Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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mercoledì 29 giugno 2022

"La Chiesa si riscatta con la musica" (di p. Pellegrino Santucci)

 


Il 29 giugno del 1985, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, in occasione della messa pontificale presieduta da papa Giovanni Paolo II, venne eseguita la "Krönungs-Messe" (Messa dell'Incoronazione) K. 317 di Wolfgang Amadeus Mozart. Esecutori: Herbert von Karajan alla testa dei Wiener Philharmoniker e del coro Wiener Singverein. 

Desideriamo ricordare quella "storica" celebrazione, che tante polemiche suscitò negli ambienti progressisti/modernisti contro Giovanni Paolo II (a partire dal periodico «Vita Pastorale», n. 8-9, agosto-settembre 1985) con le parole che scrisse all'epoca p. Pellegrino Santucci, direttore della Cappella Musicale Arcivescovile di Santa Maria dei Servi in Bologna e personaggio di riferimento nell'ambito della musica sacra in Italia nella seconda metà del secolo XX, nell'articolo La Chiesa si riscatta con la musica.

sabato 14 maggio 2022

- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»

 

[Angelo con organo portativo (cupola della chiesa di S. Maria in Organo a Verona; foto di Elena Bugini)]


- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»


Giusto vent'anni or sono il M.° Mario Verdicchio, docente di Organo Principale presso il Conservatorio di Musica di La Spezia, si faceva promotore, assieme a due colleghi del medesimo Istituto, di una "lettera-petizione" a favore della stipula di un Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa, lettera che fu sottoscritta da 449 persone.

L'antefatto da cui scaturì questa iniziativa era il seguente: nel febbraio del 2002 l'AIOC (Associazione Italiana Organisti di Chiesa) era giunta a Roma al tavolo della tanto sospirata firma del suddetto contratto (era lo scopo per cui il sodalizio nacque nel 1994 a Pistoia), ma nell'imbarazzo generale tutto fu bloccato proprio seduta stante a motivo, sostanzialmente, della debole rappresentatività dell'AIOC presso la CEI: ci consideravano un misero mucchietto di organisti contro una falange di parroci!

Nel frattempo si sono diffusi nei Conservatori (per gli auspici della CEI stessa risalenti già al 2001!) corsi accademici professionalizzanti di organo ad indirizzo liturgico, con la sempre più evidente impossibilità per i neo-laureati di aspirare a svolgere un incarico professionale regolarmente retribuito presso qualsivoglia ente ecclesiastico (con qualche eccezione, in diverse parrocchie di Milano, ad esempio, o in qualche Cattedrale che sia gestita non direttamente dal Vescovo bensì da una Fabbriceria o da un'Opera)!

Se la professionalità dei musicisti nel culto divino della Chiesa cattolica non è indispensabile (come pare evidente a tutti, dato che i musicisti professionisti regolarmente assunti a contratto e pagati in Italia non sono la regola ma l'eccezione)... cui prodest?!

E dunque la massima «Chi serve l'altare, viva dell'altare» (san Paolo) non vale per l'organista?...

Per leggere il testo della lettera-petizione e vedere l'elenco dei sottoscrittori (nonché, eventualmente, commentare su Facebook), cliccare il seguente collegamento internet https://www.organieorganisti.it/il-mestiere-dell-organista-di-chiesa-professionista-lavoro-o-volontariato .

domenica 27 febbraio 2022

Pretibus frettolosibus



Venezia, 28 novembre 1564: i Procuratori della Serenissima ordinano che 

«alcuni delli Canonici, Sottocanonici, né altro Sacerdote sia qual si voglia, non ardiscano interrompere li suoni delli organi mentre si soneranno, ma debbano star quieti et con patientia fino a tanto che li organisti verranno ad haver finito li suoi suoni: et finito che havrà cadauno de' detti organisti li suoi suoni, debbano poi essi preti seguitar li soi ordini, et consuetudini».  
[G. Benvenuti, Andrea e Giovanni Gabrieli e la musica strumentale in Italia, in «Istituzioni e Monumenti dell'arte musicale in Italia», vol. I, Ricordi, Milano 1931, p. XLVI; citato in Sandro Dalla Libera, L'arte degli organi a Venezia, Civiltà Veneziana - Studi 13, Fondazione Giorgio Cini, Venezia post 1962, p. 32].

Dedicato a tutti quegli organisti che osano dilungarsi all'Offertorio e che, per questo, vengono sopraffatti dal «Pregate, fratelli e sorelle» dei pretibus frettolosibus!!


martedì 22 febbraio 2022

«Desidero che venga adeguatamente valorizzato il CANTO GREGORIANO»!

 


Gentili lettori,

ecco cosa esortava nel 2007 il papa Benedetto XVI riguardo musica e canto nella liturgia al n. 42 della sua esortazione apostolica postsinodale "Sacramentum caritatis":

- «Nell'ars celebrandi un posto di rilievo viene occupato dal canto liturgico. 
A ragione sant'Agostino in un suo famoso sermone afferma: "L'uomo nuovo sa qual è il cantico nuovo. Il cantare è espressione di gioia e, se pensiamo a ciò con un po' più di attenzione, è espressione di amore"
Il Popolo di Dio radunato per la celebrazione canta le lodi di Dio. La Chiesa, nella sua bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare, musica e canti che costituiscono un patrimonio di fede e di amore che non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non possiamo dire che un canto vale l'altro. 
A tale proposito, occorre evitare la generica improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia. In quanto elemento liturgico, il canto deve integrarsi nella forma propria della celebrazione. Di conseguenza tutto –nel testo, nella melodia, nell'esecuzione –deve corrispondere al senso del mistero celebrato, alle parti del rito e ai tempi liturgici. 
Infine, pur tenendo conto dei diversi orientamenti e delle differenti tradizioni assai lodevoli, desidero, come è stato chiesto dai Padri sinodali, che venga adeguatamente valorizzato il canto gregoriano, in quanto canto proprio della liturgia romana.»


Parole sicuramente piene di buon senso... mi chiedo, tuttavia, come si possa tradurre nella pratica quotidiana le citate papali esortazioni:


1) «evitare [...] l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia»: bisognerebbe che la Santa Sede, quanto meno, promulghi un preciso elenco di quei generi musicali considerati "irrispettosi"[1]!...

2) la vexata quæstio del canto gregoriano: posto che oggi, normalmente (forse anche a causa della misteriosa locuzione ceteris paribus in «Sacrosanctum Concilium»), esso è sostanzialmente accantonato - per non dire aborrito -, come conciliare l'eventuale uso, più o meno frequente, di questo venerabile repertorio con la tanto richiesta "partecipazione attiva" [2] dell'assemblea al culto divino, considerato anche che, data la difficoltà esecutiva, è un tipo di canto praticabile unicamente da un gruppo corale "favorito"? 

Grazie in anticipo per il vostro commento.

Cordiali saluti


Cremona, il 22 febbraio 2022, XV anniversario di «Sacramentum caritatis»


NOTE: