso ad uno squilibrio di peso, a discapito della centralità della Pasqua di Cristo, cuore e punto gravitazionale della vita intera della Chiesa.
4. Propositivamente, una forma che si impone come alternativa ai concerti nelle chiese e si precisa con evidenza come una scelta pastorale di evangelizzazione attraverso l'estetico è certamente l'Elevazione spirituale. I tentativi fatti hanno mostrato anche felici soluzioni che però devono ancora lasciare alle spalle, un certo dilettantismo che genera una giustapposizione dei registri espressivi a discapito di una complessiva coerenza interna. L'Elevazione spirituale, per mostrare la sua efficacia, deve essere una felice unione di chiarezza e pertinenza spirituale con la massima professionalità possibile, attraverso un equilibrio tra la musica, la poesia e le arti visive. Il Servizio per la Pastorale Liturgica è disponibile a offrire contributi che orientino la scelta e la programmazione di queste elevazioni. Dal momento poi che lo spazio è forma e materia della musica occorrerebbe innanzitutto lavorare per costruire o rinvenire gli spazi ideali per ciascun evento musicale, al fine di offrire dei percorsi che prevedano una corrispondenza tra musica e architettura.
don Luigi Garbini
(Servizio per la Pastorale Liturgica dell'arcidiocesi di Milano)
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A don Luigi Garbini risponde don Stefano Varnavà:
Concordo con tutto ciò che è stato scritto (con linguaggio preciso anche se non così accessibile ai profani a una prima lettura) da don Luigi Garbini (servizio per la Pastorale Liturgica) col titolo "Concerti nelle Chiese: evangelizzare con la Musica".
A) Ribadisco quanto è stato raccomandato dai Vescovi: "In occasione delle feste al Santo Patrono illustrate ai parrocchiani la sua vita, le sue opere, i suoi scritti.". Concordo con don Luigi che eseguire un semplice concerto (quasi sempre generico) per solennizzare la festa patronale sia un po' poco, o talvolta fuorviante. E' perlomeno un'occasione di evangelizzazione perduta. A questo proposito mi permetto di segnalare i numerosi Recital (REfuso di CITAzioni Letterarie e canti sulla vita specifica del Santo) che da anni eseguiamo con i due gruppi "GLI INTERPRETI" e "LE VOCI" nelle parrocchie (in salone o in chiesa) in occasione di tali festeggiamenti.
Ecco i titoli:
Sorella Chiara - Francesco d'Assisi - Come avrà fatto Don Bosco? - I fioretti di Sant'Antonio - I fatti di San Rocco - San Martino di Tours - San Vincenzo de' Paoli - Luisa de Marillac - Madre Francesca Rubatto - Angela Merici - Madre Clelia Merloni - Suor Elisabetta Redaelli - Da due cuori una famiglia - Don Luigi Guanella - Caterina da Siena - Ipotesi su Marco - Sant'Antonio del deserto - Sant'Alessandro Martire - Missionaria del Volto Santo (Suor Pierina de Micheli). Agostino: un continuo andare - Francesco e il Sultano - Sr. Maria Teresa Scherer (Nostalgia di lei) Sr. Ulrica Nisch (La suora che parlava al suo Angelo Custode) - Don Carlo Salerio e Carla Orsenigo - Sì alla Chiesa (Sr. Eufrasia Jaconis).
B) Oltre alle occasioni delle feste patronali ci può essere il caso che una associazione o il Comune stesso chieda in altri periodi l'uso della chiesa per un concerto strumentale o un concerto d'organo. In questo caso sarà opportuno tener presente quanto ha affermato Mons. Maggiolini: niente rock in chiesa, ma nemmeno musica classica o corale anche se vagamente "religiosa". Lo aveva sentenziato, sollevando parecchi malumori, Alessandro Maggiolini, vescovo di Como e Sondrio… Cosa diceva la Nota pastorale di Maggiolini? Ribadiva che il concerto "è un rito sociale da fruire come nobile espressione umana, imperniato sull'esecuzione di una o più composizioni musicali", la chiesa invece "è un edificio in cui la comunità cristiana si raduna per ascoltare la parola di Dio…". Per questo motivo venivano "proibiti programmi musicali non consoni alla santità del luogo". "Perché la mia testardaggine nel diniego o, almeno nel non entusiasmo? Perché talvolta - commentava il vescovo Maggiolini - in barba a tutte le norme e a tutti i permessi, si eseguono in chiesa pezzi profani di melodrammi, canzoni di montagna o canzonette che starebbero meglio nelle feste di partito o durante cene sociali".
Giusto anche quanto scrive don Luigi al punto 2. :
2. Per far questo occorre innanzitutto non considerare i concerti nelle chiese un fatto estraneo alla vita della comunità cristiana, oppure al massimo una questione di apertura/chiusura della chiesa. Meglio sarebbe chiedere all'ente o all'istituzione pubblica che organizza l'evento il coinvolgimento della comunità nella programmazione; questo non per sovrapporsi alla direzione artistica, ma per vivere quel momento dentro il luogo della preghiera con la coscienza di poter usufruire di un'occasione spirituale. A questo livello il Servizio per la Pastorale Liturgica potrà svolgere la sua funzione di supporto e consiglio nella programmazione di un evento musicale equilibrato e pertinente.
È opportuno quindi, nel caso non ci sia nella parrocchia un gruppo di animatori musicali capaci di mettere in evidenza - nella presentazione di brani musicali - l'aspetto spirituale e dottrinale del Concerto, rivolgersi al Servizio per la pastorale Liturgica.
Al punto 3.2 don Luigi scrive "Ci dovremmo chiedere che tipo di sottolineatura ha bisogno oggi il mistero del Natale nell'economia dell'anno liturgico, e quali strumenti utilizzare per veicolare il messaggio. Forse potremmo cedere anche in questo caso ad uno squilibrio di peso, a discapito della centralità della Pasqua di Cristo, cuore e punto gravitazionale della vita intera della Chiesa." Tutto giusto, basta che non si passi all'eccesso opposto. In questo Natale, in un importante teatro di Milano (Il "Piccolo") si dava "Il Mistero della Croce": dategli almeno il tempo di nascere a questo povero Gesù! Oppure, come succede in tantissimi parrocchie, nel tempo precedente alla Pasqua si tengono conferenze e concerti su tutti gli argomenti soprattutto di carattere sociale, ma non si ricordano mai alla gente i giorni dell'incomprensione, delle umiliazioni e della passione di Gesù, preludio incontrovertibile alla Sua Resurrezione.
C) Sempre per dare una formazione e un messaggio spirituale ai fedeli non ci sono solo i concerti, d'orchestra e d'organo, ma anche le audizioni. Si tratta cioè di far ascoltare attraverso una registrazione ben fatta (CD o musicassetta) dei brani o delle composizioni religiose, presentate e fatte seguire con un testo ben evidenziato.
Esistono tantissime produzioni che, se ascoltate in silenzio e raccoglimento, portano un messaggio cristiano molto forte. Ad esempio la Passione di San Matteo di Bach, quella di San Marco di Perosi, lo Stabat Mater di Rossini, il Messia di Haendel, il Magnificat di Durante etc.
N.B. - Tutte opere di cui ho allestito un libretto in italiano per poterrne seguire l'ascolto.
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Don Luigi GARBINI, ordinato sacerdote a Milano nel 1994 dal cardinale Carlo Maria Martini, ha fondato il Lmcsl, un laboratorio di musica contemporanea al servizio della liturgia che dal 1999 ha catalizzato l'attenzione del gotha del mondo della composizione, da Petrassi a Donadoni a Francesconi. La casa discografica "Stradivarius" ha prodotto un disco del LmcsL nel 2000, al quale ne sono seguiti altri. Responsabile delle attività musicali della curia milanese, don Luigi Garbini è coordinatore della rassegna La Musica dei Cieli. Voci e musiche nelle religioni (che nell'edizione del dicembre 2004 ha ospitato artisti come l'israeliana Noa e Giovanni Lindo Ferretti) e direttore artistico del ciclo di eventi multimediali curata dalla diocesi ambrosiana Pause (cui ha partecipato il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen). Nel marzo 2004 don Luigi Garbini avrebbe voluto invitare Adriano Sofri a leggere La ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde nel Duomo di Milano. La notizia suscitò molte polemiche e venne riportata dai principali quotidiani. È autore dei seguenti libri: Al buio si ascolta meglio. La musica nelle orecchie degli scrittori; Breve storia della musica sacra. Dal canto sinagogale a Stockhausen; Una musica tutta per sé (La musica sacra non esiste).
giovedì 19 giugno 2025
Sul cosiddetto organo "a canne" (di Pier Paolo Donati)
| Paolo Bottini all'organo della chiesa collegiata dei santi Martino e Stefano in Serravalle Scrivia [foto di Fabio Macera] |
Sussiste, e di giorno in giorno si diffonde nell’uso, un altro modo di dire veramente deprecabile: quello che specifica come gli organi siano dotati di canne.
Si scrive e si legge organi a canne in ogni dove, dalle riviste di categoria ai giornali. Passi per quest’ultimi, ormai buoni al più per involtare il pesce, ma colpisce che siano caduti così in basso anche coloro che dovrebbero difendere lo strumento, e nettamente distinguerlo dalle sue tecnologiche imitazioni: ovvero dai famosi pornofoni, come ai bei tempi ebbe a definirli Oscar Mischiati che ne detiene il copyright.
Sul tema della lingua, viene a taglio una poesiola che chi scrive volle dedicare alla figlia minore nel 2007, in occasione della raggiunta maturità, per spronarla ad esercitarsi nell’acquisizione di un linguaggio almeno appropriato se non eloquente. L’occasione è propizia per riprodurne un tratto:
Chi ripone ogni sua cura
A scansare l’ovvio e il vieto
In qualsiasi congiuntura
Predispone il fine lieto.
Avrà spesso la conferma
Che è inadatto per l’ingaggio.
Con un lessico adeguato,
La proposta acquista tono
E il successo è assicurato.
Qualche punto a cui badare,
Con la cura di chi teme
Nell’errore d’inciampare.
Con il verbo più appropriato
Per le offerte che ha donate,
Non si scriva «supportato»!
Favorito ed appoggiato;
Che ha prestato il proprio aiuto,
Sovvenuto e secondato.
Né si staglia ovvero appare;
Tutto «emerge» immantinente:
Mai risulta, oppur compare.
Al colloquio con persone,
Sappia allora che il purista
La chiamata vi dispone:
Si può anche convocare,
Purché mai s’usi lo sciatto
E aborrito «contattare».
A «una serie di questioni»,
Chi ti fa «un certo discorso»
Senza dare spiegazioni,
Quasi fosse ammaestrato,
Che ripete a tutte l’ore
Un linguaggio affatturato:
A cui appressa un «Detto questo»;
Se spiegato non si è ancora,
Un «quant’altro» aggiunge lesto.
E chi vuol «Filosofia»
Alla guardia del sistema
Che ti vende mercanzia.
Chi discetta di «livello»,
Beh! costui non reca a spalle
Della lingua il gran crivello.
Che già l’attimo è fuggente,
molto avanti è nel cammino
Per ottundersi la mente.
Là si vuol «fidelizzare»;
Non vi è alcuno in vasto raggio
Che non voglia anglicizzare.
