Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 10 maggio 2020

«Il Papa prega per gli artisti: senza il bello non si può capire il Vangelo»... invece ugualmente sì!




Quindi d'ora in avanti bruciamo tutti gli organi elettronici (dico quelli senza canne, detti anche in gergo "pornofoni") e paghiamo gli organisti?!

Il fatto è che gli organisti (soprattutto quelli che hanno una vera passione per lo strumento musicale) hanno comunque in qualche modo interesse a rimanere legati alla Chiesa, perché la maggior parte degli organi stanno appunto nelle chiese (non tutti gli organisti si accontentano di un algido "Hauptwerk" in casa)!

Dunque in fin dei conti essi non avrebbero alcun interesse a montare proteste ufficiali per il mancato riconoscimento economico...
Grazie comunque al Papa che ha pregato per gli artisti musicisti di chiesa!... Peccato che nulla si abbia provveduto affinché a questi artisti che servono la liturgia - fonte e culmine della vita cristiana - venga riconosciuta non solo la mercé per il loro servizio, frutto di una formazione professionale durata anni e sacrifici, ma nemmeno una formale pubblica attestazione di riconoscenza!

Certo, sicuramente doverosa è l'esaltazione del "bello" in maniera teorica, cui purtroppo in pratica non corrisponde da parte della Chiesa un atteggiamento di cura e di valorizzazione delle cose belle ma soprattutto delle persone grazie a cui il bello viene prodotto!

Insomma, è sotto gli occhi - nonché orecchie - di tutti la trasandatezza e la sciatteria di tante celebrazioni liturgiche (in proposito leggasi il chirografo di San Giovanni Paolo II), proprio a partire dal canto e da chi il canto lo accompagna strumentalmente: si dice, a giustificazione, che il Signore guarda al cuore e non alle opere...

Perché invece il Papa non dichiara apertis verbis che degli organisti preparati e dei professionisti della musica alla Chiesa non interessa veramente... perché tanto si troverà sempre uno schiacciatasti disposto di suonare il pornofono in parrocchia o il Tamburini di San Pietro in Vaticano!

Invece dobbiamo periodicamente sorbirci queste ipocrite affermazioni sul valore del bello...

Ma anche se il Papa dichiarasse «Cari organisti, di soldi per voi non ce n'è!», scommetto che nessun organista avrebbe il coraggio per protesta di consegnare al parroco le chiavi dell'organo: a tanti, più che il servizio liturgico, interessa figurare di essere «titolari» di quello che è pur sempre magari uno strumento musicale di un certo pregio.

Nulla di male in ciò, proprio perché il bello conquista tanti... tranne il clero che ci dimostra, ormai da decenni, che delle cose belle se ne può fare a meno!


Cremona, il 10 maggio 2020, Quinta domenica di Pasqua


domenica 17 marzo 2019

Il problema del (mancato) giusto compenso i musicisti di chiesa (professionisti) in Italia



È ben noto il problema del (mancato) giusto compenso ai musicisti (professionisti) che prestano la loro opera per la Chiesa cattolica in Italia: una questione che ha le radici nella mancanza di cultura ma anche in un fraintendimento dell’idea di volontariato.

L’idea che il talento possa essere inquadrato nell’ambito del volontariato è un’idea falsa. Il volontariato è certamente una modalità possibile per coloro che vogliono usare i propri talenti, ma non è, e non può essere, una modalità esclusiva. La nostra grande tradizione [...] è stata creata dal talento di artisti sostenuti dal denaro dei committenti e molto spesso si trattava di committenti espressione della Chiesa cattolica. Tutto ciò per un motivo molto semplice: anche gli artisti hanno il diritto di vivere.

Sembra veramente strano che si debba ripetere una cosa così banale come il fatto che l’operaio, colui che opera, ha diritto alla giusta mercede. [...] perché tra i cattolici si fa fatica a capire che chi presta un’opera qualificata deve essere compensato per farlo? [...]

Spesso sacerdoti e religiosi affermano che coloro che fanno servizio musicale nel culto divino dovrebbero donare volentieri le loro abilità al servizio della comunità, senza chiedere nulla in cambio. Ma perché [...] non affermano lo stesso a proposito di medici, avvocati e altri professionisti? Forse non hanno letto San Paolo, là dove dice un operaio merita la sua ricompensa? E perché la Santa Sede pretende la gratuità dal musicista ma non [...] dal fioraio, dal cerimoniere e da tutti coloro che si occupano di preparare le funzioni e la liturgia? [...]

La causa principale dell’intero problema è il basso livello di cultura da parte delle persone che reggono le sorti della Chiesa e anche di coloro che la frequentano regolarmente, un fenomeno relativamente nuovo che si riflette su ciò che i committenti sono disposti a pagare per l’opera prestata! [...]


- per leggere l'articolo completo cliccare QUI


domenica 1 novembre 2015

Istituito il primo albo italiano degli organisti nella diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli


Gentili lettori,

la diocesi di Massa Carrara - Pontremoli, mi pare prima fra tutte in Italia, ha istituito nel 2013 un albo diocesano degli organisti, intelligente azione che il sottoscritto, in maniera più radicale, auspicava poco tempo fa su queste pagine, ovvero la costituzione di un ALBO ufficiale degli organisti abilitati al servizio liturgico...

In particolare la citata diocesi ha stabilito norme per l'attribuzione della qualifica di "organista titolare", come pure il sottoscritto andava scrivendo nel febbraio 2015 sempre in questo spazio...

Sono particolarmente lieto che finalmente si faccia chiarezza sull'appellativo di organista "titolare", titolo in realtà ampiamente abusato da moltissimi colleghi in tutta Italia, peraltro col beneplacito delle autorità ecclesiastiche!

Forse ci si può chiedere quali vantaggi possa offrire in una diocesi un albo degli organisti... 

Voglio dire: per quale motivo un organista si sentirebbe spinto ad iscriversi all'albo? Offre forse vantaggi di qualche natura essere iscritto all'albo diocesano degli organisti?

Ecco quanto mi rispondono direttamente dalla diocesi succitata: l'albo diocesano degli organisti potrebbe servire 1) a valorizzare quanti hanno studiato rispetto a chi è praticone, in particolare per matrimoni e servizi che possono essere retribuiti 2) a fare chiarezza su titolarità e competenze aiutando a capire che per essere organista servono alcune "abilità" che non tutti hanno, pianisti compresi 3) far conoscere ufficialmente ai parroci i nominativi degli organisti in modo che si rendano disponibili a farli suonare senza resistenze nelle loro chiese, riconoscendone la professionalità rispetto ad altri sconosciuti.

Stendo però un appunto all'albo diocesano di Massa Carrara - Pontremoli, ovvero il fatto che l'accettazione di un candidato sia subordinata unicamente al giudizio dell'Incaricato Diocesano per la Musica Sacra potrebbe essere un deterrente all'iscrizione stessa da parte di un candidato, nonché ingenerare imbarazzanti contenziosi (in questi casi si fa alla svelta a finire in prima pagina sui giornali locali!).

Bisognerebbe, piuttosto, provvedere ad istituire un vero e proprio esame attitudinale al fine di ottenere l'accesso all'albo, obbligatorio per tutti, come a Parigi, ad esempio, ove il "syndicat" dei musicisti di chiesa, in accordo con la diocesi, provvede ad una severa sessione d'esami  (ovviamente presieduta dal responsabile diocesano per la musica sacra) al fine di ottenere la cosiddetta "carte professionnelle", una sorta di patentino che dà diritto ad accedere a posti di organista in chiese ove non è altrimenti possibile accedere a far servizio: chi non ha il titolo, e dunque non fa parte dell'albo, non può nemmeno suonare ad una messa occasionale in quella tal chiesa!

Ma a Parigi ciò è possibile perché moltissime parrocchie, anche piccole, hanno modo di pagare il servizio liturgico in piena regola (700 netti mensili per un titolare) e, quando non vengano fatti veri e propri concorsi (come una volta, mi dicono, in Italia si facevano per bandire addirittura la titolarità di un parroco!), le parrocchie in Francia indicono un pubblico appello a candidature.

Qui in Italia, mi pare, siamo ben lontani dalla piena utilità di un albo "professionale" degli organisti di chiesa... semplicemente perché da noi suonare l'organo a messa non è una professione riconosciuta in quanto ritenuta non degna di essere remunerata provvedendo agli obblighi previdenziali di legge!

Ad ogni modo, vedo cosa positiva l'istituzione di un "albo" diocesano degli organisti: spero ne seguano in altre diocesi! Per comodità riporto immediatamente qui sotto il regolamento ufficiale di quello della diocesi di Massa Carrara - Pontremoli.

Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti.

Paolo Bottini

Cremona, il 1° novembre 2015, Solennità di tutti i Santi

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Diocesi di Massa Carrara - Pontremoli

ALBO DEGLI ORGANISTI

Regolamento

È costituito l’albo degli organisti della Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli pubblicato sul sito ufficiale della Diocesi con i dati che gli organisti vorranno rendere pubblici e accessibili a tutti.
Potranno essere iscritti all’albo:


1. i diplomati in organo presso un Conservatorio che dimostrino di avere formazione liturgica ed esperienza di servizio alle celebrazioni in una chiesa della Diocesi
2. i diplomati onorari della Scuola Diocesana di Musica Sacra della Diocesi

3. i diplomati presso la Scuola Diocesana di Musica Sacra della Diocesi

4. i diplomati presso una Scuola Diocesana di Organo anche di altra Diocesi che prestino servizio in una delle chiese   Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli

5. gli organisti che, pur non avendo titoli, hanno documentate conoscenze musicali e hanno prestato un lungo servizio presso una parrocchia o una chiesa della Diocesi acquisendo esperienza e capacità tecniche di buon livello.

L’iscrizione è su richiesta degli organisti che potranno richiedere la pubblicazione di una loro foto, del loro curriculum, dei loro recapiti (indirizzo, telefono, cellulare, fax, mail, ecc.).
I soli nominativi degli organisti cui ai nn. 2 e 3 sono pubblicati d’iniziativa della Diocesi a meno che gli interessati non richiedano di essere cancellati.
La richiesta deve essere accompagnata da una presentazione del parroco o del rettore della Chiesa dove i richiedenti prestano servizio e/o corredata dalla documentazione attestante titoli ed esperienze.
L’accettazione della richiesta e la pubblicazione dei singoli dati è subordinata all’approvazione dell’Incaricato Diocesano per la Musica Sacra in particolare per i richiedenti cui al punto 5. In caso di disaccordo potrà essere presentato, ma solo per iscritto con breve riassunto del caso, ricorso al Vescovo Diocesano.
La dicitura “Organista Titolare della chiesa N.” o “Organista titolare dell’Organo N. della chiesa N. ” deve essere attestata dal Parroco o dal Rettore della chiesa dove l’organista presta servizio nella lettera di presentazione.
L’essere organista titolare non comporta alcun rapporto di dipendenza o di lavoro con la chiesa che, caso mai, dovrà essere normato da regolare contratto; si tratta di titolo onorifico dell’organista principale di una chiesa importante nella quale vi sia un organo a canne o di una qualsiasi chiesa che abbia un organo a canne storico o di particolare pregio. Conferita la titolarità dell’organo la si intende valida per un quinquennio sempre rinnovabile per altri quinquenni a meno che l’organista non smetta il proprio servizio oppure il parroco o rettore della chiesa non decida di revocarla con semplice comunicazione scritta all’interessato. L’essere organista titolare comporta l’ammissione all’albo degli organisti solo se l’organista presenta i requisiti di almeno uno dei 5 punti sopra indicati.

I dati saranno gestiti dalla Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli con sede in Via Zoppi 14 – 54100 MASSA MS alla quale sarà sempre possibile la rimozione in toto o in parte dei dati pubblicati.
Gli organisti possono richiedere in qualunque momento la rimozione dall’albo di tutti o alcuni dei loro dati.
La Diocesi può decidere la rimozione dall’albo di un organista per disposizione dell’Ordinario o decisione dell’Incaricato Diocesano per la Musica Sacra. Tale decisione dovrà essere comunicata per iscritto all’interessato riportando le motivazioni della decisione stessa.
Gli organisti verranno rimossi immediatamente nel caso che i dati presentati risultino non veritieri o vengano accertati comportamenti durante il servizio organistico gravemente in contrasto con le norme liturgiche.

[il soprascritto regolamento è tolto da questa pagina internet della diocesi di Massa Carrara - Pontremoli]

lunedì 13 luglio 2015

Tariffario nazionale musicisti di chiesa



Gentili lettori,

qualche tempo fa mi avevano segnalato che, presso la diocesi di Caltagirone, l'economo diocesano aveva informato i parroci circa diverse cause penali perse dalla Chiesa verso persone che, pur avendo svolto un servizio regolare e continuativo presso le parrocchie (come sacristi, collaboratori, addetti alle pulizie etc.), non si erano mai viste corrispondere un compenso in denaro e/o l'assolvimento dei relativi oneri previdenziali.

Per questo l'economo aveva invitato i parroci a regolarizzare la posizione di questi collaboratori mediante contratto e contributi pensionistici, per evitare di incorrere nella denuncia di sfruttamento e lavoro nero.

I parroci presenti avevano contestato questo invito dicendo: «ma allora il volontariato dove va a finire?!».

L'economo aveva risposto che il volontariato è da intendersi non regolare e non continuativo, in tutti gli altri casi i parroci dovrebbero mettere in regola il collaboratore o altrimenti rifiutarsi di ricevere la prestazione.

Del resto, in questo senso, indicazioni specifiche sono state nel frattempo ufficialmente diramate dalla CEI nel vademecum La gestione e l'amministrazione della parrocchia in cui è espressamente suggerito che gli organisti e i direttori di coro possano essere inquadrati nel regime fiscale dei cosiddetti "contribuenti minimi".


Nonostante ciò sono ancora rarissimi oggi in Italia i casi in cui un organista o un direttore di coro viene assunto e pagato "in bianco" per svolgere servizio liturgico…

Fatto salvo che tale servizio può essere svolto anche gratuitamente (sia da professionisti che da dilettanti) e che ogni parroco possa decidere se pagare o no un musicista professionista, io proporrei che si istituisca finalmente anche in Italia un TARIFFARIO di riferimento per il pagamento degli onorari agli ORGANISTI e ai DIRETTORI di CORO professionisti che svolgono servizio liturgico, in modo che in qualsiasi diocesi un sacerdote onesto possa avvalersi di una tabella di riferimento per poter pagare un musicista provvedendo altresì all'assolvimento dei relativi oneri previdenziali, come del resto raccomandato nel Codice di Diritto Canonico.

Detto tariffario, di cui in calce espongo dettaglio, sarebbe valido solo per coloro che hanno conseguito un titolo di studio rilasciato da un Conservatorio di Musica o da un Pontificio Istituto di Musica Sacra (s'intende che chi non possiede un titolo di studio, o comunque un'abilitazione professionale, non possa nemmeno esercitare una professione).

Tuttavia, dato che non è scontato che un musicista professionista abbia cognizioni di liturgia, la Chiesa dovrebbe pagare di più coloro che hanno conseguito un titolo di studio con specializzazione liturgica (ciò è possibile naturalmente presso i Pontifici Istituti di Musica Sacra e, dal 2001, in alcuni Conservatori, ancora pochi purtroppo), oppure che abbiano conseguito un titolo di studio "tradizionale" ma che abbiano anche ottenuto il diploma Coperlim rilasciato dalla C.E.I. e/o un diploma rilasciato da un Istituto Diocesano di Musica Sacra.

Sarebbe così anche occasione per porre un livellamento dei compensi dati ai musicisti in occasione delle messe nuziali  soprattutto (ma, credo, anche esequiali), al fine anche di scongiurare certe speculazioni di sedicenti professionisti dell'organo che abitualmente ottengono più o meno lauti guadagni sapendo sfruttare il prestigio di certi luoghi di culto unitamente alla "titolarità" [*] del relativo organo indebitamente assunta o comunque alla loro popolarità di "maestri".

Inoltre, per chiunque desiderasse accedere a questo livello professionale riconosciuto, dovrebbe essere parimenti istituito un esame nazionale di abilitazione (molto duro!) con prove di accompagnamento, improvvisazione ed interpretazione, superato il quale si otterrebbe il titolo di "artista musicista del culto" col diritto ad entrare nell'albo dei musicisti di chiesa riconosciuti, albo che ovviamente verrebbe tenuto in considerazione, in via preferenziale, da qualsiasi ente ecclesiastico che voglia avvalersi di un musicista di chiesa "coi fiocchi"!
Insomma, un semplice onesto punto di riferimento affinché un parroco, da Aosta a Catania, possa dire al pretenzioso musicista di turno: "non posso pagarti di più: carta canta!", così come il musicista, da Catania ad Aosta, possa dire al pretenzioso parroco di turno: "reverendo, mi offre troppo poco: carta canta!"… fermo restando che un parroco sia sempre libero di decidere se pagare o no un musicista professionista così come se avvalersi o meno del medesimo oppure ancora decidere di pagare un dilettante!

Attendo volentieri qualsiasi osservazione.

Grazie per la cortese attenzione.


Cremona, il 13 luglio 2015

[*] vedasi in questo mio blog riguardo la questione della figura dell'organista "titolare"



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www.organieorganisti.it

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TARIFFARIO ARTISTI MUSICISTI DEL CULTO
I numeri s'intendono in euro e al netto di qualsiasi onere previdenziale previsto dalla legge.


CATEGORIA A:
DIPLOMA in ORGANO o in DIREZIONE DI CORO presso www.musicasacra.va o www.unipiams.org
o
DIPLOMA DI STATO in ORGANO per la LITURGIA o in DIREZIONE di CORO per la LITURGIA
o
DIPLOMA DI STATO in ORGANO o DIREZIONE DI CORO TRADIZIONALI + COPERLIM (cfr. http://win.organieorganisti.it/coperlim.htm) e/o DIPLOMA MUSICALE DIOCESANO

servizio sotto 1h15
50

servizio oltre 1h15 opp. sotto 1h15 post ore 20
60

servizio oltre 1h15 post ore 20
80

matrimoni o funerali
60

servizio terminato oltre le ore 24
110


CATEGORIA B:
DIPLOMA in ORGANO o in DIREZIONE DI CORO TRADIZIONALI

servizio sotto 1h15
40

servizio oltre 1h15 opp. sotto 1h15 post ore 20
50

servizio oltre 1h15 post ore 20
70

matrimoni o funerali
50

servizio terminato oltre le ore 24
100

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www.organieorganisti.it


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sabato 2 maggio 2015

... per un'associazione di organisti professionisti...





Gentili lettori,

chi ha modo di frequentare il mondo organistico italiano avrà notato che, in genere, ogni organista di chiesa non fa che pensare al proprio orticello perché, data l’anarchia liturgico-musicale vigente nelle parrocchie e la mancanza di una severa regolamentazione, da parte della Chiesa, circa l’utilizzo extra-liturgico degli strumenti, se uno diventa organista "titolare" [*] in una chiesa, subito si prende la briga di organizzare una rassegna di concerti (per fare scambi con altri colleghi disponibili), registrare c.d., fare lezioni private e/o pubbliche (corsi di perfezionamento) e tutto quanto contribuisca al proprio tornaconto personale (ad majorem eius gloriam!)...

Queste attività musicali extra-cultuali (che, di per sé, non sono certo deprecabili) sono magari facilitate, ahimé, dal sempre minor interesse del clero e del popolo per l’utilizzo dell’organo nel culto divino: dunque all’organista (sempre che a priori non venga defenestrato!) non rimane che prodigarsi a valorizzare il "suo" strumento dal punto di vista meramente culturale...

Ora, appurato che la C.E.I. non ripeterà di certo con la categoria degli www.organisti.it l’errore di tirarsi la zappa sui piedi come fece stipulando il contratto nazionale con quella dei www.sacristi.it , inutile illudersi: rebus sic stantibus in Italia non c’è verso di riuscire a farsi assumere in regola in qualità di organista dalla parrocchia (che, come si sa, è spesso il regno dei pagamenti sottobanco e del lavoro nero: vedasi il recente caso della diocesi di Napoli).

Nonostante ciò, dato che ormai non è raro sentire di un parroco che "caccia" l’organista perché a messa si preferiscono chitarre e Gen Rosso, io credo che un SODALIZIO DI ORGANISTI PROFESSIONISTI contribuirebbe a rafforzare l’interesse pubblico verso l’organo "macchina" musicale!

Insomma, un’ASSOCIAZIONE LAICA e libera dalle restrizioni di un clero sempre meno interessato alla valorizzazione del canto e della musica nel culto, anche se con la Chiesa rimarrebbe ovviamente necessario intrattenere relazioni cordiali...
Per la serie: «vuoi l’organista? Io sono in grado di farti un servizio coi fiocchi!» Per contro: «a messa preferisci le chitarre?! Bene! L’organo almeno fammelo suonare in concerto, per far lezioni, visite guidate, corsi etc. etc.».

Insomma, voi sapete che gli organi "invecchiati" di 70 anni diventano beni culturali tutelati dallo Stato: vogliamo fare in modo di contribuire a tutelarli oppure stiamo a guardare che rimangano in chiesa ad impolverarsi assieme a statue e tele per colpa dell’indifferenza dei preti?!

Così, la nuova associazione di organisti professionisti dovrebbe occuparsi primariamente della tutela dell’organo come bene storico-artistico: l’aspetto liturgico, semmai, verrà da sé...

Infatti, dato che è pur sempre non indifferente l’interesse di tanti organisti professionisti per il servizio liturgico, una volta fondata la nuova associazione saremo sempre in tempo, ad esempio, per promuovere la formazione di organisti di chiesa con una sorta di Co.per.li.m. nazionale per organisti in collaborazione con la CEI (cosa che, ad esempio, hanno iniziato a fare già nel 1959 in Francia, paese in cui, inoltre, come forse saprete, nel 1991 è stato fondato un vero e proprio sindacato di musicisti "artisti del culto" che hanno stipulato con la diocesi di Parigi un regolare contratto di lavoro valido su tutto il territorio nazionale).

Chi ci sta a diventare socio fondatore della nuova associazione organisti professionisti, mandi una proposta presso il sito Organi & Organisti!

Ad ogni modo, sarei lieto comunque di ricevere qui il Vostro parere.

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.


Cremona, il 2 maggio 2015


sabato 14 febbraio 2015

«L’organista si obbliga ad...» - Per un ripristino della figura dell’«organista titolare» in Italia




Gentili lettori,

cercate in rete le parole «organista curriculum» e noterete che raramente ne troverete uno che non contiene la dicitura «organista titolare» riferito al ruolo di organista che quel tal musico svolge a servizio (più o meno regolare, questo mai è dato saperlo) del culto in quella tal chiesa.

Ci pare che questo sia un vero e proprio abuso d’ufficio o, quanto meno, appropriazione indebita di titolo fasullo!

Infatti, mi pare che la definizione di «titolare» di un organo o di un ufficio liturgico dovrebbe essere propria solo di coloro che hanno ricevuto ufficialmente un incarico dal preposto parroco (o chi ne fa le veci) con relativa lettera di nomina (il che non presuppone che sia sottinteso né un regolare contratto di lavoro né, tanto più, una qualsivoglia forma di remunerazione).

In tutta Europa ogni chiesa ha sempre avuto un musicista responsabile della musica, che poteva essere un maestro di cappella o un organista oppure entrambi, anche fino a tempi molto recenti, come ci testimonia questo contrattino cortesemente segnalatomi da Mario Lanaro e riguardante una proposta di accordo effettuata a suo padre da parte del parroco di Malo:

Malo (Vicenza), 7 ottobre 1946 - Ill. Sig. [Severo] Lanaro, pregasi esaminare le condizioni da noi qui sotto esposte quale organista della Chiesa di Molina: l’organista si obbliga ad accompagnare le Messe nelle feste più solenni dell’anno, più la Domenica della sagra. Così il suddetto si obbliga di fare una prova prima dell’esecuzione di ogni Messa. Le prove che saranno necessarie saranno stipendiate a £ 25 l’ora. Per accompagnamento della Messa £ 400 ed un quintale di frumento ed un quintale di granoturco. Le Messe cantate sono diciotto. Se qualche volta potrà venire alle funzioni si farà contratto a parte. Ecco le condizioni, aspetto risposta se accetta prima ch’io metta in libertà l’organista attuale. Ossequi. Sac. Romolo Capozzo, Parroco della parrocchia di S. Maria di Molina in Malo.

Se tale comportamento era ritenuto norma anche in un paese di provincia, vien da chiedersi perché al giorno d’oggi nessun parroco nemmeno si sogna di proporre ad un organista una scrittura privata per stabilire doveri e diritti!

Ancor prima di toccare la questione della remunerazione – che di per sé rimane non obbligatoria per una parrocchia, così come nemmeno obbligatorio è dotarsi di organo e di organista – non sarebbe atto di civiltà giungere alla stipula di una convenzione nazionale in modo da stabilire norme comuni per l’individuazione del «titolo» di organista al servizio di una chiesa?

E, dato che la maggioranza degli organi nelle chiese italiane ricade sotto la tutela di un’apposita legge dello Stato, ci pare che risulti vieppiù urgente la nomina, di concerto magari con le competenti Soprintendenze regionali, di un vero e proprio «organista titolare» nelle chiese che custodiscano strumento di interesse storico-artistico, ad onta del fatto che la vera qualità della musica cultuale e del canto liturgico non interessa se non ad una minoranza tra i pastori d’anime!

Dunque: alla Chiesa italiana non importa che si faccia dignitosa musica e canto nelle attività di culto per mezzo di musicisti competenti? Allora che ai musicisti competenti venga affidato innanzitutto l’ufficio di «organista titolare» responsabile della valorizzazione dello strumento musicale organo tramite audizioni pubbliche e/o private, nonché della sua conservazione quale bene culturale, ovvero della sua manutenzione ordinaria (suonarlo dieci minuti a settimana, tenere pulito e in ordine lo strumento, tener lontani topi, ghiri, piccioni e... cialtroni incompetenti e boriosi!) e straordinaria (una revisione generale ogni dieci anni: la gente non si rende conto che l’organo è una macchina che abbisogna di fare periodici “tagliandi”, non come un quadro o una statua che bastano di una spolverata pasquale e via!).

All’organista «titolare», ufficialmente nominato a svolgere detti incarichi, competerebbe altresì il ripristino di quella onesta pratica, pure oggi dismessa, del collaudo ufficiale di uno strumento nuovamente costruito o di un antico restaurato prima che venga riconsegnato, chiavi in mano, al responsabile della chiesa ove è custodito.

Riassumendo: che non accada più, grazie alla ufficializzazione della figura di «organista titolare», di dover vedere un organo, bene storico e artistico da tutelare assieme a tutti gli altri, deperire per colpa del disinteresse di un parroco e/o di una comunità parrocchiale e/o di un pigiator di tasti della domenica!

Rimane tuttavia un quesito: siccome ben raramente un parroco accetterebbe siffatto “contratto” con un organista senza adeguati stimolo e supporto istituzionali provenienti dai “piani alti”, bisognerebbe far partire il processo da parte di due soggetti a livello nazionale che stipulino un accordo valido su tutto il territorio nazionale: dunque, chi dovrebbero essere questi due soggetti? Lo Stato e la Chiesa? Lo Stato e un’associazione professionale di organisti? Oppure i tre citati assieme? Aqui està el busillis! Dios nos valga!

sabato 18 ottobre 2014

l'Otto-per-mille agli organisti ?!




Al cortese lettore.

Nulla è stato fatto (nemmeno detto) per gli organisti nel recente convegno di musica sacra promosso dall’Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana a Salerno [*] !

Sarebbe stato sufficiente prendere in carico la discussione circa la possibilità di attuare quanto saggiamente proponeva - ormai nel lontano 1999 - don Marino Tozzi, responsabile della Commissione di Musica Sacra della diocesi di Forlì-Bertinoro, di cui sotto riporto dettaglio!

La ripresa di un eventuale dialogo tra musicisti di chiesa e CEI dipende unicamente dal rinnovato sodalizio professionale dei primi!…

Meditate, gente…

Paolo Bottini

Cremona, 18 ottobre 2014

[*] cronaca del convegno (con possibilità di scaricare quasi tutte le relazioni)

* * *

Una proposta di don Marino Tozzi, da La musica sacra e l’otto per mille, in «Bollettino Ceciliano» 1999/4, pp. 111-112:

Un contributo-incentivo della CEI dai fondi dell’8 per mille alle chiese cattedrali (o altre chiese scelte dal vescovo) prive di maestro di cappella (e/o organista) regolarmente stipendiato se decidono di assumerlo con queste condizioni:

- un regolare concorso per titoli o esami che comprovi l’effettiva preparazione musicale e liturgica;

- impegno di chi viene assunto a costituire una Schola cantorum e ad assicurare il servizio secondo un clendario annuale prestabilito;

- un compenso ipotetico di un milione di vecchie lire [§] al mese, quale stipendio-base: da completare da parte dell’ente ecclesiastico interessato attraverso integrazioni, emolumenti per celebrazioni, alloggio gratuito. [...]

Nell’attuale panorama di squallore e nel clima di disarmo in cui versa la musica nella scuola, nelle istituzioni, nei mezzi di comunicazione, di fronte al "grido di dolore" che sale da tanti giovani specialmente organisti che hanno compiuto studi seri e che vorrebbero impegnarsi con passione, professionalità e senso di fede, sarebbe questo un forte segnale da parte della Chiesa italiana di impegno nel settore della musica sacra [...] e un’indicazione precisa che il "progetto culturale" della Chiesa italiana sta scendendo dai principi ai fatti concreti.

[§] mutatis mutandis: euro 700,00 circa (Ndr).


[il succitato testo è in rete anche nel sito "Organi & Organisti" al seguente collegamento https://www.organieorganisti.it/otto-per-mille-organisti]

lunedì 13 gennaio 2014

Cosa mi aspetto dica il Papa agli organisti




[Come vorrei che un Papa si rivolgesse agli organisti di chiesa con queste parole!]


Cari fratelli e sorelli,

prima di tutto desidero professare la mia stima per voi, rendere omaggio alle vostre benemerenze, e, se fosse possibile, riparare l’ingiustizia con cui vi tratta la società.

Sì, perché, dobbiamo riconoscerlo, voi siete una categoria "misconosciuta". Il posto nel quale esercitate la vostra arte è nascosto, invisibile alla gran massa, che per lo più vi ignora o non si cura di voi. L’età moderna, poi, infetta com’è di materialismo, va in delirio per i campioni dello sport, applaude frenetica ai divi del cinema, ma non sa apprezzare la vostra nobile arte, che si svolge nella sfera dei più puri valori spirituali. Pochi vi applaudono, raramente c’è chi si premura di rivolgervi un complimento per un pezzo che voi avete tanto faticosamente preparato e suonato con tutta l’anima.

Voi siete una categoria mal "retribuita". Lasciamo i confronti che sono sempre odiosi; ma è certo che voi avete scelto (lo dico a vostro vanto) un ramo dell’arte musicale, che è oggi forse il più "disinteressato".

Eppure voi siete una categoria "benemerita". Rendete un prezioso servizio alla Chiesa, avete una parte di primo ordine nello svolgimento del culto sacro, esercitate un benefico influsso nell’animo dei fedeli. Sì, perché l’uditorio tutto, anche suo malgrado, subisce la vostra azione, e molti movimenti profondi e nobili dell’anima li deve a voi, che con le vostre armonie arrivate alle più intime fibre del cuore e ne suscitate sentimenti di adorazione e aspirazioni alla bontà.

Voi siete una categoria "gloriosa". Nell’esercizio della vostra arte siete tanto vicini al Signore. In certo modo anche voi, come il sacerdote, siete delegati e rappresentanti di tutto un popolo e lodate Dio in suo nome: raccogliete tutte le voci, tutti i gemiti, tutti i sospiri dei fedeli e li esprimete a Dio mediante la voce dell’organo, ora gioiosa ed ora mesta, ora flebile ed ora possente.

Vi ho fatto di cuore queste doverose attestazioni di stima.

Ed ora permettete che vi rivolga qualche raccomandazione.

Perché se nobile è la vostra arte, essa vi impone anche dei gravi doveri. Quali sono questi doveri? Si riducono a due: buona preparazione tecnica e vivo senso di responsabilità.

Sorvolo sul primo: è logico che l’organista deve conoscere la propria arte e quindi deve aver compiuto studi adeguati (non sono mai troppi) e mantenersi in costante esercizio per non andare man mano declassandosi.

Insistiamo sul secondo: senso di responsabilità. Ho detto sopra quale potere eserciti la vostra musica nell’animo dei fedeli: se l’organo piange, essi proveranno sensi di mestizia, se esplode in accordi solenni e trionfali, si sentiranno invasi da un senso di festa. È un onore, ma è anche una grave responsabilità. Egli allora dovrebbe cavare dal suo strumento le più soavi, le più celestiali melodie.
Ma che dire, se egli invece ne traesse delle arie profane che sanno di canzonetta? O se, affidandosi all’ispirazione - che forse non ha o non l’ha corredata di sufficiente preparazione tecnica - presume di improvvisare bistrattando il ritmo, stiracchiando delle povere melodie, stanche, stentate, vuote, monotone, senza un palpito e magari infarcite di stonature? In tal modo l’organista verrebbe a turbare la solennità del rito, ad urtare la sensibilità dei presenti, a distrarli e molestarli.

L’organista cosciente del proprio dovere, avrà cura di preparare diligentemente i suoi pezzi (non affidarsi ad una lettura a prima vista balbettata e storpiata) scegliendoli dal repertorio della musica veramente artistica e squisitamente sacra, degna della Chiesa e della sua santa liturgia.

Ho accennato sopra all’improvvisazione.

Una preghiera, cari organisti, vi rivolgo con tutto il cuore: vi supplico, non indulgete troppo facilmente al gusto di improvvisare. Potrà improvvisare bene chi ha eccezionali doni di natura e una forte preparazione tecnica. Siate umili: prendetevi un libro di brani musicali, facili quanto volete ed eseguite quelli; per quanto semplici saranno almeno corretti e svolti con una certa logica e perciò accontenteranno l’uditorio. Ma certe improvvisazioni fanno rizzare i capelli.

Dirò, per concludere, che l’organista se vuole svolgere veramente bene la sua parte, deve essere persona di fede e di orazione. Non sgranate gli occhi, è proprio così. Se l’organista sacro non è persona di fede e di pietà, sarà come uno che parla una lingua che non capisce. Il suo linguaggio freddo e senza convinzione non sarà capace di suscitare negli ascoltatori vibrazioni intime, fremiti d’anima. Se invece sarà una persona che sente la sua fede, pia e religiosa nel profondo del suo cuore, trasformerà negli uditori un’onda di pietà, li solleverà in un’atmosfera divina, li stimolerà a santi propositi, svolgendo così un santo apostolato che il Giudice Divino retribuirà, un giorno, abbondantemente.

[Nel frattempo auspico che quelli che tra voi hanno svolto studi professionali e hanno ottenuto un titolo accademico, presso un Conservatorio di Stato o presso i nostri Pontifici Istituti di Musica Sacra, possano veder riconosciuto anche dal punto di vista economico il proprio talento musicale a servizio della Chiesa, a norma del canone 231 del Codice di Diritto Canonico e a tutto vantaggio del decoro della sacra liturgia che «è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC 10). Ed ora imparto a voi di cuore la benedizione apostolica che vi accompagni nel vostro ministero e professione di organisti di chiesa].

[Come vorrei che un Papa si rivolgesse agli organisti di chiesa con queste parole, in realtà apparse - tranne la parte finale in parentesi quadra, di mia aggiunta - nel periodico "Lo Svegliarino Ceciliano" di Treviso nel gennaio 1958!]