"Musica liturgica ascesi verso il cielo:
sentimento o sentimentalismo?"
(Chiesa parr. di S. Pantaleone in Negrone di Scanzorosciate, lun. 24 nov. 2025, ore 20.45)
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SOMMARIO. Premessa. Il punto saldo. La liturgia. Le chiese sempre più vuote. La musica della tradizione cristiana: musica liturgica, musica sacra e musica religiosa. Sentimento e sentimentalismo. La musica per la liturgia. Educare al sacro. La centralità dell’Eucaristia. Vivere la liturgia con la musica. Studio e ricerca. La partecipazione dei fedeli. Conclusione.
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PREMESSA. Non sono un biblista, né un liturgista. Sono un musicista organista professionista diplomato al Conservatorio di Stato e laureato in giurisprudenza, specialista della storia organaria e del restauro con numerose pubblicazioni. Ho esperienza di circa 50 anni di organista professionista della parrocchiale di Trescore Balneario e ora promotore della Spiritualità del musicista, tema nuovo, partendo dall’esperienza personale, di cui ho dato alle stampe due libri: "La santità dell’organista" e "Liriche spirituali di un musicista".
PUNTO SALDO. Punto saldo della musica e di ogni forma d’arte è che l’uomo si elevi a Dio, creatore, redentore e sommo bene e lo glorifichi con tutto il cuore l’anima e la mente. Ogni epoca storica e ogni luogo della terra esprime con l’arte, nello specifico la musica, la propria identità di offerta a Dio. È scontato che la nostra arte, in particolare la musica, sia diversa da quella vissuta da altri popoli. L’immagine del sogno di Giacobbe della scala tra cielo e terra percorsa da Angeli la contestualizzo così nella musica:
• Dio, attraverso i suoi messaggeri (gli Angeli), dal cielo manda sulla terra agli uomini le intuizioni, i talenti, perché con l’arte della musica venga suscitato il desiderio di Lui;
• l’uomo nella salita dalla terra al cielo porta a Dio la lode e la gloria con le preziosità dell’arte musicale.
LA LITURGIA. Prima di entrare nello specifico del tema Musica liturgica ascesi verso il cielo: sentimento o sentimentalismo? occorre chiarire cosa si intende per liturgia. La liturgia è il culto reso a Dio. Il primo soggetto della liturgia è Dio, non l'uomo. Il Concilio Vaticano II dice che il ruolo della liturgia è "principalmente il culto della maestà divina", "il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia" (Sacrosanctum Concilium 10, 33).
La liturgia ha due dimensioni: la prima è la discesa di Dio sulla amata terra, la seconda è la salita dell’uomo al suo Creatore benefattore, redentore e sommo bene.
• Con la discesa di Dio sulla amata terra tramite suo Figlio il Cristo, si realizza il punto di incontro tra Dio e l'umanità, tra l'eternità e il tempo. Grazie alla liturgia Cristo è sempre e realmente presente per realizzare, nel tempo e nello spazio, la nostra salvezza. Tutto ciò grazie all'azione dello Spirito di Dio che agisce e opera efficacemente attraverso i Sacramenti per la nostra santificazione.
• Con la salita dell'uomo a Dio, si esprime il culto a Dio mediante il linguaggio liturgico, nel quale rientrano i gesti di azione e di espressione del celebrante e dell'assemblea, tra cui la musica cantata e strumentale. La comunità partecipa al memoriale del mistero pasquale unendosi e offrendosi per le mani del sacerdote a Dio Padre insieme a Cristo con lo Spirito Santo.
LE CHIESE SEMPRE PIÙ VUOTE. Malgrado questo meraviglioso quadro della discesa di Dio sulla terra e dell’ascesa dell’uomo a Dio, osserviamo che le chiese sono sempre più vuote, tanto da dire: qualcosa non funziona. Come mai? Troppo diffusa è l’idea che la relazione con Dio si basa sull’emozione individuale, sul modo di pensare racchiuso in queste frasi: io la penso così, Credo a Dio ma non alla Chiesa e altro. Dunque una relazione non fondata sull’oggettività della fede insegnata e tramandata nei secoli dalla Chiesa ma sulle emozioni.
Il rapporto con Dio diventa una proiezione di sé stessi, a seconda della convenienza. Ecco perché è importante l’oggettività del magistero della Santa Chiesa. Nella musica questo soggettivismo del mi piace e non mi piace si manifesta in modo evidente.
LA MUSICA DELLA TRADIZIONE CRISTIANA. Occorre distinguere la musica liturgica, dalla musica sacra e dalla musica religiosa.
La musica liturgica, strumentale e cantata, è realizzata nella liturgia, cioè nel culto che la comunità cristiana fa a Dio attraverso azioni e simboli.
La musica sacra, strumentale e cantata, è creata su testi sacri del Vecchio e Nuovo Testamento, ed è eseguita in ambito concertistico o di elevazione spirituale.
La musica religiosa strumentale e cantata, è costruita su parole di ispirazione cristiana, ed è eseguita in diversi contesti di carattere spirituale.
SENTIMENTO E SENTIMENTALISMO. Entriamo nel tema del sentimento e sentimentalismo della musica nella liturgia. Le parole sentimento e sentimentalismo hanno la comune radice il sentire. Alla parola sentimento diamo il sinonimo di sensibilità, stabilità, nobiltà. Il sentimento è ancorato all’intelletto. Alla parola sentimentalismo diamo il sinonimo di sdolcinatura, provvisorietà, fino alla banalità che avviene se non è ancorata al vero sentimento. È sempre inopportuno dare delle classificazioni nette su processi di modi di vivere e di idee che legano intere generazioni. I momenti che viviamo sono contradditori e molto veloci. Non è facile capire dove si va.
Ci chiediamo: in casa nostra la musica eseguita nella liturgia è pervasa da sentimento o sentimentalismo? In base alla nostra esperienza diciamo che ci sono liturgie con musiche legate alla sensibilità e all’intelletto tipiche del sentimento e altre in cui prevale la sdolcinatura e la banalizzazione. Si assistono a liturgie dove prevale il sentimentalismo.
Spesso si sente dire: quel canto è vecchio, sorpassato, questo canto, invece, è moderno dei nostri giorni. Diciamo subito che nella liturgia la musica non va qualificata in base all’età ma alla sua bellezza o bruttezza. Ci chiediamo: che cosa deve avere una musica per essere considerata bella? Non senz’altro l’orecchiabilità, perché la musica più orecchiabile di tutte è la musica leggera che porta alla banalità. Cerchiamo di dire qualche principio chiaro sulla musica per la liturgia.
La musica per la liturgia.
• La musica fa parte dell’arte. Secondo il magistero millenario della Chiesa Cattolica l’arte, tale è la musica, deve avere e perseguire tre caratteristiche: il bello, il bene e il vero. Lo ricorda san Tommaso: bonum, verum et pulchrum in unum convertuntur. Cioè attraverso il bello diventa più facile promuovere il bene in contrasto con la bruttezza del male, ed è più facile giungere al vero che porta a Dio.
• La musica per la liturgia, cioè per il culto divino, deve avere un proprio ed esclusivo carattere di forma, testo, tecnica e bravura compositiva, nonché essere tecnicamente e armonicamente compiuta ed eseguita bene, pensata e scritta non per destinazioni diverse, altrimenti è facile portare nella liturgia la musica di strada. Dunque musica autentica, partecipata, ben fatta, presente ma non invadente.
EDUCARE AL SACRO. La parola che vince l’incertezza che viviamo nella liturgia è l’educare al sacro, educare inteso come e formare modellare la persona nella sua sensibilità. Viene spontaneo chiedere: educa al sacro il sentimento o il sentimentalismo? Rispondiamo in modo deciso che è il sentimento che educa al sacro, quale sensibilità legata all’intelletto, mentre il sentimentalismo, porta alla banalità e a lungo andare allontana dal sacro. Sappiamo che educare è l’azione più impegnativa che la persona e la comunità svolgono: nella famiglia, nella scuola, nelle comunità civile e parrocchiale. Ci vogliono intere generazioni per educare. È l’azione più importante che Dio ci chiede. Nella liturgia la musica deve mirare a questo: educare al sacro. Ci chiediamo: nelle nostre odierne liturgie questo avviene?
LA CENTRALITÀ DELL’EUCARISTIA. Nella liturgia la centralità è l’Eucaristia. Di fronte a questa sublime realtà due sono le alternative: o il silenzio o lo stupore. La musica contribuisce allo stupore. Ad esempio come organista lo sperimento durante l’adorazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Trescore ogni volta che nel silenzio suono sommessamente la melodia Adoro Te devote, di origine medioevale. Avvilente, invece, è sentirsi dire da una persona di altra parrocchia che in chiesa è attratto quando sente come sottofondo la musica dei Pink Floyd, gruppo rock britannico, accusato di satanismo. Questa persona non è attratta dal mistico ma dalla piacevolezza che ricorda le notti passate al night.
VIVERE LA LITURGIA CON LA MUSICA. La liturgia si esprime attraverso il rito cioè il modo e l'ordine con cui si compie una funzione sacra. La liturgia è unica per tutti. Non esiste la liturgia per i ragazzi e la liturgia per gli adulti. Questa distinzione è basata solamente sulla forma di comunicazione. Il linguaggio musicale da usarsi va mirato ad una particolare porzione di fedeli o deve cercare di cogliere tutti? La musica che si ascolta nelle messe dei ragazzi si basa per lo più su uno strumentale improvvisato (chitarre e altro), su melodie orecchiabili di basso livello così da essere banali e non da ultimo con comportamenti non adatti nella chiesa quali la postura fisica, l’abbigliamento, la mancata devozione. Di fatto sono diffuse le musiche prive di ogni contatto musicale con la tradizione, cioè senza un collegamento con la grande cultura musicale. Questo porta inevitabilmente all’incomunicabilità tra generazioni. In questo modo non si aiuta l’educazione al sacro della persona, dunque alla sua maturazione globale e ad una fede adulta. Le chiese vuote, in particolare di giovani, lo dimostrano. Anch’essi vanno rispettati con un’educazione al bello e ai grandi orizzonti.
STUDIO E RICERCA. Come fare a superare questa situazione? Diviene allora importante lo studio e la ricerca di un linguaggio musicale comune alle generazioni, moderno colto e professionale, semplice, che affondi le sue radici in ciò che ci ha preceduto e colga insieme le sfide della cultura attuale, frutto di studio, ricerca e cultura, al fine di rispettare la dignità del popolo di Dio non costringendolo a diseducarsi con continue banalità. Tutto, dunque, deve aiutare alla salita a Dio e al desiderio di Lui, come nel sogno di Giacobbe, dove gli Angeli, sulla scala che unisce la terra al cielo, portano i nostri doni più preziosi.
LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI. La partecipazione dei fedeli è fondamentale nel culto a Dio. La partecipazione non è solo quando si canta ma anche quando si ascolta, e quindi si riflette e si medita. È come osservare antiche vetrate di cattedrali, vere catechesi di istruzione ai valori eterni che Dio ha rivelato all’umanità amata. Dunque la partecipazione dei fedeli nella liturgia sia viva, gioiosa, coinvolgente, umile, sincera, trasparente, tanto da suscitare e aumentare il desiderio di Dio.
CONCLUSIONE. Il rapporto tra l’uomo e Dio è immutabile: o di adorazione-glorificazione oppure di rifiuto. Nella liturgia lo Spirito di Dio con la musica ci illumina a camminare verso la strada della continua salita a Dio. La nostra guida è Maria santissima, invocata Regina della Musica e delle Arti, di cui ascolteremo il canto medioevale Alma Redemptoris Mater che dice:
«O inclita Madre del Redentore, o porta sempre aperta della salvezza, o stella del mare, soccorri la debolezza del tuo popolo, sorgi a rinfrancarlo: tu che hai stupito la natura, generando il tuo stesso Creatore, Vergine sempre purissima, accogli dalle labbra di Gabriele il grande annuncio ed abbi pietà di noi peccatori».