Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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giovedì 2 gennaio 2025

Nel trentennale dell'Associazione Italiana Organisti di Chiesa (1994-2024)

 



Giusto trent'anni or sono (settembre 1994) si costituiva a Pistoia l'Associazione Italiana Organisti di Chiesa con lo scopo precipuo di far riconoscere professionalmente (e quindi economicamente) il ruolo di organista liturgico (il primo presidente in carica fu Edoardo Bellotti) : il venir meno di questo scopo - dopo la disfatta della mancata firma del Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa nel 2002 - l'ha portata al progressivo dissolvimento per inedia!

Dopo il recente clamoroso caso di Altamura (in cui il vescovo diocesano ha bandito il posto di organista titolare della Cattedrale in cambio di un semplice «grazie»!) v'è da chiedersi se non siano magari giunti tempi migliori per poter pensare ad un nuovo sodalizio che possa stimolare efficaci intese tra Stato e Chiesa riguardo l'inquadramento lavorativo di coloro che hanno l'ardire di concludere un percorso accademico AFAM in organo...

Intendo dire, se i vescovi italiani non hanno (più) alcun interesse ad avvalersi di musicisti professionalmente competenti, quanto meno vedano di scoraggiare definitivamente l'istituzione di corsi AFAM in Organo per la Liturgia, che tutt'oggi sussistono in qualche Conservatorio, altrimenti si cade nell'ingenua sfacciataggine (!) del vescovo di Altamura (v. sopra)!

Ormai nel 2015 io proponevo la costituzione di un nuovo sodalizio di organisti professionisti: molti aderirono con entusiasmo... ma, si sa, quando è il caso di mettere in opera il motto "res, non verba"...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti!

Paolo Bottini

Cremona, 8 settembre 2024





sabato 14 maggio 2022

- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»

 

[Angelo con organo portativo (cupola della chiesa di S. Maria in Organo a Verona; foto di Elena Bugini)]


- «... scusa, ma tu che LAVORO fai?» - «L'ORGANISTA» - «No, intendo cosa fai per guadagnarti da vivere!»


Giusto vent'anni or sono il M.° Mario Verdicchio, docente di Organo Principale presso il Conservatorio di Musica di La Spezia, si faceva promotore, assieme a due colleghi del medesimo Istituto, di una "lettera-petizione" a favore della stipula di un Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa, lettera che fu sottoscritta da 449 persone.

L'antefatto da cui scaturì questa iniziativa era il seguente: nel febbraio del 2002 l'AIOC (Associazione Italiana Organisti di Chiesa) era giunta a Roma al tavolo della tanto sospirata firma del suddetto contratto (era lo scopo per cui il sodalizio nacque nel 1994 a Pistoia), ma nell'imbarazzo generale tutto fu bloccato proprio seduta stante a motivo, sostanzialmente, della debole rappresentatività dell'AIOC presso la CEI: ci consideravano un misero mucchietto di organisti contro una falange di parroci!

Nel frattempo si sono diffusi nei Conservatori (per gli auspici della CEI stessa risalenti già al 2001!) corsi accademici professionalizzanti di organo ad indirizzo liturgico, con la sempre più evidente impossibilità per i neo-laureati di aspirare a svolgere un incarico professionale regolarmente retribuito presso qualsivoglia ente ecclesiastico (con qualche eccezione, in diverse parrocchie di Milano, ad esempio, o in qualche Cattedrale che sia gestita non direttamente dal Vescovo bensì da una Fabbriceria o da un'Opera)!

Se la professionalità dei musicisti nel culto divino della Chiesa cattolica non è indispensabile (come pare evidente a tutti, dato che i musicisti professionisti regolarmente assunti a contratto e pagati in Italia non sono la regola ma l'eccezione)... cui prodest?!

E dunque la massima «Chi serve l'altare, viva dell'altare» (san Paolo) non vale per l'organista?...

Per leggere il testo della lettera-petizione e vedere l'elenco dei sottoscrittori (nonché, eventualmente, commentare su Facebook), cliccare il seguente collegamento internet https://www.organieorganisti.it/il-mestiere-dell-organista-di-chiesa-professionista-lavoro-o-volontariato .

sabato 20 febbraio 2021

SOMNIARE SOMNIUM: «ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» (vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)



SOMNIARE SOMNIUM: 

«ad ogni chiesa il suo maestro di cappella» 

(vent'anni dopo il "sogno" di don Antonio Parisi)




Nell'aprile 1993 il convegno "L'organo italiano oggi e domani", promosso dalla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia, pose le basi per una rinnovata consapevolezza corporativa degli organisti di chiesa.

Nello stesso periodo la Conferenza Episcopale Italiana istituiva Roma il "Corso di perfezionamento liturgico-musicale" (Co.per.li.m.) riservato a tutti coloro che, già impegnati nel servizio musicale a qualsiasi titolo presso una chiesa, volessero approfondire la preparazione in materia liturgica in rapporto alla musica cultuale.

Nel frattempo nell'ottobre del 1996 (durante il IV Convegno Nazionale degli incaricati diocesani per la musica sacra tenutosi ad Ariccia) venivano poste le basi per la costituzione di un Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia, promulgato infine nel primi mesi dell'anno 2000.

Inoltre nel 2001, con atto sommamente lungimirante, la Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI si premurava di stimolare i Conservatori affinché attivassero nuovi curricula di "Organo per la liturgia" e di "Direzione di coro per la liturgia"... purtroppo senza pensare a necessarie parallele intese con gli Ordinari Diocesani affinché i nuovi laureati in queste discipline potessero avere agevolazioni ai fini della stipula di contratti di lavoro con le chiese locali...

Una serie di iniziative coronate, giusto ormai un ventennio fa, dal pio sogno di don Antonio PARISI [*], all'epoca consulente musicale dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, di poter vedere all'opera, adeguatamente retribuiti (o quanto meno riconosciuti da appositi albi diocesani) [2], organisti e maestri di cappella in ogni dove. Ecco quanto affermava il sacerdote barese:

- «Sogno una schiera di maestri di cappella, organisti e vari strumentisti che si preparano o presso i Conservatori di musica nel ramo della musica per la liturgia, o presso le scuole diocesane e istituti di musica sacra, acquisendo professionalità e seria preparazione, in modo da essere inseriti in un elenco diocesano secondo una graduatoria motivata. Sogno che vengano nominati maestri di cappella, organisti, direttori di coro presso le varie cattedrali, santuari, parrocchie, con un accordo economico dignitoso» (cliccare il seguente collegamento per leggere il contributo completo di don Antonio Parisi «Ad ogni chiesa il suo maestro di cappella»).


Nel frattempo l'Associazione Italiana Organisti di Chiesa, costituitasi a Pistoia nel 1994, riusciva trionfalmente, nel febbraio del 2002, a sedere al tavolo della firma del tanto sospirato Contratto Nazionale di Lavoro per Musicisti di Chiesa... salvo venire stroncata in quel preciso istante da una 'longa manus' che ne determinò fatalmente il lento ma inesorabile declino nel 2011.

Ebbene, chi ha seguito da vicino, in tutti questi anni, il dibattito sulla musica sacra (o meglio musica "liturgica" come si usa dire in questi tempi) in Italia, ha ben chiaro che a fronte di un pur sostanzioso e serio "pensatoio", non è corrisposto, da parte della Conferenza Episcopale Italiana, un piano organizzativo nazionale inerente il fondamentale (quanto invece disatteso) aspetto della necessaria formazione liturgica del popolo dei fedeli, come vivamente raccomandato dai padri conciliari nel chiedere che i «pastori d'anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa», [3] ove la «formazione liturgica» avrebbe dovuto comprendere una indispensabile catechesi in musica, ovvero una educazione al "ben" cantare (cfr. S. Agostino) [4] durante la preparazione dei fanciulli ai sacramenti.

Per attuare un tale piano, bisognerebbe ovviamente pagare schiere di musicisti professionisti o quanto meno individuare i criteri per stabilire quali siano i requisiti necessari ai suonatori domenicali d'ogni ordine e grado per essere atti a ricoprire il ruolo ecclesiale di "formatori" liturgico-musicali parrocchiali... aggratis!

Insomma: se oggi un giovane appassionato organista volesse veramente conseguire la laurea triennale in "Organo per la Liturgia", sappia che dovrà cercare col lanternino un parroco che accetti di stipulare un contratto di lavoro a fronte delle prestazioni di organista liturgico!

Un arguto sunto delle problematiche inerenti al canto per la liturgia appariva sulle colonne del quotidiano «la Repubblica» il 16 giugno 2011 a firma di Michele Smargiassi.

Il mio sunto, a vent'anni dal "somnium" di don Parisi, è il seguente: non vi sarà mai generalizzato decoro liturgico-musicale in Italia senza il coinvolgimento di musicisti professionisti debitamente formati al servizio liturgico [5] ed onestamente remunerati, ma nemmeno senza una seppur minima formazione dei fedeli adulti, ma innanzitutto dei fanciulli, al canto liturgico. Ecco dunque le due azioni imprescindibili che dovrebbero stimolare i vescovi nella stanza dei bottoni alla CEI!

Ma in fin dei conti, non è vero che la messa - checché se ne dica [6] - è valida anche senza canto né musica?! Perché dunque fare tanti sforzi per dei semplici accessori del culto percepiti come meramente esornativi?!...



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[1] Nato a Noicàttaro (BA) nel 1947, sacerdote dal 1971, diplomato in Organo nel 1976 presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, docente di Teoria e Solfeggio dal 1976 nel medesimo Conservatorio, dal 2009 in pensione. Parroco per oltre 20 anni. Membro di "Universa Laus" internazionale (gruppo di studio formato dai maggiori musicisti europei che affrontano varie tematiche di musica liturgica). Membro della Consulta dell’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Prolifico e noto compositore di canti liturgici.
[2] come l'albo degli organisti costituito presso la diocesi di Massa Carrara - Pontremoli
[3] Sacrosanctum Concilium 19
[4] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8; cfr. in questo blog cliccando QUI).
[5] per approfondire il ruolo professionale e ministeriale dell'organista di chiesa, invito cordialmente a leggere i contributi di Monsignor Vincenzo De Gregorio, di don Franco Gomiero e di Giacomo Mezzalira, ma anche dello stesso don Antonio Parisi nonché di Paolo Bottini
[6] «[...] il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (Sacrosanctum Concilium 112)... il che significherebbe che nelle liturgie "meno solenni", il canto può essere ritenuto - appunto - non necessario?! Leggendo pure Sacrosanctum Concilium 113, parrebbe proprio di sì!
 


domenica 17 novembre 2019

Il progetto "Canto e Catechesi" di A. Gasperi presentato al card. Ravasi



Gentili lettori,

di recente in Vaticano si è svolto il terzo convegno che il cardinale Gianfranco Ravasi (presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) ha desiderato promuovere per sollecitare un dialogo necessario sull' "oggetto" musica sacra.

Il titolo del convegno era "Chiesa, Musica, Interpreti: un dialogo necessario": ospiti da diversi continenti, relazioni, approfondimenti, poi l'appuntamento con i Vespri in Cappella Sistina l'8 novembre, infine sabato 9 novembre - a fine lavori - l'udienza dei partecipanti con il Papa.

Sono dell'idea che questi convegni siano sostanzialmente inutili se non vi saranno direttive ufficiali affinché il canto e la musica per il culto non verranno affidati a professionisti debitamente formati (e di conseguenza regolarmente pagati): diversamente, anche un'enciclica papale che incoraggi la regolamentazione della musica per la liturgia non avrebbe che rari riscontri se non contenesse gli "ordini" affinché almeno nelle chiese cattedrali di ogni diocesi del mondo vi sia un musicista regolarmente pagato per svolgere a tempo pieno il lavoro al quale ha dedicato anni di studi professionalizzanti!

Parallelamente vi sono persone, come il M° Antonio Gasperi di Trento, che non attendono "ordini" dall'alto ma, umilmente, si adoperano affinché semi buoni cadano per terra...

Vi consegno qui in calce la lettera che il Maestro, autore del progetto "Canto e Catechesi", ha consegnato al cardinale Ravasi in occasione del citato convegno.

Tenendo conto che il seminatore non può mai sapere se proprio tutti i semi da egli gettati diverranno una pianta che porta frutto...

Grazie sempre per la vostra cortese attenzione e cordiali saluti.



Cremona, domenica 17 novembre 2019


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Al Presidente
"Pontificium Consilium De Cultura"
Sua Eminenza RAVASI card. Gianfranco

Eminenza,

sono Antonio Gasperi, musicista ed ex insegnante al Conservatorio Bonporti di Trento.
Lo scorso autunno, in occasione del Convegno Musica e Compositori, ho presentato a grandi linee il progetto “Canto e Catechesi”, piccola scuola di formazione musicale rivolta ai ragazzi che frequentano la Catechesi parrocchiale.
Finalità primaria di questo progetto è la formazione musicale a indirizzo corale dei fanciulli a partire dai sei anni di età. Sappiamo purtroppo che questo tipo di formazione non è previsto nei programmi curriculari della scuola primaria di Stato. Il corso “Canto e Catechesi”, che è stato avviato all’indomani del Convegno stesso nella parrocchia dove svolgo il mio volontariato, prevede lo studio di un repertorio musicale diversificato che va dal canto popolare infantile, al canto cosiddetto didattico, finalizzato cioè all’apprendimento, in forma elementare, dei concetti fondamentali della grammatica e della sintassi musicale. Il corso prosegue con il canto d’autore e si completa con i canti – preghiera i quali sono composti espressamente per la voce dei fanciulli. Questi canti, che comprendono le preghiere fondamentali a partire dal segno della croce, sono propedeutici allo studio della salmodia e dei testi sacri.
E da questo vivaio di piccoli cantori, di cui fa parte qualche allievo con genitori di origine non italiana, è nato spontaneamente, su richiesta degli stessi allievi, il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Dopo un periodo preparatorio, i candidati sono stati ammessi ai corsi diocesani di musica sacra che ora frequentano con buoni risultati.
A margine di questa mia esperienza ho capito quanto sia importante seguire personalmente gli stessi allievi al fine di garantire loro una buona assimilazione del metodo di studio e di sostenerli nella scelta specifica.
Il progetto “Canto e Catechesi” è stato proposto in particolar modo come surrogato della Schola Cantorum, istituzione che anche nella nostra Diocesi Trentina soffre di abbandono. E, se a questa triste condizione si unisce la realtà dei cori parrocchiali, la cui età media anagrafica è piuttosto avanzata, viene legittimo chiedersi se il coro liturgico, in un prossimo futuro, sarà ancora in grado di operare.
Sappiamo che nelle nostre chiese le celebrazioni liturgiche sono spesso animate da formazioni corali giovanili sostenute da complessini strumentali. Tali formazioni hanno di solito una breve durata e affiancano il coro parrocchiale in determinate circostanze liturgiche.
Molti si chiedono come possa conciliarsi con le finalità del canto sacro, e cioè “dare lode a Dio e contribuire alla santificazione dei fedeli”, la musica del repertorio giovanile quasi fosse musica di intrattenimento e perciò inadeguata allo stile della musica liturgica.
Purtroppo, il contesto dove queste realtà giovanili, sovente improvvisate, vengono istruite, non risponde in gran parte a un’adeguata formazione culturale ed è soprattutto per questa ragione che tali realtà, oltre ad essere precarie, non presentano segni culturalmente evolutivi.
Per quanto riguarda la mia esperienza relativa al progetto “Canto e Catechesi” posso affermare che, nonostante le difficoltà da affrontare, le strade dell’impegno e della preparazione sono le modalità di lavoro fondamentali ad avvicinare i giovani al canto e alla preghiera. Non va dimenticato inoltre, che a fianco dei giovani allievi ci sono le rispettive famiglie a sostenerli nel loro percorso di approccio alle verità della fede. E’ altresì bello sentire questi fanciulli mentre mi confidano, con ambizione, che in famiglia ripetono i canti che hanno imparato al coro, facendoli così conoscere anche ai propri famigliari. In questo modo la piccola scuola di bambini che canta allarga la sua esperienza nell’ambito della propria famiglia e questo contribuisce a dare il senso di una comunità che si unisce anche attraverso il canto e la preghiera.

È doveroso ricordare che un tempo la Schola Cantorum era il vivaio dove le giovani generazioni iniziavano lo studio della musica a indirizzo liturgico – corale. E all’interno di questo vivaio trovavano la loro prima formazione musicale non solo i futuri componenti il coro parrocchiale, ma anche coloro che sarebbero confluiti nei cori amatoriali, nelle bande e, come è successo a me e a tanti musicisti, coloro che avrebbero proseguito negli studi musicali professionali.
A chiusura di questo mio intervento mi sia permesso rivolgere a Lei, quale Presidente del Pontificium Consilium de Cultura, una preghiera affinché si faccia interprete del grande bisogno di cultura musicale richiesto dalle nostre comunità, un bisogno che potrà essere affrontato soprattutto attraverso la rinascita della Schola Cantorum. Pertanto, chiedo gentilmente che in uno dei prossimi Convegni si possa affrontare il tema della formazione musicale giovanile all’interno della Schola Cantorum.

Antonio Gasperi
Trento, 6 novembre 2019






sabato 2 maggio 2015

... per un'associazione di organisti professionisti...





Gentili lettori,

chi ha modo di frequentare il mondo organistico italiano avrà notato che, in genere, ogni organista di chiesa non fa che pensare al proprio orticello perché, data l’anarchia liturgico-musicale vigente nelle parrocchie e la mancanza di una severa regolamentazione, da parte della Chiesa, circa l’utilizzo extra-liturgico degli strumenti, se uno diventa organista "titolare" [*] in una chiesa, subito si prende la briga di organizzare una rassegna di concerti (per fare scambi con altri colleghi disponibili), registrare c.d., fare lezioni private e/o pubbliche (corsi di perfezionamento) e tutto quanto contribuisca al proprio tornaconto personale (ad majorem eius gloriam!)...

Queste attività musicali extra-cultuali (che, di per sé, non sono certo deprecabili) sono magari facilitate, ahimé, dal sempre minor interesse del clero e del popolo per l’utilizzo dell’organo nel culto divino: dunque all’organista (sempre che a priori non venga defenestrato!) non rimane che prodigarsi a valorizzare il "suo" strumento dal punto di vista meramente culturale...

Ora, appurato che la C.E.I. non ripeterà di certo con la categoria degli www.organisti.it l’errore di tirarsi la zappa sui piedi come fece stipulando il contratto nazionale con quella dei www.sacristi.it , inutile illudersi: rebus sic stantibus in Italia non c’è verso di riuscire a farsi assumere in regola in qualità di organista dalla parrocchia (che, come si sa, è spesso il regno dei pagamenti sottobanco e del lavoro nero: vedasi il recente caso della diocesi di Napoli).

Nonostante ciò, dato che ormai non è raro sentire di un parroco che "caccia" l’organista perché a messa si preferiscono chitarre e Gen Rosso, io credo che un SODALIZIO DI ORGANISTI PROFESSIONISTI contribuirebbe a rafforzare l’interesse pubblico verso l’organo "macchina" musicale!

Insomma, un’ASSOCIAZIONE LAICA e libera dalle restrizioni di un clero sempre meno interessato alla valorizzazione del canto e della musica nel culto, anche se con la Chiesa rimarrebbe ovviamente necessario intrattenere relazioni cordiali...
Per la serie: «vuoi l’organista? Io sono in grado di farti un servizio coi fiocchi!» Per contro: «a messa preferisci le chitarre?! Bene! L’organo almeno fammelo suonare in concerto, per far lezioni, visite guidate, corsi etc. etc.».

Insomma, voi sapete che gli organi "invecchiati" di 70 anni diventano beni culturali tutelati dallo Stato: vogliamo fare in modo di contribuire a tutelarli oppure stiamo a guardare che rimangano in chiesa ad impolverarsi assieme a statue e tele per colpa dell’indifferenza dei preti?!

Così, la nuova associazione di organisti professionisti dovrebbe occuparsi primariamente della tutela dell’organo come bene storico-artistico: l’aspetto liturgico, semmai, verrà da sé...

Infatti, dato che è pur sempre non indifferente l’interesse di tanti organisti professionisti per il servizio liturgico, una volta fondata la nuova associazione saremo sempre in tempo, ad esempio, per promuovere la formazione di organisti di chiesa con una sorta di Co.per.li.m. nazionale per organisti in collaborazione con la CEI (cosa che, ad esempio, hanno iniziato a fare già nel 1959 in Francia, paese in cui, inoltre, come forse saprete, nel 1991 è stato fondato un vero e proprio sindacato di musicisti "artisti del culto" che hanno stipulato con la diocesi di Parigi un regolare contratto di lavoro valido su tutto il territorio nazionale).

Chi ci sta a diventare socio fondatore della nuova associazione organisti professionisti, mandi una proposta presso il sito Organi & Organisti!

Ad ogni modo, sarei lieto comunque di ricevere qui il Vostro parere.

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.


Cremona, il 2 maggio 2015


martedì 23 ottobre 2012

Basta parole, ora i fatti!

Gentili lettori,

dopo quello di Cremona a fine settembre scorso, ecco in calce notizia di un altro interessante convegno di musica sacra in cui si parlerà ancora una volta di cose ovvie (basta leggere i titoli delle relazioni che verranno dettate, con tutto il rispetto per gli illustri relatori) e si tornerà a casa tutti con l’amaro in bocca per il permanere della tristezza liturgico-musicale imperante nelle nostre diocesi...

Naturalmente plaudo alla buona fede e all’ottimismo organizzativo e propositivo dei promotori di questi convegni (io stesso ne organizzai, con gran fatica e scarsi risultati, negli anni scorsi per conto di AIOC)... ma mi pare che i convegni di musica sacra dopo il Concilio non abbiano mai portato a fattive "res" dopo aver discusso in lungo e in largo con "verba" più o meno scontati e più o meno costruttivi.

Ci sarebbe, infatti, bisogno di chiare ed imprescindibili direttive circa canto e musica nella chiesa italiana, invece ancora cinquant’anni dopo la Riforma liturgica siamo qui a ripeterci l’un l’altro i bei propositi che i documenti conciliari ("Sacrosanctum Concilium") e dell’immediato post concilio ("Musica sacram") hanno formulato in materia musicale... ma che oggi rimangono raramente applicati, se non addirittura incogniti!

La questione da risolvere - a fatti, non a parole - è: l’organo e gli organisti (quelli che sono realmente in grado di legare simbioticamente la musica al rito e sanno accompagnare con arte il canto liturgico e praticare decorosamente l’improvvisazione) servono davvero oggi al miglior prosieguo della vita ecclesiale italiana?!

Sembrerebbe di no, data la pressoché totale anarchia, e nonostante ciò negli ultimi tempi alcuni Conservatori di Musica (dietro brillante quanto raro stimolo ecclesiastico, per la verità [v. la Lettera di auspici dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI ai Direttori dei Conservatori italiani) hanno iniziato ad erogare corsi accademici di "musica per la liturgia" (con la collaborazione delle diocesi locali - quanto meno - in fatto di educazione prettamente liturgico-teologica): mi piacerebbe sapere nel frattempo quanti si sono presi il diploma accademico che vengano regolarmente pagati (dico con un contratto di lavoro alla luce del sole, come da tempo ormai possibile in Francia [v. il contratto nazionale francese di lavoro per organisti] e come regole di cristiana carità e di laica civiltà imporrebbero) da un qualche ente ecclesiastico ove abbiano preso servizio...

La verità è che l’attività musicale delle nostre chiese vive della più sciatta ordinarietà e a nessuno interessa investire denaro per un aspetto della vita ecclesiale che è di fatto tenuto nella sfera dell’opzionalità!

Infatti, a quanto pare, anche in diocesi di Treviso il sotto descritto convegno potrà «essere molto importante al fine di avviare un confronto tra le istituzioni che abbiano attivato percorsi similari (Biennio specialistico o Master) e studiare l’ipotesi di convenzioni con le strutture ecclesiastiche nazionali e diocesane».

Ma come sarebbe «ipotesi»?! Mi risulta infatti che il bienno di musica sacra al conservatorio di Castelfranco Veneto sia attivo almeno dall’anno accademico 2007/2008: nulla è stato fatto nel frattempo per trovare un accordo conservatorio/diocesi al fine di individuare potenziali posti di lavoro remunerati?

Non sarebbe l’inquadramento professionale dei musicisti di chiesa un sano segnale da parte della Chiesa cattolica italiana in questo periodo di crisi generalizzata dell’occupazione nel nostro paese?

Nonostante tutto, cari colleghi, continuate a sperare di poter presto dirvi con aumentato orgoglio che siete diventati veramente a tutti gli effetti "organista titolare" in una chiesa!

Cordialmente vostro

Paolo Bottini

Cremona, il 23 ottobre 2012

§ § § 


Convegno di Musica sacra

"Il musicista di chiesa e la sua formazione"

Treviso, 17-18 novembre 2012

Il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, nel quale è attivo dall’a.a. 2007-2008 un Biennio specialistico in Musica Sacra, organizza nei giorni 17 e 18 novembre 2012 un Convegno di Musica Sacra, in collaborazione con la Diocesi di Treviso e con il patrocinio dell’Ufficio Liturgico nazionale della Cei.

Il Convegno, che ha per tema «Il musicista di chiesa e la sua formazione», vuole da un lato offrire un’occasione di approfondimento di alcune importanti tematiche nel campo della musica sacra e liturgica, e nello stesso tempo sviluppare un proficuo dialogo tra le Istituzioni religiose e i Conservatori allo scopo di accrescere sempre più la già avviata collaborazione nel campo di una formazione specialistica in Musica sacra.

Sabato 17 – dalle ore 15.00 alle 18.30 – sala Pio X

Convegno con la partecipazione di:

Vincenzo De Gregorio (Consulente nazionale CEI-ULN),

Massimo Palombella (Direttore Cappella musicale pontificia Sistina),

Antonio Parisi (Direttore Ist. diocesano di Musica sacra dell’Arcidiocesi di Bari)

Al Convegno, aperto a tutti, sono particolarmente invitati gli animatori musicali e i cori parrocchiali della Diocesi di Treviso, nonché i rappresentanti degli Istituti di musica per la Liturgia delle Diocesi del Triveneto e i rappresentanti dei Conservatori ove sia attivato un percorso di studi in Musica sacra.

PROGRAMMA

Saluto del Vescovo di Treviso, mons. G.A. Gardin

Antonio Parisi ~ Il canto nella liturgia, il suo valore e significato

Intermedio ~ R. Ferrari (1894-1959), Ave Maria

Vincenzo De Gregorio ~ La presenza degli strumenti nella liturgia

Intermedio ~ E. Buondonno (1912-2002), Preghiera di san Francesco

Massimo Palombella ~ La normatività del Canto Gregoriano e della Polifonia Classica nella musica per la Liturgia

Intermedio ~ G. Selmi (1912-1987), Mattutino al Convento

Intermedii musicali con Scivias ensemble, diretto da Milli Fullin; Matteo Malagoli, violoncello; Valerio Casarin, pianoforte; Chiara Lucato, organo.

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Sabato 17 – ore 20.45 - cattedrale

Concerto con la partecipazione di:

Coro Thomas Tallis di Noale, diretto da Thomas Mazzucchi Coro Magnificat di Casoni di Mussolente diretto da Mariano Zarpellon Scivias Ensemble di Conegliano diretto da Milli Fullin Vania Marconato, soprano; Fabiano Martignago, flauto dolce; Maria Teresa Andreazza, viola da gamba; Matteo Malagoli, viola da gamba e violoncello; Gianluca Libertucci, organo

Il Concerto si avvale della collaborazione di solisti e gruppi che hanno preso parte attiva ad alcune delle prove finali degli esami di Biennio e si offre come un ventaglio che permetta di assaporare almeno in parte i contenuti e lo stile della nostra offerta di specializzazione.

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Domenica 18 – ore 10.00 – sala Pio X

Tavola rotonda - Un percorso accademico per la Musica sacra? Analisi dell’esperienza presente e prospettive sul futuro. La Tavola rotonda, su esplicita richiesta della Diocesi (che intende lasciare la domenica mattina per il servizio nelle rispettive parrocchie) è riservata ai docenti e agli studenti di Conservatorio e a quanti siano interessati ad un percorso formativo accademico in musica sacra. Questo momento può essere molto importante al fine di avviare un confronto tra le istituzioni che abbiano attivato percorsi similari (Biennio specialistico o Master) e studiare l’ipotesi di convenzioni con le strutture ecclesiastiche nazionali e diocesane.

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Domenica 18 – ore 15.00 – cattedrale

Convegno dei cori liturgici della Diocesi di Treviso • con S. Messa presieduta da s.e. mons. G.A. Gardin, vescovo di Treviso

A conclusione e coronamento dei lavori ben si pone il Convegno dei cori liturgici della Diocesi di Treviso, con la S. Messa presieduta dal vescovo, s.e. mons. G.A. Gardin.