Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 31 gennaio 2016

San Giovanni BOSCO e il potere pedagogico di canto e musica

Don Bosco in posa con i membri di un complesso di fiati a Torino nel 1870; © Archivio Centrale Salesiano



Gentili lettori,

don Bosco, che dell'educazione musicale aveva fatto un pilastro nel suo sistema educativo a Valdocco, sentenziava che «Un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima» [Bollettino Salesiano, Anno CXLIV, numero 3, marzo 2020, p. 1].

Provate a pensare quanto poco (nullo?) spazio è dedicato all'educazione al canto negli oratori delle nostre parrocchie... 

Cosa è stato fatto in ormai più di mezzo secolo per educare al canto i cristiani? Sostanzialmente nulla: il canto è ritenuta una pura appendice esornativa della catechesi, a cui dedicare seri (si fa per dire) sforzi solo un mesetto avanti Prima Comunione e Cresima...

Poi ci si chiede come mai la gente fatica ad aprir bocca per cantare le lodi di Dio a messa...

Lutero, ad esempio, ha educato la sua gente aprendogli la Bibbia in mano e organizzando sistematicamente la pedagogia del canto liturgico...

La nostra riforma invece (quella del secondo Concilio ecumenico vaticano) non ha fatto altro che cristallizzare il repertorio ufficiale (il canto gregoriano) - decretandone di fatto la morte liturgica - senza occuparsi di una vera educazione liturgica dei fedeli, lasciando così spazio alla più disinvolta improvvisazione che, in pochi decenni di "far west", ha prodotto un marasma di proposte che lasciano disorientati anche i più volonterosi, i quali magari vorrebbero affrontare seriamente il discorso del canto liturgico, ma trovano spesso l'indifferenza o l'osteggiamento dei parroci ignoranti e presuntuosi...

Ci sarebbe, infatti, tanta gente disponibile ad educare al (bel) [°] canto: invece la Chiesa non si cura di chi sa fare bene il proprio mestiere, preferisce i mestieranti... sono più economici e soprattutto non rompono le scatole perché non mettono alla punta tanti inadempienti parroci (ai quali esclusivamente compete legiferare in materia liturgica, in barba a tutti gli pseudo gruppi liturgici parrocchiali)...

In calce un paio di scritti per approfondire il discorso musicale nel mondo salesiano.

Meditate, gente...

Cordialmente vostro


Cremona, il 31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


[°] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)


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Don Bosco, la musica come «allegria e libertà grande»

di Enrico Raggi [*]

La musica come strada per essere felici e per piacere a Dio. È uno dei suggerimenti di don Giovanni Bosco [...]. «Allegria, canto e libertà grande» è uno dei motti preferiti dal sacerdote. «Una casa salesiana senza musica è un corpo senz'anima», chiarisce.

Ovvio che l'arte dei suoni, in tutte le sue espressioni, innervi il suo metodo educativo: negli oratori si coltiva musica corale, canto popolare, liturgico e gregoriano, si suonano pianoforte, organo e strumenti vari, si pratica musica d'insieme, si rappresentano operette e spettacoli teatrali, nascono Scholae Cantorum e bande, s'insegna composizione.

«Molti orfani accolti da don Bosco diventeranno musicisti di valore - conferma Walter Bianchi, organista piemontese che ne ha studiato a fondo la produzione musicale -. Tra i maggiori, Giovanni Cagliero, tra i primi orfanelli di don Bosco, grande compositore, chiamato "Il Trovatore di Dio", elogiato perfino da Verdi, poi Vescovo missionario in Patagonia. "Col sudore e col sangue, con la musica, il catechismo, i Sacramenti e la devozione a Maria Ausiliatrice, portammo al battesimo migliaia di uomini e vedemmo cosa sono i miracoli", racconta nelle sue memorie. [...]

«È Giovanni Pagella il più grande musico salesiano, orfano e figlio devoto di don Bosco - interviene Marco Cortinovis, organista bergamasco che ne sta incidendo l'opera omnia per tastiera -. A lui si rivolgono per collaudare e inaugurare gli organi italiani, il suo repertorio spazia dalle Messe più complesse alle melodie più semplici e commoventi, alle musiche da concerto e da teatro. La sua sapienza contrappuntistica stupisce Solesmes e Ratisbona, i due fulcri della musica sacra europea ottocentesca. Le sue composizioni sono state il pane quotidiano degli organisti domenicali fino al dilagare della Messa pop».

«E dove lo lasciamo Federico Caudana [www.federicocaudana.it]? - chiede il cremonese Paolo Bottini, che ne [registrato] l'integrale organistica e ne ha indagato opere e biografia -. Orfano a tre anni, subito ospitato a Valdocco, abile direttore d'orchestra, pianista, operista, organista per necessità: nell'estate del 1907, vince il concorso per Maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona; le sue potenti improvvisazioni fanno scalpore, dotato di una fantasia talmente torrenziale che raramente esegue musica altrui. Il suo stile parla direttamente al cuore, è saporoso, pieno, suggestivo».

La lista dei musicisti salesiani germogliati dal carisma di don Bosco è ancora lunga: Padre Leone Maria Liviabella, missionario in Giappone, gran virtuoso del pianoforte; don Angelo Margiaria, evangelizzatore dei popoli orientali, tenore di valore; padre Vincenzo Cimatti, insegnante di canto corale al Conservatorio di Parma, laureato in Scienze Naturali e in filosofia a Torino, sacerdote nella terra del Sol Levante (dove compone mille brani e tiene duemila concerti); Alessandro De Bonis, docente di musica sacra al Conservatorio di Napoli; e tanti e tanti altri, fino a Massimo Palombella, attuale direttore della Cappella Sistina.

[*] dal «Giornale di Brescia», 15 agosto 2014

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La pedagogia della gioia e della festa [nel sistema educativo di don Bosco]

di Pietro Braido

La funzione della musica strumentale e vocale, nel sistema educativo di don Bosco, è pure strettamente legata al suo concetto dell'educare mediante l'allegria, l'atmosfera rasserenante e l'affinamento del gusto estetico e dei sentimenti. Per questo essa trova ampi spazi in tutte le istituzioni, dall'oratorio festivo al convitto per studenti, alle scuole artigianali e professionali: in queste è particolarmente curata la banda musicale.

Tra l' altro, la musica dà un tono di vivace festosità a tutte le solennità, sacre e profane: riti religiosi, processioni, passeggiate ed escursioni, ricevimenti e commiati, distribuzione dei premi, accademie, teatrino.

Nel 1859 don Bosco fece scrivere sulla porta della sala di musica vocale un detto biblico, accomodandone il senso: "Ne impedias musicam". La sua posizione è resa efficacemente dalla felice espressione: «Un Oratorio senza musica è un corpo senz'anima».

Formulata in particolari circostanze, essa non faceva che teorizzare una convinzione, che era stata realtà viva e pratica fin dagli albori della sua attività educativa. Ricordando i primissimi collaboratori delle incipienti riunioni giovanili (1842), egli scrive nelle Memorie dell'Oratorio: «Essi mi aiutavano a conservare l' ordine ed anche a leggere e cantare laudi sacre; perciocché fin d' allora mi accorsi che senza la diffusione di libri di canto e di amena lettura le radunanze festive sarebbero state come un corpo senza spirito». Rievocando nelle stesse Memorie l'impianto delle prime scuole serali nell'inverno 1846-1847, don Bosco scriveva: «Oltre alla parte scientifica animava le nostre classi il canto fermo e la musica vocale, che tra noi furono in ogni tempo coltivati».

S'intrecciano vari motivi. Nei primi tempi, la musica è considerata prevalentemente mezzo preventivo: «vi fu un concorso stragrande» alla scuola di musica. La musica vocale e strumentale fu insegnata per sottrarre i giovani ai «pericoli, cui i giovanetti erano esposti in fatto di religione e di moralità»: «alla scuola serale ed anche diurna, alla musica vocale si giudicò bene di aggiungere la scuola di piano e di organo e la stessa musica istrumentale».

Si aggiungeva il motivo religioso, soprattutto in relazione al canto sacro e gregoriano, il canto fermo: «era eziandio suo desiderio e mira che i giovani ritornando al proprio paese fossero di aiuto al parroco nel cantare alle sacre funzioni». Altro motivo era la lotta contro l'ozio: «I ragazzi bisogna tenerli continuamente occupati».

Va tenuta presente, infine, la valutazione più particolarmente pedagogica della musica. Ne scrive in un capitolo di sintesi su La musica salesiana Eugenio Ceria nel primo volume degli Annali. «La ragione precipua va ricercata nella salutare efficacia che egli le attribuiva sul cuore e sull'immaginazione dei giovani allo scopo d'ingentilirli, elevarli e renderli migliori».


[estratto da: Pietro Braido, Prevenire, non reprimere. Il sistema educativo di don Bosco, LAS, Roma 2006, pp. 324-337; testo originale e note consultabili cliccando donboscosalesianportal.org]

lunedì 18 agosto 2014

Federico CAUDANA musicista ex allievo salesiano




Il 16 agosto 2014 è iniziato l’anno bicentenario della nascita di S. Giovanni Bosco. In proposito desidero ricordare un musicista “salesiano” che fu tra i primi allievi dell’Oratorio di Valdocco: Federico Caudana, il quale divenne nel 1907 organista e maestro di cappella del Duomo di Cremona e a partire dal 1924 tra i principali collaboratori (nonché, presto, intimo amico) dell’editore bergamasco di musica Vittorio Carrara. Il testo sotto riportato è tolto dalla biografia di Federico Caudana, dal sottoscritto compilata per i tipi del «Bollettino Storico Cremonese» uscito nel settembre 2009. Grazie per la cortese attenzione. Paolo Bottini


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Federico CAUDANA, che «con Lorenzo Perosi e Franco Vittadini fu nel campo della musica sacra uno degli autori più eseguiti per l'ispirazione e la correttezza dello stile»,1 nacque a Castiglione Torinese il 4 dicembre 1878 e morì a San Mauro Torinese nella villa “Richelmy”, ove si trovava in villeggiatura, il 29 luglio 1963; fu sepolto a Cremona il 31 luglio dopo funerali solenni in cattedrale.

Rimasto solo al mondo a soli quattro anni, per la morte di entrambi i genitori, fu cresciuto dagli zii, in particolare da don Vincenzo Caudana (fratello del padre e parroco a Pino Torinese) il quale lo affidò successivamente all'Oratorio di San Francesco di Sales (Torino-Valdocco) istituito da don Giovanni Bosco, ove entrò all’inizio dell’anno anno scolastico 1892/93.

La formazione che ricevette dall'ambiente salesiano condizionò profondamente la sua vita: a testimonianza della sua “fede” salesiana, tra le diverse opere di Caudana dedicate al grande santo esiste una messa popolare ad una voce con organo composta nell'ottobre 1956 e che l'autore volle dedicare a don Renato Ziggiotti, all'epoca “rettor maggiore” della Società Salesiana. Lo stesso Caudana bambino, inoltre, ebbe occasione di incontrare don Bosco in persona:

Io voglio bene a don Bosco ed ai Salesiani. Ho avuto il bene di conoscere don Bosco nell'anno 1887 in settembre che di passaggio da Chieri a Torino ha dormito, con un altro sacerdote che ho pure conosciuto (don Branda), a casa mia: dopo quattro mesi è morto. È per me una soddisfazione aver conosciuto un santo così grande.2

Bisogna sottolineare che don Bosco – buon dilettante d'organo, di violino e pure compositore di musica (come testimoniato nella Vita di S. Giovanni Bosco di don Giovanni Battista Lemoyne) – aveva a cuore che i ragazzi ricevessero pure una seria educazione musicale, per questo fondò a Torino la scuola di musica dell'Oratorio di San Francesco di Sales il cui scopo era in primis «promuovere la gloria di Dio contribuendo al maggior lustro delle funzioni religiose sì nell'Oratorio che fuori», e in secundis, «procurare un utile sollievo e un futuro mezzo di speciale risorsa ai giovani artigiani più distinti per buona condotta e diligenza».3

Ed è proprio all'epoca degli studi ginnasiali presso l'Oratorio Salesiano di Valdocco che emerse il talento musicale del giovane Federico, quando il maestro Giuseppe Dogliani, laico cooperatore nell'Oratorio, lo ebbe nella sua corale e, probabilmente, gli impartì i primi insegnamenti di pianoforte avviandolo così allo studio della musica, la quale durante quei cinque anni di permanenza,4 secondo i precisi intendimenti di don Bosco, costituì anche per Caudana una costante presenza sia nella liturgia che nella ricreazione. A Valdocco egli si trattenne sino al termine dell'anno scolastico 1895/96 (perciò in un periodo posteriore alla presenza di don Bosco, che morì il 31 gennaio 1888).

Le cronache ci consegnano l'esecuzione di musica di Federico Caudana a Valdocco ancora nel 1912 (dall'estate 1907 si trovava già a Cremona): un «grandioso Sacerdos et Pontifex del maestro F. Caudana, alternati colle soavi parti variabili in gregoriano, ebbero davvero un'esecuzione meravigliosa» il 23 e 24 maggio 1912 da parte della schola cantorum dell'Oratorio Salesiano diretta da Giuseppe Dogliani.5 Nel 1934 Caudana diventa il compositore salesiano laico per eccellenza grazie alla pubblicazione della cantata Don Bosco Santo, originariamente dedicata «al mio illustre ed amato maestro Dogliani Cav. Giuseppe degno figlio di don Bosco»,6 la cui partitura venne pubblicata dall'editore Carrara nel numero di settembre del medesimo anno del periodico «Melopea Educativa».

E poi la canonizzazione di don Bosco, proclamato santo il 1 aprile 1934, spinge subito Carrara a progettare la pubblicazione di canti utili per la messa propria in onore san Giovanni Bosco e a Caudana «ex Allievo Salesiano» viene affidato il compito di mettere in musica il testo «Contra spem, in spem credidit...»: ne esce un mottetto di comunione a due voci pari con accompagnamento d'organo e d'armonio che vien pronto il 20 aprile.

L'editore di musica bergamasco Vittorio Carrara s'imponeva di mantenere, come linea editoriale, una media facilità delle composizioni, in vista della diffusione capillare in tutta Italia presso le tantissime piccole scholæ cantorum e gli organisti dilettanti dalle limitate capacità, richiedendo dunque ai propri collaboratori composizioni di facile approccio.

Ma già nel 1894, a soli sedici anni, Caudana si mette in luce nel mondo salesiano componendo Cinque cantate per Israele, ma la vocazione di compositore è ben più precoce: a La Spezia il 10 luglio 1889, non ancora undicenne, compone la romanza per canto e pianoforte Ritornerà?; a quest'epoca possiamo anche, quasi certamente, far risalire il Valzer lento per pianoforte, la cui partitura rimastaci possiede una tarda annotazione autografa che ne rivela la composizione «quando era un giovinotto sbarbato». Forse scrivibile agli anni di studio a Valdocco è anche una melodia per tenore o soprano con pianoforte dal titolo Canto dell'anima su versi di Alfredo Morotti.

A favore dell'ambiente salesiano, inoltre, non mancheranno per Caudana occasioni di scrivere anche inni: nel 1943 ebbe occasione di mettere in musica un testo, scritto da don Secondo Rastello del collegio salesiano “Rota” di Chiari (Brescia), in omaggio al paese di Precasaglio di Ponte di Legno sede della “Casa Alpina don Bosco”; composto nel 1949 per il «prof. don Emilio Bonomi – Istituto Salesiano don Bosco – via dell'Istria, Trieste» è il mottetto Spiritus Domini, e in villeggiatura a «Giaveno ore 10 del giorno 19 agosto 1959» terminava di comporre un nuovo Inno ex allievi salesiani dopo aver ricevuto solo mezzora prima «la poesia per mezzo di mio genero Paolo».


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1 Guglielmo Berutto, Il Piemonte e la musica 1800-1984, Torino 1984, p. 57.
2 Cfr. Epistolario inedito Caudana-Carrara (estratti), a cura di Paolo Bottini, 7/5/34: trattasi del corpus di lettere inviate tra il 1924 e il 1962 da Federico Caudana all'amico-editore Vittorio Carrara (1885-1966), presso la cui casa editrice, fondata nel 1912 a Bergamo, Caudana iniziò a collaborare nel 1924, diventando presto, oltre che amico personale del fondatore Vittorio, uno dei più preziosi fornitori di musica. È opera mia la trascrizione di questo epistolario finora inedito, da cui sono citati in questa biografia numerosi estratti.
3 Giovanni Bosco, Regolamento della Scuola di Musica posta sotto il patronato di S. Cecilia, Torino, 31 ottobre 1873; citato in «Musica Sacra», III (1970), 1. Tra l'altro don Bosco fu l'autore del testo e della musica della popolare laude natalizia Ah! Si canti in suon di giubilo.
4 Dato riscontrabile dall'attestato, presentato da Caudana in qualità di partecipante al concorso per il titolo di organista e maestro di cappella del duomo di Cremona svoltosi nel luglio 1907, custodito presso: Archivio Storico Diocesano di Cremona, Fabbriceria della cattedrale, busta 29.
5 «Bollettino Salesiano», XXXVI (1912), 6, p. 183.
6 Cfr. Paolo Bottini, Regesto del “Fondo Caudana” nella Biblioteca Statale di Cremona, tesi di diploma presso il “Corso di perfezionamento liturgico-musicale” (Co.per.li.m.) della C.E.I., Frascati, 2001. L'intero corpus dei manoscritti musicali autografi è stato consegnato dalla figlia del Maestro, Giuseppina Tonetti Caudana (morta nel 2001), alla Biblioteca Statale di Cremona nel 1997. Il catalogo completo delle opere di Caudana, sempre a cura di Paolo Bottini, sarà pubblicato nel 2015 per i tipi della Nuova Editrice Cremonese.