Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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Visualizzazione post con etichetta organo a canne. Mostra tutti i post
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giovedì 19 giugno 2025

Sul cosiddetto organo "a canne" (di Pier Paolo Donati)

Paolo Bottini all'organo
della chiesa collegiata dei santi Martino e Stefano
in Serravalle Scrivia [foto di Fabio Macera]
 


Sussiste, e di giorno in giorno si diffonde nell’uso, un altro modo di dire veramente deprecabile: quello che specifica come gli organi siano dotati di canne. 

Si scrive e si legge organi a canne in ogni dove, dalle riviste di categoria ai giornali. Passi per quest’ultimi, ormai buoni al più per involtare il pesce, ma colpisce che siano caduti così in basso anche coloro che dovrebbero difendere lo strumento, e nettamente distinguerlo dalle sue tecnologiche imitazioni: ovvero dai famosi pornofoni, come ai bei tempi ebbe a definirli Oscar Mischiati che ne detiene il copyright.

Il fenomeno si accompagna all’imbarbarimento e alla corruzione della lingua italiana, tanto avanzato da far temere della sua sopravvivenza, data la situazione in cui versano le istituzioni scolastiche. Ci si chiede come se ne potrà fare un uso letterario dopo l’alluvione di anglismi d’accatto, dopo il deserto seguito alla scomparsa di sinonimi, locuzioni e perifrasi, dopo la riduzione del lessico alle cento parole in uso presso l’infinita sorta di lemuri che ossessivamente titillano una moderna versione di lanterna magica.

Sul tema della lingua, viene a taglio una poesiola che chi scrive volle dedicare alla figlia minore nel 2007, in occasione della raggiunta maturità, per spronarla ad esercitarsi nell’acquisizione di un linguaggio almeno appropriato se non eloquente. L’occasione è propizia per riprodurne un tratto:

Chi ripone ogni sua cura
A scansare l’ovvio e il vieto
In qualsiasi congiuntura
Predispone il fine lieto.

Al contrario chi si ferma
Al tritume del linguaggio
Avrà spesso la conferma
Che è inadatto per l’ingaggio.

Se offri idee al momento buono
Con un lessico adeguato,
La proposta acquista tono
E il successo è assicurato.

Dunque, ripassiamo insieme
Qualche punto a cui badare,
Con la cura di chi teme
Nell’errore d’inciampare.

Ringraziando il mecenate
Con il verbo più appropriato
Per le offerte che ha donate,
Non si scriva «supportato»!

Si dirà che ha sostenuto,
Favorito ed appoggiato;
Che ha prestato il proprio aiuto,
Sovvenuto e secondato.

Ormai nulla è più evidente,
Né si staglia ovvero appare;
Tutto «emerge» immantinente:
Mai risulta, oppur compare.

Così quando ognun s’appresta
Al colloquio con persone,
Sappia allora che il purista
La chiamata vi dispone:

Un incontro è presto fatto,
Si può anche convocare,
Purché mai s’usi lo sciatto
E aborrito «contattare».

Chi per solito si appella
A «una serie di questioni»,
Chi ti fa «un certo discorso»
Senza dare spiegazioni,

È un uccello imitatore,
Quasi fosse ammaestrato,
Che ripete a tutte l’ore
Un linguaggio affatturato:

Per esordio: pone «Allora!»,
A cui appressa un «Detto questo»;
Se spiegato non si è ancora,
Un «quant’altro» aggiunge lesto.

Chi ha l’«approccio» del problema,
E chi vuol «Filosofia»
Alla guardia del sistema
Che ti vende mercanzia.

Chi si pone «a monte» e «a valle»,
Chi discetta di «livello»,
Beh! costui non reca a spalle
Della lingua il gran crivello.

E chi usa l’«attimino»,
Che già l’attimo è fuggente,
molto avanti è nel cammino
Per ottundersi la mente.

Qui vi è un «grosso personaggio»,
Là si vuol «fidelizzare»;
Non vi è alcuno in vasto raggio
Che non voglia anglicizzare.


Quel che manco riesce a dire / Nella lingua sua natale. La poesiola non finiva con questo verso, ma la chiusa sembra appropriata a quanto esposto sopra.


mercoledì 21 maggio 2025

«L'organo grande di questa chiesa ha bisogno di restauratione»!

 


Gentili lettori,

per la serie "Manutenzione?... Macché, l'importante è l'inaugurazione!", di cui alla pagina internet di "Organi & organisti" che si apre cliccando QUI, vorrei farvi parte che nel dicembre del 2023 ebbi comunicazione dal dottor Pier Giorgio CONTI delle sue dimissioni dall'incarico di organista della Cattedrale di Viterbo per le motivazioni da egli stesso esposte nella lettera che qui di seguito riporto:


- « Egregio M.° Bottini, Le comunico che il 5 dicembre u. s. mi sono dimesso con grande rammarico dall'incarico di organista della Cattedrale di San Lorenzo a Viterbo, ricoperto per 19 anni consecutivi. Il motivo del mio gesto di protesta è dovuto al fatto che l'organo, nonostante le mie ripetute richieste, da oltre dieci anni non ha più visto l'organaro e attualmente è in condizioni pietose. Faccio presente che lo strumento, uno Zenoni del 1964, è dotato di tre manuali e pedaliera e l'ultimo restauro risale al 2004. Oggi è funzionante il solo Positivo mentre il Grand'Organo ed il Recitativo sono fuori uso. Purtroppo devo prendere atto che nonostante il mio servizio completamente gratuito non mi è stato riconosciuto il diritto di avvalermi di uno strumento all'altezza del luogo di culto più importante di Viterbo, la Città dei Papi. La saluto cordialmente e Le auguro un Buon Natale. *Dottor Pier Giorgio Conti* » .


Il caso è simile a quello occorso nel 2023 all'egregio collega M.° Stefano RATTINI presso il Duomo di Trento causa palese reiterato disinteresse dell'Ordinario diocesano (ovvero il vescovo!) verso le condizioni di salute dell'organo, come si può leggere ancora su "Organi & organisti" cliccando QUI!

La vexata quæstio riguarda la sostanziale indifferenza verso quei periodici interventi di manutenzione che occorrerebbe effettuare ad una macchina - quale è l'organo - che col tempo si usura, si sporca, può guastarsi etc. e quindi necessiterebbe di programmate revisioni... Lo si fa con l'automobile e con la caldaia di casa... per quale motivo invece per gli organi è cosa da rammentare di continuo, dato che ordinariamente gli enti preposti non se ne occupano?!

A quanto pare è inveterato quest'accidioso italico uso: leggete qui di seguito le preoccupate parole - risalenti a più di quattro secoli fa - rivolte dagli operai in servizio presso Duomo di Arezzo ad un rappresentante della città medesima presso Firenze riguardo la necessità di cure verso l'organo del Duomo di Arezzo:


- « Molto magnifico ser Dionigi [Fabrizy, agente della Comunità di Arezzo in Firenze] osservandissimo, / L'organo grande di questa chiesa ha bisogno di restauratione e rifacimento in buona parte di mandici et anche ni si scuopri qualche canna che sarà di necessità fonderla di nuovo, et alle riparationi sudette, secondo il parere del maestro, ci vorrà spesa di scudi circa ottanta et ogni hora che mancassimo di riparare in questo principio l'organo, a poco a poco, che è quanto di buono e di bello in questa città, si verria a guastare, e si augmenteria la spesa e saria radoppiata e triplicata e si apporteria molto dispiacer all'opera. [...]. Di Arezzo il dì 19 di gennaio 1592 / Vostri affezionatissimi li operai del Duomo della città d'Arezzo » . [*]


Del resto, come affermava Leo Longanesi nel 1955, «Alla manutenzione, l'Italia preferisce l'inaugurazione»!

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione.

Paolo Bottini

Cremona, il 5 dicembre 2024


[*] Archivio di Stato di Arezzo, Opera del Duomo, n. 43, Deliberazioni, c. 51 v., citato in: Pier Paolo Donati, Renzo Giorgetti, L'organo della Cattedrale di Arezzo / Luca da Cortona 1534-36. Note e documenti di arte organaria rinascimentale toscana, Calosci, Cortona 1990, p. 81.

- l'immagine in cima è tratta dalla pagina internet https://www.igiic.org/prodotto/restauro-organi-a-canne/
 

venerdì 20 dicembre 2024

Il grave scandalo di escludere dal culto un organo a canne... dopo averlo restaurato!

 

Il maestro organaro Ugo Cremonesi
durante il montaggio delle canne di mostra dell'organo della Pieve di Soncino (CR)



[...] entrare nel santuario è penetrare i misteri divini. [...] Mentre architettura ed arti figurative si occupano di delineare significativamente il luogo fisico in cui il divino si rivela, l'organo con la sua voce costruisce una condizione non fisica, ma emozionale, nella quale si realizza l'incontro tra la terra e il cielo, fedelmente a quanto rammentato nelle scritture circa la non fisicità del tempio: "una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo" (Paolo, Eb 9, 11-14). Lo stesso concetto si trova varie volte anche nell'Apocalisse di Giovanni (Ap 7, 14-17; 21, 22; 22, 1). 

Il suono, pertanto, si fa strumento perfetto per il raggiungimento del Regno celeste; esso è avvolgente e favorisce uno stato di compartecipazione degli ascoltatori attraverso la marcata sensazione di distacco dalle cose terrene, accompagnata dalla netta percezione di una elevazione ad un livello superiore di coscienza. Lo strumento in tal senso si fa grande macchina scenica di avvicinamento al divino. La sua voce, o meglio le sue voci, piovono dall'alto come voci angeliche che provengono dal cielo attraverso gli squarci tra le nubi secondo quanto narrato da Giovanni: "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli Angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo" (Gv 1, 51). [...] 

L'organo, come il pulpito, è collocato in alto, al di sopra delle teste degli astanti; inoltre, ad entrambi si accedere attraverso una scala, segno evidente dell'accesso a un livello superiore di evoluzione. [...] Il ruolo simbolico del suono dell'organo è pertanto quello di avvicinamento alla percezione della voce di Dio [...]. 

Tutto questo parlare di scritti sacri e di simboli serve a far capire l'importanza del suono dello strumento e quanto sia rischioso non considerarla [...]. 

Dovrebbe perciò essere evidente che conservare lo strumento, condannandolo però al silenzio, equivarrebbe a mantenere nell'uomo attivi il corpo e la mente, lasciando tacere la sua anima. Le parti componenti la struttura architettonica e fonica dell'organo non possono dunque prescindere dal suono, essendo esso scopo fondamentale della loro esistenza. 

Pertanto, la convinzione diffusa che l'azione di tutela sia compiuta nel momento in cui cassa e fonica sono restaurate, è erronea; lo strumento a quel punto è recuperato, ma se non riprende a suonare regolarmente, ogni intervento sarà stato inutile. 

Il restauro, quindi, non è momento finale, ma stadio iniziale del recupero della funzione dello strumento e della sua creatività. Infatti esso, suonato regolarmente e sottoposto a periodiche manutenzioni, potrò vivere a lungo senza aver bisogno di ulteriori interventi di restauro, importanti, ma comunque traumatici.


(storico dell'arte presso la Soprintendenza ai B.A.P.P.S.A.D. per l'Abruzzo)


mercoledì 6 settembre 2023

Lo spazio dell'organo a canne (e dell'improvvisazione organistica) nel culto odierno della Chiesa cattolica [di p. Pellegrino SANTUCCI]


 
Paolo Bottini all'organo positivo di scuola napoletana settecentesca 
custodito nella basilica di Santa Maria di Campagna in Piacenza

[…] L'organista di chiesa, […] messo alle strette da imprevedibili esigenze di servizio, non può certo limitarsi al ruolo di semplice accompagnatore. Il culto odierno della Chiesa cattolica non è certo stimolo alla fantasia, ma caso mai alla sua compressione. Oggi si parla molto di fantasia e creatività liturgiche e le intenzioni potrebbero essere buone se la realtà non le sconfessasse. Peccato che in quest'ansia creativa l'organo trovi sempre meno spazio e, guarda caso, proprio nel momento in cui i giovani (questi giovani!) lo richiedono sempre più con insistenza.

Quali le prospettive dell'organista-improvvisatore nel nuovo corso liturgico? Siamo onesti e sinceri: volendo sarebbero tante, ma dovendo il più delle volte cozzare contro l'ottusità e la saccenteria di chierichetti in fregola di avventure musicali, «organa silent» (tacciono gli organi) e urlano i beoti tra strepiti di batterie e canti di efebi. È previsto che l'organista possa suonare in libertà prima e dopo la Messa (cioè a chiesa vuota! E sarebbe come fare un'omelia prima e dopo la Messa), poi all'Offertorio, ma sempre con «licenza delli superiori», cioè del pretino che vuole parlare durante «tutta» la Messa. Può suonare, ma con sottofondi, come si fa con la réclame ai dentifrici in TV, durante la recita del Canone. Alla Comunione, finalmente, gli si dà un po' di tempo. Nonostante queste remore, inventate chissà da chi, nelle chiese dove l'assemblea canta o bela, l'organista può prodursi in preludi, interludi, postludi brevi, sul tipo del versetto per introdurre, intercalare o concludere il canto. Non c'è dubbio che questi potrebbero essere momenti opportuni per improvvisare, proprio nello spirito della liturgia di sempre. Il preludio al Corale delle chiese protestanti, ma anche cattoliche, è lo stimolo più efficace per l'Improvvisazione. Quando questo Corale, o Inno, o Canto genericamente inteso prevede più strofe, è quanto mai opportuno che l'irganista lo vivacizzi con interludi. Se poi il tempo lo consente, la conclusione con postludio sarebbe più che pertinente, ma in questi casi occorre una collaborazione fra ministri, ministranti e «ministresse» tutt'altro che facile da raggiungere. Gli appelli al buon senso per ora hanno dato scarsi risultati. C'è solo da sperare che la noia di certi riti, divenuti già ritualismi, sia la medicina più efficace per quegli zeloti che umiliano l'arte in nome di riforme cervellotiche e assurde.

Per fortuna i concerti d'organo sono oggi una consolante realtà, nemmeno ipotizzabile fino a venti anni fa, almeno qui in Italia. Si avverte in questi concerti una più pronunciata coscienza musicale nel pubblico e di pari passo, anche se con fatica, un impegno sempre più positivo di giovani organisti che stanno guadagnando il tempo perduto dai loro predecessori. Ma non bisogna farsi illusioni e non confondere i «revivals» o le mode con la maturità della gente; quindi darsi da fare per restituire all'organo le sue funzioni legittime nel luogo, nel tempo e nel modo che gli furono congeniali, in quel contesto liturgico per il quale sommi musicisti scrisse pagine immortali di struggente commozione. Il «suspendimus organa nostra» degli Israeliti deportati in Babilonia sia solo il ricordo, il triste ricordo, di una stagione di follie che deve passare: sarebbe un insulto atroce alla civiltà, all'arte, alla cultura, oltre che alla millenaria saggezza di quella Chiesa che, col Vaticano II ha rivalutato l'Organo e per di più proprio l'Organo a canne («Organum tubulatum») ma che l'anarchia del post Vaticano II ha già bruciato fra le fiamme di un riformismo fanatico e lunatico in cui la musica è mortificata, soffocata, banalizzata fino al ridicolo.

È già stato scritto da altri più autorevoli di me e per questo lo posso ripetere con tutta tranquillità: «La vecchia liturgia cattolica ha fatto arrabbiare tanta gente, ma non ha mai fatto ridere nessuno» (da: Vittorio Giovanni Rossi, Il morto è tutto contento d'esser morto, periodico «Epoca», 26 Settembre 1971).

Niente di peggio che il ridicolo per squalificare un uomo o una istituzione. Ma io, nonostante tutto, ho fiducia e spero quindi che la sconfitta del dilettantismo orgoglioso e provocatorio sia inesorabile. Non è credibile che l'attuale ubriacatura che mortifica la musica e che ha dato l'ostracismo all'Organo o al Canto Gregoriano (questo veramente ormai sepolto) possa durare oltre. Anche il conformismo ha la sua stagione di stanchezza: già se n'avvertono i sintomi.

Tutto questo per l'organista liturgico, oggi ancora chiamato in causa come improvvisatore: per gli altri, libertà, opportunità, capacità e fantasia non dovrebbero conoscere confini!...


- testo tratto da: Pellegrino SantucciConsonanze e dissonanze, pro manuscripto, Bologna 1993, pp. 265-267

domenica 12 marzo 2023

Oltre all'organo, quali strumenti «legittimamente» permessi nel culto divino ? ...

  

[Melozzo da Forlì, Angelo con liuto, Pinacoteca Vaticana]



Lo scorso 5 marzo cadeva il giorno anniversario della promulgazione della istruzione vaticana "Musicam sacram" del 1967: un documento importante (quanto oggi misconosciuto e comunque non applicato!) che intende precisare le questioni prettamente musicali della riforma liturgica del Concilio Vaticano Secondo (cfr. <http://win.organieorganisti.it/sacrosanctum_concilium.htm>).

- «Frutto di una lunga e "sofferta" elaborazione, di uno studio attento e realistico della situazione pastorale attuale, nonché dell'apporto di molti liturgisti e musicisti, il documento regola, sia sul piano dottrinale che pratico, i rapporti che legano la musica quando entra a prestare il suo nobile e necessario servizio nell'azione liturgica. I compiti della musica e del canto sacro durante le varie celebrazioni della Chiesa, la parte in esse spettante ai vari "attori", la preparazione delle melodie per i testi in lingua nazionale, l'uso dei vari strumenti musicali, infine i compiti e le responsabilità delle Commissioni diocesane e nazionali di musica sacra: sono questi gli argomenti dell'Istruzione presi in esame, con competenza e attenzione, nel volume che raccoglie gli atti del primo convegno nazionale su "La musica e il canto nella Liturgia", organizzato dal Centro di Azione Liturgica (Roma) all'indomani della pubblicazione dell'Istruzione, e svoltosi a Roma nel giugno del 1967». 


Vi comunico che ho a disposizione per voi gli atti di questo convegno, pubblicati nel 1968: ve li posso inviare in formato "PDF" se vorrete gentilmente scrivermi tramite il modulo-contatti del mio sito internet personale <www.paolobottini.it>.

Intanto vogliamo mettere sotto i riflettori l'affermazione di Musicam Sacram 65 «Nelle Messe [...] si può usare l'organo, o altro strumento legittimamente permesso»: questa precisazione che ammette l'uso di altri strumenti musicali, oltre all'organo, a patto che siano "legittimamente" permessi, proviene dal noto passo di Sacrosanctum Concilium 120 («Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti. Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, a norma degli articoli 22-2, 37 e 40, purché siano adatti all'uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli»).

La domanda che, dunque, potremmo porci è la seguente: quali altri strumenti musicali, oltre all'organo, sono stati - nero su bianco - mai formalmente approvati da qualsiasi vescovo?! L'uso ordinario e pacifico di altri strumenti musicali è sufficiente ad ammetterne l'utilizzo?...

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.


Cremona, 8 marzo 2023

domenica 26 luglio 2020

Un destino "profano" per organi delle nostre chiese?!

Gentili lettori,

capita a volte che una parrocchia s'impegni a far restaurare l'organo della chiesa e in seguito, per vari motivi (penuria di organisti, disinteresse dei parroci, prepotenza dei chitarristi liturgici), lo strumento viene suonato sempre più di rado o addirittura lasciato muto: ne consegue che lo strumento accumula polvere e sporcizia, facilmente così si scordano alcune canne ad anima (oltre ovviamente a quelle ad ancia); la situazione peggiora più velocemente se viene (come già spesso comunque accade) tralasciata completamente la manutenzione ordinaria. Risultato: dopo pochi anni si rischia un deperimento che richiederebbe un ulteriore (costoso) intervento straordinario di manutenzione.

Proprio l'altro giorno sono stato a provare un organo in provincia di Mantova restaurato nel 2013 ed abbandonato a sé stesso (poco suonato fino al 2018 e privato totalmente di manutenzione): nonostante l'ottimo lavoro di restauro, lo strumento ha guadagnato diverse stonature nelle canne ad anima nonché piccoli problemi meccanici...

Fossi responsabile in qualche modo, vieterei alle parrocchie di restaurare gli organi se non s'impegnino prima a dotarsi di organisti che li suonino regolarmente previo formale incarico!... Altrimenti che senso ha? Si restaurano gli organi con soldi eventualmente versati dai fedeli della comunità... Alla quale magari sembra nulla importare se la loro offerta ha contribuito al restauro di un muto soprammobile!

Siccome in questi nostri tempi, invece, sembra utopico pagare organisti che suonino gli organi nelle chiese durante le messe - e data anche la rarità di organi in teatri e auditorium - qualcuno ipotizza che vengano quanto meno garantiti eventi extra-liturgici quali concerti, visite guidate, corsi di perfezionamento per organisti, lezioni-concerto per appassionati e così via: per scongiurare l'inedia di organi restaurati ma dimenticati!

Insomma, la riscossa "laica" degli organi delle chiese!

Rimane pur sempre il rischio di far passare nelle persone, a partire dai fedeli parrocchiani, il messaggio che i nostri (più o meno antichi) organi non sono stati collocati in chiesa per la gloria di Dio ma, quasi esclusivamente, per la (pur sempre auspicabile) santificazione dei laici appassionati di musica d'organo che si recano in chiesa per ascoltare concerti, lezioni eccetera!

E che ne facciamo allora dell'assunto «Si tenga in grande onore l'organo a canne» del Concilio Vaticano secondo?!

Ci sarebbe solo d'augurarsi che le eventuali iniziative "laiche" siano condotte tenendo ben presente lo scopo finale: l'uso dell'organo nella liturgia da parte di persone competenti ed eventualmente pagate il giusto!

Ci vorrebbero, comunque, preti sensibili a questa buona causa...

Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini


domenica 14 aprile 2019

Della sacralità dell'organo a canne

In fatto di "sacralità" dell'organo a canne: non dimentichiamo che tutti gli organi presenti nelle chiese sono stati solennemente resi "sacri" da un rito di benedizione (lo riporto sotto per intero)!
Solo per questo fatto, lo strumento dovrebbe essere considerato quasi "intoccabile" da chiunque sia estraneo al suo utilizzo liturgico, alla sua tutela, conservazione e valorizzazione... ma qui siamo al solito punto: gli organisti cosiddetti «titolari» di fatto non hanno alcun titolo per esercitare queste funzioni, semplicemente perché nessuno attribuisce loro ufficialmente un "titolo"!!

* * *

50 - BENEDIZIONE DI UN ORGANO

Premesse

1478. 
Nella celebrazione dei divini misteri ha notevole importanza la musica sacra; l'organo poi è tenuto in grande onore nella Chiesa latina, esso infatti, accompagnando i canti e i momenti liturgici, può aggiungere splendore alla celebrazione, favorire la preghiera dei fedeli e innalzare la loro mente a Dio.
Dato lo stretto legame tra organo, musica e canto nelle azioni liturgiche e nei pii esercizi del popolo cristiano, è particolarmente significativa la benedizione celebrata prima del suo uso liturgico.
1479. Il rito qui proposto può essere usato dal vescovo e dal presbitero.1480. Nel rispetto della struttura del rito e dei suoi elementi essenziali, si potranno adattare le singole parti alle circostanze di persone e di luoghi.
Se il rito è lodevolmente presieduto dal vescovo, si facciano gli adattamenti del caso.
1481. La benedizione dell'organo si può celebrare in qualsiasi tempo, fatta eccezione per i giorni liturgici nei quali l'uso dello strumento è limitato all'accompagnamento dei canti.

 
Rito della benedizione


INIZIO

1482.
 Quando tutti sono riuniti, si esegue, senza organo, un canto adatto o si fa una pausa di raccoglimento. Poi tutti si fanno il segno della croce, mentre il sacerdote dice:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.R. Amen.SALUTO

1483. 
Il sacerdote saluta i presenti con le seguenti parole o altre adatte, tratte di preferenza dalla Sacra Scrittura:L'amore di Dio Padre,
la pace del Signore nostro Gesù Cristo
e la consolazione dello Spirito Santo, sia sempre con voi.
Oppure:Il Signore, che i Santi lodano senza fine,
sia sempre con voi.
R. E con il tuo spirito.o in un altro modo adatto.
MONIZIONE INTRODUTTIVA

1484. 
Il sacerdote, o un altro ministro idoneo, introduce il rito di benedizione con queste parole o altre simili:
Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per la benedizione del nuovo organo, che renderà più lieta e solenne la celebrazione della divina liturgia. Anche l'arte musicale a servizio del culto tende allo scopo primario di dar gloria a Dio e di santificare gli uomini.
Il suono dell'organo nel contesto celebrativo, sostiene il canto unanime dei fedeli, espressione di quel cantico nuovo che sarà veramente tale se all'accordo degli strumenti e delle voci si unirà la santità della vita. Canteremo bene se vivremo bene nella chiave della divina volontà e nell'armonia della carità fraterna.

LETTURA DELLA PAROLA DI DIO

1485. 
Un lettore o uno dei presenti legge uno dei seguenti testi della Sacra Scrittura:

Col 3, 12-17 
Cantando a Dio di cuore e con gratitudine.


Ascoltate la parola di Dio
dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Rivestitevi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti li misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!
La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.


1486
Oppure (per esteso vedi a p. 866 ss.):
Nm 10,1-8.10  Suonerete le trombe, quando offrirete olocausti e sacrifici.
1 Cr 15,3.16.19-21.25Suonavano le trombe dinanzi all'arca.
2 Cr 5,2-5.11-14Centoventi sacerdoti suonavano le trombe.
Ef 5,15-20Cantando e inneggiando al Signore con tutto il cuore.
Lc 1,39-47 Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore.
Lc 10,21-22R.
 Amen.RESPONSORIO

1487.
 Secondo l'opportunità si può cantare, senza organo, o recitare un salmo responsoriale (per esteso vedi a p. 1002 ss.) o eseguire un altro canto adatto.
Sal 46 (47), 2-3 7-8R. Con suoni di tromba cantate e inneggiate al Signore.Sal 97 (98), 1 2-3b 3c-4 5-6
R. Cantate inni e acclamate al Signore.BREVE ESORTAZIONE
1488. 
Secondo l'opportunità, il sacerdote rivolge brevi parole ai presenti illustrando la lettura biblica, perché percepiscano il significato della celebrazione e apprezzino il servizio liturgico dell'organo.

Breve silenzio.

PREGHIERA DEI FEDELI

1489. 
Segue la preghiera comune. Tra le invocazioni proposte, si possono scegliere alcune ritenute più adatte, o aggiungerne altre in sintonia con particolari situazioni di persone o necessità del momento.
Pieni di esultanza, glorifichiamo Dio onnipotente, per gli innumerevoli doni della sua bontà, e, come esorta l'Apostolo, rendiamo grazie con la voce e il cuore.R. Gloria a te, Signore.

Padre santo, re del cielo e della terra,
fonte di ogni perfezione ispiratore di ogni vera armonia,
noi ti lodiamo per la tua immensa gloria. 
R.

Signore Gesù Cristo, Verbo eterno del Padre,
che ti sei fatto uomo
per riscattarci dal peccato
e rivestirci della dignità filiale,
noi ti glorifichiamo per la tua infinita misericordia. 
R.

Spirito Santo di Dio,
che abiti nei nostri cuori
e ci edifichi in un solo corpo,
noi ti benediciamo
per la tua misteriosa presenza nella Chiesa. 
R.

Santa Trinità, unico Dio,
principio e fine di tutte le cose,
a cui il cielo e la terra innalzano un canto nuovo,
noi ti adoriamo per la tua ineffabile beatitudine. 
R.

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1490.
 
Quando si omettono le invocazioni sopra indicate, prima della formula di benedizione, il sacerdote invita alla preghiera con queste parole o altre simili:
E ora noi tutti, in comunione con la santa Chiesa,
a una sola voce e con un solo cuore
invochiamo Dio, nostro Padre.

Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
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* Segue la preghiera del Signore:
Padre nostro.
PREGHIERA DI BENEDIZIONE
1491. 
Il sacerdote, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di benedizione:
Sii benedetto, Signore Dio nostro,
bellezza antica e sempre nuova,
che governi il mondo con la tua sapienza
e con la tua bontà lo rivesti di splendida luce;
a te cantano i cori degli angeli,
sempre pronti ad ogni tuo cenno;
a te inneggiano gli astri del cielo,
nel ritmo costante del cosmo;
te santo proclama l'assemblea dei redenti,
e con il cuore, la voce, la vita
celebra la gloria del tuo nome.

Anche noi, tuo popolo,
radunato in festa nella tua casa,
ci uniamo al canto universale,
magnificando con la Vergine Maria
i prodigi del tuo amore;

concedi la tua benedizione
a tutti gli interpreti e cantori della tua lode
e a questo strumento sonoro,
perché accompagnati dai suoi accordi armoniosi
possiamo associarci alla liturgia del cielo.

Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.* 1492. Terminata la preghiera di benedizione, il sacerdote se lo ritiene opportuno, incensa l'organo. Quindi con l'accompagnamento del nuovo strumento, si può cantare il Salmo 150 (n. 2375) o un altro canto adatto. Potrà seguire l'esecuzione di uno o più brani del repertorio organistico, eventualmente intercalata da altri canti dell'assemblea e del coro. Tutti mantengano un atteggiamento di rispettoso ascolto, evitando gli applausi ad ogni pezzo musicale.
CONCLUSIONE

1493. 
Il sacerdote stendendo le mani sui presenti dice:
Il Signore, degno di ogni lode,
vi conceda di essere cantori della sua gloria
per unirvi al cantico nuovo
che risuona nel santuario celeste.

R. Amen.la benedizione di Dio onnipotente,  
Padre e Figlio X e Spirito Santo,
discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

1494.
 Un canto corale o una suonata d'organo possono chiudere la celebrazione.