Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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Visualizzazione post con etichetta organo liturgico. Mostra tutti i post
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mercoledì 31 gennaio 2024

Disavventure di un organista liturgico



Egregio M.° Bottini,


lo dico con una certa amarezza: in questo momento non svolgo servizio liturgico in qualità di organista!


Ci sono diverse circostanze che hanno determinato questa situazione. 


La mia "carriera" di organista liturgico è consistita in un peregrinare tra diverse parrocchie seguendo i parroci più o meno interessati a un servizio liturgico basato su sobrietà e decoro (pochi canti di popolo, musica d'organo alla mia portata). 


Gli ultimi anni li ho trascorsi in una piccola parrocchia suonando alla messa delle 7.00 (sic!) con serenità, senza polemiche parrocchiali o "corsi di formazione serali" da parte di "commissioni liturgiche", direttori vanitosi, organisti (sè-dicenti) gelosi e una lista infinita di richieste inutili. Purtroppo sullo scorcio del 2019 è mancato il parroco di questa realtà passando sotto il controllo di una unità pastorale. 


Sono andato avanti a suonare sino alla pandemia, al termine delle prime fasi della quale mi è stato chiesto di riprendere, ma per motivi personali ho dovuto a malincuore declinare. A quel punto sono stato sostituito da altre persone e nessuno mi ha mai chiesto nulla.


Ad oggi si sono accavallati impegni familiari sempre più gravosi, un lavoro molto intenso e sinceramente non ho tanta voglia di stabilire dei contatti con realtà sempre più edulcorate dove l'impressione è sempre che mi facciano suonare per favore... vedremo col tempo. 


Suono ogni tanto quando vado in vacanza in una ridente località marittima, ove antichi legami con il parroco mi permettono di essere sempre il benvenuto.


Mi spiace molto perché ho sostenuto molti restauri, promosso concerti, scritto di organi, senza però nessuna riconoscenza e con poca fortuna per gli organi stessi, sempre messi da parte per cori, elettronici, chitarre, giovani tutti dilettanti allo sbaraglio... al contrario mai per organisti professionisti (che magari mi sarebbe piaciuto stare in chiesa ad ascoltare, da semplice fedele, senza mettere le mani sulla tastiera...).

La ringrazio per aver accolto questo mio amaro sfogo.


Cordiali saluti


Paolo Crescenzio

(ex organista liturgico nella diocesi di Trevi)



mercoledì 6 settembre 2023

Lo spazio dell'organo a canne (e dell'improvvisazione organistica) nel culto odierno della Chiesa cattolica [di p. Pellegrino SANTUCCI]


 
Paolo Bottini all'organo positivo di scuola napoletana settecentesca 
custodito nella basilica di Santa Maria di Campagna in Piacenza

[…] L'organista di chiesa, […] messo alle strette da imprevedibili esigenze di servizio, non può certo limitarsi al ruolo di semplice accompagnatore. Il culto odierno della Chiesa cattolica non è certo stimolo alla fantasia, ma caso mai alla sua compressione. Oggi si parla molto di fantasia e creatività liturgiche e le intenzioni potrebbero essere buone se la realtà non le sconfessasse. Peccato che in quest'ansia creativa l'organo trovi sempre meno spazio e, guarda caso, proprio nel momento in cui i giovani (questi giovani!) lo richiedono sempre più con insistenza.

Quali le prospettive dell'organista-improvvisatore nel nuovo corso liturgico? Siamo onesti e sinceri: volendo sarebbero tante, ma dovendo il più delle volte cozzare contro l'ottusità e la saccenteria di chierichetti in fregola di avventure musicali, «organa silent» (tacciono gli organi) e urlano i beoti tra strepiti di batterie e canti di efebi. È previsto che l'organista possa suonare in libertà prima e dopo la Messa (cioè a chiesa vuota! E sarebbe come fare un'omelia prima e dopo la Messa), poi all'Offertorio, ma sempre con «licenza delli superiori», cioè del pretino che vuole parlare durante «tutta» la Messa. Può suonare, ma con sottofondi, come si fa con la réclame ai dentifrici in TV, durante la recita del Canone. Alla Comunione, finalmente, gli si dà un po' di tempo. Nonostante queste remore, inventate chissà da chi, nelle chiese dove l'assemblea canta o bela, l'organista può prodursi in preludi, interludi, postludi brevi, sul tipo del versetto per introdurre, intercalare o concludere il canto. Non c'è dubbio che questi potrebbero essere momenti opportuni per improvvisare, proprio nello spirito della liturgia di sempre. Il preludio al Corale delle chiese protestanti, ma anche cattoliche, è lo stimolo più efficace per l'Improvvisazione. Quando questo Corale, o Inno, o Canto genericamente inteso prevede più strofe, è quanto mai opportuno che l'irganista lo vivacizzi con interludi. Se poi il tempo lo consente, la conclusione con postludio sarebbe più che pertinente, ma in questi casi occorre una collaborazione fra ministri, ministranti e «ministresse» tutt'altro che facile da raggiungere. Gli appelli al buon senso per ora hanno dato scarsi risultati. C'è solo da sperare che la noia di certi riti, divenuti già ritualismi, sia la medicina più efficace per quegli zeloti che umiliano l'arte in nome di riforme cervellotiche e assurde.

Per fortuna i concerti d'organo sono oggi una consolante realtà, nemmeno ipotizzabile fino a venti anni fa, almeno qui in Italia. Si avverte in questi concerti una più pronunciata coscienza musicale nel pubblico e di pari passo, anche se con fatica, un impegno sempre più positivo di giovani organisti che stanno guadagnando il tempo perduto dai loro predecessori. Ma non bisogna farsi illusioni e non confondere i «revivals» o le mode con la maturità della gente; quindi darsi da fare per restituire all'organo le sue funzioni legittime nel luogo, nel tempo e nel modo che gli furono congeniali, in quel contesto liturgico per il quale sommi musicisti scrisse pagine immortali di struggente commozione. Il «suspendimus organa nostra» degli Israeliti deportati in Babilonia sia solo il ricordo, il triste ricordo, di una stagione di follie che deve passare: sarebbe un insulto atroce alla civiltà, all'arte, alla cultura, oltre che alla millenaria saggezza di quella Chiesa che, col Vaticano II ha rivalutato l'Organo e per di più proprio l'Organo a canne («Organum tubulatum») ma che l'anarchia del post Vaticano II ha già bruciato fra le fiamme di un riformismo fanatico e lunatico in cui la musica è mortificata, soffocata, banalizzata fino al ridicolo.

È già stato scritto da altri più autorevoli di me e per questo lo posso ripetere con tutta tranquillità: «La vecchia liturgia cattolica ha fatto arrabbiare tanta gente, ma non ha mai fatto ridere nessuno» (da: Vittorio Giovanni Rossi, Il morto è tutto contento d'esser morto, periodico «Epoca», 26 Settembre 1971).

Niente di peggio che il ridicolo per squalificare un uomo o una istituzione. Ma io, nonostante tutto, ho fiducia e spero quindi che la sconfitta del dilettantismo orgoglioso e provocatorio sia inesorabile. Non è credibile che l'attuale ubriacatura che mortifica la musica e che ha dato l'ostracismo all'Organo o al Canto Gregoriano (questo veramente ormai sepolto) possa durare oltre. Anche il conformismo ha la sua stagione di stanchezza: già se n'avvertono i sintomi.

Tutto questo per l'organista liturgico, oggi ancora chiamato in causa come improvvisatore: per gli altri, libertà, opportunità, capacità e fantasia non dovrebbero conoscere confini!...


- testo tratto da: Pellegrino SantucciConsonanze e dissonanze, pro manuscripto, Bologna 1993, pp. 265-267

giovedì 11 agosto 2022

Qualsiasi organo (a canne) è "liturgico": basta sia suonato da musicisti competenti!

[cliccate sulla foto dell'organo rinascimentale del Duomo di Arezzo per ascoltare 
"Alleluja e Santo" di p. Giovanni Maria Rossi 
suonato sul più o meno coevo organo della chiesa di S. Michele in Bosco a Bologna!]


Gentili lettori,

pochi giorni fa nel Duomo di Arezzo è stato inaugurato un nuovo organo a due tastiere a trasmissione elettrica: va ad affiancare l'organo rinascimentale di Luca di Bernardino da Cortona restaurato/ricostruito nel 1990 e oggi presentato al pubblico solo in vista di un eventuale utilizzo concertistico: «[...] un capolavoro, una eccellenza assoluta in Italia. Tuttavia è figlio della sua epoca e non si presta al repertorio successivo, se non facendo delle forzature [...]» (frase citata da agensir.it).

Posto che anche col temperamento mesotonico ci si può spingere ben oltre il Rinascimento (basta che le composizioni non abbiano troppi accidenti in chiave!) senza bisogno di parlare di «forzature», qualcosa mi fa pensare che, nell'ordinario servizio liturgico nella Cattedrale di Arezzo, verrà preferito il nuovo all'antico...

E siccome non credo sia ancora debellato l'ingenuo assunto "organo antico = inadatto per il culto moderno" (assunto in genere formulato da ignoranti e/o incompetenti e/o accidiosi), desidero ricordarvi, a difesa del pacifico uso degli organi antichi anche nella liturgia moderna, le intelligenti riflessioni di Edoardo Bellotti «Organi storici e temperamento nella liturgia attuale», unitamente alle mie personali considerazioni sul fatto che non è facile dimostrare che esiste un modello di "organo liturgico" (v. organoliturgico.org) (del resto, se digitate nei motori di ricerca in rete la definizione «organo liturgico» vedete ben voi cosa ne risulta)...

Vi ringrazio per la cortese attenzione e vi saluto cordialmente.


Cremona, 11 agosto 2022, giorno liturgico di santa Chiara di Assisi

 

sabato 14 maggio 2022

- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»

 

[Angelo con organo portativo (cupola della chiesa di S. Maria in Organo a Verona; foto di Elena Bugini)]


- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»


Giusto vent'anni or sono il M.° Mario Verdicchio, docente di Organo Principale presso il Conservatorio di Musica di La Spezia, si faceva promotore, assieme a due colleghi del medesimo Istituto, di una "lettera-petizione" a favore della stipula di un Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa, lettera che fu sottoscritta da 449 persone.

L'antefatto da cui scaturì questa iniziativa era il seguente: nel febbraio del 2002 l'AIOC (Associazione Italiana Organisti di Chiesa) era giunta a Roma al tavolo della tanto sospirata firma del suddetto contratto (era lo scopo per cui il sodalizio nacque nel 1994 a Pistoia), ma nell'imbarazzo generale tutto fu bloccato proprio seduta stante a motivo, sostanzialmente, della debole rappresentatività dell'AIOC presso la CEI: ci consideravano un misero mucchietto di organisti contro una falange di parroci!

Nel frattempo si sono diffusi nei Conservatori (per gli auspici della CEI stessa risalenti già al 2001!) corsi accademici professionalizzanti di organo ad indirizzo liturgico, con la sempre più evidente impossibilità per i neo-laureati di aspirare a svolgere un incarico professionale regolarmente retribuito presso qualsivoglia ente ecclesiastico (con qualche eccezione, in diverse parrocchie di Milano, ad esempio, o in qualche Cattedrale che sia gestita non direttamente dal Vescovo bensì da una Fabbriceria o da un'Opera)!

Se la professionalità dei musicisti nel culto divino della Chiesa cattolica non è indispensabile (come pare evidente a tutti, dato che i musicisti professionisti regolarmente assunti a contratto e pagati in Italia non sono la regola ma l'eccezione)... cui prodest?!

E dunque la massima «Chi serve l'altare, viva dell'altare» (san Paolo) non vale per l'organista?...

Per leggere il testo della lettera-petizione e vedere l'elenco dei sottoscrittori (nonché, eventualmente, commentare su Facebook), cliccare il seguente collegamento internet https://www.organieorganisti.it/il-mestiere-dell-organista-di-chiesa-professionista-lavoro-o-volontariato .

sabato 20 febbraio 2021

SOMNIARE SOMNIUM: «ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» (vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)



SOMNIARE SOMNIUM: 

«ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» 

(vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)




Nell'aprile 1993 il convegno "L'organo italiano oggi e domani", promosso dalla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia, pose le basi per una rinnovata consapevolezza corporativa degli organisti di chiesa.

Nello stesso periodo la Conferenza Episcopale Italiana istituiva Roma il "Corso di perfezionamento liturgico-musicale" (Co.per.li.m.) riservato a tutti coloro che, già impegnati nel servizio musicale a qualsiasi titolo presso una chiesa, volessero approfondire la preparazione in materia liturgica in rapporto alla musica cultuale.

Nel frattempo nell'ottobre del 1996 (durante il IV Convegno Nazionale degli incaricati diocesani per la musica sacra tenutosi ad Ariccia) venivano poste le basi per la costituzione di un Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia, promulgato infine nel primi mesi dell'anno 2000.

Inoltre nel 2001, con atto sommamente lungimirante, la Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI si premurava di stimolare i Conservatori affinché attivassero nuovi curricula di "Organo per la liturgia" e di "Direzione di coro per la liturgia"... purtroppo senza pensare a necessarie parallele intese con gli Ordinari Diocesani affinché i nuovi laureati in queste discipline potessero avere agevolazioni ai fini della stipula di contratti di lavoro con le chiese locali...

Una serie di iniziative coronate, giusto ormai un ventennio fa, dal pio sogno di don Antonio PARISI [*], all'epoca consulente musicale dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, di poter vedere all'opera, adeguatamente retribuiti (o quanto meno riconosciuti da appositi albi diocesani) [2], organisti e maestri di cappella in ogni dove. Ecco quanto affermava il sacerdote barese:

- «Sogno una schiera di maestri di cappella, organisti e vari strumentisti che si preparano o presso i Conservatori di musica nel ramo della musica per la liturgia, o presso le scuole diocesane e istituti di musica sacra, acquisendo professionalità e seria preparazione, in modo da essere inseriti in un elenco diocesano secondo una graduatoria motivata. Sogno che vengano nominati maestri di cappella, organisti, direttori di coro presso le varie cattedrali, santuari, parrocchie, con un accordo economico dignitoso» (cliccare il seguente collegamento per leggere il contributo completo di don Antonio Parisi «Ad ogni chiesa il suo maestro di cappella»).


Nel frattempo l'Associazione Italiana Organisti di Chiesa, costituitasi a Pistoia nel 1994, riusciva trionfalmente, nel febbraio del 2002, a sedere al tavolo della firma del tanto sospirato Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa... salvo venire stroncata in quel preciso istante da una 'longa manus' che ne determinò fatalmente il lento ma inesorabile declino nel 2011.

Ebbene, chi ha seguito da vicino, in tutti questi anni, il dibattito sulla musica sacra (o meglio musica "liturgica" come si usa dire in questi tempi) in Italia, ha ben chiaro che a fronte di un pur sostanzioso e serio "pensatoio", non è corrisposto, da parte della Conferenza Episcopale Italiana, un piano organizzativo nazionale inerente il fondamentale (quanto invece disatteso) aspetto della necessaria formazione liturgica del popolo dei fedeli, come vivamente raccomandato dai padri conciliari nel chiedere che i «pastori d'anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa», [3] ove la «formazione liturgica» avrebbe dovuto comprendere una indispensabile catechesi in musica, ovvero una educazione al "ben" cantare (cfr. S. Agostino) [4] durante la preparazione dei fanciulli ai sacramenti.

Per attuare un tale piano, bisognerebbe ovviamente pagare schiere di musicisti professionisti o quanto meno individuare i criteri per stabilire quali siano i requisiti necessari ai suonatori domenicali d'ogni ordine e grado per essere atti a ricoprire il ruolo ecclesiale di "formatori" liturgico-musicali parrocchiali... aggratis!

Insomma: se oggi un giovane appassionato organista volesse veramente conseguire la laurea triennale in "Organo per la Liturgia", sappia che dovrà cercare col lanternino un parroco che accetti di stipulare un contratto di lavoro a fronte delle prestazioni di organista liturgico!

Un arguto sunto delle problematiche inerenti al canto per la liturgia appariva sulle colonne del quotidiano «la Repubblica» il 16 giugno 2011 a firma di Michele Smargiassi.

Il mio sunto, a vent'anni dal "somnium" di don Parisi, è il seguente: non vi sarà mai generalizzato decoro liturgico-musicale in Italia senza il coinvolgimento di musicisti professionisti debitamente formati al servizio liturgico [5] ed onestamente remunerati, ma nemmeno senza una seppur minima formazione dei fedeli adulti, ma innanzitutto dei fanciulli, al canto liturgico. Ecco dunque le due azioni imprescindibili che dovrebbero stimolare i vescovi nella stanza dei bottoni alla CEI!

Ma in fin dei conti, non è vero che la messa - checché se ne dica [6] - è valida anche senza canto né musica?! Perché dunque fare tanti sforzi per dei semplici accessori del culto percepiti come meramente esornativi?!...



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[1] Nato a Noicàttaro (BA) nel 1947, sacerdote dal 1971, diplomato in Organo nel 1976 presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, docente di Teoria e Solfeggio dal 1976 nel medesimo Conservatorio, dal 2009 in pensione. Parroco per oltre 20 anni. Membro di "Universa Laus" internazionale (gruppo di studio formato dai maggiori musicisti europei che affrontano varie tematiche di musica liturgica). Membro della Consulta dell’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Prolifico e noto compositore di canti liturgici.
[2] come l'albo degli organisti costituito presso la diocesi di Massa Carrara - Pontremoli
[3] Sacrosanctum Concilium 19
[4] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8; cfr. in questo blog cliccando QUI).
[5] per approfondire il ruolo professionale e ministeriale dell'organista di chiesa, invito cordialmente a leggere i contributi di Monsignor Vincenzo De Gregorio, di don Franco Gomiero e di Giacomo Mezzalira, ma anche dello stesso don Antonio Parisi nonché di Paolo Bottini
[6] «[...] il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (Sacrosanctum Concilium 112)... il che significherebbe che nelle liturgie "meno solenni", il canto può essere ritenuto - appunto - non necessario?! Leggendo pure Sacrosanctum Concilium 113, parrebbe proprio di sì!
 


domenica 14 febbraio 2021

«Suspendimus organa nostra»: per uno "sciopero" organistico quaresimale




«Super flumina Babylonis illic sedimus et flevimus, cum recordaremur Sion. 
In salicibus in medio ejus suspendimus organa nostra» [*]


Gentili lettori,

dato che «Il suono, da solo, di questi stessi strumenti musicali [l'organo o altro strumento legittimamente permesso, cfr. n. 65] non è consentito in Avvento, in Quaresima, durante il Triduo sacro, nelle messe e negli uffici dei defunti [Musicam Sacram 66], perché non pensare di lasciare completamente digiune d'organi le nostre chiese nel tempo di Quaresima?!

Un periodo in cui sacerdoti e fedeli possano finalmente sentire la mancanza del suono dell'organo... e, chissà, anche la mancanza dell'organista...

Certo, questo sarà possibile ove l'organo abbia normalmente il ruolo predominante che gli spetterebbe, perché se già di norma lo spazio per l'organo a messa è ridotto al lumicino...

E chissà che a Pasqua, al vostro rientro, vi sentiate dire: «Bentornato, ci siete mancati tanto, tu e il nostro organo!».

A meno che sia lì pronto in agguato il lesto approfittatore, ben lieto di soffiarvi il posto che credevate possedere di diritto scrivendo nel vostro curriculum «organista titolare»... quando invece quella presunta "titolarità" non era altro che il frutto di un mero accordo verbale col parroco di turno...

Ed ecco che al vostro rientro, vi stupirete amaramente trovare la consolle già occupata da quel suonatore (più o meno degno di essere appellato tale) che voi non potete vedere nemmeno da lontano... sì, quel leccapreti bigotto ha convinto il parroco che voi pensate solo all'esibizione e non a "far pregare" i fedeli... aahhh, «cortigiani, vil razza dannata»!

Buona Quaresima!


Cremona, il 14 febbraio 2021





sabato 20 giugno 2020

Chiese piene di giovani che cantano accompagnati dall'organo (?!)...


Si sente dire sempre più spesso (perché è vero!) che in chiesa si vedono pochi giovani.

Per questo ci sono i soliti intelligenti operatori pastorali che suggeriscono che, così come la lingua latina è stata soppiantata a favore della lingua italiana, l’organo sia rimpiazzato dalla chitarra, strumento "giovane" e che attirerebbe i giovani a Messa, perché il suono della chitarra sarebbe più gioioso e allegro rispetto a quello dell'organo, strumento musicale dei tempi andati che, se proprio, si potrebbe utilizzare solo nelle festività più solenni.

Mi pare ovvio che di per sè i giovani non sono attirati a Messa dalla presenza di chitarra e canti pop: la loro assenza è invece da imputare unicamente alla poca lungimiranza dei parroci che non sono in grado di apprezzare il potere attrattivo universale del canto e della musica di qualità affidati a professionisti opportunamente formati ad interagire simbioticamente con le esigenze del culto.

Inutile ricordare qui che, circa gli strumenti, la costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" chiede che «nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale». Ammette, tuttavia, altri strumenti, «a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale» e, «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli».

Mi chiedo se nel mezzo secolo nel frattempo ampiamente superato, vi sia mai stato in Italia un vescovo che abbia seriamente preso in considerazione queste parole e, di conseguenza, abbia legiferato sulla liceità dello strumento musicale chitarra nella liturgia... Così a naso sarei pronto a scommettere di no...

Del resto, già tutti i documenti del magistero sono ben attenti a non fare un elenco di strumenti ammessi oppure proibiti. Ad esempio l'istruzione "Musicam sacram" dice solo che vanno esclusi gli strumenti che, «secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana».

Ma cosa vorrebbe dire ciò, dato che ogni strumento (a parte, guarda caso, l'organo a canne) è usato per la musica "profana"?

I punti essenziali sono altri: innanzitutto un'adeguata formazione musicale e liturgica di chi suona, ma anche di chi sceglie i canti e dirige il coro...

E a proposito: chi sceglie i canti?!.. Il parroco, il vicario parrocchiale, il catechista, l'agitatore liturgico di turno, la suorina-karaoke, la pia donna in prima fila, il sacrista, i ragazzi dell'oratorio oppure il direttore del coro o l'organista?!...

La verità è che non vi è un ruolo ecclesiale cui sia demandato l'incarico di occuparsi ufficialmente della scelta del repertorio dei canti liturgici, di conseguenza vi è il mare magnum dell'aleatorietà domenicale all'italiana!...

Ad ogni modo, mi piacerebbe raccogliere testimonianze di parrocchie piene di giovani dove il parroco stimola l'intelligente uso del canto liturgico accompagnato da un bravo organista...

Cordialmente vostro


domenica 14 aprile 2019

Della sacralità dell'organo a canne

In fatto di "sacralità" dell'organo a canne: non dimentichiamo che tutti gli organi presenti nelle chiese sono stati solennemente resi "sacri" da un rito di benedizione (lo riporto sotto per intero)!
Solo per questo fatto, lo strumento dovrebbe essere considerato quasi "intoccabile" da chiunque sia estraneo al suo utilizzo liturgico, alla sua tutela, conservazione e valorizzazione... ma qui siamo al solito punto: gli organisti cosiddetti «titolari» di fatto non hanno alcun titolo per esercitare queste funzioni, semplicemente perché nessuno attribuisce loro ufficialmente un "titolo"!!

* * *

50 - BENEDIZIONE DI UN ORGANO

Premesse

1478. 
Nella celebrazione dei divini misteri ha notevole importanza la musica sacra; l'organo poi è tenuto in grande onore nella Chiesa latina, esso infatti, accompagnando i canti e i momenti liturgici, può aggiungere splendore alla celebrazione, favorire la preghiera dei fedeli e innalzare la loro mente a Dio.
Dato lo stretto legame tra organo, musica e canto nelle azioni liturgiche e nei pii esercizi del popolo cristiano, è particolarmente significativa la benedizione celebrata prima del suo uso liturgico.
1479. Il rito qui proposto può essere usato dal vescovo e dal presbitero.1480. Nel rispetto della struttura del rito e dei suoi elementi essenziali, si potranno adattare le singole parti alle circostanze di persone e di luoghi.
Se il rito è lodevolmente presieduto dal vescovo, si facciano gli adattamenti del caso.
1481. La benedizione dell'organo si può celebrare in qualsiasi tempo, fatta eccezione per i giorni liturgici nei quali l'uso dello strumento è limitato all'accompagnamento dei canti.

 
Rito della benedizione


INIZIO

1482.
 Quando tutti sono riuniti, si esegue, senza organo, un canto adatto o si fa una pausa di raccoglimento. Poi tutti si fanno il segno della croce, mentre il sacerdote dice:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.R. Amen.SALUTO

1483. 
Il sacerdote saluta i presenti con le seguenti parole o altre adatte, tratte di preferenza dalla Sacra Scrittura:L'amore di Dio Padre,
la pace del Signore nostro Gesù Cristo
e la consolazione dello Spirito Santo, sia sempre con voi.
Oppure:Il Signore, che i Santi lodano senza fine,
sia sempre con voi.
R. E con il tuo spirito.o in un altro modo adatto.
MONIZIONE INTRODUTTIVA

1484. 
Il sacerdote, o un altro ministro idoneo, introduce il rito di benedizione con queste parole o altre simili:
Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per la benedizione del nuovo organo, che renderà più lieta e solenne la celebrazione della divina liturgia. Anche l'arte musicale a servizio del culto tende allo scopo primario di dar gloria a Dio e di santificare gli uomini.
Il suono dell'organo nel contesto celebrativo, sostiene il canto unanime dei fedeli, espressione di quel cantico nuovo che sarà veramente tale se all'accordo degli strumenti e delle voci si unirà la santità della vita. Canteremo bene se vivremo bene nella chiave della divina volontà e nell'armonia della carità fraterna.

LETTURA DELLA PAROLA DI DIO

1485. 
Un lettore o uno dei presenti legge uno dei seguenti testi della Sacra Scrittura:

Col 3, 12-17 
Cantando a Dio di cuore e con gratitudine.


Ascoltate la parola di Dio
dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Rivestitevi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti li misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!
La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.


1486
Oppure (per esteso vedi a p. 866 ss.):
Nm 10,1-8.10  Suonerete le trombe, quando offrirete olocausti e sacrifici.
1 Cr 15,3.16.19-21.25Suonavano le trombe dinanzi all'arca.
2 Cr 5,2-5.11-14Centoventi sacerdoti suonavano le trombe.
Ef 5,15-20Cantando e inneggiando al Signore con tutto il cuore.
Lc 1,39-47 Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore.
Lc 10,21-22R.
 Amen.RESPONSORIO

1487.
 Secondo l'opportunità si può cantare, senza organo, o recitare un salmo responsoriale (per esteso vedi a p. 1002 ss.) o eseguire un altro canto adatto.
Sal 46 (47), 2-3 7-8R. Con suoni di tromba cantate e inneggiate al Signore.Sal 97 (98), 1 2-3b 3c-4 5-6
R. Cantate inni e acclamate al Signore.BREVE ESORTAZIONE
1488. 
Secondo l'opportunità, il sacerdote rivolge brevi parole ai presenti illustrando la lettura biblica, perché percepiscano il significato della celebrazione e apprezzino il servizio liturgico dell'organo.

Breve silenzio.

PREGHIERA DEI FEDELI

1489. 
Segue la preghiera comune. Tra le invocazioni proposte, si possono scegliere alcune ritenute più adatte, o aggiungerne altre in sintonia con particolari situazioni di persone o necessità del momento.
Pieni di esultanza, glorifichiamo Dio onnipotente, per gli innumerevoli doni della sua bontà, e, come esorta l'Apostolo, rendiamo grazie con la voce e il cuore.R. Gloria a te, Signore.

Padre santo, re del cielo e della terra,
fonte di ogni perfezione ispiratore di ogni vera armonia,
noi ti lodiamo per la tua immensa gloria. 
R.

Signore Gesù Cristo, Verbo eterno del Padre,
che ti sei fatto uomo
per riscattarci dal peccato
e rivestirci della dignità filiale,
noi ti glorifichiamo per la tua infinita misericordia. 
R.

Spirito Santo di Dio,
che abiti nei nostri cuori
e ci edifichi in un solo corpo,
noi ti benediciamo
per la tua misteriosa presenza nella Chiesa. 
R.

Santa Trinità, unico Dio,
principio e fine di tutte le cose,
a cui il cielo e la terra innalzano un canto nuovo,
noi ti adoriamo per la tua ineffabile beatitudine. 
R.

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1490.
 
Quando si omettono le invocazioni sopra indicate, prima della formula di benedizione, il sacerdote invita alla preghiera con queste parole o altre simili:
E ora noi tutti, in comunione con la santa Chiesa,
a una sola voce e con un solo cuore
invochiamo Dio, nostro Padre.

Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
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* Segue la preghiera del Signore:
Padre nostro.
PREGHIERA DI BENEDIZIONE
1491. 
Il sacerdote, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di benedizione:
Sii benedetto, Signore Dio nostro,
bellezza antica e sempre nuova,
che governi il mondo con la tua sapienza
e con la tua bontà lo rivesti di splendida luce;
a te cantano i cori degli angeli,
sempre pronti ad ogni tuo cenno;
a te inneggiano gli astri del cielo,
nel ritmo costante del cosmo;
te santo proclama l'assemblea dei redenti,
e con il cuore, la voce, la vita
celebra la gloria del tuo nome.

Anche noi, tuo popolo,
radunato in festa nella tua casa,
ci uniamo al canto universale,
magnificando con la Vergine Maria
i prodigi del tuo amore;

concedi la tua benedizione
a tutti gli interpreti e cantori della tua lode
e a questo strumento sonoro,
perché accompagnati dai suoi accordi armoniosi
possiamo associarci alla liturgia del cielo.

Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.* 1492. Terminata la preghiera di benedizione, il sacerdote se lo ritiene opportuno, incensa l'organo. Quindi con l'accompagnamento del nuovo strumento, si può cantare il Salmo 150 (n. 2375) o un altro canto adatto. Potrà seguire l'esecuzione di uno o più brani del repertorio organistico, eventualmente intercalata da altri canti dell'assemblea e del coro. Tutti mantengano un atteggiamento di rispettoso ascolto, evitando gli applausi ad ogni pezzo musicale.
CONCLUSIONE

1493. 
Il sacerdote stendendo le mani sui presenti dice:
Il Signore, degno di ogni lode,
vi conceda di essere cantori della sua gloria
per unirvi al cantico nuovo
che risuona nel santuario celeste.

R. Amen.la benedizione di Dio onnipotente,  
Padre e Figlio X e Spirito Santo,
discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

1494.
 Un canto corale o una suonata d'organo possono chiudere la celebrazione.

lunedì 11 marzo 2019

Quando il coretto pop fa cilecca...


Caro M.° Bottini,

domenica scorsa alla messa parrocchiale vi è stata una eccezionale defezione del coro "pop" più chitarre e percussioni: mi è toccato sostituirli suonando 'solamente' l'organo...

Ho potuto constatare - amaramente - che, pur avendo voluto appositamente intonare un paio dei loro canti soliti (Gen Rosso, RNS, Buttazzo etc. etc.), l'assemblea è rimasta muta...

Cosa trarre da questo episodio?

Faccio alcune ipotesi:

1) sono io che sono impedito: non sono capace di dare sensate intonazioni organistiche a questo tipo di repertorio, in modo che la gente intuisca quando deve iniziare a cantare;

2) è l'assemblea, dopo più di dieci anni che è abituata a sentire questo repertorio accompagnato da chitarre e bonghi (l'organo è comunque presente - per mia precisa scelta di non abbandonare - solo come "basso continuo"), che ha perso l'abitudine ad ascoltare l'organo e a capire lo stile di accompagnamento organistico;

3) il repertorio "pop", dopo più di dieci anni, non è stato recepito dall'assemblea, formata per lo più da ultra-settantenni (e pensare che i settantenni di oggi a metà anni Sessanta, epoca della "messa beat" erano poco più che adolescenti), ragion per cui è sostanzialmente controproducente la presenza di questo coro di adulti (sono tutti sulla cinquantina), accompagnati dai loro figli agli strumenti, che non è stato in grado di educare l'assemblea al canto liturgico, rendendola sostanzialmente "coretto-dipendente".

Non oso sottoporre al mio parroco le sopra esposte ipotesi: la mia presenza, dopo l'avvento del coretto pop, si è svalutata e ora l'organista conta meno del sacrestano!

Ad esempio, in occasione della venuta del vescovo per le cresime (impegnati a curare tanto bene il canto liturgico come nemmeno fanno durante il Triduo pasquale!), non si sono mai sognati di interpellarmi, anche solo per chiedermi "ci sarai tu oppure no?"...

Le confesso, caro Maestro Bottini, che io sono rimasto fedele al mio servizio esclusivamente per la venerazione che ho per il "mio" organo, pensando che sicuramente se me ne fossi andato, sarebbe andato in malora per inutilizzo!

Grato per la cortese attenzione, La saluto con viva cordialità.

Cosimo Quaranta
(organista nella Diocesi di Bagnoregio)

p.s.: suppongo che Lei, avendo scritto la biografia di Federico CAUDANA, conosca il vescovo cremonese Tranquillo Guarneri, buon musicista, che resse la nostra diocesi per un decennio: anche dalle nostre parti è conosciuto il suo delizioso mottettino eucaristico Ecce venio ad te.