Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 20 giugno 2020

Chiese piene di giovani che cantano accompagnati dall'organo (?!)...


Si sente dire sempre più spesso (perché è vero!) che in chiesa si vedono pochi giovani.

Per questo ci sono i soliti intelligenti operatori pastorali che suggeriscono che, così come la lingua latina è stata soppiantata a favore della lingua italiana, l’organo sia rimpiazzato dalla chitarra, strumento "giovane" e che attirerebbe i giovani a Messa, perché il suono della chitarra sarebbe più gioioso e allegro rispetto a quello dell'organo, strumento musicale dei tempi andati che, se proprio, si potrebbe utilizzare solo nelle festività più solenni.

Mi pare ovvio che di per sè i giovani non sono attirati a Messa dalla presenza di chitarra e canti pop: la loro assenza è invece da imputare unicamente alla poca lungimiranza dei parroci che non sono in grado di apprezzare il potere attrattivo universale del canto e della musica di qualità affidati a professionisti opportunamente formati ad interagire simbioticamente con le esigenze del culto.

Inutile ricordare qui che, circa gli strumenti, la costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" chiede che «nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale». Ammette, tuttavia, altri strumenti, «a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale» e, «purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli».

Mi chiedo se nel mezzo secolo nel frattempo ampiamente superato, vi sia mai stato in Italia un vescovo che abbia seriamente preso in considerazione queste parole e, di conseguenza, abbia legiferato sulla liceità dello strumento musicale chitarra nella liturgia... Così a naso sarei pronto a scommettere di no...

Del resto, già tutti i documenti del magistero sono ben attenti a non fare un elenco di strumenti ammessi oppure proibiti. Ad esempio l'istruzione "Musicam sacram" dice solo che vanno esclusi gli strumenti che, «secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana».

Ma cosa vorrebbe dire ciò, dato che ogni strumento (a parte, guarda caso, l'organo a canne) è usato per la musica "profana"?

I punti essenziali sono altri: innanzitutto un'adeguata formazione musicale e liturgica di chi suona, ma anche di chi sceglie i canti e dirige il coro...

E a proposito: chi sceglie i canti?!.. Il parroco, il vicario parrocchiale, il catechista, l'agitatore liturgico di turno, la suorina-karaoke, la pia donna in prima fila, il sacrista, i ragazzi dell'oratorio oppure il direttore del coro o l'organista?!...

La verità è che non vi è un ruolo ecclesiale cui sia demandato l'incarico di occuparsi ufficialmente della scelta del repertorio dei canti liturgici, di conseguenza vi è il mare magnum dell'aleatorietà domenicale all'italiana!...

Ad ogni modo, mi piacerebbe raccogliere testimonianze di parrocchie piene di giovani dove il parroco stimola l'intelligente uso del canto liturgico accompagnato da un bravo organista...

Cordialmente vostro


domenica 17 novembre 2019

Il progetto "Canto e Catechesi" di A. Gasperi presentato al card. Ravasi



Gentili lettori,

di recente in Vaticano si è svolto il terzo convegno che il cardinale Gianfranco Ravasi (presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) ha desiderato promuovere per sollecitare un dialogo necessario sull' "oggetto" musica sacra.

Il titolo del convegno era "Chiesa, Musica, Interpreti: un dialogo necessario": ospiti da diversi continenti, relazioni, approfondimenti, poi l'appuntamento con i Vespri in Cappella Sistina l'8 novembre, infine sabato 9 novembre - a fine lavori - l'udienza dei partecipanti con il Papa.

Sono dell'idea che questi convegni siano sostanzialmente inutili se non vi saranno direttive ufficiali affinché il canto e la musica per il culto non verranno affidati a professionisti debitamente formati (e di conseguenza regolarmente pagati): diversamente, anche un'enciclica papale che incoraggi la regolamentazione della musica per la liturgia non avrebbe che rari riscontri se non contenesse gli "ordini" affinché almeno nelle chiese cattedrali di ogni diocesi del mondo vi sia un musicista regolarmente pagato per svolgere a tempo pieno il lavoro al quale ha dedicato anni di studi professionalizzanti!

Parallelamente vi sono persone, come il M° Antonio Gasperi di Trento, che non attendono "ordini" dall'alto ma, umilmente, si adoperano affinché semi buoni cadano per terra...

Vi consegno qui in calce la lettera che il Maestro, autore del progetto "Canto e Catechesi", ha consegnato al cardinale Ravasi in occasione del citato convegno.

Tenendo conto che il seminatore non può mai sapere se proprio tutti i semi da egli gettati diverranno una pianta che porta frutto...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e cordiali saluti.



Cremona, domenica 17 novembre 2019


* * *

Al Presidente
"Pontificium Consilium De Cultura"
Sua Eminenza RAVASI card. Gianfranco

Eminenza,

sono Antonio Gasperi, musicista ed ex insegnante al Conservatorio Bonporti di Trento.
Lo scorso autunno, in occasione del Convegno Musica e Compositori, ho presentato a grandi linee il progetto “Canto e Catechesi”, piccola scuola di formazione musicale rivolta ai ragazzi che frequentano la Catechesi parrocchiale.
Finalità primaria di questo progetto è la formazione musicale a indirizzo corale dei fanciulli a partire dai sei anni di età. Sappiamo purtroppo che questo tipo di formazione non è previsto nei programmi curriculari della scuola primaria di Stato. Il corso “Canto e Catechesi”, che è stato avviato all’indomani del Convegno stesso nella parrocchia dove svolgo il mio volontariato, prevede lo studio di un repertorio musicale diversificato che va dal canto popolare infantile, al canto cosiddetto didattico, finalizzato cioè all’apprendimento, in forma elementare, dei concetti fondamentali della grammatica e della sintassi musicale. Il corso prosegue con il canto d’autore e si completa con i canti – preghiera i quali sono composti espressamente per la voce dei fanciulli. Questi canti, che comprendono le preghiere fondamentali a partire dal segno della croce, sono propedeutici allo studio della salmodia e dei testi sacri.
E da questo vivaio di piccoli cantori, di cui fa parte qualche allievo con genitori di origine non italiana, è nato spontaneamente, su richiesta degli stessi allievi, il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Dopo un periodo preparatorio, i candidati sono stati ammessi ai corsi diocesani di musica sacra che ora frequentano con buoni risultati.
A margine di questa mia esperienza ho capito quanto sia importante seguire personalmente gli stessi allievi al fine di garantire loro una buona assimilazione del metodo di studio e di sostenerli nella scelta specifica.
Il progetto “Canto e Catechesi” è stato proposto in particolar modo come surrogato della Schola Cantorum, istituzione che anche nella nostra Diocesi Trentina soffre di abbandono. E, se a questa triste condizione si unisce la realtà dei cori parrocchiali, la cui età media anagrafica è piuttosto avanzata, viene legittimo chiedersi se il coro liturgico, in un prossimo futuro, sarà ancora in grado di operare.
Sappiamo che nelle nostre chiese le celebrazioni liturgiche sono spesso animate da formazioni corali giovanili sostenute da complessini strumentali. Tali formazioni hanno di solito una breve durata e affiancano il coro parrocchiale in determinate circostanze liturgiche.
Molti si chiedono come possa conciliarsi con le finalità del canto sacro, e cioè “dare lode a Dio e contribuire alla santificazione dei fedeli”, la musica del repertorio giovanile quasi fosse musica di intrattenimento e perciò inadeguata allo stile della musica liturgica.
Purtroppo, il contesto dove queste realtà giovanili, sovente improvvisate, vengono istruite, non risponde in gran parte a un’adeguata formazione culturale ed è soprattutto per questa ragione che tali realtà, oltre ad essere precarie, non presentano segni culturalmente evolutivi.
Per quanto riguarda la mia esperienza relativa al progetto “Canto e Catechesi” posso affermare che, nonostante le difficoltà da affrontare, le strade dell’impegno e della preparazione sono le modalità di lavoro fondamentali ad avvicinare i giovani al canto e alla preghiera. Non va dimenticato inoltre, che a fianco dei giovani allievi ci sono le rispettive famiglie a sostenerli nel loro percorso di approccio alle verità della fede. E’ altresì bello sentire questi fanciulli mentre mi confidano, con ambizione, che in famiglia ripetono i canti che hanno imparato al coro, facendoli così conoscere anche ai propri famigliari. In questo modo la piccola scuola di bambini che canta allarga la sua esperienza nell’ambito della propria famiglia e questo contribuisce a dare il senso di una comunità che si unisce anche attraverso il canto e la preghiera.

È doveroso ricordare che un tempo la Schola Cantorum era il vivaio dove le giovani generazioni iniziavano lo studio della musica a indirizzo liturgico – corale. E all’interno di questo vivaio trovavano la loro prima formazione musicale non solo i futuri componenti il coro parrocchiale, ma anche coloro che sarebbero confluiti nei cori amatoriali, nelle bande e, come è successo a me e a tanti musicisti, coloro che avrebbero proseguito negli studi musicali professionali.
A chiusura di questo mio intervento mi sia permesso rivolgere a Lei, quale Presidente del Pontificium Consilium de Cultura, una preghiera affinché si faccia interprete del grande bisogno di cultura musicale richiesto dalle nostre comunità, un bisogno che potrà essere affrontato soprattutto attraverso la rinascita della Schola Cantorum. Pertanto, chiedo gentilmente che in uno dei prossimi Convegni si possa affrontare il tema della formazione musicale giovanile all’interno della Schola Cantorum.

Antonio Gasperi
Trento, 6 novembre 2019






mercoledì 27 aprile 2016

27 aprile 2016: cinquantesimo della cosiddetta "Messa beat" di Marcello Giombini




Gentili lettori,

la Messa dei Giovani (vulgo "Messa beat") di Marcello GIOMBINI è ormai un pezzo di storia: oggi ha compiuto mezzo secolo!

Forse molti di voi - come il sottoscritto - non avevano mai ascoltato questa musica, dunque ecco il Gloria a partire dal quale si possono facilmente reperire in rete tutte le altre parti della mitica Messa.

Nel sito dedicato all’autore vi sono dettagli, tra cui significative parole di commento di Giombini stesso sulla sua musica.


L’uso della musica liturgica "leggera" - benché ufficialmente mai autorizzata dalla Chiesa - è oggi assodata e pacifica per i cattolici italiani (non solo adolescenti ma anche i loro genitori cinquantenni)... gli unici a farsi problemi sono proprio i musicisti "classici", tra cui ovviamente gli organisti d’ogni ordine e grado (voglio dire sia diplomati che dilettanti)...

Non vedo lontano il momento nel quale la Chiesa italiana rilascerà la patente anche a questi repertori (dato che ora ufficialmente non fanno parte del Repertorio Nazionale dei Canti Liturgici approvato dalla C.E.I.)...

La regola, oggi, è che ognuno prega e celebra così come si sente, senza regole universali di sorta: sarà questa la strada giusta?

Ad ogni modo, Aldo Fabrizi (v. qui in calce la parte finale di una sua poesia risalente al 1970) pensava che la «messa bbitte» fosse cosa diabolica in confronto all’armonium... oggi invece gli acculturati cinquantenni cattolici pensano che la Chiesa sia "indietro" e che dovrebbe adeguarsi presto a ciò che nella pratica domenicale avviene vieppiù frequentemente, con l’avallo (o il tacito consenso) di tanti sacerdoti nonché vescovi...

Cari organisti: se ancora non vi hanno defenestrato, accontentatevi di suonare brevi choralvorspielen ai canti GEN e RNS!!

Cordialmente vostro


Cremona, il 27 aprile 2016

* * *

[...] mentre stavo così,
c’è stata pè guastamme la nottata,
un’antra novità, la messa bitte
difatti da ’na chiesa quà vicino
me arivato un fracasso indiavolato
de batterie, sassofoni, chitare,
che avrà fatto tremà Gesù bambino
e tutte le fiammele de’l’artare,
entranno a casa,
ho messo er catenaccio dicenno
-“Mo che faccio..”- poi ho detto
-“..perdoneme Gesù, si pregherò quassù”-
e pensanno l’armonium a me fatato,
sentivo er sono più scommunicato
e mentre che a’la radio
parlava er Santo Padre,
io me so’ inginocchiato
davanti all’artarino
de mi madre.

Aldo Fabrizi