Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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giovedì 24 dicembre 2020

I «POSTLUDES LIBRES pour des antiennes de MAGNIFICAT» per organo di Charles TOURNEMIRE (1879-1939)



Per celebrare il 150° anniversario di Charles TOURNEMIRE (1870-1939), ho registrato la raccolta completa dei suoi Postludes libres pour des antiennes de Magnificat opus 68.

Si tratta di brevi e non difficili composizioni liturgiche per organo senza pedale che vengono utilissime, ad esempio, come meditazioni post omelia o... come pezzi d'offertorio in messe celebrate da preti particolarmente frettolosi!



martedì 22 dicembre 2020

Nel centenario della nascita di don DANTE CAIFA, organista (dal 1964) e maestro di cappella (dal 1992) del Duomo di CREMONA

 


Nel primo centenario della nascita del sacerdote, compositore, direttore di coro, nonché dal 1964 successore di Federico Caudana quale organista (dal 1992 ufficialmente anche maestro di cappella) del Duomo di Cremona,

DANTE CAIFA
(Vescovato, CR, 22 dicembre 1920 - Cremona, 5 agosto 2003)

desidero segnalare qui di seguito alcuni titoli della sua efficace produzione corale sacra e profana, le cui partiture si possono gratuitamente scaricare collegandosi all'indirizzo internet citato in calce alla presente.

Un breve profilo biografico del sacerdote-musicista cremonese si può leggere nel mio sito internet personale cliccando QUI.

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DANTE CAIFA
(1920 – 2003)

Composizioni per coro e organo

Acclamazioni (1969) – a 3-4 voci e organo
Adeste fideles – a 4 voci miste
Adeste fideles, orchestra – pueri, coro a 4 voci miste e orchestra
Al Signore che entrava (1967) – a 3 voci miste e organo
Alleluia. Dio è amore (2001) – soprano e organo
Astro del ciel – a 4 voci miste
Ave, Maria – pueri e organo
Ave, o stella del mare (1988) – a 4 voci miste
Beata virgo – a 4 voci miste
Bel enfant – a 4 voci miste
Benedictus – baritono e organo
Buon Pastore (1975) – a 4 voci miste e organo
Cantate al Signore (1986) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Chi vive e crede in me (1975) – a 3 voci miste e organo
Christus vincit – assemblea e coro a 3 voci pari
Cor dulce (1941) – canto e organo
Credo (1967) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Cristo per noi (1977) – a 3 voci miste
Cuore di Cristo (2000) – a 4 voci miste
Danzate con me – a 4 voci miste
Del tramonto nella luce (1982) – assemblea e organo
Deep river – a 4 voci miste
Et resurrexit (2003) – a 4 voci miste
Fedele e saggio (1977) – a 2 voci miste e organo
Filastrocca
Genitum (1967) – baritono e organo
Gloria in cielo – solo, coro a 4 voci miste e organo
Gloria in Do (1985) – coro a 2 voci dispari e organo
Gloria in Fa (1978) – a 4 voci miste e organo
Gloria in La – a 2 voci miste e organo
Gloria in Re (1969-70) – a 2 voci miste e organo
Go down, Moses – a 4 voci miste
Heav’n – a 4 voci miste (oppure voce femminile solista e coro a 3 voci miste)
Home, sweet home – a 4 voci miste
I sacerdoti del Signore (1975) – a 4 voci miste e organo
Iam non dicam – a 3 voci pari
Il fischio – a 4 voci miste
Il gran Verbo incarnato – contralto, coro a 4 voci miste e organo
Il Salvatore nostro (1981) – a 4 voci miste e organo
Il Signore gli ha dischiuso la bocca (1977) – a 4 voci miste e organo
In terra d’esilio (1982) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Inimicitias ponam (1965) – tenore, coro a 2 voci pari e organo
Inni e canti (1941) – canto e organo
Invocazione a Maria (1942) – per pueri e coro a 4 voci pari
L’arcobaleno (1975-1976) – voce solista, coro a 4 voci miste e pianoforte
L’uselin del bosc – soprano e coro a 4 voci miste
L’uva fogarina – a 3 voci miste
La filanda – a 4 voci miste
La Pasiòn del nost Signùur
Lo Spirito del Signore (1966) – a 3 voci miste e organo
Lodate il Signore (1980) – a 4 voci miste e organo
Lodate il Signore (1980) – versione alternativa dell’accompagnamento
Magnificat (1977) – a 4 voci miste
Magnificat I (1977) – a 3 voci pari e organo
Magnificat II (1997) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Memor sit Dominus (1957) – tenore, coro a 3 voci miste e organo
Messa I (1965) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Messa II (1967) – assemblea o coro a 3 voci miste e organo
Messa III (1969) – a 2 voci miste e organo
Messa IV (1973) – assemblea e organo
Messa Balossi (1977) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Messa corale (1966-67) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Messa Crisostomo – a 4 voci miste
Messa Gusberti (1947) – a 3 voci miste e organo
Messa di S. Michele 1948 – assemblea e organo
Messa di S. Omobono – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Messa di S. Omobono (1979) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Missa brevis – a 4 voci miste e organo
Missa brevis “De Angelis” (1985) – assemblea, coro a 3 voci dispari e organo
Natale spagnolo (1975) – a 4 voci miste
Nel Signore esultate (1977) – assemblea e coro a 4 voci dispari
O genti battete le mani (1977) – a 3 voci miste
Pange lingua I (1964) – a 3 voci pari
Pange lingua II (1967) – a 4 voci pari
Preghiera alla Vergine I (1965) – canto e organo
Pregiera alla Vergine II (2001) – a 4 voci miste
Proprio S. Omobono (1967) – a 3-4 voci miste e organo
Proprio S. Omobono (1994-1998) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Quando la luna – a 4 voci miste
Sacro cuor (1941) – canto e organo
Santo in Do (1989) – a 4 voci miste
Sciogliamo un lieto canto (1941) – canto e organo
Sicut in holocausto – 3 voci pari e organo
Son qui con te – a 4 voci pari
Steal away – a 4 voci miste
Su questa terra (1941) – canto e organo
Tantum ergo – a 3 voci miste e organo
Tantum ergo (1985) – banda
Tantum ergo Webbe (1985) – popolo e organo
Te Deum (1983) – a 4 voci miste
Triste rimpianto (1971) – canto e pianoforte
Trittico (1971) – tenore, oboe e organo
Tu es Petrus (1992) – a 4 voci miste
Una voce il mio diletto (1999) – soprano, tenore e pianoforte
Venite, preghiamo (1966) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Vi protegga il Signore (1995) – tenore e organo
Victimae paschali (1994) – soprano, coro a 4 voci miste e organo


- per scaricare gratuitamente le sopra citate partiture, collegarsi al seguente indirizzo internet https://musicasacracremonese.wordpress.com/dante-caifa-1920-2003/



sabato 12 dicembre 2020

Abbasso il pop liturgico!




Gentili lettori,

eccovi in calce spiegato perché la musica ammiccante allo stile della musica "pop" non dovrebbe essere ammessa nel culto divino!

Introducendo musica "mondana" nel culto, si creano giocoforza partiti che tifano per essa contro altri che tifano per la musica ufficiale ammessa nella liturgia, ovvero il canto gregoriano, la polifonica sacra e la musica d'organo: questo non va bene, ovviamente, perché crea dissapori non indifferenti proprio in quell'ambito della vita della Chiesa che è «culmine e fonte» della vita cristiana stessa, ovvero la liturgia!

Parola di Joseph Ratzinger!

Cordialmente vostro


Cremona, il 12 dicembre 2020

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[Un] grande evento all’inizio dei miei anni di Ratisbona fu la pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente, dopo una fase di transizione di circa sei mesi. Il fatto che, dopo un periodo di sperimentazioni che spesso avevano profondamente sfigurato la liturgia, si tornasse ad avere un testo liturgico vincolante, era da salutare come qualcosa di sicuramente positivo. Ma rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l’impressione che questo fosse del tutto normale. Il messale precedente era stato realizzato da Pio V nel 1570, facendo seguito al concilio di Trento; era quindi normale che, dopo quattrocento anni e un nuovo Concilio, un nuovo papa pubblicasse un nuovo messale. Ma la verità storica è un’altra. Pio V si era limitato a far rielaborare il messale romano allora in uso, come nel corso vivo della storia era sempre avvenuto lungo tutti i secoli. Non diversamente da lui, anche molti dei suoi successori avevano nuovamente rielaborato questo messale, senza mai contrapporre un messale a un altro. Si è sempre trattato di un processo continuativo di crescita e di purificazione, in cui, però, la continuità non veniva mai distrutta. Un messale di Pio V che sia stato creato da lui non esiste. C’è solo la rielaborazione da lui ordinata, come fase di un lungo processo di crescita storica. Il nuovo, dopo il concilio di Trento, fu di altra natura: l’irruzione della riforma protestante aveva avuto luogo soprattutto nella modalità di “riforme” liturgiche.

Non c’erano semplicemente una Chiesa cattolica e una Chiesa protestante poste l’una accanto all’altra; la divisione della Chiesa ebbe luogo quasi impercettibilmente e trovò la sua manifestazione più visibile e storicamente più incisiva nel cambiamento della liturgia, che, a sua volta, risultò parecchio diversificata sul piano locale, tanto che i confini tra cosa era ancora cattolico e cosa non lo era più, spesso erano ben difficili da definire. In questa situazione di confusione, resa possibile dalla mancanza di una normativa liturgica unitaria e dal pluralismo liturgico ereditato dal medioevo, il Papa decise che il Missale Romanum, il testo liturgico della città di Roma, in quanto sicuramente cattolico, doveva essere introdotto dovunque non ci si potesse richiamare a una liturgia che risalisse ad almeno duecento anni prima. Dove questo si verificava, si poteva mantenere la liturgia precedente, dato che il suo carattere cattolico poteva essere considerato sicuro. Non si può quindi affatto parlare di un divieto riguardante i messali precedenti e fino a quel momento regolarmente approvati.

Ora, invece, la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell’antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche. Come era già avvenuto molte volte in precedenza, era del tutto ragionevole e pienamente in linea con le disposizioni del Concilio che si arrivasse a una revisione del messale, soprattutto in considerazione dell’introduzione delle lingue nazionali. Ma in quel momento accadde qualcosa di più: si fece a pezzi l’edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l’edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti.

Non c’è alcun dubbio che questo nuovo messale comportasse in molte sue parti degli autentici miglioramenti e un reale arricchimento, ma il fatto che esso sia stato presentato come un edificio nuovo, contrapposto a quello che si era formato lungo la storia, che si vietasse quest’ultimo e si facesse in qualche modo apparire la liturgia non più come un processo vitale, ma come un prodotto di erudizione specialistica e di competenza giuridica, ha comportato per noi dei danni estremamente gravi. 

In questo modo, infatti, si è sviluppata l’impressione che la liturgia sia “fatta”, che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di “donato”, ma che dipenda dalle nostre decisioni. Ne segue, di conseguenza, che non si riconosca questa capacità decisionale solo agli specialisti o a un’autorità centrale, ma che, in definitiva, ciascuna “comunità” voglia darsi una propria liturgia. Ma quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l’incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita.

Per la vita della Chiesa è drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica, che torni a riconoscere l’unità della storia della liturgia e comprenda il Vaticano II non come rottura, ma come momento evolutivo. Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita “etsi Deus non daretur”: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare più la comunione della fede, l’unità universale della Chiesa e della sua storia, il mistero del Cristo vivente, dov’è che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale? Allora la comunità celebra solo se stessa, senza che ne valga la pena. E, dato che la comunità in se stessa non ha sussistenza, ma, in quanto unità, ha origine per la fede dal Signore stesso, diventa inevitabile in queste condizioni che si arrivi alla dissoluzione in partiti di ogni genere, alla contrapposizione partitica in una Chiesa che lacera se stessa. Per questo abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredità del concilio Vaticano II.


(Joseph Ratzinger, La mia vita - Ricordi (1927-1977), San Paolo, Cinisello Balsamo 1997, pp. 113-115)