Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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lunedì 24 agosto 2026

Papa Leone XIV sulla Musica Sacra


 

Eccovi in calce le parole di Papa Leone XVI sulla Musica Sacra: nihil sub sole novi... ma chi controlla che tutto si svolga secondo le indicazioni magisteriali?... I vescovi?!... Non è forse vero che la Santa Messa è valida anche senza musica né canto?... Assieme a Giacomo Baroffio... Somniare somnium... :-/
 

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 7. La musica sacra




Cari fratelli e sorelle,

il sesto capitolo della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) del Concilio Vaticano II è dedicato alla musica sacra. 

Esso afferma: «La tradizione musicale della Chiesa costituisce un tesoro d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrante della liturgia solenne» (SC, 112) e specifica: «La musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri» (ibid.).

Troviamo qui il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la funzione ministeriale della musica nella liturgia, già messa in luce da San Pio X nel Motu Proprio Inter sollicitudines (22 novembre 1903). 

La musica, infatti, è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato. In particolare la musica esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: «Cantare amantis est», cioè «cantare è proprio di chi ama» (Sermo 336, 1). Questo è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare.

Il canto, inoltre, favorisce la comunione. Attraverso la sinfonia delle voci contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa così epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura.

Dalla profonda valenza teologica del canto sacro, come parte integrante dell’azione liturgica, derivano alcune esigenze. Una prima è che, al di là delle mode o delle particolari sensibilità degli autori, esso deve rispondere a tutti i livelli a ciò che è più appropriato per il momento celebrativo. La forma, poi, specialmente nel suo aspetto melodico, dev’essere al tempo stesso nobile e semplice, di alta qualità musicale e facilmente eseguibile, soprattutto quando è destinata ad essere cantata da tutta l’assemblea (cfr SC, 121).

Per lo stesso motivo il Concilio raccomanda che anche i testi siano adeguati, profondi e nel contempo agevolmente comprensibili, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa. Su questo occorre vigilare, perché si mantenga viva e cresca la dinamica espressa nell’antico principio “lex orandi lex credendi”, cioè la legge della preghiera è anche legge della fede.

Sacrosanctum Concilium dedica ampio spazio al tema della partecipazione attiva dei fedeli (cfr n. 114). Essa «deve essere compresa […] a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana» (Benedetto XVI, Esort. ap. Sacramentum caritatis, 52) in uno «spirito di costante conversione che deve caratterizzare la vita di tutti i fedeli» (ibid. 55). 

Quanto poi al modo concreto con cui essa si può realizzare attraverso lo specifico ruolo della musica sacra, la Costituzione offre una risposta chiara: «Si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti» e «un sacro silenzio» (SC, 30), ed esorta ciascuno, ministro o fedele, a compiere «tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» (SC, 28), nell’armonico equilibrio tra i diversi ministeri, i vari interventi e i momenti di silenzio.

Il Concilio attribuisce poi grande valore al canto gregoriano, pur non escludendo dalla celebrazione altri generi di musica sacra. Un’attenzione particolare è rivolta anche all’organo (cfr SC, 120), mentre l’impiego di altri strumenti è ammesso «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l’edificazione dei fedeli» (SC, 120).

Un tema caro alla riforma conciliare è quello dell’inculturazione, anche nel campo della musica sacra. Si sottolinea, in particolare, in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerle in seria considerazione, come parte della vita religiosa e sociale delle persone. Si raccomanda perciò, da una parte, di implementare in tutti un’adeguata «educazione del senso religioso» (SC, 119) e, dall’altra, «per quanto è possibile […], di promuovere la musica tradizionale di quei popoli, tanto nelle scuole, quanto nelle azioni sacre» (ibid.).

Un compito particolare è riconosciuto, nel contesto liturgico, alla schola cantorum, strumento pastorale di cui si raccomanda la promozione, con il compito «di curare l’esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto» (S. Congr. dei Riti, Istr. Musicam sacram, 19).

A tal fine, il compositore di musica sacra è chiamato a conoscere e custodire il patrimonio musicale della Chiesa, lasciandosi ispirare da esso per dare vita a nuove composizioni al servizio della liturgia, nel rispetto della sensibilità contemporanea e delle diverse tradizioni culturali, così da «purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra, per assicurare dignità e bontà di forme alla musica liturgica» (S. Giovanni Paolo II, Chirografo sulla musica sacra, 22 novembre 2003, 3). 

Per tutte queste ragioni i Padri Conciliari raccomandano di promuovere la formazione e la pratica della musica sacra, «nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche» (SC, 115), e di assicurare ai musicisti e ai cantori una solida formazione liturgica (cfr ibid.).

Cari fratelli e sorelle, i Padri della Chiesa hanno tenuto in grande considerazione il canto liturgico, simbolo della comunione ecclesiale. Perciò possiamo concludere con queste belle espressioni di Sant’Ignazio di Antiochia: «Voi, uno per uno, diventate un coro, affinché armoniosi nell’accordo e prendendo la tonalità di Dio nell’unità, cantiate all’unisono attraverso Gesù Cristo al Padre, perché vi ascolti e, dalle opere buone che realizzate, riconosca che siete membra del Figlio suo» (Lettera agli Efesini, 4, 2).


- testo tratto da vatican.va




sabato 21 marzo 2026

Musica liturgica ascesi verso il cielo: sentimento o sentimentalismo? (di Giosuè Berbenni)



"Musica liturgica ascesi verso il cielo: 
sentimento o sentimentalismo?"



(Chiesa parr. di S. Pantaleone in Negrone di Scanzorosciate, lun. 24 nov. 2025, ore 20.45)

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SOMMARIO. Premessa. Il punto saldo. La liturgia. Le chiese sempre più vuote. La musica della tradizione cristiana: musica liturgica, musica sacra e musica religiosa. Sentimento e sentimentalismo. La musica per la liturgia. Educare al sacro. La centralità dell’Eucaristia. Vivere la liturgia con la musica. Studio e ricerca. La partecipazione dei fedeli. Conclusione.

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PREMESSA. Non sono un biblista, né un liturgista. Sono un musicista organista professionista diplomato al Conservatorio di Stato e laureato in giurisprudenza, specialista della storia organaria e del restauro con numerose pubblicazioni. Ho esperienza di circa 50 anni di organista professionista della parrocchiale di Trescore Balneario e ora promotore della Spiritualità del musicista, tema nuovo, partendo dall’esperienza personale, di cui ho dato alle stampe due libri: "La santità dell’organista" e "Liriche spirituali di un musicista".

PUNTO SALDO. Punto saldo della musica e di ogni forma d’arte è che l’uomo si elevi a Dio, creatore, redentore e sommo bene e lo glorifichi con tutto il cuore l’anima e la mente. Ogni epoca storica e ogni luogo della terra esprime con l’arte, nello specifico la musica, la propria identità di offerta a Dio. È scontato che la nostra arte, in particolare la musica, sia diversa da quella vissuta da altri popoli. L’immagine del sogno di Giacobbe della scala tra cielo e terra percorsa da Angeli la contestualizzo così nella musica:
• Dio, attraverso i suoi messaggeri (gli Angeli), dal cielo manda sulla terra agli uomini le intuizioni, i talenti, perché con l’arte della musica venga suscitato il desiderio di Lui;
• l’uomo nella salita dalla terra al cielo porta a Dio la lode e la gloria con le preziosità dell’arte musicale.

LA LITURGIA. Prima di entrare nello specifico del tema Musica liturgica ascesi verso il cielo: sentimento o sentimentalismo? occorre chiarire cosa si intende per liturgia. La liturgia è il culto reso a Dio. Il primo soggetto della liturgia è Dio, non l'uomo. Il Concilio Vaticano II dice che il ruolo della liturgia è "principalmente il culto della maestà divina", "il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia" (Sacrosanctum Concilium 10, 33).
La liturgia ha due dimensioni: la prima è la discesa di Dio sulla amata terra, la seconda è la salita dell’uomo al suo Creatore benefattore, redentore e sommo bene.
• Con la discesa di Dio sulla amata terra tramite suo Figlio il Cristo, si realizza il punto di incontro tra Dio e l'umanità, tra l'eternità e il tempo. Grazie alla liturgia Cristo è sempre e realmente presente per realizzare, nel tempo e nello spazio, la nostra salvezza. Tutto ciò grazie all'azione dello Spirito di Dio che agisce e opera efficacemente attraverso i Sacramenti per la nostra santificazione.
• Con la salita dell'uomo a Dio, si esprime il culto a Dio mediante il linguaggio liturgico, nel quale rientrano i gesti di azione e di espressione del celebrante e dell'assemblea, tra cui la musica cantata e strumentale. La comunità partecipa al memoriale del mistero pasquale unendosi e offrendosi per le mani del sacerdote a Dio Padre insieme a Cristo con lo Spirito Santo.

LE CHIESE SEMPRE PIÙ VUOTE. Malgrado questo meraviglioso quadro della discesa di Dio sulla terra e dell’ascesa dell’uomo a Dio, osserviamo che le chiese sono sempre più vuote, tanto da dire: qualcosa non funziona. Come mai? Troppo diffusa è l’idea che la relazione con Dio si basa sull’emozione individuale, sul modo di pensare racchiuso in queste frasi: io la penso così, Credo a Dio ma non alla Chiesa e altro. Dunque una relazione non fondata sull’oggettività della fede insegnata e tramandata nei secoli dalla Chiesa ma sulle emozioni.
Il rapporto con Dio diventa una proiezione di sé stessi, a seconda della convenienza. Ecco perché è importante l’oggettività del magistero della Santa Chiesa. Nella musica questo soggettivismo del mi piace e non mi piace si manifesta in modo evidente.

LA MUSICA DELLA TRADIZIONE CRISTIANA. Occorre distinguere la musica liturgica, dalla musica sacra e dalla musica religiosa.
La musica liturgica, strumentale e cantata, è realizzata nella liturgia, cioè nel culto che la comunità cristiana fa a Dio attraverso azioni e simboli.
La musica sacra, strumentale e cantata, è creata su testi sacri del Vecchio e Nuovo  Testamento, ed è eseguita in ambito concertistico o di elevazione spirituale.
La musica religiosa strumentale e cantata, è costruita su parole di ispirazione cristiana, ed è eseguita in diversi contesti di carattere spirituale.

SENTIMENTO E SENTIMENTALISMO. Entriamo nel tema del sentimento e sentimentalismo della musica nella liturgia. Le parole sentimento e sentimentalismo hanno la comune radice il sentire. Alla parola sentimento diamo il sinonimo di sensibilità, stabilità, nobiltà. Il sentimento è ancorato all’intelletto. Alla parola sentimentalismo diamo il sinonimo di sdolcinatura, provvisorietà, fino alla banalità che avviene se non è ancorata al vero sentimento. È sempre inopportuno dare delle classificazioni nette su processi di modi di vivere e di idee che legano intere generazioni. I momenti che viviamo sono contradditori e molto veloci. Non è facile capire dove si va.
Ci chiediamo: in casa nostra la musica eseguita nella liturgia è pervasa da sentimento o sentimentalismo? In base alla nostra esperienza diciamo che ci sono liturgie con musiche legate alla sensibilità e all’intelletto tipiche del sentimento e altre in cui prevale la sdolcinatura e la banalizzazione. Si assistono a liturgie dove prevale il sentimentalismo.
Spesso si sente dire: quel canto è vecchio, sorpassato, questo canto, invece, è moderno dei nostri giorni. Diciamo subito che nella liturgia la musica non va qualificata in base all’età ma alla sua bellezza o bruttezza. Ci chiediamo: che cosa deve avere una musica per essere considerata bella? Non senz’altro l’orecchiabilità, perché la musica più orecchiabile di tutte è la musica leggera che porta alla banalità. Cerchiamo di dire qualche principio chiaro sulla musica per la liturgia.


La musica per la liturgia.

• La musica fa parte dell’arte. Secondo il magistero millenario della Chiesa Cattolica l’arte, tale è la musica, deve avere e perseguire tre caratteristiche: il bello, il bene e il vero. Lo ricorda san Tommaso: bonum, verum et pulchrum in unum convertuntur. Cioè attraverso il bello diventa più facile promuovere il bene in contrasto con la bruttezza del male, ed è più facile giungere al vero che porta a Dio.
• La musica per la liturgia, cioè per il culto divino, deve avere un proprio ed esclusivo carattere di forma, testo, tecnica e bravura compositiva, nonché essere tecnicamente e armonicamente compiuta ed eseguita bene, pensata e scritta non per destinazioni diverse, altrimenti è facile portare nella liturgia la musica di strada. Dunque musica autentica, partecipata, ben fatta, presente ma non invadente.

EDUCARE AL SACRO. La parola che vince l’incertezza che viviamo nella liturgia è l’educare al sacro, educare inteso come e formare modellare la persona nella sua sensibilità. Viene spontaneo chiedere: educa al sacro il sentimento o il sentimentalismo? Rispondiamo in modo deciso che è il sentimento che educa al sacro, quale sensibilità legata all’intelletto, mentre il sentimentalismo, porta alla banalità e a lungo andare allontana dal sacro. Sappiamo che educare è l’azione più impegnativa che la persona e la comunità svolgono: nella famiglia, nella scuola, nelle comunità civile e parrocchiale. Ci vogliono intere generazioni per educare. È l’azione più importante che Dio ci chiede. Nella liturgia la musica deve mirare a questo: educare al sacro. Ci chiediamo: nelle nostre odierne liturgie questo avviene?

LA CENTRALITÀ DELL’EUCARISTIA. Nella liturgia la centralità è l’Eucaristia. Di fronte a questa sublime realtà due sono le alternative: o il silenzio o lo stupore. La musica contribuisce allo stupore. Ad esempio come organista lo sperimento durante l’adorazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Trescore ogni volta che nel silenzio suono sommessamente la melodia Adoro Te devote, di origine medioevale. Avvilente, invece, è sentirsi dire da una persona di altra parrocchia che in chiesa è attratto quando sente come sottofondo la musica dei Pink Floyd, gruppo rock britannico, accusato di satanismo. Questa persona non è attratta dal mistico ma dalla piacevolezza che ricorda le notti passate al night.

VIVERE LA LITURGIA CON LA MUSICA. La liturgia si esprime attraverso il rito cioè il modo e l'ordine con cui si compie una funzione sacra. La liturgia è unica per tutti. Non esiste la liturgia per i ragazzi e la liturgia per gli adulti. Questa distinzione è basata solamente sulla forma di comunicazione. Il linguaggio musicale da usarsi va mirato ad una particolare porzione di fedeli o deve cercare di cogliere tutti? La musica che si ascolta nelle messe dei ragazzi si basa per lo più su uno strumentale improvvisato (chitarre e altro), su melodie orecchiabili di basso livello così da essere banali e non da ultimo con comportamenti non adatti nella chiesa quali la postura fisica, l’abbigliamento, la mancata devozione. Di fatto sono diffuse le musiche prive di ogni contatto musicale con la tradizione, cioè senza un collegamento con la grande cultura musicale. Questo porta inevitabilmente all’incomunicabilità tra generazioni. In questo modo non si aiuta l’educazione al sacro della persona, dunque alla sua maturazione globale e ad una fede adulta. Le chiese vuote, in particolare di giovani, lo dimostrano. Anch’essi vanno rispettati con un’educazione al bello e ai grandi orizzonti.

STUDIO E RICERCA. Come fare a superare questa situazione? Diviene allora importante lo studio e la ricerca di un linguaggio musicale comune alle generazioni, moderno colto e professionale, semplice, che affondi le sue radici in ciò che ci ha preceduto e colga insieme le sfide della cultura attuale, frutto di studio, ricerca e cultura, al fine di rispettare la dignità del popolo di Dio non costringendolo a diseducarsi con continue banalità. Tutto, dunque, deve aiutare alla salita a Dio e al desiderio di Lui, come nel sogno di Giacobbe, dove gli Angeli, sulla scala che unisce la terra al cielo, portano i nostri doni più preziosi.

LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI. La partecipazione dei fedeli è fondamentale nel culto a Dio. La partecipazione non è solo quando si canta ma anche quando si ascolta, e quindi si riflette e si medita. È come osservare antiche vetrate di cattedrali, vere catechesi di istruzione ai valori eterni che Dio ha rivelato all’umanità amata. Dunque la partecipazione dei fedeli nella liturgia sia viva, gioiosa, coinvolgente, umile, sincera, trasparente, tanto da suscitare e aumentare il desiderio di Dio.

CONCLUSIONE. Il rapporto tra l’uomo e Dio è immutabile: o di adorazione-glorificazione oppure di rifiuto. Nella liturgia lo Spirito di Dio con la musica ci illumina a camminare verso la strada della continua salita a Dio. La nostra guida è Maria santissima, invocata Regina della Musica e delle Arti, di cui ascolteremo il canto medioevale Alma Redemptoris Mater che dice:
«O inclita Madre del Redentore, o porta sempre aperta della salvezza, o stella del mare, soccorri la debolezza del tuo popolo, sorgi a rinfrancarlo: tu che hai stupito la natura, generando il tuo stesso Creatore, Vergine sempre purissima, accogli dalle labbra di Gabriele il grande annuncio ed abbi pietà di noi peccatori».


sabato 7 giugno 2025

Musica di stampo "teatrale" nel culto divino delle chiese italiane durante il secolo XIX

 


«[...] Se le musiche di Chiesa al dì d'oggi, non senza gravissimo danno del Divin Culto e della pietà cristiana, si sono trasformate in musiche teatrali col cambiar le parole profane in sacre, noi Vescovi in niun altra miglior maniera, e più efficace possiam riparare agli scandali e disordini, il quali in occasione di siffatte musiche si commettono, che coll'attendere a ristabilire nelle nostre Chiese il canto veramente ecclesiastico, canto, voglio dire, grave, modesto, religioso, e specialmente nelle Chiese cattedrali, e collegiate, come è appunto quella di Busseto, nelle quali viene prescritto il canto gregoriano. Se poi la Società de' Filarmonici di Busseto è sì smaniosa di far musiche onde spicchi la sua abilità, perché scegliere a ciò le Chiese, e non dare piuttosto pubbliche accademie, e concerti o in teatro, od in case private? [...]"
(Giovanni Neuschel, vescovo della diocesi di Borgo San Donnino, 14 febbraio 1839; citato in Gustavo Marchesi, Verdi, merli e cucù, Quaderno n. 1 di Biblioteca 70, Busseto 1979, p. 399) 

martedì 22 ottobre 2024

Giovanni Paolo II sulla Musica Sacra


[Giovanni Paolo II canta il Prefazio nella basilica di S. Pietro in Vaticano nel 1996 
(clicca sull'immagine per guardare il video)]



Nel giorno liturgico del santo papa Giovanni Paolo II, ricordiamo i suoi interventi riguardo la musica sacra:





Giova ricordare che - purtroppo - nessuno dei succitati documenti può essere considerato vincolante dal punto di vista normativo, sicché è amaro considerare quanto oggi nella Chiesa cattolica non vi siano, nella pratica quotidiana, espressioni, diciamo, sovranazionali (propriamente, secondo il significato etimologico di "catholicos", universali) - di canto e di musica nel culto divino: ogni sacrestia la sua liturgia!

L'unico documento "ecumenico" in materia di musica sacra che dovrebbe essere preso come faro, non è altro che il capitolo sesto della costituzione "Sacrosanctum Concilium", primo documento in assoluto promulgato dal secondo concilio ecumenico vaticano... Ma basti pensare all'ambigua espressione «ceteris paribus» riguardante il supposto primato del canto gregoriano per capire che anche questo testo è stato frutto di compromessi sofferti...

Giovanni Paolo II invitava ad una «riflessione approfondita per definire i criteri di costituzione e di diffusione di un repertorio di qualità» (n. 5 del succitato "Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale di musica sacra" tenutosi a Roma nel 2001): ad oggi il fantomatico Repertorio nazionale di canti per la liturgia della CEI (promulgato nel 200) è sicuramente poco considerato dalle diocesi e dalle parrocchie!

Nel medesimo documento citato, il santo papa dichiarava che l'apporto dei musicisti è indispensabile... salvo poco dopo auspicare una «generosa collaborazione»: questo presuppone forse che la collaborazione debba essere prestata gratuitamente?!... «Aqui està el busilis; Dios nos valga!».

Concludo citando ancora san Giovanni Paolo II (n. 3 della succitata catechesi del 2003): «Occorre purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti, e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra»... 

Forse vi chiederete: a chi compete vigilare ed attuare questa raccomandazione? Ve lo dico io: ai vescovi! Certo che, se è vera la grave affermazione del cardinale Joseph Ratzinger (interrogato da Giacomo Baroffio) che «i vescovi italiani non hanno nessun interesse per la liturgia»...

Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti.


 

domenica 23 giugno 2024

Decreto del Vescovo riguardo la Musica Sacra nella Liturgia

L'organo della chiesa concattedrale di Sanremo




Decreto del Vescovo 
riguardo la 
Musica Sacra nella Liturgia



Antonio Suetta
Vescovo di Ventimiglia - San Remo


Visto il can. 835 §1: "Esercitano la funzione di santificare innanzitutto i Vescovi, che sono i grandi sacerdoti, i principali dispensatori dei misteri di Dio e i moderatori, i promotori e i custodi di tutta la vita liturgica nella Chiesa loro affidata.";

Visto il can. 838 §§ 1-4: 1:
"§ 1. Regolare la sacra liturgia dipende unicamente dall'autorità della Chiesa: ciò compete propriamente alla Sede Apostolica e, a norma del diritto, al Vescovo diocesano.
§ .2 È di competenza della Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare i libri liturgici, rivedere gli adattamenti approvati a norma del diritto dalla Conferenza
Episcopale, nonché vigilare perché le norme liturgiche siano osservate ovunque fedelmente.
§3. Spetta alle Conferenze Episcopali preparare fedelmente le versioni dei libri liturgici nelle lingue correnti, adattate convenientemente entro i limiti definiti, approvarle e pubblicare i libri liturgici, per le regioni di loro pertinenza, dopo la conferma della Sede Apostolica.
§ 4. Al Vescovo diocesano nella Chiesa a lui affidata spetta, entro i limiti della sua competenza, dare norme in materia liturgica, alle quali tutti sono tenuti.";

Vista la Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium ai nn.
41: "Il vescovo deve essere considerato come il grande sacerdote del suo gregge: da lui deriva e
importanza alla vita liturgica della Diocesi che si svolge intorno al vescovo, principalmente nella chiesa cattedrale, convinti che cè' una speciale manifestazione della Chiesa nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri.";
116: "La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nele azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica, a norma dell'art. 30.";
e 120: "Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è ni grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, edi elevare potentemente gli animi aDio ealle cose celesti. Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, a norma degli articoli 22-2, 37 e 40, purché siano adatti all'uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio efavoriscano veramente l'edificazione dei fedeli.";

Visto il Decreto Conciliare Christus Dominus al n. 15: "Nell'esercizio del loro ministero di santificazione, i vescovi si ricordino bene di essere stati scelti di mezzo agli uomini e di essere stati investiti della loro dignità per gli uomini ni tutto ciò che si riferisce a Dio, affinché offrano doni e sacrifici per i peccati. Infatti i vescovi hanno la pienezza del sacramento dell'ordine; e da loro dipendono, nell'esercizio della loro potestà, sia i presbiteri, che sono stati anch'essi consacrati veri sacerdoti del Nuovo Testamento perché siano prudenti cooperatori dell'ordine episcopale, sia i diaconi, che ni unione col vescovo ed al servizio del suo presbiterio sono destinati al ministero del popolo di Dio. I vescovi perciò sono i principali dispensatori dei misteri di Dio e nello stesso tempo organizzatori, promotori e custodi della vita liturgica nella Chiesa loro affidata.
Metano perciò ni opera ogni loro sforzo, perché i fedeli, per mezzo della eucaristia, conoscano sempre più profondamente e vivano il mistero pasquale, per formare un corpo più intimamente compatto, nell'unità della carità di Cristo. «Perseveranti nella preghiera enel ministero della parola » (Al 6,4) pongano ogni loro impegno, perché tutti quelli cl sono affidati alle loro cure siano concordi nel preghiera e perché, ricevendo i sacramenti, crescano nella grazia e siano fedeli testimoni del
Signore.
Nella loro qualità di maestri di perfezione si studino di fare avanzare nella via della santità i loro sacerdoti, i religiosi e i laici, secondo la particolare vocazione di ciascuno (26) ricordino tuttavia di esse tenuti a dare essi per primi esempio di santità, nella carità, nell'umiltà e nella semplicità della vita. Conducano el Chiese loro affidate a tal punto di santi che ni esse siano pienamente manifestati i sentimenti della Chiesa universale di Cristo. Di conseguenza cerchino di incrementare più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie.";

Visto il Direttorio per al vita e il ministero dei Vescovi Apostolorum Successores ai nn. 145-146:
"Il Vescovo, moderatore della vita liturgica diocesana. Come Pontefice responsabile del culto divino nella Chiesa particolare, il Vescovo deve regolare, promuovere e custodire tutta la vita liturgica della Diocesi.
Dovrà perciò vigilare perché le norme stabilite dalla legittima autorità siano attentamente osservate e in particolare ciascuno, tanto i ministri come ifedeli, svolga l'incarico che gli spetta e non altro, senza mai introdurre cambiamenti nei riti sacramentali o nelle celebrazioni liturgiche secondo preferenze osensibilità personali (427).
Compete al Vescovo dettare opportune norme in materia liturgica, che obbligano tutti nella Diocesi, sempre nel rispetto di quanto abbia disposto il legislatore superiore. Tali norme possono riferirsi, tra l'altro:
- alla partecipazione dei fedeli laici alla liturgia;
- all'esposizione dell'Eucaristia da parte dei fedeli laici, quando il numero dei ministri sacri risulti
insufficiente;
- alle processioni;
- alle celebrazioni domenicali della liturgia della Parola, quando manca il ministro sacro o vi sia un grave impedimento a partecipare alla celebrazione eucaristica;
- alla possibilità per i sacerdoti di celebrare due messe al giorno per giusta causa o, es lo richiede la necessità pastorale, tre messe nelle domeniche e nelle feste di precetto;
- rispetto alle indulgenze, il Vescovo ha il diritto di concedere indulgenze parziali ai suoi fedeli.
Il Vescovo saprà valersi dell'aiuto di uffici o commissioni diocesane di liturgia, di musica sacra, di arte sacra, ecc., che offrano un prezioso sostegno per promuovere il culto divino, curare la formazione liturgica dei fedeli efomentare nei pastori di anime un interesse prioritario per tutto ciò che riguarda la celebrazione dei divini misteri.
Dignità del culto divino. Giacché la liturgia costituisce il culto comunitario e ufficiale della Chiesa, come Corpo mistico di Cristo, costituito dal capo e dalle sue membra, il Vescovo vigili attentamente perché venga celebrata con il dovuto decoro e ordine. Dovrà quindi vigilare sul decoro degli ornamenti e oggetti liturgici, perché i ministri ordinati, gli accoliti e i lettori si comportino con la necessaria dignità, e i fedeli partecipino ni modo "pieno, cosciente e attivo", e tutta l'assemblea eserciti la sua funzione liturgica.
La musica sacra occupa nel culto un posto importante per dare rilievo alla celebrazione e suscitare una risonanza profonda nei fedeli; deve essere sempre unita alla preghiera liturgica, distinguersi per la sua bellezza espressiva ed adeguarsi all'armoniosa partecipazione dell'assemblea nei momenti previsti dalle rubriche.";

Vista l'Esortazione Apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis al n. 39:
"Se è vero che tutto il Popolo di Dio partecipa alla Liturgia eucaristica, tuttavia ni relazione alla corretta ars celebrandi un compito imprescindibile spetta a coloro che hanno ricevuto il sacramento dell'Ordine. Vescovi, sacerdoti e diaconi, ciascuno secondo il proprio grado, devono considerare la celebrazione come loro principale dovere. Innanzitutto il Vescovo diocesano: egli infatti, quale «primo dispensatore dei misteri di Doi nella Chiesa particolare a lui affidata, è al guida, il promotore e il custode di tutta la vita liturgica». Tuto ciò è decisivo per la vita della Chiesa particolare non solo ni quanto la comunione con il Vescovo è la condizione perché ogni celebrazione sul territorio sia legittima, ma anche perché egli stesso è il liturgo per eccellenza della propria Chiesa. Alui spetta salvaguardare la concorde unità delle celebrazioni nella sua Diocesi. Pertanto deve essere «impegno del Vescovo fare in modo che i presbiteri, i diaconi e i fedeli comprendano sempre più il senso autentico dei riti e dei testi liturgici e così siano condotti ad un'attiva e fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia». In particolare, esorto a fare quanto è necessario perché el celebrazioni liturgiche svolte dal Vescovo nella Chiesa cattedrale avvengano nel pieno rispetto dell'ars celebrandi, in modo che possano essere considerate come modello da tutte le chiese sparse sul territorio.";

Visto l'Ordinamento generale del Messale Romano al n. 41:
"A parità di condizioni, si dia la preferenza al canto gregoriano, in quanto proprio della Liturgia romana. Gli altri generi di musica sacra, specialmente la polifonia, non sono affatto da escludere, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica efavoriscano la partecipazione di tutti ifedeli. Poiché sono sempre più frequenti le riunioni di fedeli di diverse nazionalità, è opportuno che sappiano cantare insieme, ni lingua latina, e nele melodie più facili, almeno el parti dell'ordinario della Messa, specialmente il simbolo della fede e la preghiera del Signore.";

Visto il Sussidio della Conferenza Episcopale Italiana "Un messale per le nostre assemblee. La terza edizione italiana del Messale Romano: tra Liturgia e Catechesi", Precisazioni I, n. 2, p. 89: "Per quanto riguarda il sostegno strumentale, si usi preferibilmente l'organo a canne o, con il consenso dell'Ordinario, sentita la Commissione di liturgia e musica, anche altri strumenti che siano adatti all'uso sacro o che vi si possano adattare (cfr. CS 120). La musica registrata, sia strumentale sia vocale, non può essere usata durante la celebrazione liturgica, ma solo fuori di essa per la preparazione dell'assemblea. Si tenga presente, come norma, che nel canto liturgico deve risuonare la viva voce di ciascuna assemblea del popolo di Dio, la quale esprime nella celebrazione la propria


con il presente DECRETO


STABILISCO

che, a partire dalla data odierna e fino alla Solennità di Pentecoste del prossimo anno 2025 (8 giugno), si attivi in ogni comunità parrocchiale un percorso di formazione teorica e pratica inerente alla musica sacra per al liturgia.

In particolare segnalo iseguenti punti:
- conoscenza e adeguamento al repertorio nazionale dei canti per la liturgia;
- uso di strumenti musicali diversi dall'organo.


AFFIDO

al Servizio Diocesano per la Musica Sacra e al Dipartimento di Musica Sacra "Can. Giuseppe Maria Gogioso" eretto presso l'Istituto Teologico Pio XI il compito di:
- organizzare corsi di formazione diocesani e vicariali;
- censire igruppi corali parrocchiali;
- incontrare i principali gruppi corali al fine di fornire indicazioni operative e accompagnare li percorso formativo, interagendo soprattutto con i singoli direttori e/o responsabili di coro e con i singoli musicisti.

Scopi del percorso formativo sono:
sostenere al crescita delle conoscenze e delle qualità musico-liturgiche dei gruppi corali e dei gruppi musicali;
regoalet dael ari espereinze idsiali dialisi ai oroine une preseni uls teri mi peigai esclusivamente ni aggiunta all'organo e mai ni sostituzione di esso, salvo casi particolari previsti dalla normativa universale e particolare, o autorizzati di volta ni volta preventivamente e motivatamente dall'Ordinario diocesano.

Dalla Solennità di Pentecoste del prossimo anno 2025 (termine del percorso formativo teorico e paio) esuiderioni operavite,ni argoi vela or una di esampalre i,Dinoseci onos nfido'ra strettamente tenuti al Parrocchia N. S. Assunta (Cattedrale) ni Ventimiglia, al Parrocchia Basilica di San Siro (Concattedrale) ni Sanremo e li Seminario Diocesano "Poi XI" ni Sanremo.

Quanto al repertorio dei canti fanno eccezione, limitatamente ale celebrazioni particolari di Associazioni, Gruppi eMovimenti, irepertori specifici approvati dalla Santa Sede odalla Conferenza Episcopale Italiana.

Quando all'uso di strumenti musicali diversi dall'organo e utilizzati senza lo stesso, saranno previste eccezioni per occasioni particolari (gite, campi scuola, ecc.).

Le eccezioni di cui sopra saranno sempre concordate con l'Ordinario o con l'Ufficio di Musica Sacra.

Confido che queste indicazioni operative vengano accolte con sapiente docilità, avendo come
serviziomialeraidelacoelnationdidpiomiidconsgrandeomcealbiliai soleita dela liturgia, oltre ad essere lode a Dio, costituiscano il primo e più efficace contesto di evangelizzazione e che, secondo l'antico adagio "elx orandi elx credendi", l'attenzione e al cura dedicate al canto sacro concorrono acustodire eatrasmettere integro li patrimonio della fede.


Sanremo, 19 maggio 2024. Solennità di Pentecoste.

+ Antonio SUETTA , Vescovo di Ventimiglia - San Remo



 

lunedì 31 ottobre 2022

Per evitare un altro convegno sulla questione "organo e organista nella liturgia" ! ...



Gentili lettori,

sappiate che sono ormai passati più di vent'anni dopo il convegno "L'organista nella liturgia" promosso a Firenze dalla Associazione Italiana Santa Cecilia!

Mi auguro che tra gli organisti italiani vi siano ancora oggi molti che sperano in una migliore attenzione dei vescovi a tutto ciò che, nell'ambito del culto divino, può intendersi genericamente per "musica sacra", ovvero innanzitutto il canto liturgico popolare (materia che dovrebbe essere prioritaria ma che invece - lo vediamo ben tutti da decenni - è proprio la più trasandata, non essendovi alcun progetto unitario di iniziazione dei fedeli cattolici alla preghiera cantata), poi eventualmente la polifonia vocale (quanti cori sono stati smembrati in nome della - spesso fraintesa - «partecipazione attiva» dei fedeli?!), infine la musica per organo (che più ci interessa, anche se purtroppo lo spazio per la musica organistica è sempre più messo all'angolo).

A me sembra che l'attenzione dei vescovi per la musica sacra sia direttamente proporzionale al loro impegno per la valorizzazione della liturgia tout court: pressoché nullo! [*]

Spero dunque che a nessuno venga in mente di organizzare un altro convegno senza prima aver visto res, non verba!...

Grazie per la cortese attenzione.

Paolo Bottini

Cremona, il 31 ottobre 2022


[*] A conferma di questa apparentemente forte affermazione, desidero riportare la testimonianza di Giacomo BAROFFIO resa in occasione “XXXV Semana de estudios gregorianos” presso Abadia Santa Cruz del Valle de los Caidos il 29 agosto 2014): «Penso spesso a un incontro di anni fa con un autorevole cardinale della Curia romana. Alle mie lamentele sull’atteggiamento dei vescovi italiani nei confronti del canto gregoriano e della musica sacra, il porporato mi disse testualmente: “Il fatto che i vescovi italiani non apprezzino il gregoriano e la musica sacra è la conseguenza di una situazione ben più grave e delicata. La maggior parte dei vescovi non ha nessun interesse per la liturgia!”. Peccato che queste parole il cardinale non le abbia tuonate davanti all’assemblea generale della Conferenza episcopale». [l'autorevole cardinale in questione era Joseph Raztinger, ndr, 10/01/2023]


sabato 3 ottobre 2020

Musica santa, bella, universale


Gentili lettori,

poco più di un anno fa Papa Francesco incontrò a Roma le scholae cantorum affiliate all'Associazione Italiana Santa Cecilia rivolgendo loro il discorso che si può integralmente leggere cliccando il seguente collegamento internet.

Desidero commentare alcune sue raccomandazioni (che non dicono - purtroppo - nulla di nuovo, solo ribadiscono alcuni concetti da tempo tanto consolidati... quanto disattesi nelle nostre parrocchie!):

- « [...] la Liturgia è la prima “maestra” di catechismo».
    Certo, come insegna "Sacrosanctum concilium" n. 10, la Liturgia è «il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia»... Quante e quali energie vengono messe in campo dai vostri parroci a favore del culto divino (ancor prima che del canto e della musica) ?! ...

- «Una bella e buona musica è strumento privilegiato per l’avvicinamento al trascendente, e spesso aiuta a capire un messaggio anche chi è distratto».
    Che qualcuno ci venga finalmente a dire quali sono le caratteristiche di una "bella" e "buona" musica, in modo da avere qualche parametro pratico per la scelta dei repertori vocali e organistici!

- Papa Francesco raccomanda di fare in modo che il canto sia «parte integrante della Liturgia» e tragga la sua ispirazione «al modello primo, il canto gregoriano».
    Sappiamo bene tutti quanto il canto gregoriano sia negletto nelle nostre parrocchie (se qualcuno sapesse che l'Alleluja "delle pietre" fa parte del repertorio gregoriano... verrebbe abolito!!), quanto meno dovrebbe essere tenuto in considerazione dai compositori di nuove melodie per il canto liturgico...

- Il punto sostanziale del discorso di Papa Francesco alle scholae cantorum dell'AISC mi pare tuttavia il seguente: «Non una musica qualunque, ma una musica santa, perché santi sono i riti; dotata della nobiltà dell’arte, perché a Dio si deve dare il meglio; universale, perché tutti possano comprendere e celebrare. Soprattutto, ben distinta e diversa da quella usata per altri scopi».
    Io penso che questi alti concetti di santità, bontà e universalità della musica sacra, mutuati da san Pio X, attendano ancora oggi di essere meglio specificati nel nostro operare ecclesiale: non parliamo della musica organistica (perché sicuramente, ad esempio, la musica per organo di Olivier Messiaen è buona e santa, dato che è intrisa di riferimenti cattolici... provate però a suonare a messa una delle sue composizioni e provate un po' ad immaginare quali potrebbero essere le reazioni del prete e della gente), ma limitandoci al canto liturgico, chi avrà mai il coraggio di stabilire quale canto è santo e quale no, quale ritornello è artistico e quale no, quale acclamazione è universale e quale no... San Paolo VI il 15 aprile del 1971 alle religiose addette al canto liturgico ammoniva: «Non tutto è valido, non tutto è lecito, non tutto è buono. Qui il sacro deve congiungersi con il bello in una armoniosa e devota sintesi». Se questo è vero, mi sembra evidente che qualcosa dovrà essere scartato... La domandona è questa: posto che le linee-guida ufficiali per la scelta dei repertori di canto liturgico esistono e che, come dice Papa Francesco, la musica per il culto divino deve differenziarsi da quella usata in altri contesti, lo stile melodico che ammicca al pop e alla musica cosiddetta "leggera", è ammissibile nel culto divino?!

Grazie per la vostra cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini

Cremona, il 3 ottobre 2020, vigilia della festa liturgica di san Francesco d'Assisi

sabato 7 marzo 2020

L'istruzione «Musicam sacram»: questa sconosciuta...



... inapplicata perché dai più misconosciuta: è l'istruzione «Musicam sacram» promulgata il 5 marzo del 1967!

Anzitutto bisognerebbe che qualcuno ci dicesse quale sia l'effettivo valore magisteriale di una semplice "istruzione" promulgata da una Congregazione vaticana che, comunque , non impone obblighi né vincoli di sorta grazie ai suoi prudenti "sperare", "proporre", "sforzarsi", "è bene", "conviene", "è opportuno", "si preferisca", "si consiglia"...

I vescovi italiani, invece, riguardo canto e musica per il culto divino, dovrebbero fornire - finalmente - precise e comuni regole liturgico-musicali di base cui ogni sacerdote, in tutte le diocesi, dovrebbe attenersi!

Io credo che ci illuderemmo a pensare che la Chiesa italiana veramente arrivi ad "obbligare" a fare una cosa ben precisa in questa materia, quando la stessa succitata istruzione recita in incipit così:

- «È lecito SPERARE che i pastori d’anime, i musicisti e i fedeli, accogliendo volentieri e mettendo in pratica queste norme, uniranno, in piena concordia, i loro sforzi per raggiungere il vero fine della musica sacra "che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli"».

Voglio dire che il legislatore, in partenza, non ha voluto affatto legiferare... bensì semplicemente dare paterni consigli (che, come insegna la parabola del figliuol prodigo, possono essere tranquillamente disattesi)!


Vi saluto con affranta devozione.


Cremona, il 6 marzo 2020
p.s.: per il 50° della "Musicam sacram" Papa Francesco aveva pronunciato parole di circostanza che v'invito a leggere ed eventualmente a commentare in rete nel forum di "Organi & Organisti"



lunedì 30 dicembre 2019

Il Maestro di Cappella nel XXI secolo ...

«[...] Bisogna recuperare la figura del Maestro di Cappella, musicista professionista e compositore, in grado di produrre nuova musica sacra, di cui abbiamo tanto bisogno.
È inutile istituire commissioni, scrivere documenti, promuovere iniziative a livello nazionale o addirittura universale se poi non ci sono musicisti in grado di recepire, portare avanti e sviluppare eventuali direttive. Si punti piuttosto ad avere una folta schiera di professionisti che propongano nuove soluzioni, nuove composizioni, sarà poi la storia a selezionare quelle più riuscite.
Infine, mi si consenta, si tengano il più possibile fuori i preti da queste questioni. Pensino piuttosto a cantare la messa, cosa che non fa più quasi nessuno, e lascino ai laici quei compiti che possono assolvere e per i quali magari hanno sacrificato una vita di studio». [Federico Michielan su connessiallopera.it]


domenica 17 marzo 2019

Il problema del (mancato) giusto compenso i musicisti di chiesa (professionisti) in Italia



È ben noto il problema del (mancato) giusto compenso ai musicisti (professionisti) che prestano la loro opera per la Chiesa cattolica in Italia: una questione che ha le radici nella mancanza di cultura ma anche in un fraintendimento dell’idea di volontariato.

L’idea che il talento possa essere inquadrato nell’ambito del volontariato è un’idea falsa. Il volontariato è certamente una modalità possibile per coloro che vogliono usare i propri talenti, ma non è, e non può essere, una modalità esclusiva. La nostra grande tradizione [...] è stata creata dal talento di artisti sostenuti dal denaro dei committenti e molto spesso si trattava di committenti espressione della Chiesa cattolica. Tutto ciò per un motivo molto semplice: anche gli artisti hanno il diritto di vivere.

Sembra veramente strano che si debba ripetere una cosa così banale come il fatto che l’operaio, colui che opera, ha diritto alla giusta mercede. [...] perché tra i cattolici si fa fatica a capire che chi presta un’opera qualificata deve essere compensato per farlo? [...]

Spesso sacerdoti e religiosi affermano che coloro che fanno servizio musicale nel culto divino dovrebbero donare volentieri le loro abilità al servizio della comunità, senza chiedere nulla in cambio. Ma perché [...] non affermano lo stesso a proposito di medici, avvocati e altri professionisti? Forse non hanno letto San Paolo, là dove dice un operaio merita la sua ricompensa? E perché la Santa Sede pretende la gratuità dal musicista ma non [...] dal fioraio, dal cerimoniere e da tutti coloro che si occupano di preparare le funzioni e la liturgia? [...]

La causa principale dell’intero problema è il basso livello di cultura da parte delle persone che reggono le sorti della Chiesa e anche di coloro che la frequentano regolarmente, un fenomeno relativamente nuovo che si riflette su ciò che i committenti sono disposti a pagare per l’opera prestata! [...]


- per leggere l'articolo completo cliccare QUI


sabato 2 febbraio 2019

Perché è in crisi la musica sacra





Gentili lettori,

nel mondo cattolico la cosiddetta "musica sacra" www.musicasacra.info (definizione che molti novatori aborrono, preferendo "musica per la liturgia") è in crisi in quanto vi è di fatto una radicale opposizione di due modi di vivere il culto, opposizione che vede il crearsi di partiti liturgico-musicali che si sostanziano principalmente nella contrapposizione tra organisti (più o meno diplomati) e chitarristi (la stragrande maggioranza strimpellatori domenicali più o meno abili).

Una vera e propria anarchia liturgica, prima ancora che musicale, che non sta facendo altro che frammentare sempre più questa Chiesa che è sommersa da altri giganti problemi, a causa dei quali il canto e la musica per il culto sono visti - complici anche carenze culturali - come un'accessorio puramente esornativo: se c'è, bene per tutti e avanti qualsiasi proposta, se non c'è, fa lo stesso, l'Eucaristia è comunque valida!

In proposito vi consegno in calce le riflessioni del sacerdote oratoriano Uwe Michael Lang, consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ai tempi di Papa Ratzinger.

Buona lettura!

Paolo Bottini
www.paolobottini.it

Cremona, il 2 febbraio 2019

* * *
Perché è in crisi la musica sacra
di Uwe Michael Lang [*]

Fra i molti contributi lungimiranti e acuti di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI circa la musica sacra, ce n’è uno che trovo particolarmente interessante e che vorrei prendere come punto di partenza per le mie riflessioni: la conferenza "Problemi teologici della musica sacra" tenuta presso il Dipartimento di Musica Sacra del Conservatorio Statale di Musica di Stoccarda nel gennaio 1977 e poi pubblicata anche in altre lingue. In italiano è uscita per la prima volta qualche mese fa nel libro "Teologia della Liturgia", il primo volume pubblicato dei sedici dell’opera omnia di Joseph Ratzinger (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 858, euro 55).

In questa conferenza, l’allora cardinale Ratzinger individuava le cause della crisi contemporanea della musica sacra sia nella crisi generale della Chiesa sviluppatasi dopo il concilio Vaticano II sia nella crisi delle arti nel mondo moderno, che ha colpito anche la musica. Joseph Ratzinger era interessato soprattutto ai motivi teologici della crisi della musica sacra; sembra "che questa sia finita in mezzo a due macine teologiche di carattere assai contrapposto, che però cooperano concordemente a logorarla".

Da un lato, esiste "il funzionalismo puritano di una liturgia intesa in senso puramente pragmatico: l’evento liturgico deve essere, come si dice, liberato dal carattere cultuale e ricondotto al suo semplice punto di partenza, un convito comunitario".

Questo atteggiamento va di pari passo con una lettura sbagliata del principio della partecipazione attiva (participatio actuosa), introdotto dal Papa san Pio X e promosso dalla Costituzione del Vaticano II sulla Sacra Liturgia. Spesso si intende la partecipazione attiva come "un’uguale attività nella liturgia di tutti i presenti", che non lascia più spazio alla musica che ha un più alto tenore artistico e viene cantata da un coro o da una schola, e comprende anche l’uso degli strumenti musicali classici.

In questa visione, rimane lecito solo il canto dell’assemblea, "che, a sua volta, non è da giudicare in base al suo valore artistico, ma unicamente in base alla sua funzionalità, cioè in base alla sua capacità di creare ed attivare una comunità".

Dall’altro lato, c’è ciò che Joseph Ratzinger ha chiamato "il funzionalismo dell’adattamento", che ha portato alla comparsa di nuove forme di cori e orchestre che eseguono musica "religiosa" ispirata al jazz e al pop contemporaneo.

[Benedetto XVI] osserva che i "nuovi ensemble (...) risultavano non meno elitari dei vecchi cori di chiesa, ma non venivano sottoposti alla stessa critica".

Ambedue gli atteggiamenti teologici hanno lo stesso effetto: il repertorio tradizionale della musica sacra, dal canto gregoriano fino alle composizioni polifoniche del XX secolo, è giudicato inadatto per la liturgia ed è relegato in sala da concerto, dove è curato e valutato come un oggetto di museo, o forse addirittura trasformato in una specie di liturgia "secolare".

Certo, si può sostenere che vi sia qualche precedente nella Chiesa primitiva per l’atteggiamento del "funzionalismo puritano" nei confronti della musica nella liturgia.

Già dagli inizi, il canto dei salmi e, come sviluppo successivo, gli inni e cantici avevano un posto naturale nel culto cristiano. Comunque, non si continuava la pratica musicale del Tempio di Gerusalemme con il suo carattere festivo e il suo uso degli strumenti, descritto in vari salmi. Il luogo della musica nella liturgia cristiana corrisponde piuttosto a quello nella sinagoga. Allo stesso tempo, i primi cristiani erano preoccupati di distinguere chiaramente la musica della loro liturgia da quella del culto pagano. Una conseguenza di tale presa di distanza sia dal culto del Tempio che dalle cerimonie pagane era l’esclusione degli strumenti dalla liturgia cristiana, che si mantiene ancora nelle tradizioni ortodosse e che si è espressa in una forte corrente anche nell’Occidente latino, lasciando da parte il ruolo privilegiato dell’organo, che è stato investito di un profondo significato teologico.

Joseph Ratzinger insiste sul fatto che non si può interpretare la sospensione degli strumenti come un rifiuto della dimensione "sacra" e "cultuale" della musica o anzi come un "passaggio nella profanità".

Al contrario, essa esprime "una sacralità puristicamente accentuata", che si riflette anche nei commenti dei Padri della Chiesa sull’uso della musica nella liturgia. Molti Padri presentano la liturgia cristiana come il risultato di un processo di "spiritualizzazione" dal culto del Tempio dell’Antica Alleanza con i suoi sacrifici di animali verso la logiké latreía (Romani, 12, 1), "un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione", un tema chiave nel pensiero del Pontefice.

Una musica adeguata alla liturgia cristiana aveva dovuto subire un processo di "spiritualizzazione", che i Padri, secondo Joseph Ratzinger, avevano interpretato come una "de-materializzazione": la musica è stata ammessa solo nella misura in cui serviva il movimento dal sensibile allo spirituale, e da quello risulta la discontinuità con la musica festosa del Tempio e l’esclusione degli strumenti.

[Benedetto XVI] attribuisce l’atteggiamento austero dei Padri verso la musica alla forza del pensiero platonico nella teologia patristica, e individua anche i problemi inerenti in esso, in quanto "si avvicinava più o meno all’iconoclastia". Infatti, egli lo considera "l’ipoteca storica della teologia" attraverso l’arte nel sacro, un’ipoteca che riappare ogni tanto nel corso della storia.

Un particolare rilievo in questo ambito è ricoperto dall’enciclica "Annus qui", scritta da uno dei Papi più dotti dell’età moderna, Benedetto XIV, nato Prospero Lorenzo Lambertini nel 1675, Vescovo di Ancona 1727-1731 e arcivescovo di Bologna dal 1731, incarico che mantenne anche da Papa. Nel 1728 fu nominato cardinale e, dopo la morte di Clemente XII, nel conclave lungo e controverso del 1740, fu elevato alla Sede di Pietro e scelse il nome Benedetto XIV. Morì nel 1754.

Papa Lambertini era un canonista e studioso con un vasto ambito di interessi, tra cui il culto divino. Il suo magistero liturgico può essere collocato all’interno del progetto continuo di riforma avviata dal Concilio di Trento. L’enciclica "Annus qui", essendo scritta prima in italiano e poi tradotta in latino, rivela il suo scopo già nel suo titolo completo: "Del culto e mondezza delle Chiese; del regolamento dell’Uffiziature, e Musica Ecclesiastica, Lettera circolare a’ Vescovi dello Stato Ecclesiastico per l’occasione del prossimo Anno Santo".

Questo titolo indica gli argomenti principali dell’enciclica: la cura delle chiese, l’ordine e la solennità del culto celebrato in esse, e in modo particolare la musica sacra. Si noti inoltre che l’enciclica si indirizza ai vescovi dello Stato Pontificio del prossimo Anno Santo 1750. Il Pontefice aspettava a Roma un grande numero di pellegrini che desideravano conseguire "il frutto spirituale delle sante indulgenze".

Benedetto XIV comincia la sua enciclica con un monito alla disciplina ecclesiastica, spingendo il suo clero a fare tutto quanto in loro potere per assicurare che i tanti visitatori nella città eterna non ritornino alle loro patrie scandalizzati da ciò che avevano visto. Infatti, Roma e tutto lo Stato Pontificio devono fornire un esempio di celebrazione liturgia e di musica sacra per tutto il mondo cattolico. Senza dubbio, Papa Lambertini era consapevole dei limiti del suo potere in tali questioni, che in gran parte dipendevano dal patrocinio locale sia ecclesiastico sia secolare. Tuttavia, era determinato a mantenere un livello più alto nel suo proprio territorio.

Le principali preoccupazioni di Benedetto XIV circa la polifonia sacra - in continuità con i dibattiti al Concilio di Trento e le dichiarazioni successive di Papi e di sinodi locali - sono l’integrità e l’intelligibilità del testo liturgico che viene messo in musica. In particolare, quando si cantano i brani polifonici nella Messa o nell’Ufficio Divino, devono contenere i "propri" che sono parti integranti della sacra liturgia.

Data questa premessa, Benedetto XIV si riferisce a un decreto emesso dal suo predecessore Innocenzo XII nel 1692, che proibì in genere il canto di ogni cantilena o mottetto. Nelle sante Messe solenni permise soltanto, oltre al canto del Gloria e del Simbolo, di poter cantare l’Introito, il Graduale e l’Offertorio. Nei Vespri non ammise nessun cambiamento, neppure minimo, nelle Antifone che si dicono all’inizio e alla fine di ogni Salmo.

Inoltre, l’enciclica nota che è diventato comune negli ultimi tempi utilizzare la musica di carattere teatrale nel culto divino. Il problema di questo tipo di musica è che mira a rendere gli ascoltatori fruitori della melodia, del ritmo, della qualità delle voci, e così via, mentre il significato delle parole diventa secondario. Bensì, afferma Benedetto XIV in modo inequivocabile, questo non vale per la liturgia: "Non così invece deve essere nel canto Ecclesiastico; anzi in questo si deve avere di mira l’opposto". In altre parole, la musica sacra che merita il suo nome deve sempre servire un fine spirituale e teologico, non solo estetico.

L’enciclica poi procede alla questione dell’uso degli strumenti in chiesa. Il Pontefice ritiene che tale questione sia fondamentale per distinguere la musica sacra da quella dei teatri. In primo luogo, egli determina quali strumenti si possano tollerare (si noti la scelta delle parole: "degli strumenti musicali, che possono essere tollerati nelle Chiese"). Benedetto XIV segue la sua solita metodologia e cita varie opinioni, in particolare il Primo Concilio Provinciale di Milano, tenutosi sotto san Carlo Borromeo, che ha ammesso solo l’organo e ha escluso tutti gli altri strumenti.

In secondo luogo, Papa Lambertini stabilisce che gli strumenti consentiti debbano essere suonati solo per sostenere il canto della voce umana. A questo punto, il linguaggio del Pontefice diventa molto deciso, quando dichiara: "Se però gli strumenti suonano in continuazione, e solo qualche volta si chetano, come si usa oggi, per lasciare tempo agli uditori di sentire le armoniche modulazioni, le vibranti puntate delle voci, volgarmente chiamati i trilli (un riferimento a Giovanni XXII, Docta Sanctorum Patrum); se, per il rimanente, non fanno altro che opprimere e seppellire le voci del coro, e il senso delle parole, allora l’uso degli strumenti non raggiunge lo scopo voluto, diventa inutile, anzi rimane proibito e interdetto".

In terzo luogo, rispetto alle musiche orchestrali, "Annus qui" concede che potrà continuare dove è già stata introdotta, purché siano serie, e non rechino, a causa della loro lunghezza, noia o grave incomodo a quelli che sono nel Coro, o che funzionano all’Altare, nei Vespri e nelle Messe.

- fonte: L’Osservatore Romano, 6 ottobre 2010, riportato da http://www-maranatha-it.blogspot.com/2010/10/perche-e-in-crisi-la-musica-sacra-di.html


[*] parroco del Brompton Oratory di Londra, ex consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, già officiale della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.




venerdì 16 giugno 2017

Il vero problema della musica sacra in Italia è culturale: parola di mons. Vincenzo De Gregorio!



“Il vero problema della musica sacra in Italia è culturale. Preti che ballano ed applaudono durante le messe? Sono dei buzzurri.” Lo afferma in questa intervista a «La Fede Quotidiana» Monsignor Vincenzo DE GREGORIO, preside del PIMS (Pontificio Istituto di Musica Sacra).


- Monsignor De Gregorio, è possibile affermare che la caduta del senso del sacro intacchi anche la qualità della musica sacra?

” Io penso che il  vero problema sia un altro e lo sintetizzo così: cultura e professionalità. Più che caduta del senso del sacro, che certamente esiste,  occorre riflettere: come mai in altre nazioni quali Polonia, Ungheria, Svizzera durante le messe si suona musica di qualità? E come mai in  altre nazioni nei libretti dei canti, assieme alle parole ci sono  gli spartiti musicali e da noi no? E allora, il caso italiano è culturale, basti considerare la più grande vergogna musicale nazionale che è il festival di Sanremo. Un tempo si sfornavano canzoni melodiche ed orecchiabili che hanno fatto la storia. Ora nessuno  fischietta i motivi. Il perché dipende dal fatto che si attribuisce maggior importanza alle parole rispetto alla musica. Del resto il cittadino italiano a scuola non apprende significative nozioni musicali e il problema riguarda, nello studio, anche i preti”.


- Nella parrocchie generalmente si sente suonare roba poco accettabile…

” Vero. E allora torniamo ai temi cultura e professionalità. I preti italiani, non tutti, non sono formati da questo punto di vista, e non hanno gusto. Nei seminari, come nelle scuole, non si studia musica adeguatamente. I vescovi, poi, dovrebbero controllare la qualità delle musiche e delle stesse liturgie”.


- Che dire di quei preti che animano le messe con applausi e talvolta balli?

” I sacerdoti che fanno questo  sono e si comportano da buzzurri, con tanta ignoranza. Non si rendono conto del luogo e della circostanze in cui si trovano. Il nodo è culturale e denota una ignoranza plateale e purtropo anche diffusa. Io penso agli applausi e stranezze varie durante i funerali. Bisogna ricordare che la liturgia è una cosa seria, va guidata con rigore e fermezza, buon gusto e soprattutto educazione. I preti, a volte, si pensano bravi presentatori e così si sconfina nella sciatteria, che poi riflette quella  personale “.


- Esiste un problema legato ai testi?

” Certo. Ricordo a me stesso che il vescovo deve autorizzarli. Ed invece, specie nelle parrocchie, vi è una gara ad inventare roba che risulta tante volte inadeguata. Si è determinata una preoccupante confusione tra musica liturgica e paraliturgica. Trovo tutto questo un peccato. La Chiesa nella sta storia ha sempre promosso la cultura affidandosi alla professionalità, mai alla improvvisazione”.


- Che fare?

” Invertire la rotta, anche nelle condotte, a cominciare dai sacerdoti. Alcuni di loro, in tema musicale, hanno bassa preparazione, non avrebbero potuto fare neppure i portieri di edificio, ecco il tasto dolente”.

Bruno Volpe su «La Fede Quotidiana»