a cura di Paolo Bottini
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«Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)
Liturgia & Musica
Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.
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sabato 14 febbraio 2026
Abbasso il "Gloria" di Lourdes!
venerdì 17 ottobre 2025
Il canto nella liturgia della messa: parte necessaria ed integrante!
Dato che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (costituzione del Concilio vaticano II “Sacrosanctum Concilium” sulla sacra liturgia, n. 112), non dovrebbe esserci atto di culto senza almeno alcune parti cantate!
mercoledì 22 novembre 2023
Decreto contro l’abuso della musica liturgica leggera introdotta nelle chiese
lunedì 30 ottobre 2023
Perché il popolo cristiano non canta più (di S. Ecc. Mons. Pietro Nonis)
L'angolo di Pietro Nonis
MUSICA SACRA. Ancora nel Novecento, la Chiesa coltivava con passione. Poi il declino
Perché il popolo cristiano non canta più
La comunità cristiana svolge una sua attività culturale fin dai suoi primordi. Pensiamo all'ultima sera che il Cristo passa fra i suoi, fino al momento in cui la tragica Passione s'impadronirà di lui. «“Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”. E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» [Mt 26, 29-30].
Già la struttura mosaica dà importanza alla formulazione ed esecuzione di inni sacri. «Voglio cantare in onore del Signore / perché ha mirabilmente trionfato, / ha gettato in mare / cavallo e cavaliere» (Es 15, 1). Il primo libro delle Cronache ricorda i nomi di coloro «ai quali Davide affidò la direzione del canto nel tempio, dopo che l'Arca aveva trovato una sistemazione» (1 Cr 6, 16). «Davide, insieme con i capi dell'esercito, separò per il servizio i figli di Asar, Eman e di Idutun, che eseguirono la musica sacra con cetre, arpe e cembali» (1 Cr 25, 1). Le Cronache danno ai cantori i nomi di “profeti” o di “veggenti”.
Nel prezioso corpus delle Lettere di Paolo sono sicuramente contenuti dei tratti destinati al canto liturgico: sono le fasi nascenti di una cultura singolare che col tempo si irrobustisce. Non è fuori luogo ritenere che in quella sede abbia avuto luogo, a partire dai cantici della più antica comunità cristiana, il trapasso dai frutti della musica corale presente nella Bibbia, ai primi germi della musica gregoriana.
L'Architettura cristiana del Medio Evo ha certamente asegnato un posto e un ruolo al canto sacro. A partire dalla fine del Medio Evo esso prenderà in luoghi significativi una funzione insostituibile nella liturgia, che ha precedentemente assunto per ruoli speciali i frammenti più importanti dei testi. Dell'enorme sviluppo assuto dal Quattro-Cinquecento dalla musica sacra e dal canto corale, fa testimonianza il fatto che, col trascorrere del tempo, il popolo s'impadronì delle melodie più parlanti e scorrevoli. Ancora nel Novecento – primi periodi – la Chiesa coltivava con passione la musica nelle comunità importanti o anche minori.
Poi, lentamente, il decadimento, e la sostituzione di parole e melodie significative, riservate dapprima ai professionisti e quindi passate ai gruppi giovanili che fanno in chiesa musica somigliante a quella estranea, nella quale è difficile cogliere il germe e il tono della preghiera. Fino al silenzio odierno: preannuncio sepolcrale di una decadenza che prelude il silenzio mortuario.
- articolo pubblicato su «La Voce dei Berici» il 2 marzo 2014
domenica 6 agosto 2023
Non si esageri nell'uso del microfono!
A vent'anni dalla morte del sacerdote e musicista cremonese
vi propongo di conoscere la sua musica sacra su https://www.lafeltrinelli.it/cd/artisti/don-dante-caifa (di cui anteprime audio su https://open.spotify.com/artist/7wf9yP6CTxnmIJ4MH7DuPJ) assieme ad alcune testimonianze che si possono leggere cliccando QUI.
Da parte mia ecco un gustoso scritto inedito.
Così don Caifa scriveva di suo pugno accompagnando le ufficiali indicazioni per l'animazione del canto delle assemblee liturgiche promulgato nel 1985 dal vescovo di Cremona Enrico Assi:
- « Due raccomandazioni (se le volete): 1) Non si esageri nell'uso del microfono da parte di chi guida l'assemblea: quando incombe una voce tonante, non vien voglia di cantare: tanto le altre voci parrebbero inutili; 2) Piuttosto che cantar male, non si canti. (Questa raccomandazione difficilmente sarà recepita; perché chi canta - comunque canti - non ama sentirsi dire e tanto meno pensare di cantar male) ».
Nemmeno la prima di esse, mi pare, è mai stata recepita: anche le chiese più piccole ormai sono agghindate con impianti d'amplificazione che, di norma, sono regolati a volumi quasi assordanti, complice il naturale più o meno ampio riverbero delle volte di buona parte dei sacri edifici nonché la comune trasandatezza con cui vengono maneggiati gli impianti stessi...
- « Dopo la riforma liturgica di Paolo VI [...] oggi, è chiaro ormai, la Messa non è valida se non c'è almeno un'omelia e un microfono [...], meglio due, anzi tre: uno per il prete, uno per il lettore di sinistra, un terzo per quello di destra; meglio ancora se ce n'è un quarto perl'animatore [...] È risaputo che la virulenza di amplificazioni fastidiose è una turbativa fra le più gravi del sistema nervoso oltreché una sfacciata provocazione all'equilibrio viscerale. Il più delle volte poi gli altoparlanti funzionano male; negli ambienti grandi la dispersione delle onde sonore crea problemi tecnici di difficile soluzione. Come rimediano allora all'inconveniente i moderni vociferatori evangelici? Alzando il volume dell'amplificatore!... Niente di peggio: il rimbombo insopportabile crea automaticamente un clima da balera e c'è l'impressione di una muta di cani che abbaiano di notte. [...] ». [*]
Grazie per la vostra cortese attenzione e cordiali saluti.
Paolo Bottini
Cremona, il 5 agosto 2023
lunedì 31 ottobre 2022
Per evitare un altro convegno sulla questione "organo e organista nella liturgia" ! ...

Gentili lettori,
sappiate che sono ormai passati più di vent'anni dopo il convegno "L'organista nella liturgia" promosso a Firenze dalla Associazione Italiana Santa Cecilia!
Mi auguro che tra gli organisti italiani vi siano ancora oggi molti che sperano in una migliore attenzione dei vescovi a tutto ciò che, nell'ambito del culto divino, può intendersi genericamente per "musica sacra", ovvero innanzitutto il canto liturgico popolare (materia che dovrebbe essere prioritaria ma che invece - lo vediamo ben tutti da decenni - è proprio la più trasandata, non essendovi alcun progetto unitario di iniziazione dei fedeli cattolici alla preghiera cantata), poi eventualmente la polifonia vocale (quanti cori sono stati smembrati in nome della - spesso fraintesa - «partecipazione attiva» dei fedeli?!), infine la musica per organo (che più ci interessa, anche se purtroppo lo spazio per la musica organistica è sempre più messo all'angolo).
A me sembra che l'attenzione dei vescovi per la musica sacra sia direttamente proporzionale al loro impegno per la valorizzazione della liturgia tout court: pressoché nullo! [*]
Spero dunque che a nessuno venga in mente di organizzare un altro convegno senza prima aver visto res, non verba!...
Grazie per la cortese attenzione.
Paolo Bottini
Cremona, il 31 ottobre 2022
domenica 28 agosto 2022
Chi canta prega due volte.... ma non per Sant'Agostino!
Gentili lettori,
Vero è, comunque, che al santo vescovo d'Ippona premesse particolarmente il cantare bene:
«Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese» (cfr. <http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2013/12/santagostino-cantare-bene-a-Dio.html>).
Grazie sempre per la vostra cortese attenzione.
Paolo Bottini
Chi canta prega due volte.... ma non per Sant'Agostino! [*]
di Daniele Casi
Ricorrendo la memoria liturgica di Sant'Agostino d'Ippona, Vescovo, Confessore e Dottore della Chiesa e per doveroso atto di devozione ci viene di fare un piccolo atto di giustizia a colui che mons. Antonio Livi definisce: «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto».
Troviamo, infatti, sommamente ingiusto che, della sua sterminata produzione, "il grande pubblico" conosca, quando va bene, il titolo di un paio di opere ed ancor peggio la trita frase-mantra: «Chi canta bene, prega due volte». Ebbene, signori e signore, il Santo Vescovo d'Ippona, tali parole mai le pronunziò, ne tantomeno le scrisse. Sì, ho verificato anch'io, se cercate su Google vengono fuori ben 49.200 referenze che attestano il contrario e molti di voi l'avranno appresa, come chi scrive nella sua tenera infanzia, dalla viva voce di zelanti parroci e di altrettante suorine 'addette ai canti'.
Difficile dire da dove sia nato il "mito".
Forse dall'Ordinamento Generale del Messale Romano [...] che al n. 39 recita: « [...] perciò dice molto bene sant' Agostino: "Il cantare è proprio di chi ama" [Sermo 336,1: PL 38, 1472.], e già dall'antichità si formò il detto: "Chi canta bene, prega due volte" [...] ?
Perfino il sagace Rino Cammilleri è sembrato quasi caderci in uno dei suoi 'Antidoti' tanto che opportunamente chiosava:
«Mica poteva sapere [Agostino] che la sua frase sarebbe stata utilizzata dal clero del terzo millennio per ottenere la tanto sospirata "partecipazione" dei fedeli all'"assemblea liturgica" che il prete "presiede". Così, quando l'intero uditorio si mette a cantare a squarciagola i pezzi numerati imposti dal complessino, finalmente la "celebrazione eucaristica" può dirsi pienamente "partecipata", con grande soddisfazione del "presidente" che non di rado ha interrotto a metà il rito per arringare l'uditorio che cantava poco o piano».
Alcuni sostengono che la frase incriminata sia sunto di quanto Agostino - che si può dire quasi convertito dalle lacrime sgorgate per la bellezza dei canti ascoltati a Milano, dal suo 'padre nella Fede', Sant'Ambrogio - scrive nelle Enarrationes in Psalmos, ma ci sembra davvero riduttivo di tali vette di melodiosa spiritualità che vi riportiamo di seguito in omaggio al 'festeggiato'. [...].
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«"Lodate il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo!" (Salmo 32, 2.3). Spogliatevi di ciò che è vecchio ormai; avete conosciuto il nuovo canto. Un uomo nuovo, un testamento nuovo, un canto nuovo. Il nuovo canto non si addice ad uomini vecchi. Non lo imparano se non gli uomini nuovi, uomini rinnovati, per mezzo della grazia, da ciò che era vecchio, uomini appartenenti ormai al nuovo testamento, che è il regno dei cieli. Tutto il nostro amore ad esso sospira e canta un canto nuovo. Elevi però un canto nuovo non con la lingua, ma con la vita. Cantate a lui un canto nuovo, cantate a lui con arte (cfr. Salmo 32, 3). Ciascuno si domanda come cantare a Dio. Devi cantare a lui, ma non in modo stonato. Non vuole che siano offese le sue orecchie. Cantate con arte, o fratelli. Quando, davanti a un buon intenditore di musica, ti si dice: canta in modo da piacergli; tu, privo di preparazione nell'arte musicale, vieni preso da trepidazione nel cantare, perché non vorresti dispiacere al musicista; infatti quello che sfugge al profano, viene notato e criticato da un intenditore dell'arte. Orbene, chi oserebbe presentarsi a cantare con arte a Dio, che sa ben giudicare il cantore, che esamina con esattezza ogni cosa e che tutto ascolta così bene? Come potresti mostrare un'abilità così perfetta nel canto, da non offendere in nulla orecchie così perfette? Ecco egli ti dà quasi il tono della melodia da cantare: non andare in cerca della parole, come se tu potessi tradurre in suoni articolati un canto di cui Dio si diletti. Canta nel giubilo. Cantare con arte a Dio consiste proprio in questo: Cantare nel giubilo. Che cosa significa cantare nel giubilo? Comprendere e non saper spiegare a parole ciò che si canta col cuore. Coloro infatti che cantano sia durante la mietitura, sia durante la vendemmia, sia durante qualche lavoro intenso, prima avvertono il piacere, suscitato dalle parole dei canti, ma, in seguito, quando l'emozione cresce, sentono che non possono più esprimerla in parole e allora si sfogano in sola modulazione di note. Questo canto lo chiamiamo "giubilo". Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l'ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d'altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non "giubilare"? Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe. Cantate a lui con arte nel giubilo».
[*] articolo tratto da sanpiox.it
domenica 10 luglio 2022
Per una «seria e vitale formazione liturgica» del popolo di Dio
«il protagonista di un dramma da recitare sull'altare con altri attori, e più drammatici e sensazionali diventano tutti, più sentono che stanno ottenendo buoni risultati. In un simile scenario, il ruolo centrale di Cristo svanisce. Anche se in un primo momento può sembrare bello, presta diventa una gran noia»[2].
Cremona, domenica 10 luglio 2022
martedì 22 febbraio 2022
«Desidero che venga adeguatamente valorizzato il CANTO GREGORIANO»!
ecco cosa esortava nel 2007 il papa Benedetto XVI riguardo musica e canto nella liturgia al n. 42 della sua esortazione apostolica postsinodale "Sacramentum caritatis":
- «Nell'ars celebrandi un posto di rilievo viene occupato dal canto liturgico.
A ragione sant'Agostino in un suo famoso sermone afferma: "L'uomo nuovo sa qual è il cantico nuovo. Il cantare è espressione di gioia e, se pensiamo a ciò con un po' più di attenzione, è espressione di amore".
Il Popolo di Dio radunato per la celebrazione canta le lodi di Dio. La Chiesa, nella sua bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare, musica e canti che costituiscono un patrimonio di fede e di amore che non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non possiamo dire che un canto vale l'altro.
A tale proposito, occorre evitare la generica improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia. In quanto elemento liturgico, il canto deve integrarsi nella forma propria della celebrazione. Di conseguenza tutto nel testo, nella melodia, nell'esecuzione deve corrispondere al senso del mistero celebrato, alle parti del rito e ai tempi liturgici.
Infine, pur tenendo conto dei diversi orientamenti e delle differenti tradizioni assai lodevoli, desidero, come è stato chiesto dai Padri sinodali, che venga adeguatamente valorizzato il canto gregoriano, in quanto canto proprio della liturgia romana.»
Parole sicuramente piene di buon senso... mi chiedo, tuttavia, come si possa tradurre nella pratica quotidiana le citate papali esortazioni:
1) «evitare [...] l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia»: bisognerebbe che la Santa Sede, quanto meno, promulghi un preciso elenco di quei generi musicali considerati "irrispettosi"[1]!...
2) la vexata quæstio del canto gregoriano: posto che oggi, normalmente (forse anche a causa della misteriosa locuzione ceteris paribus in «Sacrosanctum Concilium»), esso è sostanzialmente accantonato - per non dire aborrito -, come conciliare l'eventuale uso, più o meno frequente, di questo venerabile repertorio con la tanto richiesta "partecipazione attiva" [2] dell'assemblea al culto divino, considerato anche che, data la difficoltà esecutiva, è un tipo di canto praticabile unicamente da un gruppo corale "favorito"?
venerdì 8 ottobre 2021
Beato il popolo che ti sa acclamare (Sal 89, 16)
Questi giorni i cori si ricompattano, dopo i riposi estivi e le strettezze del Covid. Qualche coro potrebbe avere la sorpresa di un respingimento. Già dei Vescovi e dei Parroci hanno allontanato dei cori.
La verità è che, dopo oltre mezzo secolo da quel Concilio che aveva messo al primo posto il canto dell'Assemblea, lo scopo non si è raggiunto: si è riusciti a silenziare la musica di altissima arte, ma non a far cantare la gente. Andiamo allo scontro? Non serve.
Sostenete il canto dei bambini, degli anziani, fino a che tutta la Chiesa non sia piena della loro e della vostra voce. Per uno, per dieci anni proclamate un digiuno corale! Poi tornerete ai vostri posti e tutti insieme proclameremo la gloria di Dio.
sabato 4 luglio 2020
GRADUALE SIMPLEX
sabato 20 giugno 2020
Chiese piene di giovani che cantano accompagnati dall'organo (?!)...
Inutile ricordare qui che, circa gli strumenti, la costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" chiede che «nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale». Ammette, tuttavia, altri strumenti, «a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale» e, «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli».
giovedì 23 aprile 2020
Sull'opportunità o meno delle tele-messe e delle messe "virtuali" in internet
«[...] Che dire delle persone che amano ascoltare concerti sacri, ma non vanno a messa? Non potrebbero finire con l’assistere a una messa online per il piacere della musica? [...]».
domenica 24 febbraio 2019
Trento: il progetto sperimentale "Canto e Catechesi" a cura di Antonio Gasperi
ecco la breve cronaca relativa al progetto “Canto e Catechesi”.
Sono un musicista compositore, già insegnante di conservatorio e ora in pensione.
Nell’anno 2017 ho partecipato al Convegno romano “Musicam sacram” a 50 anni dalla sua pubblicazione. Successivamente, lo scorso settembre ho partecipato al Convegno romano “Compositori e Chiesa” svoltosi presso l’università Lumsa di Roma in occasione del quale ho potuto presentare i contenuti di questo progetto.
Per quanto riguarda la sua realizzazione si è pensato di trasformarlo come esperienza da svolgere nel periodo della pre-catechesi, ossia non ancora inserito nelle attività specifiche della catechesi.
Pertanto, questo corso viene svolto a metà settimana in un orario situato al temine delle lezioni scolastiche.
La prova di canto è di circa un’ora e si svolge in un’aula del coro parrocchiale, attrezzata cioè all’attività del canto corale.
Alla lezione di canto collabora una corista che è insegnante presso la scuola dell’infanzia: in questo modo lei offre un valido aiuto nella conoscenza della pedagogia infantile.
Cerco di garantire alla lezione di canto una certa connotazione culturale poiché è mio desiderio avvicinare i giovani allievi alla lettura della musica, su imitazione dell’insegnamento di Guido D’Arezzo, figura di grande spessore culturale oltre che storico.
Antonio Gasperi
domenica 13 gennaio 2019
Canto liturgico: vergogna del cattolicesimo contemporaneo!
Ricordando, ad un anno dalla scomparsa, l'impareggiabile figura del «musicista che suona l'organo», quale si definiva il francese Pierre PINCEMAILLE https://www.organieorganisti.it/pierre-pincemaille, desidero citare una sua severa affermazione che condivido in pieno:
«È quantomeno inaudito che, in molti casi, l’organista sia subordinato ad un animatore spesso incompetente in musica, reclutato tra i parrocchiani, e che gli impone una scelta di canti abominevoli, tipo canzonetta da varietà di più bassa lega. Questo repertorio orribile è la vergogna (sul piano artistico) del cattolicesimo contemporaneo». [*]
Spesso si cita la Francia come un luogo ideale per il miglior accoglimento della professionalità di un organista in ambito liturgico... ma proprio in questo paese (ove un organista "titolare", magari reclutato per concorso, ha un regolare contratto di lavoro ma non guadagna più di 700 euro netti al mese!), il repertorio dei canti liturgici non è talmente esemplare come potremmo pensare (sempre comunque meglio dei nostri repertori italiani di pop liturgico ormai diffusissimi!).
Per avere una migliore impressione del - pur sempre abusato - termine di "animatore" nell'ambito del culto della chiesa cattolica, propongo la lettura di un articolo di Giacomo Mezzalira, riferito all'unico vero animatore liturgico (cioè effettivo responsabile del canto e della musica in chiesa) che dovrebbe essere l'organista (assieme all'eventuale direttore del coro o maestro di cappella), articolo consultabile cliccando http://www.animatoreliturgico.it .
Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.
Paolo Bottini
https://www.organieorganisti.it/utenti/paolo-bottini
Cremona, il 12 gennaio 2019
- per commentare su FB https://www.facebook.com/MagisterCremonensis/posts/1844810839144458
[*] « Il est quand même inouï que, dans quantité de cas, l’organiste soit subordonné à un animateur parfois incompétent en musique – recruté parmi les paroissiens – et qui lui impose un choix de cantiques abominables, relevant de la chansonnette de variété du plus bas étage. Ce répertoire hideux est la honte (au plan artistique) du catholicisme contemporain. » - citazione tratta da http://mobile.lemonde.fr/musiques/article/2018/01/15/pierre-pincemaille-une-vie-a-la-tribune-de-saint-denis_5242081_1654986.html
sabato 8 dicembre 2018
Canti d'ordinaria solennità
don Massimo Palombella mi ha fatto pervenire le partiture dei canti [*] che domenica prossima il "choro favorito" della Cappella Musicale Pontificia "Sistina" proporrà alla messa vespertina nella chiesa dei Frati a San Martino d.' A. ...
Mi pare evidente che non si tratta di nulla di straordinario, essendo una domenica del tempo ordinario, tuttavia sono sicuro che i fedeli crederanno di assistere ad una vera e propria messa solenne, dato che questo repertorio ordinariamente da noi non si fa, preferendo invece il canto del Proprio (introito, offertorio, comunione), quando invece, a mio parere, dovremmo concentrarci sul canto dell'Ordinario!
Provo ad immaginarmi un paio di commenti tra i nostri fedelissimi: 1) Hai ragione, Giuseppa cara, queste cose le abbiamo cantate oggi perché ci sono i cantori della Sistina che "animano"... altrimenti per noi sarebbero troppo difficili ogni domenica!; 2) Veh, Santina, hai sentito che meraviglia, che solennità, nemmeno a Pasqua ci è dato poter godere di queste emozioni: magari potessimo cantare queste cose ogni domenica... però come facciamo senza l'aiuto di tutti questi eccezionali cantori?!
In altre parole, caro don Ferrante, qui si rischia che la gente pensi che un tal programma musicale sia possibile solo grazie alla presenza di cori illustri o di cantori super-specializzati...
Invece, così come ci sono solitamente due persone di buona volontà che salgono all'ambone per le letture sacre, non potremmo avere un cantore che (se col microfono, discretamente, per carità!) intoni i canti se e quando necessario?!
Scusi queste riflessioni ex abrupto...
Mi confermo cordialmente Suo dev.mo organista in Domino
Pietro Fraterna
martedì 31 ottobre 2017
La sostanziale esornatività del canto liturgico cattolico (nel 500° della riforma luterana)
- «La musica deve essere lodata, perché è seconda soltanto alla Parola di Dio nel suscitare le emozioni»
- «[...] una voce segue una semplice parte, mentre attorno a lei tre, quattro o cinque altre voci cantano giubilano e saltellano abbellendola meravigliosamente come in una danza celeste, inchinandosi, allacciandosi e ondeggiando allegramente. Chi non sa vedere in questo un vero e proprio miracolo, è realmente uno zoticone».
domenica 22 ottobre 2017
L'anarchia liturgico-musicale nelle chiese cattoliche in Italia
Più leggo e più mi rendo conto che nella Chiesa cattolica in Italia non vi è alcun progetto sistematico di valorizzazione del canto e della musica nel culto divino: grazie alla mancanza di precise chiare indicazioni da parte dei vescovi, tutto è lasciato all'anarchia liturgico-musicale delle singole parrocchie, ove ogni parroco è papa e ogni gruppo spontaneo si crea le proprie regole...
In ultima analisi ciò dipende dal fatto che il canto e la musica nella liturgia sono meramente opzionali (checché ne dica
Sacrosanctum Concilium 112!) e quindi, alla meno peggio, si fa sempre e solo quello che si può, certi che il buon Dio guarda al cuore e non alle opere (cfr. 1Sam 16, 7)... Mah...
lunedì 28 agosto 2017
Il karaoke liturgico
«Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l’ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d’altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non "giubilare"? Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe. Cantate a lui con arte nel giubilo» (cfr. Salmo 32,3) [*]
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