Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 15 dicembre 2024

L'inno "Lauda Sion - Christus vincit" di Federico CAUDANA

 



Federico CAUDANA (1878-1963) vinse per concorso il posto di organista titolare e maestro di cappella del Duomo di Cremona nel 1907: lo tenne fino alla morte. 

Il suo nome è ancora oggi universalmente noto grazie alla sua messa popolare "Laus tibi Christe" (conosciuta come "Caudanina") ma soprattutto grazie all'inno "Lauda Sion - Christus vincit" che, composto in occasione del primo congresso eucaristico cremonese (Cremona, 8-11 maggio 1924), fece subito presa grazie all'innato talento del compositore nel creare melodie spontaneamente orecchiabili e cantabili dalle masse popolari. 

Infatti, come testimoniava monsignor Ernesto Moneta Caglio, 

«Caudana era eminentemente popolare: era la strada a cui l'avevano avviato i suoi primi educatori salesiani. Se scriveva per il popolo, ne uscivano canti che facevano subito colpo tra la massa. Basterebbe pensare al suo Lauda Sion e ai vari pezzi del Congresso Eucaristico del 1924. Se invece scriveva per la schola, le sue musiche miravano sempre ad essere comprese dal popolo».

Il "Lauda Sion" venne dedicato a monsignor Agostino Desirelli, parroco della chiesa di S. Agata in Cremona e presidente del citato congresso eucaristico di Cremona.

È certamente grazie alla risonanza creata da questo e da molti altri inni che l'editore di musica sacra Vittorio Carrara (in attività a Bergamo dal 1912) si accorse del valore di Caudana e subito lo contattò iniziando una proficua e prolifica collaborazione professionale, sfociante in una cordiale ed intima amicizia almeno dall'aprile 1928 (momento dal quale nel rapporto epistolare i due iniziano a darsi del «tu») e che durerà per tutta la vita. 

Appurata l'effettiva diffusione dei suddetti inni caudaniani nei tre anni dopo il citato congresso eucaristico – inni che già per quell'occasione l'editore bergamasco aveva stampato ad uso diocesano cremonese in una versione per canto e organo – Carrara non esitò a proporne la pubblicazione nel catalogo della sua casa editrice, confortato dal fatto che Caudana stesso gli confermava «da ogni parte ho richieste dei miei canti eucaristici, specialmente il Lauda Sion»; anzi, subito dopo la prima edizione a stampa del 1927 fu necessaria una ristampa in vista della festa del Corpus Domini, specialmente il Lauda Sion Banda, e canto ed organo. 

«Ormai è divenuto popolarissimo in molte diocesi - scrive Caudana a Carrara - e conviene farlo conoscere maggiormente con molta reclame. Il vescovo di Cremona desidererebbe farlo diventare canto ufficiale dei Congressi Eucaristici e mi pare stia facendo delle pratiche in proposito. Non sarebbe il caso di stampare la parte canto e organo separatamente dagli altri tre [inni]? [...] Desidero fare bella figura io, ma voglio che la faccia anche Lei come editore».


Nel contempo Caudana considerava, forse un po' amaramente, che «[il mio Lauda Sion] anche qui è stato eseguito migliaia di volte e non ho mai preso un ghello» e che, quindi, «se mi dovessero pagare in ragione delle volte che è stato eseguito il mio 'Lauda Sion' potrei comperarmi, se non l'automobile, almeno un carretto con il ciuccio». 

Già all'epoca si guadagnava poco o nulla di diritti d'autore per la musica eseguita nella liturgia, quindi Carrara è preoccupato, quanto meno, di ricevere il giusto introito con la musica degli inni e delle marce religiose eseguite dai corpi bandistici all'aperto durante le processioni: 

«Le bande del cremonese suonano quasi tutte gli inni miei da te pubblicati come marcie religiose nelle processioni e non so se hanno pagato: mi informerò presso l'agente dei diritti d'autore. Gli altri editori hanno pochissime marce religiose. [...] Mi pare quindi che tu facendo reclame dovrebbero eseguire quelle della tua edizione che sono belle».


Tuttavia all'epoca, quanto meno e a differenza di oggi, riguardo ai diritti d'autore per le musiche eseguite in chiesa 

«a Cremona e diocesi [le parrocchie] pagano tutte con una tassa fissa dal minimo di lire 10 a 50 all'anno, per la musica eseguita sull'organo. Quando però vi sono funzioni straordinarie, come uffici funebri (con messa da morto coi cantori) pagano altra tassa». 

E per questo – la cifra è comunque non paragonabile agli spropositati diritti che può guadagnare oggidì, ad esempio, un cantautore – nel maggio 1929 Caudana può quasi trionfante comunicare all'amico Carrara: «Ho ricevuto lire 20 di diritti d'autore: voglio comperare l'automobile come ha fatto il M.° [Alessandro] Marinelli [1865-1951]».

Tornando agli inni eucaristici caudaniani, la possibilità di un largo impiego dei medesimi abbiamo visto stare molto a cuore sia all'autore che, ancor di più, all'editore Carrara:

«Ti ringrazio tanto per aver pensato di far reclamare al mio "Lauda Sion" mettendo sull'"Araldo" [di gennaio] e consigliandolo come il canto dei pellegrini per l'anno santo. Dovresti scrivere al Presidente dei Congressi Eucaristici mons. Angelo Bartolomasi vescovo [Ordinario Militare a Roma] (mio buon amico d'infanzia) che faccia passare il suddetto inno ufficiale dei Congressi. [...] A proposito di inni eucaristici ti prego di un favore: il vescovo di Andria (Bari) [mons. Ferdinando Bernardi] mio compaesano ed amico mi ha scritto in questi giorni domandandomi copia dei miei inni eucaristici "Lauda Sion" e Al SS. Sacramento (Qual regni tra i nimbi) e Pange Lingua, perché desidera che vengano eseguiti al prossimo Congresso che faranno nella sua Diocesi. Io non ne ho copia: ti prego di farne spedire una copia di tutti per canto e organo».


Carrara provvede e Caudana rincalza: «Ti ringrazio delle copie "Lauda Sion" che mi hai mandato e delle copie che hai mandato a mons. Bartolomasi [...]: gli scriverò insistendo perché faccia passare presto come inno ufficiale dei Congressi Eucaristici il Lauda Sion e sarà bene che scriva anche tu».

L'opera di divulgazione 'nazionale' viene innescata nel marzo 1933: «Domani mi troverò a pranzo col mio vescovo mons. Cazzani e con mons. Bartolomasi. Tirerò in ballo il mio "Lauda Sion"» e infatti nel 1934 l'Ordinario Militare monsignor Angelo Bartolomasi scrive a Caudana notando con piacere la grande diffusione
del Lauda Sion, desiderando contribuire ad una maggiore ulteriore diffusione come inno ufficiale in tutti in congressi eucaristici e pregando Caudana di inviargliene dieci copie. Infine, giusto a testimonianza del grande successo popolare del Lauda Sion e degli altri canti sopra citati, ecco una breve cronaca della festa del Corpus Domini 1933 a Cremona: 

«Ho terminato ora la funzione in cattedrale: processione magnifica. Il mio Lauda Sion ed il mio Pange lingua hanno trionfato: il coro formato da tutto il seminario e da due altri Istituti (circa 300 cantori) accompagnati benissimo dalla Banda Cittadina composta da 65 ottimi elementi, ha fatto un grande effetto. Giunti in piazza del duomo (gremitissima) tutto il popolo cantava con entusiasmo i due canti. Una cosa veramente commovente».

La fama del Lauda Sion caudaniano raramente veniva oscurata: 

«Hai fatto bene proporre l'inno di Donini al Congresso di Fermo, ma sarà difficile che lo accettino perché in ogni regione vi è il compositore (quasi sempre un prete) che vuole imporre il suo inno: passa il mio Lauda Sion perché ormai è nel dominio pubblico, altrimenti boicotterebbero anche quello. Non hanno fatto così anche a Crema per il Congresso? Non hanno voluto il Lauda Sion di Caudana perché roba cremonese e non avendo il musicista cremasco capace di fare un inno si sono rivolti al Bambini perché dalle parti di Brescia!!! Ad ogni modo sono contento che cantino il mio e speriamo prendano anche quello di Donini che è molto bello».


[quanto sopra è tratto da: Paolo Bottini, Federico Caudana (1878-1963): vita ed opere di un musicista tra professione e vocazione, in «Bollettino storico cremonese» n.s., 13-14 (2006-2007), pp. 205-414; le citazioni sono tutte tratte dall'inedito epistolario Caudana/Carrara, reso disponibile dal comm. Vinicio Carrara (1921-2006), titolare della Casa Musicale Edizioni Carrara di Bergamo]

mercoledì 13 novembre 2024

L'inno a sant'Omobono di Federico CAUDANA




Paolo Bottini all'organo "Giuseppe Rotelli" (1901)
della chiesa dei Padri Barnabiti di s. Luca in Cremona
suona l'inno a sant'Omobono di Federico CAUDANA 



La melodia di quest'inno, tutt'oggi utilizzata in occasione della festa patronale di sant'Omobono il 13 novembre a Cremona, venne composta da Federico CAUDANA, organista titolare e maestro di cappella del Duomo di Cremona dal 1907 al 1963, in occasione del solenne pontificale del 22 maggio 1922 voluto dal vescovo Giovanni Cazzani per la traslazione delle spoglie di sant'Omobono dalla chiesa di s. Egidio alla cripta della Cattedrale, dove attualmente si trovano e sono venerate ogni 13 novembre; il sacerdote cremonese Giuseppe Ravasi, professore presso il regio ginnasio di Cremona, scrisse il testo del nuovo inno che Caudana musicò e del quale fece anche la strumentazione per banda due anni dopo, in occasione del primo congresso eucaristico cremonese svoltosi nel maggio 1924. Quest'inno andava ad incrementare la copiosa produzione innodica di Caudana, puntualmente pubblicata dall'editore Vittorio Carrara di Bergamo: ma un testo riferito ad Omobono non era spendibile altrove... se non togliendo il nome proprio ed appellando il santo di turno con un generico «Grande»! Ecco dunque, pubblicato nel settembre del 1927 dalla Casa Musicale Edizioni Carrara con il numero di edizione 700 (assieme agli altri, ben più celebri, Lauda Sion - Christus vincit e Pange lingua - Christus vincit), sul leggìo dell'organo della chiesa di s. Luca, potete vedere in questo video lo spartito originale dell'inno processionale per coro popolare all'unisono intitolato Al Santo Patrono e dedicato ai Circoli Cattolici della Diocesi di Cremona sui seguenti versi di Giuseppe Ravasi: O Grande che il Cielo di lauri incorona, Solenne il tuo nome tra gl'inni risuona: Nell'ansie supreme di fervida speme, Di giubil rapiti t'applaudono in cor. Gradito a Te salga, Celeste Patrono, il canto devoto di fede e d'amor. Tra una strofa e l'altra vi è, espressamente composto, l'Intermezzo della Banda, qui pure eseguito nella trascrizione originale per organo. Il testo attualmente in uso, scritto in tempi moderni da Ennio Sozzi per la diocesi di Cremona, così recita: O Padre, che vegli benigno Cremona, festoso il tuo nome fra gl'inni risuona, glorioso tra i santi in Cristo esultanti, con fervidi voti t'acclamano i cuor. Discordie componi, disperdi gli errori, infondi nei cuori la pace, l'amor.

La mano protesa ai fratelli indigenti, ti offrivi a sopire dissidi irruenti, maestro verace e nunzio di pace, nei figli devoti ridesta fervor. Discordie componi, disperdi gli errori, infondi nei cuori la pace, l'amor. Da secoli eletto celeste patrono, sul popolo santo effondi il tuo dono; nell'odio che creme tu guardi a chi geme e innalza la prece a renderti onor. Discordie componi, disperdi gli errori, infondi nei cuori la pace, l'amor.

martedì 22 dicembre 2020

Nel centenario della nascita di don DANTE CAIFA, organista (dal 1964) e maestro di cappella (dal 1992) del Duomo di CREMONA

 


Nel primo centenario della nascita del sacerdote, compositore, direttore di coro, nonché dal 1964 successore di Federico Caudana quale organista (dal 1992 ufficialmente anche maestro di cappella) del Duomo di Cremona,

DANTE CAIFA
(Vescovato, CR, 22 dicembre 1920 - Cremona, 5 agosto 2003)

desidero segnalare qui di seguito alcuni titoli della sua efficace produzione corale sacra e profana, le cui partiture si possono gratuitamente scaricare collegandosi all'indirizzo internet citato in calce alla presente.

Un breve profilo biografico del sacerdote-musicista cremonese si può leggere nel mio sito internet personale cliccando QUI.

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DANTE CAIFA
(1920 – 2003)

Composizioni per coro e organo

Acclamazioni (1969) – a 3-4 voci e organo
Adeste fideles – a 4 voci miste
Adeste fideles, orchestra – pueri, coro a 4 voci miste e orchestra
Al Signore che entrava (1967) – a 3 voci miste e organo
Alleluia. Dio è amore (2001) – soprano e organo
Astro del ciel – a 4 voci miste
Ave, Maria – pueri e organo
Ave, o stella del mare (1988) – a 4 voci miste
Beata virgo – a 4 voci miste
Bel enfant – a 4 voci miste
Benedictus – baritono e organo
Buon Pastore (1975) – a 4 voci miste e organo
Cantate al Signore (1986) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Chi vive e crede in me (1975) – a 3 voci miste e organo
Christus vincit – assemblea e coro a 3 voci pari
Cor dulce (1941) – canto e organo
Credo (1967) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Cristo per noi (1977) – a 3 voci miste
Cuore di Cristo (2000) – a 4 voci miste
Danzate con me – a 4 voci miste
Del tramonto nella luce (1982) – assemblea e organo
Deep river – a 4 voci miste
Et resurrexit (2003) – a 4 voci miste
Fedele e saggio (1977) – a 2 voci miste e organo
Filastrocca
Genitum (1967) – baritono e organo
Gloria in cielo – solo, coro a 4 voci miste e organo
Gloria in Do (1985) – coro a 2 voci dispari e organo
Gloria in Fa (1978) – a 4 voci miste e organo
Gloria in La – a 2 voci miste e organo
Gloria in Re (1969-70) – a 2 voci miste e organo
Go down, Moses – a 4 voci miste
Heav’n – a 4 voci miste (oppure voce femminile solista e coro a 3 voci miste)
Home, sweet home – a 4 voci miste
I sacerdoti del Signore (1975) – a 4 voci miste e organo
Iam non dicam – a 3 voci pari
Il fischio – a 4 voci miste
Il gran Verbo incarnato – contralto, coro a 4 voci miste e organo
Il Salvatore nostro (1981) – a 4 voci miste e organo
Il Signore gli ha dischiuso la bocca (1977) – a 4 voci miste e organo
In terra d’esilio (1982) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Inimicitias ponam (1965) – tenore, coro a 2 voci pari e organo
Inni e canti (1941) – canto e organo
Invocazione a Maria (1942) – per pueri e coro a 4 voci pari
L’arcobaleno (1975-1976) – voce solista, coro a 4 voci miste e pianoforte
L’uselin del bosc – soprano e coro a 4 voci miste
L’uva fogarina – a 3 voci miste
La filanda – a 4 voci miste
La Pasiòn del nost Signùur
Lo Spirito del Signore (1966) – a 3 voci miste e organo
Lodate il Signore (1980) – a 4 voci miste e organo
Lodate il Signore (1980) – versione alternativa dell’accompagnamento
Magnificat (1977) – a 4 voci miste
Magnificat I (1977) – a 3 voci pari e organo
Magnificat II (1997) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Memor sit Dominus (1957) – tenore, coro a 3 voci miste e organo
Messa I (1965) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Messa II (1967) – assemblea o coro a 3 voci miste e organo
Messa III (1969) – a 2 voci miste e organo
Messa IV (1973) – assemblea e organo
Messa Balossi (1977) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Messa corale (1966-67) – assemblea, coro a 3 voci miste e organo
Messa Crisostomo – a 4 voci miste
Messa Gusberti (1947) – a 3 voci miste e organo
Messa di S. Michele 1948 – assemblea e organo
Messa di S. Omobono – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Messa di S. Omobono (1979) – assemblea, coro a 3 voci pari e organo
Missa brevis – a 4 voci miste e organo
Missa brevis “De Angelis” (1985) – assemblea, coro a 3 voci dispari e organo
Natale spagnolo (1975) – a 4 voci miste
Nel Signore esultate (1977) – assemblea e coro a 4 voci dispari
O genti battete le mani (1977) – a 3 voci miste
Pange lingua I (1964) – a 3 voci pari
Pange lingua II (1967) – a 4 voci pari
Preghiera alla Vergine I (1965) – canto e organo
Pregiera alla Vergine II (2001) – a 4 voci miste
Proprio S. Omobono (1967) – a 3-4 voci miste e organo
Proprio S. Omobono (1994-1998) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Quando la luna – a 4 voci miste
Sacro cuor (1941) – canto e organo
Santo in Do (1989) – a 4 voci miste
Sciogliamo un lieto canto (1941) – canto e organo
Sicut in holocausto – 3 voci pari e organo
Son qui con te – a 4 voci pari
Steal away – a 4 voci miste
Su questa terra (1941) – canto e organo
Tantum ergo – a 3 voci miste e organo
Tantum ergo (1985) – banda
Tantum ergo Webbe (1985) – popolo e organo
Te Deum (1983) – a 4 voci miste
Triste rimpianto (1971) – canto e pianoforte
Trittico (1971) – tenore, oboe e organo
Tu es Petrus (1992) – a 4 voci miste
Una voce il mio diletto (1999) – soprano, tenore e pianoforte
Venite, preghiamo (1966) – assemblea, coro a 4 voci miste e organo
Vi protegga il Signore (1995) – tenore e organo
Victimae paschali (1994) – soprano, coro a 4 voci miste e organo


- per scaricare gratuitamente le sopra citate partiture, collegarsi al seguente indirizzo internet https://musicasacracremonese.wordpress.com/dante-caifa-1920-2003/



domenica 31 gennaio 2016

San Giovanni BOSCO e il potere pedagogico di canto e musica

Don Bosco in posa con i membri di un complesso di fiati a Torino nel 1870; © Archivio Centrale Salesiano



Gentili lettori,

don Bosco, che dell'educazione musicale aveva fatto un pilastro nel suo sistema educativo a Valdocco, sentenziava che «Un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima» [Bollettino Salesiano, Anno CXLIV, numero 3, marzo 2020, p. 1].

Provate a pensare quanto poco (nullo?) spazio è dedicato all'educazione al canto negli oratori delle nostre parrocchie... 

Cosa è stato fatto in ormai più di mezzo secolo per educare al canto i cristiani? Sostanzialmente nulla: il canto è ritenuta una pura appendice esornativa della catechesi, a cui dedicare seri (si fa per dire) sforzi solo un mesetto avanti Prima Comunione e Cresima...

Poi ci si chiede come mai la gente fatica ad aprir bocca per cantare le lodi di Dio a messa...

Lutero, ad esempio, ha educato la sua gente aprendogli la Bibbia in mano e organizzando sistematicamente la pedagogia del canto liturgico...

La nostra riforma invece (quella del secondo Concilio ecumenico vaticano) non ha fatto altro che cristallizzare il repertorio ufficiale (il canto gregoriano) - decretandone di fatto la morte liturgica - senza occuparsi di una vera educazione liturgica dei fedeli, lasciando così spazio alla più disinvolta improvvisazione che, in pochi decenni di "far west", ha prodotto un marasma di proposte che lasciano disorientati anche i più volonterosi, i quali magari vorrebbero affrontare seriamente il discorso del canto liturgico, ma trovano spesso l'indifferenza o l'osteggiamento dei parroci ignoranti e presuntuosi...

Ci sarebbe, infatti, tanta gente disponibile ad educare al (bel) [°] canto: invece la Chiesa non si cura di chi sa fare bene il proprio mestiere, preferisce i mestieranti... sono più economici e soprattutto non rompono le scatole perché non mettono alla punta tanti inadempienti parroci (ai quali esclusivamente compete legiferare in materia liturgica, in barba a tutti gli pseudo gruppi liturgici parrocchiali)...

In calce un paio di scritti per approfondire il discorso musicale nel mondo salesiano.

Meditate, gente...

Cordialmente vostro


Cremona, il 31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


[°] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)


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Don Bosco, la musica come «allegria e libertà grande»

di Enrico Raggi [*]

La musica come strada per essere felici e per piacere a Dio. È uno dei suggerimenti di don Giovanni Bosco [...]. «Allegria, canto e libertà grande» è uno dei motti preferiti dal sacerdote. «Una casa salesiana senza musica è un corpo senz'anima», chiarisce.

Ovvio che l'arte dei suoni, in tutte le sue espressioni, innervi il suo metodo educativo: negli oratori si coltiva musica corale, canto popolare, liturgico e gregoriano, si suonano pianoforte, organo e strumenti vari, si pratica musica d'insieme, si rappresentano operette e spettacoli teatrali, nascono Scholae Cantorum e bande, s'insegna composizione.

«Molti orfani accolti da don Bosco diventeranno musicisti di valore - conferma Walter Bianchi, organista piemontese che ne ha studiato a fondo la produzione musicale -. Tra i maggiori, Giovanni Cagliero, tra i primi orfanelli di don Bosco, grande compositore, chiamato "Il Trovatore di Dio", elogiato perfino da Verdi, poi Vescovo missionario in Patagonia. "Col sudore e col sangue, con la musica, il catechismo, i Sacramenti e la devozione a Maria Ausiliatrice, portammo al battesimo migliaia di uomini e vedemmo cosa sono i miracoli", racconta nelle sue memorie. [...]

«È Giovanni Pagella il più grande musico salesiano, orfano e figlio devoto di don Bosco - interviene Marco Cortinovis, organista bergamasco che ne sta incidendo l'opera omnia per tastiera -. A lui si rivolgono per collaudare e inaugurare gli organi italiani, il suo repertorio spazia dalle Messe più complesse alle melodie più semplici e commoventi, alle musiche da concerto e da teatro. La sua sapienza contrappuntistica stupisce Solesmes e Ratisbona, i due fulcri della musica sacra europea ottocentesca. Le sue composizioni sono state il pane quotidiano degli organisti domenicali fino al dilagare della Messa pop».

«E dove lo lasciamo Federico Caudana [www.federicocaudana.it]? - chiede il cremonese Paolo Bottini, che ne [registrato] l'integrale organistica e ne ha indagato opere e biografia -. Orfano a tre anni, subito ospitato a Valdocco, abile direttore d'orchestra, pianista, operista, organista per necessità: nell'estate del 1907, vince il concorso per Maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona; le sue potenti improvvisazioni fanno scalpore, dotato di una fantasia talmente torrenziale che raramente esegue musica altrui. Il suo stile parla direttamente al cuore, è saporoso, pieno, suggestivo».

La lista dei musicisti salesiani germogliati dal carisma di don Bosco è ancora lunga: Padre Leone Maria Liviabella, missionario in Giappone, gran virtuoso del pianoforte; don Angelo Margiaria, evangelizzatore dei popoli orientali, tenore di valore; padre Vincenzo Cimatti, insegnante di canto corale al Conservatorio di Parma, laureato in Scienze Naturali e in filosofia a Torino, sacerdote nella terra del Sol Levante (dove compone mille brani e tiene duemila concerti); Alessandro De Bonis, docente di musica sacra al Conservatorio di Napoli; e tanti e tanti altri, fino a Massimo Palombella, attuale direttore della Cappella Sistina.

[*] dal «Giornale di Brescia», 15 agosto 2014

* * *

La pedagogia della gioia e della festa [nel sistema educativo di don Bosco]

di Pietro Braido

La funzione della musica strumentale e vocale, nel sistema educativo di don Bosco, è pure strettamente legata al suo concetto dell'educare mediante l'allegria, l'atmosfera rasserenante e l'affinamento del gusto estetico e dei sentimenti. Per questo essa trova ampi spazi in tutte le istituzioni, dall'oratorio festivo al convitto per studenti, alle scuole artigianali e professionali: in queste è particolarmente curata la banda musicale.

Tra l' altro, la musica dà un tono di vivace festosità a tutte le solennità, sacre e profane: riti religiosi, processioni, passeggiate ed escursioni, ricevimenti e commiati, distribuzione dei premi, accademie, teatrino.

Nel 1859 don Bosco fece scrivere sulla porta della sala di musica vocale un detto biblico, accomodandone il senso: "Ne impedias musicam". La sua posizione è resa efficacemente dalla felice espressione: «Un Oratorio senza musica è un corpo senz'anima».

Formulata in particolari circostanze, essa non faceva che teorizzare una convinzione, che era stata realtà viva e pratica fin dagli albori della sua attività educativa. Ricordando i primissimi collaboratori delle incipienti riunioni giovanili (1842), egli scrive nelle Memorie dell'Oratorio: «Essi mi aiutavano a conservare l' ordine ed anche a leggere e cantare laudi sacre; perciocché fin d' allora mi accorsi che senza la diffusione di libri di canto e di amena lettura le radunanze festive sarebbero state come un corpo senza spirito». Rievocando nelle stesse Memorie l'impianto delle prime scuole serali nell'inverno 1846-1847, don Bosco scriveva: «Oltre alla parte scientifica animava le nostre classi il canto fermo e la musica vocale, che tra noi furono in ogni tempo coltivati».

S'intrecciano vari motivi. Nei primi tempi, la musica è considerata prevalentemente mezzo preventivo: «vi fu un concorso stragrande» alla scuola di musica. La musica vocale e strumentale fu insegnata per sottrarre i giovani ai «pericoli, cui i giovanetti erano esposti in fatto di religione e di moralità»: «alla scuola serale ed anche diurna, alla musica vocale si giudicò bene di aggiungere la scuola di piano e di organo e la stessa musica istrumentale».

Si aggiungeva il motivo religioso, soprattutto in relazione al canto sacro e gregoriano, il canto fermo: «era eziandio suo desiderio e mira che i giovani ritornando al proprio paese fossero di aiuto al parroco nel cantare alle sacre funzioni». Altro motivo era la lotta contro l'ozio: «I ragazzi bisogna tenerli continuamente occupati».

Va tenuta presente, infine, la valutazione più particolarmente pedagogica della musica. Ne scrive in un capitolo di sintesi su La musica salesiana Eugenio Ceria nel primo volume degli Annali. «La ragione precipua va ricercata nella salutare efficacia che egli le attribuiva sul cuore e sull'immaginazione dei giovani allo scopo d'ingentilirli, elevarli e renderli migliori».


[estratto da: Pietro Braido, Prevenire, non reprimere. Il sistema educativo di don Bosco, LAS, Roma 2006, pp. 324-337; testo originale e note consultabili cliccando donboscosalesianportal.org]