Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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martedì 2 dicembre 2025

La musica liturgica: tradizione, tendenze attuali e possibili scenari futuri (di F. Caporali)

Melozzo da Forlì, 1477, Re Davide salmista, foto di Sailko)



LA MUSICA LITURGICA: TRADIZIONE, TENDENZE ATTUALI E POSSIBILI SCENARI FUTURI






Si va dai giudizi impietosi di Riccardo Muti, che condanna le “quattro strimpellate di chitarra o canti approssimativamente intonati” sentiti durante una Messa, o del musicologo Quirino Principe, che afferma che la Chiesa postconciliare ha buttato a mare uno dei suoi massimi patrimoni culturali, fino all’assoluzione da parte di uno dei più autorevoli compositori contemporanei di musica sacra, padre Giuseppe Magrino: “Abbiamo ascoltato musiche sacre che hanno accompagnato i giovani (…) musiche di gioia, di fede, di speranza, di ricerca di Dio. Le musiche risultano spesso orecchiabili (…)  riescono ad aggregare giovani provenienti da diversi paesi e culture”. 

Il dibattito è tuttora molto vivo fra tradizionalisti e innovatori, dilettanti e diplomati, chitarra contro organo, coro contro assemblea, polifonia contro pop e chi più ne ha più ne metta.

In origine vi erano semplici canti sillabici intonati dalle prime comunità cristiane. Verso il V – VI secolo venne elaborato l’Antifonario, ossia il libro che conteneva i testi dei canti liturgici, apparvero le prime testimonianze di musicisti specializzati (Scholae) e fu elaborato il cosiddetto canto gregoriano, esempio perfetto di arte canora inserita nella liturgia del proprio tempo.

La musica liturgica divenne sempre più una forma d’arte esclusiva. Durante il Basso Medioevo vi furono abbazie celebri per la composizione musicale. Notre Dame di Parigi divenne famosa per la fastosità della musica polifonica con musicisti come Leoninus e Perotinus e per secoli gli intrecci contrappuntistici dei maestri di cappella furono protagonisti della storia della musica.

Nel periodo della Controriforma le disposizioni ecclesiastiche toccarono anche il campo musicale: si tentò di proibire le melodie profane nell’ambito della liturgia e si auspicò una maggiore sintonia con la celebrazione. La grande musica continuò a risplendere nella Liturgia durate i secoli tramite autori come Claudio Monteverdi, Antonio Vivaldi, J. S. Bach, W. A. Mozart.

Nell’1800 la musica liturgica ebbe il suo punto più alto di teatralità, con brani che ricalcavano cavatine e romanze d’opera. Dopo un netto taglio rispetto alla profanità dilagante dentro ai riti con il Motu proprio del 1903 – ed è questo il momento in cui la grande musica scomparve dalle chiese -, il Concilio Vaticano II negli anni ’60 del Novecento elaborò, sulla scorta della tradizione, i regolamenti per dare un significato diverso alla musica in chiesa. Vennero introdotti canti nelle lingue parlate, furono accolti strumenti moderni, si sperimentarono nuovi stili. 

Le decisioni del Concilio sono il segno di una messa a fuoco del ruolo che deve avere la musica in chiesa: l’interesse non va alla musica in sé ma all’assemblea del popolo di Dio che ne deve usare in modo proficuo; non è il mezzo che conta, ma le Persone che ne fanno uso; non è lo stile usato ma è l’efficacia di suscitare un Incontro; non è il tipo di repertorio ma il riconoscere le capacità in atto per manifestare nel canto l’Esperienza di Dio. 

È per questo motivo che, scorrendo le dichiarazioni conciliari si trova una larghezza di vedute che non chiude a nessuna epoca, a nessuno stile, a nessun linguaggio antico o moderno, purché sia adottato con pertinenza: “La Chiesa approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, dotate delle dovute qualità” (tradotto: l’arte è importante, ma può essere arte una cantata di Bach come una canzone di Battiato). 

“Si conservi e si incrementi con somma cura il patrimonio della musica sacra e si promuovano con impegno le ´scholae cantorum´, senza trascurare la partecipazione attiva dei fedeli” (si può eseguire l’antico e comporre il nuovo nel rispetto della comunità orante). 

“La Chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale” (se un’assemblea capisce l’antica lingua musicale gregoriana, ben venga la tradizione). 

“Non si escludano affatto nella celebrazione dei divini uffici, gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia” (tutti i generi sono ammessi, preferendo quello peculiare della Chiesa).  

C’è chi piega queste parole dalla parte della storia più o meno antica e chi vede porte per aprire al moderno, chi ammette il dilettante della chitarra e chi esige l’esperto diplomato. In realtà c’è posto per tutti. 

Probabilmente il dissidio sta nel fatto che nel momento in cui si parla di partecipazione, punto imprescindibile e inalienabile di riflessione, la musica che serve a questo scopo non è di fatto arte; è sicuramente un elemento di vitalizzazione interiore ed esteriore dei fedeli riuniti, ma non arriva a elaborare manifestazioni di “bello” da estrinsecare/contemplare. 

Quando interviene l’assemblea si può parlare di socialità del canto, di integrazione identitaria, ma non di “momento artistico”. Non è arte il canto comunitario, non è arte l’accompagnamento con qualsiasi strumento vi sia, non è arte la declamazione intonata, il versetto minimale, la codetta strumentale, il sottofondo d’atmosfera. L’arte, per contro, è frutto di dettagli studiati, di emotività chiusa in forme accurate e riconoscibili, di saperi professionali, di eloquenza articolata. 

Quando vi sono persone (cori, musicisti, solisti), spazi (collocazioni adeguate come adeguata è la posizione di quadri o arredi sacri), mezzi (strumenti perfetti, tecnologia antica e moderna) e tempi (se non si può concedere più di qualche minuto, la musica nella Liturgia non avrà mai la grandezza di quella del passato) per inserire momenti d’arte nella Liturgia allora si realizza un’aggiunta speciale, uno svelare/velare che enfatizza l’azione misterica. 

Il musicista o i musicisti/artisti a servizio del canto restano un semplice supporto funzionale; quando invece sono lasciati liberi di esplicare la loro tecnica, a condizione di tenere ben presente che il canto e la musica liturgica sono segno privilegiato della comunità ecclesiale che realizza l’unità nella fede e nell’amore e che occorre attivare buone intese con il celebrante e la comunità, allora possono interpretare/commentare/colorare esteticamente il momento celebrativo. 

La sua/loro opera aggiunge valore perché l’arte è quel “di più” teso fra razionale e irrazionale che rimanda ad un Mistero senza confini. 

Quando si ritroverà il giusto dialogo fra il rinnovato modo di sentire “qui e adesso” l’evento comunitario di culto e santificazione e la possibilità di inserire “arte”, forse ricompariranno sinergie preziose.


- articolo uscito sul periodico «Il Mosaico della Chiesa di Cremona», ISSN 2975-0962, Dicembre 2025

mercoledì 13 novembre 2024

Chi canta prega... tre volte! (Giacomo Baroffio su sant'Agostino e la "trina oratio")

Cantate Domino canticum novum



riflessione di Giacomo Baroffio nella II domenica per annum [B]



               domenica II dopo l’Epifania - 240114



Di passaggio in una comunità religiosa, ho lasciato una frase beneaugurale. Per forza doveva essere breve; avevo poco tempo e c’era poco spazio sulla carta. Conosco le sorelle da una quarantina di anni e mettono ancora tutto l’impegno per celebrare le Ore e l’Eucarestia quotidiane con il canto liturgico tradizionale. In modo sintetico ho scritto 

cantare è pregare almeno tre volte”.

Non ho certamente pensato di correggere sant’Agostino, al quale si attribuisce l’affermazione

chi canta prega due volte”.

Non ho questa presunzione, tanto più che – pur avendo letto e studiato il santo vescovo – non sono un suo discepolo, come invece è ancora Joseph Ratzinger, soprattutto quando testimonia la sua relazione figliale con l’Ipponate nella profondità, chiarezza e coerenza del suo pensiero filosofico e teologico.

La “duplex oratio” agostiniana evidenzia lo spessore e l’ampiezza del nostro pregare, quando riusciamo a esprimere la fede con il canto. S’avverte subito, rispetto al parlato, una particolare intensità, una tensione che pervade tutta la persona orante. 

Ogni preghiera – come può essere, ad esempio, il Pater noster – è pluridimensionale. Si esprime cioè con quella che possiamo chiamare una oratio trina. 

L’attenzione è spesso accalappiata dall’elemento musicale, melodico, armonico... Questo fatto potrebbe divenire un ostacolo, quando cantore e assemblea perdono il sentiero principale della fede finendo fuori strada in altri itinerari. Ad esempio, l’orgoglio della primadonna canterina. Si pensi al protagonismo assurdo dei diaconi ‘fustigati’ da papa san Gregorio Magno nell’anno 595. 
Altro pericolo si corre quando ci si lascia sedurre da una ricerca puramente estetica oppure da interessi storici o tecnici che ci renderebbero solo ridicoli. Perché mai? Per il fatto che forse potremo sapere tutto di un testo e di una melodia, senza però capire nulla di ciò che è in gioco.

Ogni preghiera cantata, in realtà, per essere vera è almeno “trina”. Porci alla presenza di D-i-o, spalancare a Lui la nostra esistenza: sono gesti autentici nella misura in cui avvengono grazie alla sinergia tra i vari ‘strati’ della nostra persona. Ne ricordo tre:

1] la dimensione fisica: è garantita dalle corde vocali, capaci di vibrare quando sono sollecitate da muscoli e dall’aria dei polmoni. L’emissione della voce dipende da tutta una serie di ingranaggi di un laboratorio in grado di affrontare finalità assai complesse;

2] la dimensione razionale: è capace di organizzare l’esistenza quotidiana in una prospettiva aperta al futuro, in continuo confronto tra i dati già acquisiti e il frutto delle successive riflessioni e proiezioni. Tutto sotto il controllo dell’intelligenza; 

3] la dimensione emotiva profonda: elabora i segnali dell’intuizione nel segno di una libertà e autonomia che trovano un equilibrio con la sfera razionale, per un progresso individuale e sociale, nel rispetto di ogni persona o gruppo.

Tutto ciò evidenzia un aspetto fondamentale della preghiera: essa presuppone l’accoglienza del dono gratuito della fede. Inoltre 

1] la preghiera riesce a svilupparsi nella semplicità assoluta dei figli che si rivolgono a D-i-o nel silenzio, con un sorriso, versando una lacrima, pronunciando una sola parola “Abba/Babbo”. 

2] La preghiera può raggiungere anche massime espressioni culturali, quali sono i testi di un sant’Agostino o di un sant’Anselmo. A livello musicale si pensi alle melodie gregoriane e alle opere di Johann Sebastian Bach. Per questi motivi mi sento di ribadire

cantare è pregare almeno tre volte: nell’impegnare il corpo, la ragione, l’emozione”.

Qualcuno potrebbe allora chiedersi: ma che significa “almeno”? Nulla di segreto; semplicemente non si esclude che grazie a un unico canto si possa pregare 4 o anche 40 o 4.000 o 40.000 volte. Succede più spesso di quanto uno possa immaginare. È l’esperienza di tanti credenti che durante la liturgia forse non sanno neppure distinguere tra un Sanctus gregoriano o una formulazione polifonica alla Palestrina. Il nostro credente, si trova forse isolato in mezzo a un’assemblea sconosciuta e anonima. Si potrebbe uscire dalla chiesa, si potrebbe pure rimanere fermi e gironzolare nei viali di tante distrazioni fantasiose che occuperebbero e darebbero un senso superficiale a quei minuti che scompaiono nel nulla. Tutto è possibile. Anche qualcosa che non ci si aspetterebbe. 

Accade l’evento canto-preghiera quando, guardando senza vedere nulla, si percepisce un canto in modo nuovo. Del testo si è sentito il solo inizio, con cui non si sa che fare. Ma un fioco “De profundis...” o un “Gloria...” aprono qualche cancello interiore. Ci si ritrova in un altro spazio, in una situazione diversa. Poco per volta ci si ritrova con se stessi, ci si stringe al proprio cuore dove palpita e risuona il cuore stesso di D-i-o. E ci si abbandona al canto che suscita un’eco nel profondo. Spezzoni di parole e poche note squarciano l’orizzonte come la stella ha guidato i tre Sapienti. 

Il canto non è più musica, ma luce che ci guida sempre più dentro di noi fino al centro del tempio interiore, non costruito secondo i paradigmi della generazione umana, bensì innalzato dalla potenza dello Spirito Santo. 

Allora si vive la sobria ebbrezza del Pneuma e si comprende l’esperienza di sant’Agostino quando ci confida: “Cantare amantis est”.

cantare è pregare con tutti i credenti
ridestati alla fede dal sonno
il loro numero sfugge a ogni censimento
è una sinfonia segreta dello Spirito Santo

       Bruder Jakob

sabato 8 aprile 2023

O uomo, piangi il tuo grave peccato (O mensch, bewein dein Sünde groß)

 



In questo video, il 31 marzo del 2022, all'organo "F.lli Lingiardi" (1865) di Croce Santo Spirito presso Cremona, eseguivo il preludio al corale «O Mensch, bewein dein Sünde gross» (BWV 622) di Johann Sebastian BACH.

* * *

Traduzione integrale del testo del corale "O Mensch, bewein dein Sünde gross":

O uomo, piangi molto il tuo peccato,
Perciò il seno di Cristo suo padre
pronuncia e venne sulla terra;
Puro e delicato da una vergine
Per noi è nato qui
Voleva essere il mediatore
Ha dato la vita ai morti
E scaccia ogni malattia
Fino a quando non verrà il momento
che sarebbe stato sacrificato per noi,
Porta il nostro pesante fardello del peccato
Lungo sulla croce.!

2. Poi venne la festa dei Giudei
Gesù portò a sé il suo discepolo
Molto presto gli avrebbe detto:
Il figlio dell'uomo sarà tradito
Crocifisso e assassinato
Poi gli ebrei si incontrano.
Una donna venne a casa di Simone
Ha preso un sacco di acqua deliziosa da lei
Versalo sul maestro
Alcuni dei giovani cominciarono presto a brontolare
Gesù non rimproverò affatto la donna
Ciò darebbe fastidio a Judam.

3. Giuda corre dal sommo sacerdote,
Tradisce il Signore e lo vende
Per trenta groschen d'argento.
Quando Gesù venne con i discepoli
E mangiò con loro l'agnello pasquale
La sua morte era già decisa!
Poi scrive il suo testamento,
che lo celebriamo fino alla fine,
considerare il suo sacrificio.
lava i piedi ai discepoli,
Mostra il suo amore in grande
Che seguano l'esempio.

5. Disse: “Dormi nel mio dolore?
Svegliati, l'ora è pronta
mi è stato dato ora
nelle mani dei peccatori. alzarsi,
Chi mi tradisce lo sta aspettando
Che i miei nemici mi prendano!
Mentre sta ancora parlando, guarda, è venuto Giuda
Ha portato con sé una grande folla
Con spiedini e con bastoncini.
Un segno che i traditori diedero:
"Chi bacio, nota:
È lui, dovresti prenderlo!

7. «Non con la spada, ahimè, Pietro, no!
devo bere il calice puro,
che Dio mi ha dato! »
La folla conduce Gesù da Anna,
Poi lo porta a Caifa,
Catturato e legato.
Pietro si fermò nel cortile del prete:
Riconosciuto tre volte da molte persone
Rinnega il Signore!
Caifa chiede a Gesù: "Chi sei?" "
Hanno anche chiamato i testimoni
Per appesantirlo forte.

8. Cristo non risponde loro.
Il sommo sacerdote gli disse:
"Cosa vuoi dire a riguardo?
Ti giuro sul mio dio
Dimmi, sei tu Cristo, suo figlio? "
Risponde senza esitazione:
"Sono io e dico: in questo momento,
Diventi figlio dell'uomo da lontano
vieni a vedere sulle nuvole
E sii alla destra di Dio! "
Caifa si stracciò i vestiti
E disse: "L'hai sentito!"
 
9. «Ha bestemmiato il Signore Dio,
Cosa dovremmo fare dopo? "
Dissero: "Egli morirà!" "
e gli sputò in faccia,
Su di lui hanno picchiato in tribunale
Con urla e risate.
Gli hanno coperto la faccia
Battere a pugni, e basta
Alla domanda: "Chi ha colpito? "
Tutto questo è accaduto la mattina presto
L'alba era vicinissima:
Cristo doveva portarlo!

10. Poi andò a Pilato.
Quando Giuda vide cosa ne era stato di lui
Gli venne addosso un brutto rimorso!
Il denaro che presto diede ai sacerdoti:
"Quanto ho peccato,
Quanto è grande la mia infedeltà! "
Si è impiccato e si è rotto in due.
I sacerdoti si chiedevano:
"Cosa fare con questi soldi?
Compriamo il campo del vasaio,
Al cimitero per i pellegrini qui. "
Questo è ciò che dice la Scrittura.

11. Quando Gesù si presentò davanti a Pilato,
urlavano fuori di testa
Con il seguente addebito:
"Vuole resistere all'imperatore
E si definisce figlio di Dio
Seduce le persone ogni giorno”.
Pilato gli fa molte domande,
Ma il Signore non riporta risposta;
Si chiede questo.
Quindi lo manda da Erode.
Erode non vede l'ora:
Voleva vedere un miracolo!

12. Poiché neppure Gesù diede risposta,
Erode lo disprezza brutalmente,
Rimandalo da Pilato.
Il romano disse ai sacerdoti:
“Anche Erode vide l'uomo
Eppure è rimasto indeciso».
Ogni anno consuetudine al festival,
Si esce di prigione gratis:
Voglio liberare Gesù.
Tutti gridarono a gran voce:
"Colpisci Gesù sullo stelo della croce!
Vogliamo Barrabas! "

13. Così fu fustigato Gesù
Dai soldati ovunque
E vestito di viola.
Dalle spine hanno intrecciato la corona,
su di lui con odio e disprezzo,
Con violenza e senza pietà.
Lo salutano: "Il tuo re, salve!"
E tiralo per la corda dello sciocco
Con insulti e vergogna.
Pilato dice: "Ecco l'uomo!
In lui nessun male posso punire:
Non esiste! "

14. Gridarono a gran voce:
"Crocifiggi, crocifiggi, rompi con lui,
Altrimenti sei nemico di Cesare! "
Quando Pilato udì questa parola,
Se si siede al posto del giudice,
si lavò le mani in pubblico;
Rilasciato l'assassino Barabba
E ha dato Gesù alla croce
Secondo la sua volontà sbagliata.
I suoi vestiti gli hanno tolto
E lo condusse a gran voce;
Portava la croce in silenzio.

15. Così, quando salirono con lui,
Hanno costretto Simon a scappare
E porta dietro di lui la croce.
Molte persone e donne stavano lì
Ma Gesù, che la vide piangere,
Si voltò e disse:
"No, non piangere per me,
Piangete, figlie di Sion, per voi
E sui tuoi figli!
Dirai: "Beati loro
sterile e mai allattata,
Quando verrà il giorno della fine".

16. Così giunsero al Calvario.
C'erano due criminali
Quale ha colpito anche sul legno
A sinistra e a destra,
Come proclamavano le Scritture.
Allora il Signore disse sulla croce:
"Padre, perdonagli questo atto,
Non conosci il misfatto! "
Pilato lo fece scrivere
ebraico, greco e latino:
“Gesù, l'uomo a Nazaret
E il re dei Giudei.

17. Quando Gesù rimase così appeso alla croce,
Se hai preso i tuoi vestiti e il concerto,
per dividerli a lotti.
La madre di Gesù non era lontana
Johannes era al suo fianco;
Gesù disse ai due:
“Questo è tuo figlio, moglie, accettalo;
Questa è tua madre d'ora in poi! "
Johann li prende per sé.
I sommi sacerdoti si burlavano
gli urlò ad alta voce con parole dure : :
"Sei tu quello che viene da Dio? "

18. "Sei il caro figlio di Dio,
Allora scendi dalla croce, aiutati! "
Lo hanno detto anche i ladri.
Ma uno dei due ha chiamato:
"Questo qui è innocente!
Gesù abbi pietà di me
Quando sei nel regno tuo! "
Disse: "Oggi sarai con me
Nel paradiso di Dio! "
L'oscurità venne all'ora sesta.
Alle nove, dal profondo del suo cuore,
Gesù gridò queste parole:

19. "Mio Dio, mio ​​Dio, come me lo permetti!"
L'aceto è la risposta
E gli dà da bere.
Quando Gesù ci ha provato
Disse: "Mio Dio, è finito!"
E lascia che la sua testa si chini.
' O padre, nelle tue mani
ti comando il mio spirito,"
gridò con voce forte.
Le rocce saltavano terribilmente,
Nel tempio, anche il sipario
Strappato in due fino in fondo!

20. La terra cominciò a tremare,
Molte tombe sono state scoperte.
Il capitano e la sua gente
Lingue: "Veramente fu pio,
Figlio di Dio, questo lo dimostra”!
E battere i loro seni.
Quando le gambe dei ladri furono rotte,
Quando Gesù era morto, nulla era rotto per lui:
Gli hanno pugnalato il fianco;
L'acqua ne uscì con il sangue:
Colui che testimonia l'ha visto bene.
La Scrittura lo dice oggi.

21. Dopo di che, quando venne la sera,
Il pio Giuseppe Gesù prese
Dalla croce per seppellirlo.
Venne anche Nicodemo
prese molto aloe e mirra,
Per ungere Gesù.
Non lontano dal Calvario
C'era una tomba scavata nella montagna
In una ripida parete rocciosa.
Deposero il corpo di Gesù
su di essa rotolarono la pietra,
E se ne andò con dolore.

22. Il sabato riposa nel sepolcro.
Poi la mattina presto, il terzo giorno,
Alzati Gesù potente!
Ci apre il suo regno dei cieli
E ci parla, fedele e misericordioso,
Libero e libero dai peccati.
Quindi dovremmo essere felici
che il nostro salvatore, lui solo,
Cristo ha vinto
Per noi il peccato e la sua miseria,
Più inferno e morte:
Il diavolo è legato!

23. Cristo per noi ha sofferto un grande tormento,
Quindi gli siamo grati
vivi secondo la sua volontà.
Perché la sua parola risplende così luminosa per noi,
Cerchiamo di essere nemici del peccato
E lottare per esso ogni giorno;
Mostra amore a tutti;
Come Cristo ha fatto per noi
Con la sua sofferenza, la morte.
O uomo, considera la legge
Come l'ira di Dio batte il peccato:
Proteggiti da esso!


* * *


O Mensch, bewein dein Sünde groß,
Darum Christus seins Vaters Schoß
Äußert und kam auf Erden;
Von einer Jungfrau rein und zart
Für uns er hie geboren ward,
Er wollt der Mittler werden,
Den Toten er das Leben gab
Und legt dabei all Krankheit ab
Bis sich die Zeit herdrange,
Daß er für uns geopfert würd,
Trüg unser Sünden schwere Bürd
Wohl an dem Kreuze lange.!

2. Dann als das Fest der Juden kam 
Jesus sein Jünger zu ihm nahm 
Gar bald thät er ihn'n sagen : 
Des Menschen Sohn verrathen wird 
Ans Kreutz geschlagen und ermördt 
Darauf die Juden tagen. 
In Simons Haus ein Fraue kam 
Viel köstlich's wasser zu ihr nahm 
Thäts übern Herren giessen 
Etlich der Jüngen murrten bald 
JEsus die fraue gar nicht schalt 
Das thät Judam verdriessen. 

3. Judas zum Hohenpriester lauft, 
Den Herrn verrät und ihn verkauft 
Für dreissig Silbergroschen. 
Als Jesus mit den Jüngern kam 
Und ass mit ihn’n das Osterlamm 
War schon sein Tod beschlossen ! 
Dann setzt er ein sein Testament, ,
Dass wir es feiern bis ans End, 
Sein Opfer zu bedenken. 
Den Jüngern waschet er die Füss’, 
Er zeiget seine Liebe gross, 
Dass sie dem Beispiel folgen. 

5. Er sprach : „Schlaft ihr in meinem Leid ? 
Wacht auf, die Stunde ist bereit, 
Ich werde nun gegeben 
In Hand der Sünder. Stehet auf, 
Der mich verrät, der wartet drauf, 
Dass mich mein’ Feinde fangen ! 
Als er noch red’t, sieh, Judas kam, 
Ein’ grosse Schar er mit sich nahm 
Mit Spiessen und mit Stangen. 
Ein Zeichen der Verräter gab : 
„Welchen ich küsse, merket ab: 
Der ist’s, den sollt ihr fangen !
 
7. « Nicht mit dem Schwert, ach, Petrus, nein! 
Ich muss den Kelch austrinken rein, 
Den mir Gott hat gegeben ! » 
Die Schar führt Jesus zum Hannas, 
Dann bringt sie ihn zum Kaiphas, 
Gefangen und gefesselt. 
Petrus im Hof des Priesters stand : 
Von vielen Leut’ dreimal erkannt, 
Verleugnet er den Herren ! 
Kaiphas fragt Jesus : „ Wer bist du ? “ 
Sie riefen Zeugen noch dazu, 
Um ihn hart zu beschweren. 

8. Christus antwortet ihnen nicht. 
Der Hohepriester zu ihm spricht : 
„Was willst du dazu sagen ? 
Ich schwör’ dich bei dem Gotte mein, 
Sag, bist du Christus, der Sohn sein? “ 
Er antwort’t ohne Zagen : 
„Ich bin’s und sag : zu dieser Zeit, 
Werd’t ihr des Menschen Sohn von weit 
Auf Wolken sehen kommen, 
Und an der Rechten Gottes sein ! “ 
Kaiphas zerriss das Kleide sein 
Und sprach : „ Ihr habt’s vernommen !“
 
9. „Er hat gelästert Gott, den Herrn, 
Was solln wir weiter ihn aushörn? “ 
Sie sprachen : „ Er soll sterben ! “ 
Und spuckten ihm ins Angesicht, 
Auf ihn sie schlugen im Gericht 
Mit Schreien und Gelächter. 
Sie deckten ihm das Antlitz zu, 
Schlugen mit Fäusten, und dazu 
Fragten : „Wer hat geschlagen ? “ 
Am Morgen früh all das geschah, 
Der Sonnenaufgang war ganz nah : 
Das musste Christ schon tragen ! 

10. Dann zu Pilatus ging es hin. 
Als Judas sah, was ward aus ihm, 
Kam auf ihn schlimme Reue ! 
Das Geld er bald den Priestern gab : 
„Wie schwer ich doch gesündigt hab, 
Wie gross ist mein’ Untreue ! “ 
Er hing sich auf und brach entzwei. 
Die Priester fragten sich dabei : 
„Was tun mit diesem Gelde ? 
Des Töpfers Acker kaufen wir, 
Zum Friedhof für die Pilger hier. “ 
So hat’s die Schrift gemeldet. 

11. Als Jesus vor Pilatus stand, 
Schrien sie laut, ausser Verstand, 
Mit folgender Anklage : 
„Dem Kaiser will er widerstehn 
Und nennet sich ein Gottes Sohn, 
Verführt das Volk alltage.“ 
Pilatus ihm viel Fragen stellt, 
Aber der Herr kein Antwort meldt ; 
Darüber er sich wundert. 
Dann zu Herodes schickt er ihn. 
Herodes freut sich darauf hin : 
Er wollte sehn ein Wunder ! 

12. Da Jesus auch kein Antwort gab, 
Verachtet ihn Herodes grob, 
Schickt ihn Pilatus wieder. 
Der Römer zu den Priestern sprach : 
„Herodes auch den Menschen sah 
Und blieb doch unentschieden.“ 
Jedes Jahr üblich auf dem Fest, 
Einer das G’fängnis frei verlässt: 
Jesus will ich frei geben. 
Sie schrien all mit lauter Stimm : 
„ Schlag Jesus an des Kreuzes Stamm ! 
Barrabas wolln wir haben ! “ 

13. So wurde Jesus ausgepeitscht 
Von den Soldaten allerseits 
Und mit Purpur gekleidet. 
Aus Dornen flochten sie die Kron, 
Ihm setzten auf mit Hass und Hohn, 
Mit G’walt und ohn’ Mitleiden. 
Sie grüssen ihn : „Dir König, heil !“ 
Und ziehen ihn am Narrenseil, 
Mit Schimpfwort und mit Schanden. 
Pilatus spricht : „Hier ist der Mann ! 
In ihm kein Bös’s ich strafen kann : 
Es ist ja kein’s vorhanden ! “ 

14. Sie schrien auf mit lauter Stimm : 
“Ans Kreuz, ans Kreuz, mach Schluss mit ihm, 
Sonst bist du Caesars Feinde ! “ 
Als nun Pilatus hört’ dies Wort, 
Setzt’t er sich an des Richters Ort, 
Wusch öffentlich die Hände ; 
Erliess den Mörder Barrabas 
Und Jesus an das Kreuze gab, 
Nach ihrem falschen Willen. 
Sein’ Kleider sie auszogen ihm 
Und führten ihn mit grosser Stimm ; 
Das Kreuz trug er in Stille. 

15. Als sie nun gingen mit ihm auf, 
Zwangen sie Simon, dass er lauf’ 
Und ihm das Kreuz nachtrage. 
Viel Volk und Frauen standen da, 
Doch Jesus, der sie weinen sah, 
Wandte sich um und sagte : 
„ Nein, weinet ja nicht über mich, 
Weint, Töchter Zion über euch 
Und über eure Kinder ! 
Ihr werdet sprechen : „ Selig, die 
Unfruchtbar ist und säugte nie, 
Wenn kommt der Tag des Endes.“ 

16. So kamen sie zu Golgatha. 
Zwei Übeltäter waren da, 
Die man auch schlug ans Holze 
Zur linken und zur rechten Hand, 
Wie es die Schrift lägst gab bekannt. 
Dann sprach der Herr am Kreuze: 
„ Vater, verzeih ihn’n diese Tat, 
Sie wissen nicht die Missetat ! “ 
Pilatus liess aufschreiben, 
Hebräisch, griechsich und latein: 
„ Jesus, der Mann aNazareth 
Und der König der Juden. 

17. Als Jesus so am Kreuze hing, 
Nahm man sein Kleider und gig hin, 
Sie durch das Los zu teilen. 
Die Mutter Jesu stand nicht weit, 
Johannes war an ihrer Seit ; 
Jesus sprach zu den beiden : 
„ Dies ist dein Sohn, Weib, nimm ihn an; 
Dies ist dein’ Mutter von nun an ! “ 
Johann sie zu sich nehmet. 
Die Hohen Priester trieben Spott, 
Schrien ihm laut mit schroffen Wort’ : :
„ Bist du’s, der von Gott kommet ? “ 


18. „ Bist du doch Gottes lieber Sohn, 
Dann steig vom Kreuz, hilf dir davon ! “ 
So sprachen auch die Schächer. 
Doch einer von den zweien rief : 
„ Dieser, der ist unschuldig hier ! 
Jesus, erbarm dich meiner, 
Wenn du bist in dem Reiche dein ! “ 
Er sprach: „ Heut wirst du bei mir sein 
Im Paradiese Gottes ! “ 
Finsternis kam zur sechsten Stund. 
Um neun Uhr, aus seins Herzensgrund, 
Schrie Jesus diese Worte :

19. „Mein Gott, mein Gott, wie läss’st du mich !“
Zur Antwort reichet man Essig 
Und gibt es ihm zu trinken. 
Als Jesus den versuchet hatt’, 
Sprach er : „Mein Gott, es ist vollbracht !“ 
Und liess sein Haupte sinken. 
“ O Vater, in den Händen dein 
Befehl ich dir den Geiste mein,“ 
Schrie er mit starker Stimme. 
Die Felsen sprangen ganz furchtbar, 
Im Tempel, der Vorhang sogar 
Entzwei riss bis nach unten ! 

20. Die Erde fing zu beben an, 
Viel Gräber wurden aufgetan. 
Der Hauptmann und sein’ Leute 
Sprachen: „ Fürwahr, ein frommer war’s, 
Ein Gottes Sohn, dies zeiget das“ ! 
Und schlugen sich die Bruste. 
Als man den Schächern brach die Bein, 
War Jesus tot, ihm brach man keins: 
Sie stachen ihm die Seite ; 
Daraus rann Wasser mit dem Blut : 
Der es bezeugt, der sah es gut. 
Die Schrift erzählt es heute.

21. Nach dem, als dann der Abend kam, 
Der fromme Joseph Jesus nahm 
Vom Kreuz, ihn zu begraben. 
Auch Nikodemus dazu kam, 
Viel Aloes und Myrrhe nahm, 
Um Jesus einzusalben. 
Nicht weit von Golgatha entfernt, 
Da war ein Grab, gehau’n im Berg, 
In steiler Felsenmauer. 
Sie legten Jesu leib darein, 
Darüber rollten sie den Stein , 
Und gingen weg mit Trauer. 


22. Am Sanstag ruht er in dem Grab. 
Frühmorgens dann, am dritten Tag, 
Steht Jesus auf gewaltig ! 
Er öffnet uns sein Himmelreich, 
Und spricht uns, treu und gnadenreich, 
Von Sünden frei und ledig. 
Darum wir sollen fröhlich sein, 
Dass unser Retter, er allein, 
Christus, hat überwunden 
Für uns die Sünd und ihre Not, 
Dazu die Hölle und den Tod : 
Der Teufel liegt gebunden ! 

23. Christus für uns litt grosse Pein, 
Drum lasset uns ihm dankbar sein, 
Nach seinem Willen leben. 
Weil uns sein Wort so helle scheint, 
Lasset uns sein der Sünde feind 
Und täglich danach streben ; 
Die Lieb’ erzeigen jedermann; 
Wie Christus an uns hat getan 
Mit seinem Leiden, Sterben. 
O Menschenkind, betracht das recht, 
Wie Gottes Zorn die Sünde schlägt : 
Tu dich davor bewahren !

venerdì 8 ottobre 2021

Beato il popolo che ti sa acclamare (Sal 89, 16)



Una parola ai cori delle chiese.

Questi giorni i cori si ricompattano, dopo i riposi estivi e le strettezze del Covid. Qualche coro potrebbe avere la sorpresa di un respingimento. Già dei Vescovi e dei Parroci hanno allontanato dei cori.

La verità è che, dopo oltre mezzo secolo da quel Concilio che aveva messo al primo posto il canto dell'Assemblea, lo scopo non si è raggiunto: si è riusciti a silenziare la musica di altissima arte, ma non a far cantare la gente. Andiamo allo scontro? Non serve. 

Del resto si va in chiesa per pregare. Sì, è vero che il canto raddoppia la preghiera; ma se uno prega. I coristi non si offendano se osservo che il cantore guarda più alla partitura e al direttore, che a Nostro Signore. 

Torniamo agli inizi, ai tempi delle Catacombe. I Cristiani si riunivano per pregare; avevano pochi canti; e semplici, brevi. Tutti li cantavano. Con la libertà sono venuti gli esperti e i solisti. E hanno rubato il canto all'Assemblea. Ma ora: coristi di tutto il mondo, spargetevi per i banchi!

Sostenete il canto dei bambini, degli anziani, fino a che tutta la Chiesa non sia piena della loro e della vostra voce. Per uno, per dieci anni proclamate un digiuno corale! Poi tornerete ai vostri posti e tutti insieme proclameremo la gloria di Dio. 

Questo non è un insulto all'arte: la musica di Bach non sarebbe grande senza i semplici corali di Lutero.


lunedì 28 marzo 2016

L'Alleluia... quello gregoriano!




Egregio M.° Bottini,

è ormai quasi mezzo secolo che suono l’organo a messa da "mercenario" (faccio il tappabuchi: nella mia diocesi quando qualcuno s’assenta perché ha un concerto, o perché lo chiamano a suonare a sua volta in un’altra chiesa, chiamano il sottoscritto!)

La disturbo perché volevo portare a Lei e ai Suoi lettori questa mia breve riflessione.

Stamane, mattina di Pasqua, mentre intonavo per la trecentocinquantamilionesima volta l’Alleluia (quello che ormai viene definito - per antonomasia - "Alleluia quello gregoriano"!) [*], ho pensato tristemente come questa bella e semplice melodia (e proprio per questo divenuta il "passepartout" attraverso non importa quale festa!), abbia perso ormai la sua connotazione liturgica originaria [§], ovvero quella di caratterizzare il tempo liturgico più importante dell’anno, il corrente tempo di Pasqua!

Anzi, è una melodia divenuta talmente trita e ritrita (perché si usa sempre e ovunque non si sappia fare nessun altro tipo di Alleluia!) che è diventata anche un motivetto canzonatorio: pensate ad esempio quando viene accennato anche dai bambini (tutti, anche quelli che non mettono piede in chiesa e oratorio) quando vogliono dire «finalmente» oppure «ce l’abbiamo fatta»...

Il trionfo del banale!

È un po’ la fine che ha fatto la cosiddetta Aria sulla Quarta Corda di Bach: ormai se la suoni in chiesa, la gente ti chiede stranita «ma che è… suoni la sigla di "Quark" alla Messa?!».

Questo per dire cosa?

Per dire che se quella sacra melodia ha perso la sua "pasqualità" intrinseca è a causa dell’accidia liturgico-musicale dei nostri sacerdoti: sissignori, nella mia ormai lunga carriera non ne ho mai trovato uno (dico uno!) che prima della messa mi abbia presentato un bel menu preconfezionato (nel senso di calibratamente pensato in base al tema liturgico del giorno), al contrario «mah... non so... fa te!», oppure «boh... direi, per cambiare, "Noi canteremo gloria a te"» e via dicendo... intanto che magari sta chiacchierando del più e del meno col sacrista...

Lei mi dirà: «ma perché non prende Lei stesso l'iniziativa di cambiare Alleluia?!». E io Le rispondo: già ci ho provato, ma subito vengo richiamato all'ordine: «Antonio, lascia, prendiamo cose che la ggente già ssa!»...

Insomma, sembra proprio che il canto sacro, unito alle parole, non sia più dal clero percepito come «parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» [Sacrosanctum Concilium 112], al contrario come parte facoltativa e quasi estranea... per la serie: se cantiamo è meglio, ma anche se non cantiamo... fa nulla!

Siamo proprio servi inutili!

Grazie e stia bene!

Tonino Scialoja
umile organista liturgico nella diocesi di Cerveteri

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[*] https://youtu.be/FYEEI8_AgwA (modestamente, pur non avendo fatto studi accademici, io lo suono un po’ meglio!)

[§] Seconda Antifona di Comunione nella Messa di Pasqua (Graduale Simplex, p. 163; l'intero contenuto del Graduale Simplex si può scaricare cliccando http://media.musicasacra.com/books/graduale_simplex.pdf )