Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 29 aprile 2018

L'ORGANISTA IN CHIESA: da una professionalità riconosciuta ad una ministerialità acquisita




L'ORGANISTA IN CHIESA: 
da una professionalità riconosciuta ad una ministerialità acquisita

di Vincenzo De Gregorio [*]


[...] il tentativo di comunicare argomenti sulla professionalità dell'organista in chiesa e sulla sua ministerialità, costituisce né argine né confine, piuttosto, si potrebbe pensare, palude, incertezza. Ciò soprattutto se si accompagnano con i termini professionalità e ministerialità, gli aggettivi riconosciuto ed acquisito."Riconosciuta": da chi? Da che? "Acquisita": dove e da chi? [...]

In Italia la professionalità del musicista, considerata come abilitazione all'esercizio della professione, è praticamente inesistente non richiesta attestarsi per l'esercizio della professione musicale, se non nell'ambito degli ordinamenti scolastici al fine di essere ammessi alla professione di insegnante di musica nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado. Tale situazione è comune a tutto il mondo della produzione artistica, ed è ovvio che sia così, visto che l'abilità e la capacità nell'ambito dell'arte non sono legate ad un percorso didattico definito e definibile.

Resta vero, però, che proprio per questo motivo, i percorsi formativi scolastici ed accademici o di Conservatorio, nell'ambito dell'esercizio artistico sono a volte la necessaria condizione per instaurare un rapporto di reciproco riconoscimento e fiducia tra chi richiede l'arte al servizio di un suo progetto o di una sua esigenza e di chi questa arte offre. L'universo tanto articolato e variegato delle arti nell'ambito del mondo dello spettacolo, quello che viene promosso in tutte le circostanze festive e celebrative è ricco di artisti che non sono impegnati perché possiedono un titolo di studio: sono artisti e basta. [...]

Le incertezze sul destino della figura professionale dell'organista in chiesa, incertezze per le quali non abbiamo, purtroppo, motivo di sperare dissoluzione nei tempi prossimi, sono motivate sia dallo stesso ordinamento dell'insegnamento musicale in Italia sia, per motivi ancor più cogenti, dalla prassi e dagli ordinamenti vigenti nella Chiesa italiana, prassi e ordinamenti che a questa professionalità non dedicano nessuna attenzione concreta, se non in sporadiche situazioni.

Quale sia la figura di organista alla quale riferirci per attribuirgli, oggi, un identità professionale, è molto incerto: l'incertezza nasce dalla stessa figura degli organisti nella storia della chiesa italiana: quali sono state le professionalità richieste? Quali sono state le esigenze e le attese, nella Chiesa, nei confronti degli organisti sia da parte dei responsabili sia da parte dei fedeli? [...]

[*] preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra e consulente musicale della Conferenza Episcopale Italiana

- per leggere l'intero articolo, cliccare il seguente collegamento




mercoledì 1 novembre 2017

Il "lavoro nero" dell'organista di chiesa



Gentili lettori,

il 26 ottobre 2017 a Cagliari si teneva la 48.a Settimana Sociale dedicata al lavoro.

Anche il Papa Francesco è intervenuto con un video-messaggio nel quale ha condannato la precarietà e il lavoro nero.

Non ho potuto altro che pensare a tutti quei suonatori d'organo che la domenica in tantissime chiese italiane svolgono più o meno regolare servizio liturgico in cambio di una misera mancia brevi manu: molti di essi sono diplomati in conservatorio, alcuni hanno anche osato conseguire il titolo di studio in "Organo per la liturgia" fortemente auspicato dalla CEI nel 2001 ma che dal punto di vista degli sbocchi lavorativi è una solenne illusione (in altre parole: i vescovi italiani t'incoraggiano a prender la laurea di secondo livello in organo liturgico ma poi in cambio di cinque messe ogni domenica e festa ti allungano un'elemosina in contanti o magari in natura!).

I soldi per la riqualificazione della musica cultuale ci sarebbero - lo spiegava bene nel 2007 l'organista titolare del Duomo di Cremona Fausto Caporali nel suo articolo "Ogni due organi restaurati, si finanzi un organista!" (ma già nel 1999 don Marino Tozzi, sacerdote nella diocesi di Forlì-Bertinoro, dimostrava la praticabilità di attingere ai fondi dell'Otto per Mille al fine di contribuire agli emolumenti degli organisti delle Cattedrali, tanto per cominciare!) - soltanto che a nessuno alla CEI passa minimamente per il cervello di investire denaro dal calderone dell'otto-per-mille per pagare organisti professionisti che siano anche responsabili della musica e del canto, quanto meno a partire proprio dalla chiesa cattedrale di ogni diocesi!

Ma il problema è meramente culturale, come puntualizzato da monsignor Vincenzo De Gregorio: la Chiesa non sente la necessità di investire in una materia che ritiene di opzionale importanza come la musica e il canto nel culto divino, di conseguenza il campo liturgico - che veramente sarebbe vitale per la vita cristiana [cfr. Sacrosanctum Concilium 10] - è governato dall'anarchia: una vera e propria anarchia liturgico-musicale!.

Insomma: suonare l'organo a messa non è un lavoro, è un servizio liturgico come qualsiasi altro (lettore, salmista, chierichetto, cantore, chitarrista, bonghista...) e come tale va svolto gratuitamente!

:-/

Per un ulteriore approfondimento invito a leggere alcune considerazioni di don Valentino DONELLA 
(Direttore del Bollettino Ceciliano) circa la questione del riconoscimento economico dell'attività di organista di chiesa...

Cordialmente vostro

Paolo Bottini
www.paolobottini.it

Cremona, domenica 29 ottobre 2017