Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 14 febbraio 2026

Abbasso il "Gloria" di Lourdes!

 


Diciamolo con chiarezza.
Il cosiddetto "Gloria di Lourdes" non è il Gloria della liturgia.
È una canzone costruita con ritornello e strofe.
E il Gloria non è una canzone. 
Il Gloria è un inno. Un testo unico, compatto, solenne. Non ha ritornello. Non è pensato per essere spezzato. 
Non è scritto per avere un solista che recita e un'assemblea che risponde. 
Quando lo trasformiamo in strofe con ritornello, stiamo cambiando la forma della preghiera della Chiesa.
Non è un dettaglio musicale: è una questione liturgica. 
Per anni si è detto: "È più facile per l'assemblea." "Pastoralmente funziona.
Ma dopo sessant'anni di riforma liturgica, questa giustificazione non regge più.
La vera pastorale non abbassa il livello.
Educa. Forma. Fa crescere. 
Se un'assemblea riesce a cantare un ritornello quattro volte, può anche cantare un inno intero, se guidata bene.
Il punto non è togliere qualcosa. È restituire al Gloria la sua dignità. 
Agli animatori va detto con serenità: non stiamo facendo una battaglia contro un canto. Stiamo scegliendo di rispettare la forma della liturgia.
Non siamo noi a dover adattare il Gloria alle nostre abitudini.
Siamo noi ad adattarci alla liturgia della Chiesa. 
Quando il Gloria torna ad essere un inno, non perdiamo qualcosa. Guadagniamo verità.

venerdì 17 ottobre 2025

Il canto nella liturgia della messa: parte necessaria ed integrante!

(Simone Martini, Assisi)


Dato che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (costituzione del Concilio vaticano II “Sacrosanctum Concilium” sulla sacra liturgia, n. 112), non dovrebbe esserci atto di culto senza almeno alcune parti cantate! 

Forse vi sarà capitato di chiedere a chi sa più di voi «cosa cantiamo domenica a messa?» e vi siete sentiti rispondere (giustamente, dato che «la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica», sempre SC 112): «almeno qualcosa che ci azzecchi col vangelo del giorno!»... ma siccome poi non avete trovato nulla di utile, avete riciclato per l'ennesima volta “Servo per amore” o “Noi canteremo gloria a te”! 

Datevi il tempo per compulsare integralmente la succitata costituzione conciliare (è la prima in ordine cronologico promulgata da quella sacrosanta assise!): in particolare nel capitolo sesto troverete importanti indicazioni per una corretta impostazione dell'impianto liturgico-musicale della messa. In particolare, posto che, secondo i nn. 28-29-30 dell'istruzione postconciliare “Musicam sacram” (promulgata dal papa Paolo VI il 5 marzo 1967), occorrerebbe rispettare una graduatoria d'importanza relativamente al canto liturgico – che vede al primo posto non i canti del Proprio (che siamo invece abituati a valorizzare a scapito di altre parti) e nemmeno dell'Ordinario (che vengono al secondo posto) bensì tutte quelle brevi parti che favoriscono primariamente quella tanto raccomandata “attiva partecipazione” dei fedeli al rito della messa (ovvero l’orazione sulle offerte; il prefazio, con il dialogo e il Sanctus; la dossologia finale del Canone; il “Padre nostro” con la precedente ammonizione e l’embolismo con l'acclamazione “Tuo è il regno”; il Pax Domini; l’orazione dopo la comunione; le formule di congedo) – tra i canti del Proprio, sicuramente quello che si fa all'ingresso del sacerdote è di particolare utilità per «favorire l’unione dei fedeli riuniti, introdurre il loro spirito nel mistero del tempo liturgico o della festività» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 47). 

Cosa cantare all'ingresso nella messa? Naturalmente l'ideale sarebbe poter utilizzare il testo (per esteso oppure con opportuno adattamento/abbreviazione) della relativa antifona (alternata ad un congruo numero di versetti del suo salmo) così come riportata nel Messale... ma siccome ancora scarseggiano queste forme musicali (che veramente favorirebbero spontaneamente la migliore partecipazione dei fedeli, sempre che vi siano un coro-guida che sostiene e che esegue in alternanza i versetti salmici!), è quanto meno raccomandato che si esegua (proprio in virtù del succitato SC 112) «un altro canto adatto all’azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale» (OGMR 48). Dunque sicuramente il testo deve essere il più strettamente connesso alle letture del giorno o quanto meno al carattere precipuo del tempo liturgico... 

Se già provvedete a questo, avete fatto un buon passo. Ma un altro da fare è il seguente: prendete il libretto dei canti della vostra parrocchia e controllate quanti di essi fanno effettivamente parte del “Repertorio nazionale di canti per la liturgia”: sarebbe opportuno che i canti in uso siano di preferenza tolti da quell'ufficiale elenco promulgato dall'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana nel 2000 ...

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.


Cremona, il 17 ottobre 2025


mercoledì 22 novembre 2023

Decreto contro l’abuso della musica liturgica leggera introdotta nelle chiese

 



Decreto contro l’abuso della musica liturgica leggera introdotta nelle chiese  

Artemio Romani [*]
per la grazia di Dio e della Santa Sede 
Vescovo titolare della Diocesi di Asolo

In seguito a numerosi amari riscontri che ci sono pervenuti contro il pessimo sistema adottato dai musicisti liturgici, quello cioè di avere ormai da diversi decenni introdotto scandalosamente in chiesa lo stile bizzarro indecente e profano della musica cosiddetta "leggera", che consiste nell’aver raccolto, imparato, imitato e copiato tutte le cantilene, i motivi, le melodie, i modi ed i ritmi della musica eseguita in televisione e in internet, coi quali hanno vergognosamente, grazie al loro "talento", impastate, accozzate e fabbricate con un miscuglio d’incoerenti idee prese qua e là le loro sedicenti composizioni liturgiche, servendosi di motivi buffi e grotteschi, delle modulazioni ed armonie bizzarre feroci ridicole e stravaganti fino a giungere a motivi da dance music.

Considerando che questi stessi sedicenti musicisti hanno portato lo scandalo fino al sacrilegio, coll’avere servilmente improntato non solo i motivi, le cantilene e le melodie della musica leggera tanto nel vocale che nello strumentale, ma che hanno ancora indegnamente adattato, sotto di queste, le parole sacrosante della messa sostituendole alle parole profane. 

Riflettendo infine, sul giudizio emanato da valenti rinomati Maestri che onorano l’arte della musica, che il subiasimato sistema, oltre di profanare il culto divino, condanna con disonore anche la loro abilità, mostrandosi così incapaci di eseguire, come in passato, un repertorio di canti liturgici consono alla santità dei luoghi, facendo riferimento ai principali decreti in materia promulgati, a partire dal Concilio di Trento e fino al Vaticano Secondo, nonché alle indicazioni dei santi Papi Pio X, Giovanni Paolo II nonchè del venerabile Pio XII, con il presente decreto si proibisce che in questa Diocesi si utilizzi nel culto divino qualsivoglia tipo di canto che si avvicini nello stile alla musica cosiddetta "leggera".

Si ordina, perciò, in conseguenza di tutto quanto sopra esposto, che qualsiasi musicista di chiesa, compositore, cantore, suonatore d'organo e di qualunque altro strumento si renderà in tutto, o in parte, colpevole di un tale pessimo scandaloso sistema col cantare, suonare o far cantare e suonare nelle chiese melodie di tal genere, non volendo adattarsi allo stile della musica liturgica, sia nelle proprie composizioni; che ciascuno di questi trasgressori sia condannato per la prima volta a euro 50 di penale, a 100 euro per la seconda, e per la terza volta all'allontanamento definitivo dal servizio.

I Reverendi Parroci, Vicari, nonché qualsiasi sacerdote (sia secolare che regolare) o religioso che sia preposto a reggere chiese, basiliche o santuari non parrocchiali, saranno responsabili della più stretta esecuzione del presente Decreto. 

Dalla Residenza vescovile, il 22 novembre 2023, giorno di santa Cecilia, patrona della musica e dei musicisti


[*] (alias Pietro Ostini, cardinale di Santa Romana Chiesa; fonte: "Editto contro l’abuso delle musiche teatrali introdotto nelle chiese Pietro del titolo di S. Clemente della S. R. G. Prete Cardinale Ostini per la grazia di Dio e della Santa Sede Arcivescovo vescovo di Jesi e delle Diocesi di Osimo e Cingoli Amministratore Apostolico", Jesi, 27 novembre 1838) https://www.upbeduca.it/pdf/etext-rapporto-spontini.pdf

lunedì 30 ottobre 2023

Perché il popolo cristiano non canta più (di S. Ecc. Mons. Pietro Nonis)


 

L'angolo di Pietro Nonis


MUSICA SACRA. Ancora nel Novecento, la Chiesa coltivava con passione. Poi il declino


Perché il popolo cristiano non canta più


La comunità cristiana svolge una sua attività culturale fin dai suoi primordi. Pensiamo all'ultima sera che il Cristo passa fra i suoi, fino al momento in cui la tragica Passione s'impadronirà di lui. «“Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”. E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» [Mt 26, 29-30].


Già la struttura mosaica dà importanza alla formulazione ed esecuzione di inni sacri. «Voglio cantare in onore del Signore / perché ha mirabilmente trionfato, / ha gettato in mare / cavallo e cavaliere» (Es 15, 1). Il primo libro delle Cronache ricorda i nomi di coloro «ai quali Davide affidò la direzione del canto nel tempio, dopo che l'Arca aveva trovato una sistemazione» (1 Cr 6, 16). «Davide, insieme con i capi dell'esercito, separò per il servizio i figli di Asar, Eman e di Idutun, che eseguirono la musica sacra con cetre, arpe e cembali» (1 Cr 25, 1). Le Cronache danno ai cantori i nomi di “profeti” o di “veggenti”.

Nel prezioso corpus delle Lettere di Paolo sono sicuramente contenuti dei tratti destinati al canto liturgico: sono le fasi nascenti di una cultura singolare che col tempo si irrobustisce. Non è fuori luogo ritenere che in quella sede abbia avuto luogo, a partire dai cantici della più antica comunità cristiana, il trapasso dai frutti della musica corale presente nella Bibbia, ai primi germi della musica gregoriana.


L'Architettura cristiana del Medio Evo ha certamente asegnato un posto e un ruolo al canto sacro. A partire dalla fine del Medio Evo esso prenderà in luoghi significativi una funzione insostituibile nella liturgia, che ha precedentemente assunto per ruoli speciali i frammenti più importanti dei testi. Dell'enorme sviluppo assuto dal Quattro-Cinquecento dalla musica sacra e dal canto corale, fa testimonianza il fatto che, col trascorrere del tempo, il popolo s'impadronì delle melodie più parlanti e scorrevoli. Ancora nel Novecento – primi periodi – la Chiesa coltivava con passione la musica nelle comunità importanti o anche minori. 


Poi, lentamente, il decadimento, e la sostituzione di parole e melodie significative, riservate dapprima ai professionisti e quindi passate ai gruppi giovanili che fanno in chiesa musica somigliante a quella estranea, nella quale è difficile cogliere il germe e il tono della preghiera. Fino al silenzio odierno: preannuncio sepolcrale di una decadenza che prelude il silenzio mortuario.


- articolo pubblicato su «La Voce dei Berici» il 2 marzo 2014


domenica 6 agosto 2023

Non si esageri nell'uso del microfono!

 



A vent'anni dalla morte del sacerdote e musicista cremonese

DANTE CAIFA
(Vescovato, CR, 22 dicembre 1920 - Cremona, 5 agosto 2003)

vi propongo di conoscere la sua musica sacra su https://www.lafeltrinelli.it/cd/artisti/don-dante-caifa (di cui anteprime audio su https://open.spotify.com/artist/7wf9yP6CTxnmIJ4MH7DuPJ) assieme ad alcune testimonianze che si possono leggere cliccando QUI.

Da parte mia ecco un gustoso scritto inedito.

Così don Caifa scriveva di suo pugno accompagnando le ufficiali indicazioni per l'animazione del canto delle assemblee liturgiche promulgato nel 1985 dal vescovo di Cremona Enrico Assi: 

- « Due raccomandazioni (se le volete): 1) Non si esageri nell'uso del microfono da parte di chi guida l'assemblea: quando incombe una voce tonante, non vien voglia di cantare: tanto le altre voci parrebbero inutili; 2) Piuttosto che cantar male, non si canti. (Questa raccomandazione difficilmente sarà recepita; perché chi canta - comunque canti - non ama sentirsi dire e tanto meno pensare di cantar male) ». 

Nemmeno la prima di esse, mi pare, è mai stata recepita: anche le chiese più piccole ormai sono agghindate con impianti d'amplificazione che, di norma, sono regolati a volumi quasi assordanti, complice il naturale più o meno ampio riverbero delle volte di buona parte dei sacri edifici nonché la comune trasandatezza con cui vengono maneggiati gli impianti stessi...


In proposito eccovi quanto scriveva il p. Pellegrino Santucci già nel 1979:

- « Dopo la riforma liturgica di Paolo VI [...] oggi, è chiaro ormai, la Messa non è valida se non c'è almeno un'omelia e un microfono [...], meglio due, anzi tre: uno per il prete, uno per il lettore di sinistra, un terzo per quello di destra; meglio ancora se ce n'è un quarto perl'animatore [...] È risaputo che la virulenza di amplificazioni fastidiose è una turbativa fra le più gravi del sistema nervoso oltreché una sfacciata provocazione all'equilibrio viscerale. Il più delle volte poi gli altoparlanti funzionano male; negli ambienti grandi la dispersione delle onde sonore crea problemi tecnici di difficile soluzione. Come rimediano allora all'inconveniente i moderni vociferatori evangelici? Alzando il volume dell'amplificatore!... Niente di peggio: il rimbombo insopportabile crea automaticamente un clima da balera e c'è l'impressione di una muta di cani che abbaiano di notte. [...] ». [*]


Grazie per la vostra cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini

Cremona, il 5 agosto 2023

[*] Pellegrino Santucci, E se Cristo tornasse davvero, Edizione Grafopress, Bologna 1979, p. 158
 


lunedì 31 ottobre 2022

Per evitare un altro convegno sulla questione "organo e organista nella liturgia" ! ...



Gentili lettori,

sappiate che sono ormai passati più di vent'anni dopo il convegno "L'organista nella liturgia" promosso a Firenze dalla Associazione Italiana Santa Cecilia!

Mi auguro che tra gli organisti italiani vi siano ancora oggi molti che sperano in una migliore attenzione dei vescovi a tutto ciò che, nell'ambito del culto divino, può intendersi genericamente per "musica sacra", ovvero innanzitutto il canto liturgico popolare (materia che dovrebbe essere prioritaria ma che invece - lo vediamo ben tutti da decenni - è proprio la più trasandata, non essendovi alcun progetto unitario di iniziazione dei fedeli cattolici alla preghiera cantata), poi eventualmente la polifonia vocale (quanti cori sono stati smembrati in nome della - spesso fraintesa - «partecipazione attiva» dei fedeli?!), infine la musica per organo (che più ci interessa, anche se purtroppo lo spazio per la musica organistica è sempre più messo all'angolo).

A me sembra che l'attenzione dei vescovi per la musica sacra sia direttamente proporzionale al loro impegno per la valorizzazione della liturgia tout court: pressoché nullo! [*]

Spero dunque che a nessuno venga in mente di organizzare un altro convegno senza prima aver visto res, non verba!...

Grazie per la cortese attenzione.

Paolo Bottini

Cremona, il 31 ottobre 2022


[*] A conferma di questa apparentemente forte affermazione, desidero riportare la testimonianza di Giacomo BAROFFIO resa in occasione “XXXV Semana de estudios gregorianos” presso Abadia Santa Cruz del Valle de los Caidos il 29 agosto 2014): «Penso spesso a un incontro di anni fa con un autorevole cardinale della Curia romana. Alle mie lamentele sull’atteggiamento dei vescovi italiani nei confronti del canto gregoriano e della musica sacra, il porporato mi disse testualmente: “Il fatto che i vescovi italiani non apprezzino il gregoriano e la musica sacra è la conseguenza di una situazione ben più grave e delicata. La maggior parte dei vescovi non ha nessun interesse per la liturgia!”. Peccato che queste parole il cardinale non le abbia tuonate davanti all’assemblea generale della Conferenza episcopale». [l'autorevole cardinale in questione era Joseph Raztinger, ndr, 10/01/2023]


domenica 28 agosto 2022

Chi canta prega due volte.... ma non per Sant'Agostino!



Gentili lettori,


sapete voi che il celebre motto "chi canta bene, prega due volte" (bis orat qui bene cantat) in realtà non proviene direttamente dagli scritti di sant'Agostino (come forse ancora oggi molti credono e/o continuano a proclamare)?!

Vero è, comunque, che al santo vescovo d'Ippona premesse particolarmente il cantare bene: 

«Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese» (cfr. <http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2013/12/santagostino-cantare-bene-a-Dio.html>).

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione.

Paolo Bottini

Cremona, domenica 28 agosto 2022, festa liturgica di S. Agostino


* * *


Chi canta prega due volte.... ma non per Sant'Agostino! [*]

di Daniele Casi

Ricorrendo la memoria liturgica di Sant'Agostino d'Ippona, Vescovo, Confessore e Dottore della Chiesa e per doveroso atto di devozione ci viene di fare un piccolo atto di giustizia a colui che mons. Antonio Livi definisce: «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto».

Troviamo, infatti, sommamente ingiusto che, della sua sterminata produzione, "il grande pubblico" conosca, quando va bene, il titolo di un paio di opere ed ancor peggio la trita frase-mantra: «Chi canta bene, prega due volte». Ebbene, signori e signore, il Santo Vescovo d'Ippona, tali parole mai le pronunziò, ne tantomeno le scrisse. Sì, ho verificato anch'io, se cercate su Google vengono fuori ben 49.200 referenze che attestano il contrario e molti di voi l'avranno appresa, come chi scrive nella sua tenera infanzia, dalla viva voce di zelanti parroci e di altrettante suorine 'addette ai canti'.

Difficile dire da dove sia nato il "mito".

Forse dall'Ordinamento Generale del Messale Romano [...] che al n. 39 recita: « [...] perciò dice molto bene sant' Agostino: "Il cantare è proprio di chi ama" [Sermo 336,1: PL 38, 1472.], e già dall'antichità si formò il detto: "Chi canta bene, prega due volte" [...] ?

Perfino il sagace Rino Cammilleri è sembrato quasi caderci in uno dei suoi 'Antidoti' tanto che opportunamente chiosava: 

«Mica poteva sapere [Agostino] che la sua frase sarebbe stata utilizzata dal clero del terzo millennio per ottenere la tanto sospirata "partecipazione" dei fedeli all'"assemblea liturgica" che il prete "presiede". Così, quando l'intero uditorio si mette a cantare a squarciagola i pezzi numerati imposti dal complessino, finalmente la "celebrazione eucaristica" può dirsi pienamente "partecipata", con grande soddisfazione del "presidente" che non di rado ha interrotto a metà il rito per arringare l'uditorio che cantava poco o piano».


Alcuni sostengono che la frase incriminata sia sunto di quanto Agostino - che si può dire quasi convertito dalle lacrime sgorgate per la bellezza dei canti ascoltati a Milano, dal suo 'padre nella Fede', Sant'Ambrogio - scrive nelle Enarrationes in Psalmos, ma ci sembra davvero riduttivo di tali vette di melodiosa spiritualità che vi riportiamo di seguito in omaggio al 'festeggiato'. [...].

*

«"Lodate il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo!" (Salmo 32, 2.3). Spogliatevi di ciò che è vecchio ormai; avete conosciuto il nuovo canto. Un uomo nuovo, un testamento nuovo, un canto nuovo. Il nuovo canto non si addice ad uomini vecchi. Non lo imparano se non gli uomini nuovi, uomini rinnovati, per mezzo della grazia, da ciò che era vecchio, uomini appartenenti ormai al nuovo testamento, che è il regno dei cieli. Tutto il nostro amore ad esso sospira e canta un canto nuovo. Elevi però un canto nuovo non con la lingua, ma con la vita. Cantate a lui un canto nuovo, cantate a lui con arte (cfr. Salmo 32, 3). Ciascuno si domanda come cantare a Dio. Devi cantare a lui, ma non in modo stonato. Non vuole che siano offese le sue orecchie. Cantate con arte, o fratelli. Quando, davanti a un buon intenditore di musica, ti si dice: canta in modo da piacergli; tu, privo di preparazione nell'arte musicale, vieni preso da trepidazione nel cantare, perché non vorresti dispiacere al musicista; infatti quello che sfugge al profano, viene notato e criticato da un intenditore dell'arte. Orbene, chi oserebbe presentarsi a cantare con arte a Dio, che sa ben giudicare il cantore, che esamina con esattezza ogni cosa e che tutto ascolta così bene? Come potresti mostrare un'abilità così perfetta nel canto, da non offendere in nulla orecchie così perfette? Ecco egli ti dà quasi il tono della melodia da cantare: non andare in cerca della parole, come se tu potessi tradurre in suoni articolati un canto di cui Dio si diletti. Canta nel giubilo. Cantare con arte a Dio consiste proprio in questo: Cantare nel giubilo. Che cosa significa cantare nel giubilo? Comprendere e non saper spiegare a parole ciò che si canta col cuore. Coloro infatti che cantano sia durante la mietitura, sia durante la vendemmia, sia durante qualche lavoro intenso, prima avvertono il piacere, suscitato dalle parole dei canti, ma, in seguito, quando l'emozione cresce, sentono che non possono più esprimerla in parole e allora si sfogano in sola modulazione di note. Questo canto lo chiamiamo "giubilo". Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l'ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d'altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non "giubilare"? Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe. Cantate a lui con arte nel giubilo». 


[*] articolo tratto da sanpiox.it
 

domenica 10 luglio 2022

Per una «seria e vitale formazione liturgica» del popolo di Dio



Gentili lettori,

il 29 giugno 2022 Papa Francesco ha promulgato la sua lettera apostolica "Desiderio desideravi" per offrire spunti di riflessione circa la necessità di una «seria e vitale formazione liturgica» del popolo di Dio, affinché esso sia spronato ad attingere costantemente «a quella che da sempre è la fonte prima della spiritualità cristiana»: la Sacra Liturgia.

Alla base dell'ignoranza dei fedeli verso la Sacra Liturgia, vi è l'incapacità dell'uomo moderno di leggere i simboli: «l’uomo deve diventare nuovamente capace di simboli. [...] Il compito non è facile perché l’uomo moderno è diventato analfabeta, non sa più leggere i simboli, quasi non ne sospetta nemmeno l’esistenza».

Tra questi simboli sicuramente uno da recuperare e valorizzare con cura, ad esempio, è il "sacro silenzio" [cfr. SC 30]: «siamo chiamati a compiere con estrema cura il gesto simbolico del silenzio», dice il Papa.

Saper cogliere e vivere i simboli liturgici porta a quella tanto raccomandata (quanto, a volte, fraintesa) "piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche" [cfr. SC 14] che è in grado di introdurre il fedele nella potenziale bellezza dei riti: «La bellezza, come la verità, genera sempre stupore e quando sono riferite al mistero di Dio, porta all’adorazione».

Già, l'adorazione: perché, ad esempio, sempre meno gente s'inginocchia davanti al miracolo della Transustanziazione nel momento della consacrazione nella Santa Messa?!... Questo è uno dei frutti della vanagloria di certi nostri preti, che si pongono davanti all'assemblea quasi come attori davanti ad un pubblico, mettendo in campo «un esasperato personalismo dello stile celebrativo che, a volte, esprime una mal celata mania di protagonismo».

Forse a volte avete badato che anche solo il tono di voce del sacerdote nella Messa tradisce una mera distaccata (pure trasandata magari) "recitazione" di testi, quando invece «al presbitero è chiesta una vera ars dicendi»... altrimenti, da parte dei fedeli, si induce disattenzione, noia o addirittura insofferenza[1]; o, per contro, il sacerdote ci mette tutto l'impegno per diventare 

«il protagonista di un dramma da recitare sull'altare con altri attori, e più drammatici e sensazionali diventano tutti, più sentono che stanno ottenendo buoni risultati. In un simile scenario, il ruolo centrale di Cristo svanisce. Anche se in un primo momento può sembrare bello, presta diventa una gran noia»[2].

Questa nuova lettera apostolica di Papa Francesco è un invito molto chiaro - rivolto a tutti, sia consacrati che laici - a mettersi a studiare (e poi applicare!) la 'magna charta' della riforma liturgica ovvero la Costituzione "Sacrosanctum Concilium" del Concilio vaticano secondo sulla Sacra Liturgia, il primo documento ufficiale promulgato dai Padri il 4 dicembre 1963: «La conoscenza che viene dallo studio - ricorda il Papa - è solo il primo passo per poter entrare nel mistero celebrato».

E il canto? Quanto vantaggio avrebbe il miglior esito della ancora giovane riforma liturgica se la Chiesa italiana si dotasse di un vero programma di educazione al (bel) canto dei fanciulli in primis... Ma per educare, occorrono educatori... buoni educatori!...

E la musica? Lasciamo perdere...

Grazie per la cortese attenzione.


Cremona, domenica 10 luglio 2022


[1] La trasandatezza di certi sacerdoti nel celebrar messa non è certo solo dei nostri tempi: «[...] temo pur troppo che il poco concetto che si ha di un mistero così adorabile venga in gran parte dalla freddezza e dalla poca applicazione di noi altri sacerdoti nel celebrarla, per questo ho giudicato necessario [...] risvegliare in essi un sacro spavento della gran funzione che fanno» (Pietro Vanni, Istruzione sopra il sacrificio della messa [...], Cappuri, Lucca 1724; citato in: Matteo Al Kalak, Mangiare Dio. Una storia dell'eucaristia, Einaudi, Torino 2021, p. 212)
[2] Card. M. Ranjith, La Sacra Liturgia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, in La Sacra Liturgia. Fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, atti della Conferenza internazionale Sacra Liturgia 2013 (Roma, 25-28 giugno 2013), a cura di Alcuin Reid, Cantagalli, Siena 2014, p. 28.
 


martedì 22 febbraio 2022

«Desidero che venga adeguatamente valorizzato il CANTO GREGORIANO»!

 


Gentili lettori,

ecco cosa esortava nel 2007 il papa Benedetto XVI riguardo musica e canto nella liturgia al n. 42 della sua esortazione apostolica postsinodale "Sacramentum caritatis":

- «Nell'ars celebrandi un posto di rilievo viene occupato dal canto liturgico. 
A ragione sant'Agostino in un suo famoso sermone afferma: "L'uomo nuovo sa qual è il cantico nuovo. Il cantare è espressione di gioia e, se pensiamo a ciò con un po' più di attenzione, è espressione di amore". 
Il Popolo di Dio radunato per la celebrazione canta le lodi di Dio. La Chiesa, nella sua bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare, musica e canti che costituiscono un patrimonio di fede e di amore che non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non possiamo dire che un canto vale l'altro. 
A tale proposito, occorre evitare la generica improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia. In quanto elemento liturgico, il canto deve integrarsi nella forma propria della celebrazione. Di conseguenza tutto –nel testo, nella melodia, nell'esecuzione –deve corrispondere al senso del mistero celebrato, alle parti del rito e ai tempi liturgici. 
Infine, pur tenendo conto dei diversi orientamenti e delle differenti tradizioni assai lodevoli, desidero, come è stato chiesto dai Padri sinodali, che venga adeguatamente valorizzato il canto gregoriano, in quanto canto proprio della liturgia romana.»


Parole sicuramente piene di buon senso... mi chiedo, tuttavia, come si possa tradurre nella pratica quotidiana le citate papali esortazioni:


1) «evitare [...] l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia»: bisognerebbe che la Santa Sede, quanto meno, promulghi un preciso elenco di quei generi musicali considerati "irrispettosi"[1]!...

2) la vexata quæstio del canto gregoriano: posto che oggi, normalmente (forse anche a causa della misteriosa locuzione ceteris paribus in «Sacrosanctum Concilium»), esso è sostanzialmente accantonato - per non dire aborrito -, come conciliare l'eventuale uso, più o meno frequente, di questo venerabile repertorio con la tanto richiesta "partecipazione attiva" [2] dell'assemblea al culto divino, considerato anche che, data la difficoltà esecutiva, è un tipo di canto praticabile unicamente da un gruppo corale "favorito"? 

Grazie in anticipo per il vostro commento.

Cordiali saluti


Cremona, il 22 febbraio 2022, XV anniversario di «Sacramentum caritatis»


NOTE:
 


venerdì 8 ottobre 2021

Beato il popolo che ti sa acclamare (Sal 89, 16)



Una parola ai cori delle chiese.

Questi giorni i cori si ricompattano, dopo i riposi estivi e le strettezze del Covid. Qualche coro potrebbe avere la sorpresa di un respingimento. Già dei Vescovi e dei Parroci hanno allontanato dei cori.

La verità è che, dopo oltre mezzo secolo da quel Concilio che aveva messo al primo posto il canto dell'Assemblea, lo scopo non si è raggiunto: si è riusciti a silenziare la musica di altissima arte, ma non a far cantare la gente. Andiamo allo scontro? Non serve. 

Del resto si va in chiesa per pregare. Sì, è vero che il canto raddoppia la preghiera; ma se uno prega. I coristi non si offendano se osservo che il cantore guarda più alla partitura e al direttore, che a Nostro Signore. 

Torniamo agli inizi, ai tempi delle Catacombe. I Cristiani si riunivano per pregare; avevano pochi canti; e semplici, brevi. Tutti li cantavano. Con la libertà sono venuti gli esperti e i solisti. E hanno rubato il canto all'Assemblea. Ma ora: coristi di tutto il mondo, spargetevi per i banchi!

Sostenete il canto dei bambini, degli anziani, fino a che tutta la Chiesa non sia piena della loro e della vostra voce. Per uno, per dieci anni proclamate un digiuno corale! Poi tornerete ai vostri posti e tutti insieme proclameremo la gloria di Dio. 

Questo non è un insulto all'arte: la musica di Bach non sarebbe grande senza i semplici corali di Lutero.


sabato 4 luglio 2020

GRADUALE SIMPLEX





Gentili lettori,

consultate al seguente collegamento internet [*] ed eventualmente decidete di acquistare una copia cartacea del GRADUALE SIMPLEX!

È un libro liturgico ufficiale della Chiesa cattolica promulgato nel 1967, a pochi anni dalla chiusura del Concilio vaticano secondo, per ottemperare all'imperativo del n. 117 della costituzione conciliare sulla sacra liturgia "Sacrosanctum Concilium" di preparare «un'edizione [dei libri di canto gregoriano] che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole».

Ma si sa, purtroppo, che il latino e il canto gregoriano sono cose molto impopolari tra il clero italiano, se non addirittura palesemente (o peggio nascostamente) osteggiate...
Che bel successo sarebbe, invece, se questo libro fosse reso d'obbligo innanzitutto per i seminaristi: diventati preti, avrebbero sicuramente un punto di riferimento da proporre alle spesso scalcagnate forze liturgico-musicali delle parrocchie italiane...

I cori parrocchiali più diligenti, poi, potrebbero utilizzare il "Graduale seimplex" per imparare, quanto meno, il canto dell'ordinario della Messa (è incluso un "Kyriale" con le parti fisse) e ancor più i canti propri delle diverse solennità e tempi liturgici dell'anno.

Mai assistito a questa scenetta, qualche minuto prima della messa parrocchiale? «Ragazzi, prendete il libretto dei canti e vedete se c'è qualcosa che ci azzecca col Vangelo del giorno!»...

Ormai da decenni siamo abituati a fare canti passepartout, invece per molti potrebbe risultare sorprendente venire a conoscenza che ogni domenica dell'anno liturgico ha i suoi canti propri, i cui testi non sono cambiabili a piacere, mentre la musica può essere composta in modi differenti, sempre rispettando però il testo ufficiale dei canti del giorno.

È quanto scritto al n. 121 di "Sacrosanctum Concilium", quando si parla dei musicisti affinché «compongano melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra; che possano essere cantate non solo dalle maggiori scholae cantorum, ma che convengano anche alle scholae minori e che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l'assemblea dei fedeli. I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche».

Vi chiederete ora: perché tutti i libri liturgici del Concilio sono stati adattati nelle lingue volgari e il "Graduale simplex" (assieme al fratello maggiore "Graduale romanum"), che contengono testi che non si dovrebbero mutare a piacimento (v. "Sacrosanctum Concilium" n. 22,3), sono rimasti patrimonio degli esperti di canto gregoriano e dei circoli di liturgisti (quelli di una certa frangia, perché altri il gregoriano lo aborrono, così come aborrono la lingua latina)?!

Il canto gregoriano del "Graduale simplex" come nuovo (si fa per dire) strumento di coesione liturgico-musicale dei cattolici italiani...

Ma il problema non è il canto gregoriano in sé, bensì la lingua latina: quale parroco avrebbe il coraggio di difendere l'utilizzo del latino nel culto davanti alle vive proteste dei fedeli, soprattutto dei genitori che si scandalizzerebbero che i loro figli vengano obbligati a cantare «Cantate Domino canticum novum» o «Ave Regina coelorum» ?! ...

Cordialmente vostro

Paolo Bottini

Cremona, il 4 luglio 2020


[*] ci vuole pazienza nel caricamento perché il file è molto pesante!


sabato 20 giugno 2020

Chiese piene di giovani che cantano accompagnati dall'organo (?!)...


Si sente dire sempre più spesso (perché è vero!) che in chiesa si vedono pochi giovani.

Per questo ci sono i soliti intelligenti operatori pastorali che suggeriscono che, così come la lingua latina è stata soppiantata a favore della lingua italiana, l’organo sia rimpiazzato dalla chitarra, strumento "giovane" e che attirerebbe i giovani a Messa, perché il suono della chitarra sarebbe più gioioso e allegro rispetto a quello dell'organo, strumento musicale dei tempi andati che, se proprio, si potrebbe utilizzare solo nelle festività più solenni.

Mi pare ovvio che di per sè i giovani non sono attirati a Messa dalla presenza di chitarra e canti pop: la loro assenza è invece da imputare unicamente alla poca lungimiranza dei parroci che non sono in grado di apprezzare il potere attrattivo universale del canto e della musica di qualità affidati a professionisti opportunamente formati ad interagire simbioticamente con le esigenze del culto.

Inutile ricordare qui che, circa gli strumenti, la costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" chiede che «nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale». Ammette, tuttavia, altri strumenti, «a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale» e, «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli».

Mi chiedo se nel mezzo secolo nel frattempo ampiamente superato, vi sia mai stato in Italia un vescovo che abbia seriamente preso in considerazione queste parole e, di conseguenza, abbia legiferato sulla liceità dello strumento musicale chitarra nella liturgia... Così a naso sarei pronto a scommettere di no...

Del resto, già tutti i documenti del magistero sono ben attenti a non fare un elenco di strumenti ammessi oppure proibiti. Ad esempio l'istruzione "Musicam sacram" dice solo che vanno esclusi gli strumenti che, «secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana».

Ma cosa vorrebbe dire ciò, dato che ogni strumento (a parte, guarda caso, l'organo a canne) è usato per la musica "profana"?

I punti essenziali sono altri: innanzitutto un'adeguata formazione musicale e liturgica di chi suona, ma anche di chi sceglie i canti e dirige il coro...

E a proposito: chi sceglie i canti?!.. Il parroco, il vicario parrocchiale, il catechista, l'agitatore liturgico di turno, la suorina-karaoke, la pia donna in prima fila, il sacrista, i ragazzi dell'oratorio oppure il direttore del coro o l'organista?!...

La verità è che non vi è un ruolo ecclesiale cui sia demandato l'incarico di occuparsi ufficialmente della scelta del repertorio dei canti liturgici, di conseguenza vi è il mare magnum dell'aleatorietà domenicale all'italiana!...

Ad ogni modo, mi piacerebbe raccogliere testimonianze di parrocchie piene di giovani dove il parroco stimola l'intelligente uso del canto liturgico accompagnato da un bravo organista...

Cordialmente vostro


giovedì 23 aprile 2020

Sull'opportunità o meno delle tele-messe e delle messe "virtuali" in internet


Riporto qui in calce quanto si può leggere nel forum del sito "Organi & Organisti" circa quanto in oggetto.

* * *

Cito dalla lettera che tale David Critchley (da Winslow, Buckinghamshire, Regno Unito) inviò a Sandro Magister il 22 aprile 2020 (pubblicata in rete nel blog "Settimo Cielo" per conto di «L'Espresso») ponendosi domande sull'opportunità o meno di assistere a tele-messe:

«[...] Che dire delle persone che amano ascoltare concerti sacri, ma non vanno a messa? Non potrebbero finire con l’assistere a una messa online per il piacere della musica? [...]».

Do la mia risposta.

Sicuramente in Italia assistere ad una messa in cui vi sia musica e/o canto eseguiti come il salmista comanda («Cantate inni con arte» - Salmo 46,8) è cosa abbastanza rara, in quanto canto e musica per il culto vengono quasi sempre affidati a chiunque abbia solo un briciolo di buona volontà (Dio guarda al cuore - si dice - non alle opere), ma scarsa competenza non solo musicale ma anche liturgica...

Quindi è sicuramente di buon auspicio sperare che vi siano tante conversioni al cattolicesimo grazie alla visione di messe in internet e/o televisione nelle quali canto e musica siano affidate a professionisti o comunque a gente che sa suonare e/o cantare decorosamente!... :-)

domenica 24 febbraio 2019

Trento: il progetto sperimentale "Canto e Catechesi" a cura di Antonio Gasperi

Gent.mo M° Paolo Bottini,

ecco la breve cronaca relativa al progetto “Canto e Catechesi”.

Sono un musicista compositore, già insegnante di conservatorio e ora in pensione.
Accanto agli studi musicali classici ho sempre coltivato l’interesse per la musica liturgica, settore questo che mi ha permesso fin dagli anni della mia fanciullezza e dell’adolescenza di coltivare la passione per la musica. Da diverso tempo svolgo il mio volontariato presso la parrocchia dove collaboro come organista e istruttore di coro.
In questi ultimi 10 anni ho avuto l’occasione di tenere un corso di educazione musicale per i bambini della catechesi presso l’oratorio della mia parrocchia. Questo corso, che si è svolto con la collaborazione di una brava e paziente suora, ha maturato dentro di me la necessità di raccogliere tale esperienza didattico-musicale e di proporla come progetto. La bontà della proposta l’ho potuta verificare attraverso l’esecuzione, alla Messa parrocchiale domenicale, di una piccola messa accompagnata con l’organo.
Il progetto in questione l’ho intitolato “Canto e Catechesi”, quasi a simboleggiare quell’unione di canto e catechesi svolta da me in collaborazione con la suora catechista, presso l’oratorio.
Nell’anno 2017 ho partecipato al Convegno romano “Musicam sacram” a 50 anni dalla sua pubblicazione. Successivamente, lo scorso settembre ho partecipato al Convegno romano “Compositori e Chiesa” svoltosi presso l’università Lumsa di Roma in occasione del quale ho potuto presentare i contenuti di questo progetto.
In sintesi “Canto e Catechesi” propone un itinerario musicale da affiancare all’attività di catechesi in quanto contiene anche un repertorio di canti che hanno attinenza con il programma di approccio alle verità della fede.
Esso si compone innanzitutto di canti di intrattenimento ricavati dal repertorio popolare e d’autore e raccolti da canzonieri in uso presso gli istituti magistrali. Accanto ad essi si snoda un percorso di canti – preghiera i quali, per quanto concerne il primo ciclo di catechesi, sono: il segno della croce e le preghiere principali del Padre nostro, dell’Ave Maria, dell’Angelo di Dio e del Gloria.
Questi canti sono disposti secondo un criterio didattico-musicale che si adatta all’età dei bambini cantori, in età media dai sei agli otto anni, e sono corredati da una scheda che ne illustra le caratteristiche musicali e bibliche.
Tutto questo fa capo ad una iniziativa culturale specifica dal titolo: “Corso di educazione musicale a indirizzo corale, preparatorio alla catechesi”.

Per quanto riguarda la sua realizzazione si è pensato di trasformarlo come esperienza da svolgere nel periodo della pre-catechesi, ossia non ancora inserito nelle attività specifiche della catechesi.
Pertanto, questo corso viene svolto a metà settimana in un orario situato al temine delle lezioni scolastiche.
La prova di canto è di circa un’ora e si svolge in un’aula del coro parrocchiale, attrezzata cioè all’attività del canto corale.
Alla lezione di canto collabora una corista che è insegnante presso la scuola dell’infanzia: in questo modo lei offre un valido aiuto nella conoscenza della pedagogia infantile.
Cerco di garantire alla lezione di canto una certa connotazione culturale poiché è mio desiderio avvicinare i giovani allievi alla lettura della musica, su imitazione dell’insegnamento di Guido D’Arezzo, figura di grande spessore culturale oltre che storico.
Il progetto "Canto e Catechesi" è una proposta-guida a carattere sperimentale in cui, accanto al materiale corale, ho ritenuto necessario aggiungere un supporto didattico attraverso una serie di schede che contengono le modalità per realizzare i vari obiettivi e i concetti ad essi inerenti. Questa attività didattica intende inoltre assumere uno stile di tipo relazionale, vale a dire fondato sulla conversazione aperta tra i piccoli coristi e il maestro e tra i coristi stessi in modo da favorire e stimolare in essi un interesse per la disciplina musicale.
Mi permetto ora di rilevare l’aspetto positivo che la presenza del piccolo coro ha suscitato tra le file del coro parrocchiale. Infatti lo sguardo dei coristi, formato da persone in media over 70, sembra essersi rasserenato da quando è partita la nuova iniziativa, ed è bello constatare che il coro manifesta una vicinanza anche di tipo affettivo. Ha destato una certa tenerezza l’esecuzione alla Vigilia di Natale del canto “Tu scendi dalle stelle” che i piccoli coristi hanno eseguito assieme all’assemblea e al coro. Al termine della Messa i piccoli hanno lanciato il loro augurio di buon Natale, riempiendo così la chiesa del loro inconfondibile timbro.
A conclusione della presentazione del progetto “Canto e Catechesi” mi permetto di auspicare che esso possa offrire uno dei tanti possibili esempi al fine di richiamare l’interesse delle giovani generazioni verso la pratica del canto corale, tanto assente ai nostri giorni, ma altrettanto importante per la loro formazione sia a livello individuale sia a livello sociale.
Ringraziando per la cortese attenzione, porgo i miei più sentiti saluti ed auguri,

Antonio Gasperi


domenica 13 gennaio 2019

Canto liturgico: vergogna del cattolicesimo contemporaneo!


Ricordando, ad un anno dalla scomparsa, l'impareggiabile figura del «musicista che suona l'organo», quale si definiva il francese Pierre PINCEMAILLE https://www.organieorganisti.it/pierre-pincemaille, desidero citare una sua severa affermazione che condivido in pieno:

«È quantomeno inaudito che, in molti casi, l’organista sia subordinato ad un animatore spesso incompetente in musica, reclutato tra i parrocchiani, e che gli impone una scelta di canti abominevoli, tipo canzonetta da varietà di più bassa lega. Questo repertorio orribile è la vergogna (sul piano artistico) del cattolicesimo contemporaneo». [*]

Spesso si cita la Francia come un luogo ideale per il miglior accoglimento della professionalità di un organista in ambito liturgico... ma proprio in questo paese (ove un organista "titolare", magari reclutato per concorso, ha un regolare contratto di lavoro ma non guadagna più di 700 euro netti al mese!), il repertorio dei canti liturgici non è talmente esemplare come potremmo pensare (sempre comunque meglio dei nostri repertori italiani di pop liturgico ormai diffusissimi!).

Per avere una migliore impressione del - pur sempre abusato - termine di "animatore" nell'ambito del culto della chiesa cattolica, propongo la lettura di un articolo di Giacomo Mezzalira, riferito all'unico vero animatore liturgico (cioè effettivo responsabile del canto e della musica in chiesa) che dovrebbe essere l'organista (assieme all'eventuale direttore del coro o maestro di cappella), articolo consultabile cliccando http://www.animatoreliturgico.it .

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini
https://www.organieorganisti.it/utenti/paolo-bottini

Cremona, il 12 gennaio 2019

- per commentare su FB https://www.facebook.com/MagisterCremonensis/posts/1844810839144458


[*] « Il est quand même inouï que, dans quantité de cas, l’organiste soit subordonné à un animateur parfois incompétent en musique – recruté parmi les paroissiens – et qui lui impose un choix de cantiques abominables, relevant de la chansonnette de variété du plus bas étage. Ce répertoire hideux est la honte (au plan artistique) du catholicisme contemporain. » - citazione tratta da http://mobile.lemonde.fr/musiques/article/2018/01/15/pierre-pincemaille-une-vie-a-la-tribune-de-saint-denis_5242081_1654986.html

sabato 8 dicembre 2018

Canti d'ordinaria solennità


Caro don Ferrante Aporti,

don Massimo Palombella mi ha fatto pervenire le partiture dei canti [*] che domenica prossima il "choro favorito" della Cappella Musicale Pontificia "Sistina" proporrà alla messa vespertina nella chiesa dei Frati a San Martino d.' A. ...

Mi pare evidente che non si tratta di nulla di straordinario, essendo una domenica del tempo ordinario, tuttavia sono sicuro che i fedeli crederanno di assistere ad una vera e propria messa solenne, dato che questo repertorio ordinariamente da noi non si fa, preferendo invece il canto del Proprio (introito, offertorio, comunione), quando invece, a mio parere, dovremmo concentrarci sul canto dell'Ordinario!

Provo ad immaginarmi un paio di commenti tra i nostri fedelissimi: 1) Hai ragione, Giuseppa cara, queste cose le abbiamo cantate oggi perché ci sono i cantori della Sistina che "animano"... altrimenti per noi sarebbero troppo difficili ogni domenica!; 2) Veh, Santina, hai sentito che meraviglia, che solennità, nemmeno a Pasqua ci è dato poter godere di queste emozioni: magari potessimo cantare queste cose ogni domenica... però come facciamo senza l'aiuto di tutti questi eccezionali cantori?!

In altre parole, caro don Ferrante, qui si rischia che la gente pensi che un tal programma musicale sia possibile solo grazie alla presenza di cori illustri o di cantori super-specializzati...

Invece, così come ci sono solitamente due persone di buona volontà che salgono all'ambone per le letture sacre, non potremmo avere un cantore che (se col microfono, discretamente, per carità!) intoni i canti se e quando necessario?!

Scusi queste riflessioni ex abrupto...

Mi confermo cordialmente Suo dev.mo organista in Domino

Pietro Fraterna



martedì 31 ottobre 2017

La sostanziale esornatività del canto liturgico cattolico (nel 500° della riforma luterana)


Gentili lettori,

secondo la tradizione, il frate agostiniano Martin Luther affisse l'elenco delle famose 95 Tesi sul portone della chiesa di Ognissanti del castello di Wittenberg il 31 ottobre del 1517.

Voglio ricordare il 500° anniversario dell'avvio della sua Riforma facendovi ascoltare la versione grandiosa che Bach elaborò per organo del tema del corale "Aus tiefer Not" (la versione luterana del "De profundis") [§] in una storica registrazione nella cattedrale di Notre-Dame con il grande Pierre Cochereau e un ensemble di ottoni che esegue la parte del canto fermo: https://youtu.be/ERGxYTINJoA .

In questa sede mi preme solamente riportare due brevi citazioni tolte dal pensiero del monaco riformatore circa l'importanza della musica e della polifonia [*]:

- «La musica deve essere lodata, perché è seconda soltanto alla Parola di Dio nel suscitare le emozioni»
- «[...] una voce segue una semplice parte, mentre attorno a lei tre, quattro o cinque altre voci cantano giubilano e saltellano abbellendola meravigliosamente come in una danza celeste, inchinandosi, allacciandosi e ondeggiando allegramente. Chi non sa vedere in questo un vero e proprio miracolo, è realmente uno zoticone».

Penso spontaneamente a quanto poco - nell'arco di questi secoli - la Chiesa cattolica abbia fatto per l'educazione liturgico-musicale dei propri fedeli e penso, per contro, a quanto sarebbe efficace un sano "indottrinamento" della fede mediante una vera sistematica valorizzazione del canto liturgico...

Invece nella Chiesa oggi non vi à alcun progetto reale di educazione al "bel" canto in ambito cultuale: tutto è lasciato alla più trasandata improvvisazione di qualsiasi persona di buona volontà che goda del beneplacito del parroco di turno, il quale a sua volta non ha alcuna remora ad introdurre qualsivoglia "innovazione" liturgica contra legem, il tutto grazie al tacito assenso dei vescovi che oggi rarissimamente pontificano riguardo questioni liturgiche...

Ecco, in fatto di serietà liturgico-musicale, forse oggi i cattolici hanno tutto da imparare dai luterani: per questi ultimi il canto nel culto è cosa sostanziale, per i primi esso rimane purtroppo un aspetto semplicemente esornativo!...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e buona festa di Ognissanti a tutti.

Cremona, il 31 ottobre 2017, Quinto Centenario della Riforma luterana

_________


[*] Martin Luther, Prefazione in latino alla raccolta di mottetti a quattro voci "Symphoniae jucundae" di Georg Rhau (1538), traduzione italiana di Aldo Comba, Einaudi, Torino 1960

domenica 22 ottobre 2017

L'anarchia liturgico-musicale nelle chiese cattoliche in Italia




Oggi 22 ottobre è la festa liturgica di san Giovanni Paolo II e mi sono venute in mente le pur belle parole del santo papa circa la musica sacra...

Più leggo e più mi rendo conto che nella Chiesa cattolica in Italia non vi è alcun progetto sistematico di valorizzazione del canto e della musica nel culto divino: grazie alla mancanza di precise chiare indicazioni da parte dei vescovi, tutto è lasciato all'anarchia liturgico-musicale delle singole parrocchie, ove ogni parroco è papa e ogni gruppo spontaneo si crea le proprie regole...

In ultima analisi ciò dipende dal fatto che il canto e la musica nella liturgia sono meramente opzionali (checché ne dica
Sacrosanctum Concilium 112!) e quindi, alla meno peggio, si fa sempre e solo quello che si può, certi che il buon Dio guarda al cuore e non alle opere (cfr. 1Sam 16, 7)... Mah...

lunedì 28 agosto 2017

Il karaoke liturgico




Gentili lettori,

oggi 28 agosto, giorno liturgico di Sant'Agostino, ho riflettuto una volta di più su quella pratica liturgico-musicale che il santo vescovo d'Ippona chiamava "jubilus": quel canto melismatico che sgorga spontaneamente in colui che gioisce per le incommensurabili opere del Signore! È in pratica l'antecedente di quello che nel canto gregoriano sarà il "melisma".

Di seguito la definizione che ne dà Agostino stesso nel suo commento al Salmo 32:

«Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l’ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d’altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non "giubilare"? Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe. Cantate a lui con arte nel giubilo» (cfr. Salmo 32,3) [*]


Sant'Agostino, a proposito del cantare «con arte», precisa: «Ciascuno si domanda come cantare a Dio. Devi cantare a lui, ma non in modo stonato. Non vuole che siano offese le sue orecchie. Canta con arte, o fratello» [*].

Mi vengono quindi in mente, con sincera compassione (nel senso che patisco-con!), tutti i colleghi organisti che a messa sono costretti ad accompagnare la suorina di turno (o chi per essa) che, cantando più o meno bene al microfono, è convinta (spesso a buona ragione, purtroppo) di essere l'elemento essenziale grazie al quale l'assemblea è spinta a cantare... dunque, non la gioia del giubilo per una forte emozione scaturita dall'ascolto della Parola, ma la noia della routine subita - parlo dei fedeli, non del cantore - per assolvere ad un precetto che è il Terzo Comandamento!

Ecco, mi pare che il "karaoke" liturgico (l'organista che accompagna un cantore microfonato) sia il misero frutto rinsecchito di ormai più di mezzo secolo di riforma liturgica da cui ancora il clero non è stato in grado di far scaturire quella necessaria puntuale organizzazione di una pedadogia del canto cristiano: l'iniziazione cristiana dovrebbe essere condotta di pari passo con un vero e proprio "indottrinamento" nel canto! Ma sappiamo bene cosa fanno cantare ai nostri fanciulli le catechiste (complici i parroci, ovviamente)...

Ad ogni modo, se ci pensate, questo "sacro" karaoke in realtà è all'incontrario: non è colui che canta a seguire una base musicale che proceda imperterrita, bensì il povero accompagnatore allo strumento musicale che, solitamente, deve adattarsi ai tira-molla del cantore di turno! Insomma: l'organista-schiavo deve solo ubbidire!

Io credo che nelle nostre chiese si canti fin troppo, e naturalmente si canti male (perché i cattolici post-conciliari non hanno mai ricevuto un'educazione al canto liturgico): per cambiare rotta bisognerebbe diminuire le occasioni di canto, per cominciare nelle domeniche "ordinarie" facendo solo, appunto, l'Ordinario (Kyrie, Gloria Sanctus e Agnus) e riservare invece il Proprio cantato solo nelle solennità, in modo da poterlo preparare meglio e, soprattutto, con la più intima attinenza al testo delle antifone del Messale (in proposito leggasi http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2013/08/antifonedellamessa.html e anche http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2012/11/bisogna-tornare-cantare-la-parola-di-dio.html ).

Insomma, come recuperare un'educazione al canto sacro? Cerco di darmi risposta qui http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2016/10/come-recuperare-uneducazione-al-canto.html .

Ma ad un organista importa veramente cosa si canta a messa?! In genere mi pare di sì, anche se sarebbe, piuttosto, suo (recondito ed egoistico) sogno il poter suonare una sana "Messa d'Organo" in cui si canti solamente Alleluia e Santo!!

Del resto, vogliamo seguire alla lettera il dettato conciliare? Eccolo:

- «[...] il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (SC 112) [§].

Ora, l'aggettivo «solenne» presuppone che qualsiasi liturgia rivesta un'intrinseca solennità, oppure è la chiara affermazione che vi può essere una liturgia meno solenne di un'altra? Io credo che la solennità abbia i suoi gradi, ce lo suggerisce anche l'istruzione "Musicam Sacram" [°] ai nn. 28-29-30-31.

Or dunque, se i Padri conciliari nel succitato passo si sono premurati di specificare in quel punto «liturgia solenne», significa che vi è anche una liturgia non solenne, ovvero ordinaria... nella quale il canto non è più necessario!!

Quindi: basta cantare "tanto-pe-ccantà", basta cantare porcherie musico-testuali: spazio alle Messe d'Organo!!

:-D

Grazie per la cortese attenzione.

Paolo Bottini

__________
[*] S. Agostino, Commento al Salmo 32, in Giulio Cattin, La monodia nel Medioevo, Storia della musica a cura della Società Italiana di Musicologia, vol. 2, EDT, Torino 1979; cfr. http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2013/12/santagostino-cantare-bene-a-Dio.html