Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 21 marzo 2026

Musica liturgica ascesi verso il cielo: sentimento o sentimentalismo? (di Giosuè Berbenni)



"Musica liturgica ascesi verso il cielo: 
sentimento o sentimentalismo?"



(Chiesa parr. di S. Pantaleone in Negrone di Scanzorosciate, lun. 24 nov. 2025, ore 20.45)

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SOMMARIO. Premessa. Il punto saldo. La liturgia. Le chiese sempre più vuote. La musica della tradizione cristiana: musica liturgica, musica sacra e musica religiosa. Sentimento e sentimentalismo. La musica per la liturgia. Educare al sacro. La centralità dell’Eucaristia. Vivere la liturgia con la musica. Studio e ricerca. La partecipazione dei fedeli. Conclusione.

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PREMESSA. Non sono un biblista, né un liturgista. Sono un musicista organista professionista diplomato al Conservatorio di Stato e laureato in giurisprudenza, specialista della storia organaria e del restauro con numerose pubblicazioni. Ho esperienza di circa 50 anni di organista professionista della parrocchiale di Trescore Balneario e ora promotore della Spiritualità del musicista, tema nuovo, partendo dall’esperienza personale, di cui ho dato alle stampe due libri: "La santità dell’organista" e "Liriche spirituali di un musicista".

PUNTO SALDO. Punto saldo della musica e di ogni forma d’arte è che l’uomo si elevi a Dio, creatore, redentore e sommo bene e lo glorifichi con tutto il cuore l’anima e la mente. Ogni epoca storica e ogni luogo della terra esprime con l’arte, nello specifico la musica, la propria identità di offerta a Dio. È scontato che la nostra arte, in particolare la musica, sia diversa da quella vissuta da altri popoli. L’immagine del sogno di Giacobbe della scala tra cielo e terra percorsa da Angeli la contestualizzo così nella musica:
• Dio, attraverso i suoi messaggeri (gli Angeli), dal cielo manda sulla terra agli uomini le intuizioni, i talenti, perché con l’arte della musica venga suscitato il desiderio di Lui;
• l’uomo nella salita dalla terra al cielo porta a Dio la lode e la gloria con le preziosità dell’arte musicale.

LA LITURGIA. Prima di entrare nello specifico del tema Musica liturgica ascesi verso il cielo: sentimento o sentimentalismo? occorre chiarire cosa si intende per liturgia. La liturgia è il culto reso a Dio. Il primo soggetto della liturgia è Dio, non l'uomo. Il Concilio Vaticano II dice che il ruolo della liturgia è "principalmente il culto della maestà divina", "il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia" (Sacrosanctum Concilium 10, 33).
La liturgia ha due dimensioni: la prima è la discesa di Dio sulla amata terra, la seconda è la salita dell’uomo al suo Creatore benefattore, redentore e sommo bene.
• Con la discesa di Dio sulla amata terra tramite suo Figlio il Cristo, si realizza il punto di incontro tra Dio e l'umanità, tra l'eternità e il tempo. Grazie alla liturgia Cristo è sempre e realmente presente per realizzare, nel tempo e nello spazio, la nostra salvezza. Tutto ciò grazie all'azione dello Spirito di Dio che agisce e opera efficacemente attraverso i Sacramenti per la nostra santificazione.
• Con la salita dell'uomo a Dio, si esprime il culto a Dio mediante il linguaggio liturgico, nel quale rientrano i gesti di azione e di espressione del celebrante e dell'assemblea, tra cui la musica cantata e strumentale. La comunità partecipa al memoriale del mistero pasquale unendosi e offrendosi per le mani del sacerdote a Dio Padre insieme a Cristo con lo Spirito Santo.

LE CHIESE SEMPRE PIÙ VUOTE. Malgrado questo meraviglioso quadro della discesa di Dio sulla terra e dell’ascesa dell’uomo a Dio, osserviamo che le chiese sono sempre più vuote, tanto da dire: qualcosa non funziona. Come mai? Troppo diffusa è l’idea che la relazione con Dio si basa sull’emozione individuale, sul modo di pensare racchiuso in queste frasi: io la penso così, Credo a Dio ma non alla Chiesa e altro. Dunque una relazione non fondata sull’oggettività della fede insegnata e tramandata nei secoli dalla Chiesa ma sulle emozioni.
Il rapporto con Dio diventa una proiezione di sé stessi, a seconda della convenienza. Ecco perché è importante l’oggettività del magistero della Santa Chiesa. Nella musica questo soggettivismo del mi piace e non mi piace si manifesta in modo evidente.

LA MUSICA DELLA TRADIZIONE CRISTIANA. Occorre distinguere la musica liturgica, dalla musica sacra e dalla musica religiosa.
La musica liturgica, strumentale e cantata, è realizzata nella liturgia, cioè nel culto che la comunità cristiana fa a Dio attraverso azioni e simboli.
La musica sacra, strumentale e cantata, è creata su testi sacri del Vecchio e Nuovo  Testamento, ed è eseguita in ambito concertistico o di elevazione spirituale.
La musica religiosa strumentale e cantata, è costruita su parole di ispirazione cristiana, ed è eseguita in diversi contesti di carattere spirituale.

SENTIMENTO E SENTIMENTALISMO. Entriamo nel tema del sentimento e sentimentalismo della musica nella liturgia. Le parole sentimento e sentimentalismo hanno la comune radice il sentire. Alla parola sentimento diamo il sinonimo di sensibilità, stabilità, nobiltà. Il sentimento è ancorato all’intelletto. Alla parola sentimentalismo diamo il sinonimo di sdolcinatura, provvisorietà, fino alla banalità che avviene se non è ancorata al vero sentimento. È sempre inopportuno dare delle classificazioni nette su processi di modi di vivere e di idee che legano intere generazioni. I momenti che viviamo sono contradditori e molto veloci. Non è facile capire dove si va.
Ci chiediamo: in casa nostra la musica eseguita nella liturgia è pervasa da sentimento o sentimentalismo? In base alla nostra esperienza diciamo che ci sono liturgie con musiche legate alla sensibilità e all’intelletto tipiche del sentimento e altre in cui prevale la sdolcinatura e la banalizzazione. Si assistono a liturgie dove prevale il sentimentalismo.
Spesso si sente dire: quel canto è vecchio, sorpassato, questo canto, invece, è moderno dei nostri giorni. Diciamo subito che nella liturgia la musica non va qualificata in base all’età ma alla sua bellezza o bruttezza. Ci chiediamo: che cosa deve avere una musica per essere considerata bella? Non senz’altro l’orecchiabilità, perché la musica più orecchiabile di tutte è la musica leggera che porta alla banalità. Cerchiamo di dire qualche principio chiaro sulla musica per la liturgia.


La musica per la liturgia.

• La musica fa parte dell’arte. Secondo il magistero millenario della Chiesa Cattolica l’arte, tale è la musica, deve avere e perseguire tre caratteristiche: il bello, il bene e il vero. Lo ricorda san Tommaso: bonum, verum et pulchrum in unum convertuntur. Cioè attraverso il bello diventa più facile promuovere il bene in contrasto con la bruttezza del male, ed è più facile giungere al vero che porta a Dio.
• La musica per la liturgia, cioè per il culto divino, deve avere un proprio ed esclusivo carattere di forma, testo, tecnica e bravura compositiva, nonché essere tecnicamente e armonicamente compiuta ed eseguita bene, pensata e scritta non per destinazioni diverse, altrimenti è facile portare nella liturgia la musica di strada. Dunque musica autentica, partecipata, ben fatta, presente ma non invadente.

EDUCARE AL SACRO. La parola che vince l’incertezza che viviamo nella liturgia è l’educare al sacro, educare inteso come e formare modellare la persona nella sua sensibilità. Viene spontaneo chiedere: educa al sacro il sentimento o il sentimentalismo? Rispondiamo in modo deciso che è il sentimento che educa al sacro, quale sensibilità legata all’intelletto, mentre il sentimentalismo, porta alla banalità e a lungo andare allontana dal sacro. Sappiamo che educare è l’azione più impegnativa che la persona e la comunità svolgono: nella famiglia, nella scuola, nelle comunità civile e parrocchiale. Ci vogliono intere generazioni per educare. È l’azione più importante che Dio ci chiede. Nella liturgia la musica deve mirare a questo: educare al sacro. Ci chiediamo: nelle nostre odierne liturgie questo avviene?

LA CENTRALITÀ DELL’EUCARISTIA. Nella liturgia la centralità è l’Eucaristia. Di fronte a questa sublime realtà due sono le alternative: o il silenzio o lo stupore. La musica contribuisce allo stupore. Ad esempio come organista lo sperimento durante l’adorazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Trescore ogni volta che nel silenzio suono sommessamente la melodia Adoro Te devote, di origine medioevale. Avvilente, invece, è sentirsi dire da una persona di altra parrocchia che in chiesa è attratto quando sente come sottofondo la musica dei Pink Floyd, gruppo rock britannico, accusato di satanismo. Questa persona non è attratta dal mistico ma dalla piacevolezza che ricorda le notti passate al night.

VIVERE LA LITURGIA CON LA MUSICA. La liturgia si esprime attraverso il rito cioè il modo e l'ordine con cui si compie una funzione sacra. La liturgia è unica per tutti. Non esiste la liturgia per i ragazzi e la liturgia per gli adulti. Questa distinzione è basata solamente sulla forma di comunicazione. Il linguaggio musicale da usarsi va mirato ad una particolare porzione di fedeli o deve cercare di cogliere tutti? La musica che si ascolta nelle messe dei ragazzi si basa per lo più su uno strumentale improvvisato (chitarre e altro), su melodie orecchiabili di basso livello così da essere banali e non da ultimo con comportamenti non adatti nella chiesa quali la postura fisica, l’abbigliamento, la mancata devozione. Di fatto sono diffuse le musiche prive di ogni contatto musicale con la tradizione, cioè senza un collegamento con la grande cultura musicale. Questo porta inevitabilmente all’incomunicabilità tra generazioni. In questo modo non si aiuta l’educazione al sacro della persona, dunque alla sua maturazione globale e ad una fede adulta. Le chiese vuote, in particolare di giovani, lo dimostrano. Anch’essi vanno rispettati con un’educazione al bello e ai grandi orizzonti.

STUDIO E RICERCA. Come fare a superare questa situazione? Diviene allora importante lo studio e la ricerca di un linguaggio musicale comune alle generazioni, moderno colto e professionale, semplice, che affondi le sue radici in ciò che ci ha preceduto e colga insieme le sfide della cultura attuale, frutto di studio, ricerca e cultura, al fine di rispettare la dignità del popolo di Dio non costringendolo a diseducarsi con continue banalità. Tutto, dunque, deve aiutare alla salita a Dio e al desiderio di Lui, come nel sogno di Giacobbe, dove gli Angeli, sulla scala che unisce la terra al cielo, portano i nostri doni più preziosi.

LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI. La partecipazione dei fedeli è fondamentale nel culto a Dio. La partecipazione non è solo quando si canta ma anche quando si ascolta, e quindi si riflette e si medita. È come osservare antiche vetrate di cattedrali, vere catechesi di istruzione ai valori eterni che Dio ha rivelato all’umanità amata. Dunque la partecipazione dei fedeli nella liturgia sia viva, gioiosa, coinvolgente, umile, sincera, trasparente, tanto da suscitare e aumentare il desiderio di Dio.

CONCLUSIONE. Il rapporto tra l’uomo e Dio è immutabile: o di adorazione-glorificazione oppure di rifiuto. Nella liturgia lo Spirito di Dio con la musica ci illumina a camminare verso la strada della continua salita a Dio. La nostra guida è Maria santissima, invocata Regina della Musica e delle Arti, di cui ascolteremo il canto medioevale Alma Redemptoris Mater che dice:
«O inclita Madre del Redentore, o porta sempre aperta della salvezza, o stella del mare, soccorri la debolezza del tuo popolo, sorgi a rinfrancarlo: tu che hai stupito la natura, generando il tuo stesso Creatore, Vergine sempre purissima, accogli dalle labbra di Gabriele il grande annuncio ed abbi pietà di noi peccatori».


lunedì 31 ottobre 2022

Per evitare un altro convegno sulla questione "organo e organista nella liturgia" ! ...



Gentili lettori,

sappiate che sono ormai passati più di vent'anni dopo il convegno "L'organista nella liturgia" promosso a Firenze dalla Associazione Italiana Santa Cecilia!

Mi auguro che tra gli organisti italiani vi siano ancora oggi molti che sperano in una migliore attenzione dei vescovi a tutto ciò che, nell'ambito del culto divino, può intendersi genericamente per "musica sacra", ovvero innanzitutto il canto liturgico popolare (materia che dovrebbe essere prioritaria ma che invece - lo vediamo ben tutti da decenni - è proprio la più trasandata, non essendovi alcun progetto unitario di iniziazione dei fedeli cattolici alla preghiera cantata), poi eventualmente la polifonia vocale (quanti cori sono stati smembrati in nome della - spesso fraintesa - «partecipazione attiva» dei fedeli?!), infine la musica per organo (che più ci interessa, anche se purtroppo lo spazio per la musica organistica è sempre più messo all'angolo).

A me sembra che l'attenzione dei vescovi per la musica sacra sia direttamente proporzionale al loro impegno per la valorizzazione della liturgia tout court: pressoché nullo! [*]

Spero dunque che a nessuno venga in mente di organizzare un altro convegno senza prima aver visto res, non verba!...

Grazie per la cortese attenzione.

Paolo Bottini

Cremona, il 31 ottobre 2022


[*] A conferma di questa apparentemente forte affermazione, desidero riportare la testimonianza di Giacomo BAROFFIO resa in occasione “XXXV Semana de estudios gregorianos” presso Abadia Santa Cruz del Valle de los Caidos il 29 agosto 2014): «Penso spesso a un incontro di anni fa con un autorevole cardinale della Curia romana. Alle mie lamentele sull’atteggiamento dei vescovi italiani nei confronti del canto gregoriano e della musica sacra, il porporato mi disse testualmente: “Il fatto che i vescovi italiani non apprezzino il gregoriano e la musica sacra è la conseguenza di una situazione ben più grave e delicata. La maggior parte dei vescovi non ha nessun interesse per la liturgia!”. Peccato che queste parole il cardinale non le abbia tuonate davanti all’assemblea generale della Conferenza episcopale». [l'autorevole cardinale in questione era Joseph Raztinger, ndr, 10/01/2023]


domenica 10 luglio 2022

Per una «seria e vitale formazione liturgica» del popolo di Dio



Gentili lettori,

il 29 giugno 2022 Papa Francesco ha promulgato la sua lettera apostolica "Desiderio desideravi" per offrire spunti di riflessione circa la necessità di una «seria e vitale formazione liturgica» del popolo di Dio, affinché esso sia spronato ad attingere costantemente «a quella che da sempre è la fonte prima della spiritualità cristiana»: la Sacra Liturgia.

Alla base dell'ignoranza dei fedeli verso la Sacra Liturgia, vi è l'incapacità dell'uomo moderno di leggere i simboli: «l’uomo deve diventare nuovamente capace di simboli. [...] Il compito non è facile perché l’uomo moderno è diventato analfabeta, non sa più leggere i simboli, quasi non ne sospetta nemmeno l’esistenza».

Tra questi simboli sicuramente uno da recuperare e valorizzare con cura, ad esempio, è il "sacro silenzio" [cfr. SC 30]: «siamo chiamati a compiere con estrema cura il gesto simbolico del silenzio», dice il Papa.

Saper cogliere e vivere i simboli liturgici porta a quella tanto raccomandata (quanto, a volte, fraintesa) "piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche" [cfr. SC 14] che è in grado di introdurre il fedele nella potenziale bellezza dei riti: «La bellezza, come la verità, genera sempre stupore e quando sono riferite al mistero di Dio, porta all’adorazione».

Già, l'adorazione: perché, ad esempio, sempre meno gente s'inginocchia davanti al miracolo della Transustanziazione nel momento della consacrazione nella Santa Messa?!... Questo è uno dei frutti della vanagloria di certi nostri preti, che si pongono davanti all'assemblea quasi come attori davanti ad un pubblico, mettendo in campo «un esasperato personalismo dello stile celebrativo che, a volte, esprime una mal celata mania di protagonismo».

Forse a volte avete badato che anche solo il tono di voce del sacerdote nella Messa tradisce una mera distaccata (pure trasandata magari) "recitazione" di testi, quando invece «al presbitero è chiesta una vera ars dicendi»... altrimenti, da parte dei fedeli, si induce disattenzione, noia o addirittura insofferenza[1]; o, per contro, il sacerdote ci mette tutto l'impegno per diventare 

«il protagonista di un dramma da recitare sull'altare con altri attori, e più drammatici e sensazionali diventano tutti, più sentono che stanno ottenendo buoni risultati. In un simile scenario, il ruolo centrale di Cristo svanisce. Anche se in un primo momento può sembrare bello, presta diventa una gran noia»[2].

Questa nuova lettera apostolica di Papa Francesco è un invito molto chiaro - rivolto a tutti, sia consacrati che laici - a mettersi a studiare (e poi applicare!) la 'magna charta' della riforma liturgica ovvero la Costituzione "Sacrosanctum Concilium" del Concilio vaticano secondo sulla Sacra Liturgia, il primo documento ufficiale promulgato dai Padri il 4 dicembre 1963: «La conoscenza che viene dallo studio - ricorda il Papa - è solo il primo passo per poter entrare nel mistero celebrato».

E il canto? Quanto vantaggio avrebbe il miglior esito della ancora giovane riforma liturgica se la Chiesa italiana si dotasse di un vero programma di educazione al (bel) canto dei fanciulli in primis... Ma per educare, occorrono educatori... buoni educatori!...

E la musica? Lasciamo perdere...

Grazie per la cortese attenzione.


Cremona, domenica 10 luglio 2022


[1] La trasandatezza di certi sacerdoti nel celebrar messa non è certo solo dei nostri tempi: «[...] temo pur troppo che il poco concetto che si ha di un mistero così adorabile venga in gran parte dalla freddezza e dalla poca applicazione di noi altri sacerdoti nel celebrarla, per questo ho giudicato necessario [...] risvegliare in essi un sacro spavento della gran funzione che fanno» (Pietro Vanni, Istruzione sopra il sacrificio della messa [...], Cappuri, Lucca 1724; citato in: Matteo Al Kalak, Mangiare Dio. Una storia dell'eucaristia, Einaudi, Torino 2021, p. 212)
[2] Card. M. Ranjith, La Sacra Liturgia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, in La Sacra Liturgia. Fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, atti della Conferenza internazionale Sacra Liturgia 2013 (Roma, 25-28 giugno 2013), a cura di Alcuin Reid, Cantagalli, Siena 2014, p. 28.
 


domenica 26 settembre 2021

A lezione per cantare (meglio) la propria fede!



Gentili lettori,


spesso qualcuno si lamenta che le nostre assemblee liturgiche faticano a cantare se non stimolate da una voce-guida...

Inutile nascondersi dietro la triste pratica del karaoke liturgico: i fedeli non cantano semplicemente perché i cattolici italiani praticanti (sempre meno!) [*] non sono stati educati a cantare la propria fede per colpa dei parroci inadempienti verso quanto raccomandato da Sacrosanctum Concilium 14!

Bisogna fare educazione liturgico-musicale seria, a partire naturalmente dai fanciulli!

Altro che microfono!

Nel frattempo, dato che non è obbligatorio fare i canti del Proprio, perché non incominciare col cantare bene l'Ordinario, scegliendone uno diverso per ogni tempo liturgico, magari secondo le sempre valide proposte del Kyriale?!

Cordialmente vostro


Cremona, domenica 26 settembre 2021

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[*] cfr. Quel che resta dei cattolici di Marco Marzano




sabato 29 ottobre 2016

Come recuperare un'educazione al canto sacro?


Gentili lettori,

recentemente vi ho segnalato il testo della "Ratio Studiorum" per i seminari nel decennale della promulgazione [1], documento nel quale sono abbastanza puntualmente raccomandate norme per l'educazione musicale dei chierici.

Invece, nelle nostre parrocchie i laici - a partire dai giovani - come vengono educati (ammesso che lo siano veramente da qualche parte!) a quel sacro canto che, secondo i Padri del Vaticano secondo, «unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» ?! [2].

Il celebre Enzo Bianchi scriveva, ormai quasi dieci anni fa che 



«Abbiamo abbandonato il gregoriano, sperperato un grandissimo patrimonio per lasciar spazio a una stagione di creatività selvaggia, di messe rock e rasta di qualità infima che non hanno lasciato tracce. Adesso ci troviamo a metà del guado: i giovani ascoltano quel tipo di musica altrove, non in chiesa; e d'altronde non si sa come recuperare un'educazione al canto religioso. Questa situazione mi preoccupa, talvolta mi lascia disperato». [3]

I cattolici italiani non cantano (più) a messa? Colpa dei vescovi e dei preti che negli ultimi 50 anni li hanno dis-educati al canto! Non vi è stato un progetto sufficientemente radicato nel tessuto ecclesiale!

Ora la domanda è: come recuperare un'educazione al canto religioso?

La risposta che mi do è la seguente: per educare (ri-educare?) il popolo dei fedeli cattolici al canto sacro, bisognerebbe che vi sia un percorso educativo ufficiale che vada in parallelo con la catechesi dei fanciulli!

Mezzora di catechismo e mezzora di educazione al canto liturgico! Sissignori!

Crediamo veramente il canto sia parte integrante e necessaria del rito? La partecipazione attiva dei fedeli al canto è da perseguire con forza? L'unica strada è l'educazione al canto in parallelo all'iniziazione cristiana!

Ovvio che sarebbe tutto un sistema da costruire da parte della Chiesa italiana: selezionare e preparare, secondo criteri di base comuni per tutte le diocesi italiane, una falange di educatori reclutati tra animatori liturgici, direttori di coro e organisti d'ogni ordine e grado...

Ovvio, poi, che bisognerebbe individuare anche un repertorio comune di base (ancor più selezionato rispetto al vituperato Repertorio Nazionale) [4], ovvero una ristretta serie di canti liturgici che "dicano" la fede cattolica: finalmente un repertorio che unisca tutte le parrocchie italiane e ponga fine all'attuale anarchia liturgico-musicale...

Una proposta che - scommetto - sarebbe scartata a priori dai vescovi italiani perché troppo "complicata" da mettere in atto...

Eppure, pensate al vantaggio per i cattolici italiani sentirsi uniti nella fede grazie al canto: il potere della musica e del canto aveva avvinto Lutero tanto da farci sopra gli investimenti che sappiamo... Sentite cosa diceva il monaco:

«La musica è un po' come una disciplina che rende gli uomini più pazienti e più dolci, più modesti e più ragionevoli. Chi la disprezza, come fanno tutti i fanatici, non può concordare su questo punto. Essa è un dono di Dio e non degli uomini; essa scaccia il demonio e rende felici. Grazie alla musica si dimentica la collera e tutti i vizi. Perciò, e sono pienamente convinto di ciò che dico e non ho alcun timore di dirlo, dal punto di vista teologico nessun'arte può stare alla pari della musica. Vorrei trovare parole degne per tessere le lodi di questo meraviglioso dono divino, la bella arte della musica; ma ravviso in quest'arte qualità così grandi e così nobili che non saprei dove iniziare e dove finire per lodarla; non so neppure in che modo e in quale forma presentarla ai mortali perchè la considerino più luminosa e più preziosa. La musica è il balsamo più efficace per calmare, per rallegrare e per vivificare il cuore di chi è triste, di chi soffre. Ho sempre amato la musica. Chiunque è portato per quest'arte non può non essere un uomo di buon carattere, pronto a tutto. È assolutamente necessario conservare la musica nella scuola. Bisogna che il maestro di scuola sappia cantare, altrimenti lo considero una nullità. La musica è un dono sublime, datoci da Dio ed è simile alla teologia. Non darei per nessun tesoro quel poco che so di musica. Bisogna abituare i giovani a quest'arte perché rende gli uomini buoni, delicati e pronti a tutto. Il canto è l'arte più bella e il miglior esercizio. Essa non ha nulla da spartire con il mondo; non la si ritrova né di fronte ai giudici, né nelle controversie. Chi sa cantare non si abbandona né ai dispiaceri né alla tristezza; è allegro e scaccia gli affanni con le canzoni». [5]

Cari organisti e direttori di coro, se appena potete: instaurate in parrocchia una vera educazione dei fanciulli al canto liturgico... sempre che troviate carta bianca dal parroco di turno...

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini


Cremona, domenica 23 ottobre 2016


[1]  http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2016/09/decennale-ratio-studiorum-seminari.html


[2] http://win.organieorganisti.it/sacrosanctum_concilium.htm
[3] Padre Enzo Bianchi, superiore della Comunità monastica di Bose, intervistato da Alessandro Cannavò sul mensile "Amadeus" n. 209, aprile 2007
[4] http://win.organieorganisti.it/repertorio_naz_canti_liturg.htm - sapete forse di qualche diocesi che lo abbia adottato in toto? Quanto meno ha il vantaggio che ha escluso tutta quella pletora di canti sincopati che ormai vanno per la maggiore in tantissime parrocchie con gran concorso di chitarre e bonghi!
[5] da: F.A. Beck, Dr. M. Luthers Gedanken über die Musik, Berlino, 1828, pag. 58, traduzione di Enrico Fubini in L'estetica musicale dall'antichità al settencento, Einaudi, Torino 1976; Per approfondire il pensiero luterano sulla musica: http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2012/09/educazioneliturgica.html

domenica 22 novembre 2015

Ufficio Vaticano Musica Sacra


Gentili lettori,

pare evidente che nell’attuale anarchia liturgico-musicale (parrocchia che vai, musica che trovi!) sarebbe vieppiù urgente che si istituisca finalmente un organismo dirimente a livello universale, ovvero un ufficio per la musica sacra in seno alla congregazione vaticana per il Culto Divino, come da tempo già mons. Miserachs (ex preside del PIMS e maestro di cappella di S. Maria Maggiore a Roma) invocava (v. http://www.zenit.org/it/articles/necessario-un-ufficio-pontificio-di-vigilanza-sulla-musica-sacra ) e come di recente è stato meglio delineato (v. http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350250 ).

Parlo di un organismo che si occupi precipuamente di regolare con un certo rigore un aspetto del culto, la musica e il canto, che non sono secondari, anzi sono essi stessi culto!

Voglio tuttavia (pessimisticamente) scommettere che nemmeno il nuovo auspicabile Ufficio Vaticano per la Musica Sacra saprebbe mettere facilmente ordine nel marasma del canto e della musica nella liturgia (qui in Italia in particolar modo), perché prima di tutto bisognerebbe arginare quelle storpiature del culto scaturite, in ormai oltre cinquant’anni, da un’indebita interpretazione di "Sacrosanctum Concilium" (o addirittura da un’insana indifferenza verso la medesima istruzione) e dei documenti liturgici ufficiali (a partire dall'Ordinamento Generale del Messale Romano).

Voi organisti e musicisti di chiesa non sentiatevi indifferenti verso il vero problema che assilla la Chiesa oggi: la deriva verso la desacralizzazione del culto!

Non dimenticate le parole del cardinal Ratzinger nel 1997: «Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia» (v. http://digilander.libero.it/gregduomocremona/ratzinger_la_mia_vita.htm ).

Ma infine una considerazione fondamentale: nessun miglioramento dell’aspetto canoro e musicale del culto sarà possibile senza l’apporto di chi canto e musica lo sa fare bene, e chi sa fare bene canto e musica ha pure diritto alla sua mercè...

Come vedete il busillis sta nell’investimento economico per formare musicisti professionisti che siano in grado di interagire come si deve con la liturgia...

Ma anche risolto il problema economico, rimarrebbe un’altro ostacolo: l’ostracismo dei parroci, raramente attenti alla corretta applicazione della riforma liturgica operata dal Vaticano II, spesso supportati dall’indifferenza dei loro vescovi, il quali ritengono inutile pontificare in materia liturgica così come poco caritatevole tirare le orecchie ai preti che compiono abusi liturgici più o meno manifesti...

Bisognerebbe allora, di pari passo all’assunzione di musicisti di chiesa preparati, preoccuparsi più approfonditamente della formazione liturgica e musicale dei seminaristi...

Perdonate i tanti puntini di sospensione... a me sembra che in questa Chiesa non si possa più parlare seriamente di liturgia senza essere subito tacciati di vaneggiamenti filosofici!

Vi saluto con vieppiù affranta devozione.


Cremona, nel giorno di S. Cecilia dell’anno 2015

sabato 31 gennaio 2015

Gradi di solennità del canto liturgico




Gentili lettori,

una domanda ex abrupto: in ordine di priorità sarebbe più importante il canto d’introito o l’acclamazione al Vangelo?!

Forse di getto sarete portati a rispondermi «il canto d’introito»! Ebbene, è proprio il contrario, secondo le norme qui in calce citate!

Queste norme, promulgate nel 1967 nella nota istruzione Musicam Sacram, dovrebbero costituire, a mio parere, la vera e unica base da cui far partire la giusta riforma della musica nel culto divino della Chiesa cattolica!

Detta istruzione fu elaborata dal «Consilium» per l’attuazione della Costituzione sulla sacra Liturgia, un organismo voluto dal papa Paolo VI per, diciamo, tenere in rotta la riforma liturgica promulgata nel dicembre del 1963.

Presentatevi al vostro parroco e chiedetegli conto se egli sia a conoscenza di eventuali deroghe canoniche a queste norme!

A me pare non ci siano scappatoie: «questa Istruzione - come leggiamo in calce alla medesima - è stata approvata dal Santo Padre Paolo VI, nell’udienza concessa a Sua Eminenza il Cardinale Arcadio M. Larraona, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, il 9 febbraio 1967. Il Santo Padre l’ha pure confermata con la sua autorità, ed ha ordinato che fosse pubblicata, fissandone l’entrata in vigore per il giorno 14 maggio 1967, domenica di Pentecoste. Nonostante qualsiasi disposizione in contrario».

Ora, ad esempio, il Gloria è dichiarato sia più importante del salmo responsoriale: invece oggi magari assistiamo al canto del ritornello al salmo responsoriale mentre il Gloria viene semplicemente recitato; oppure viene regolarmente fatto un canto durante l’offertorio (magari con parole che nulla hanno a che fare col gesto offertoriale, ma nemmeno col vangelo del giorno!) e invece si tralascia quasi sempre il canto del Kyrie!

Invece - udite, udite! - leggete qui sotto quali dovrebbero essere le parti più importanti da cantare nella messa: le parti dialogate tra sacerdote e fedeli!!

Oh bella! Un prete che canta le parti presidenziali in dialogo con l'assemblea?! Direi rarissima avis…

Grazie ai vescovi che in questi decenni hanno così vivamente raccomandato ai rettori dei seminari di far studiare musica e canto ai futuri sacerdoti!!

:-/

Vi saluto con affranta devozione


Cremona, il 23 gennaio 2015

* * *

Estratto dalla istruzione Musica Sacram:


III.     Il canto nella celebrazione della messa

27.  Nella celebrazione dell’Eucaristia, con la partecipazione del popolo, specialmente nelle domeniche e nei giorni festivi, si preferisca, per quanto è possibile, la forma della Messa in canto anche più volte nello stesso giorno.
 
28. Rimane in vigore la distinzione tra Messa solenne, Messa cantata e Messa letta, stabilita dalla Istruzione del 1958 (n. 3), secondo la tradizione e le vigenti leggi liturgiche. Tuttavia, per motivi pastorali, vengono proposti per la Messa cantata dei gradi di partecipazione, in modo che risulti più facile, secondo le possibilità di ogni assemblea liturgica, rendere più solenne con il canto la celebrazione della Messa. L’uso di questi gradi sarà così regolato: il primo potrà essere usato anche da solo; il secondo e il terzo, integralmente o parzialmente, solo insieme al primo. Perciò si curi di condurre sempre i fedeli alla partecipazione piena al canto.

29.  Il primo grado comprende:

a)  nei riti d’ingresso:
— il saluto del sacerdote celebrante con la risposta dei fedeli;
— l’orazione;
b) nella liturgia della parola:
— le acclamazioni al Vangelo;
c) nella liturgia eucaristica:
— l’orazione sulle offerte;
— il prefazio, con il dialogo e il Sanctus;
— la dossologia finale del Canone;
— il Pater noster con la precedente ammonizione e l’embolismo:
— il Pax Domini;
— l’orazione dopo la comunione;
— le formule di congedo.

30. Il secondo grado comprende:

a)  il Kyrie, il Gloria e l’Agnus Dei;
b)  il Credo;
c)  l’orazione dei fedeli.

31. Il terzo grado comprende:

a) i canti processionali d’ingresso e di comunione;
b) il canto interlezionale dopo la lettura o l’epistola;
c) l’Alleluia prima del vangelo;
d) il canto dell’offertorio;
e) le letture della sacra Scrittura, a meno che non si reputi più opportuno proclamarle senza canto.

32. L’uso legittimamente vigente in alcuni luoghi, qua e là confermato con indulto, di sostituire con altri testi i canti d’ingresso, d’offertorio e di comunione che si trovano nel Graduale, può essere conservato, a giudizio della competente autorità territoriale, purché tali canti convengano con il particolare momento della Messa, con la festa e il tempo liturgico. La stessa autorità territoriale deve approvare il testo di questi canti.

33. È bene che l’assemblea partecipi, per quanto è possibile, ai canti del «Proprio»; specialmente con ritornelli facili o forme musicali convenienti.
Fra i canti del «Proprio» riveste particolare importanza il canto interlezionale in forma di graduale o di salmo responsoriale. Esso, per sua natura, fa parte della liturgia della parola; si deve perciò eseguire mentre tutti stanno seduti e in ascolto e anzi, per quanto è possibile, con la partecipazione dell’assemblea.

34. I canti che costituiscono l’Ordinario della Messa, se sono cantati su composizioni musicali a più voci, possono essere eseguiti dalla «schola» nel modo tradizionale, cioè o « a cappella» o con accompagnamento, purché, tuttavia, il popolo non sia totalmente escluso dalla partecipazione al canto.
Negli altri casi, i canti dell’Ordinario della Messa possono essere distribuiti tra la «schola» e il popolo, o anche tra due cori del popolo stesso, in modo cioè che la divisione sia fatta a versetti alternati, o in altro modo più conveniente, che tenga conto di sezioni più ampie del testo.
In questi casi, tuttavia, si tenga presente:
— Il Credo, essendo la formula di professione di fede, è preferibile che venga cantato da tutti, o in un modo che permetta una adeguata partecipazione dei fedeli.
— Il Sanctus, quale acclamazione finale del prefazio, è preferibile che sia cantato, ordinariamente da tutta l’assemblea, insieme al sacerdote.
— L’Agnus Dei può essere ripetuto quante volte è necessario, specialmente nella celebrazione, durante la frazione del Pane. E bene che il popolo partecipi a questo canto, almeno con l’invocazione finale.

35. È conveniente che il Pater noster sia cantato dal popolo insieme al sacerdote [22]. Se è cantato in latino, si usino le melodie approvate già esistenti; se si canta in lingua volgare, le melodie devono essere approvate dalla competente autorità territoriale.

36. Nulla impedisce che nelle Messe lette si canti qualche parte del «Proprio» o dell’« Ordinario». Anzi talvolta si possono usare anche altri canti all’inizio, all’offertorio, alla comunione e alla fine della Messa: non è però sufficiente che siano canti «eucaristici», ma devono convenire con quel particolare momento della Messa, con la festa o con il tempo liturgico.

sabato 29 settembre 2012

Trascurare uno studente non è di minor conto che corrompere una vergine!

[Gustav Adolph Spangenberg (1828-1891), Lutero suona il liuto in famigliaGermania 1866]


«Trascurare uno studente non è di minor conto che corrompere una vergine» [*].

Così nel 1524 scriveva Lutero "Ai consiglieri comunali di tutte le città tedesche" affinché s’adoperassero ad istituire scuole e biblioteche per i giovani.

In particolare Lutero affermava che «se ogni anno si spende tanto denaro per comprare macchine da guerra, per costruire strade, per sistemare i ponti, e per mille altri oggetti di utilità pubblica, perché non impiegarne molto di più, o almeno altrettanto, per nutrire dei maestri di scuola, uomini attivi e intelligenti, capaci di allevare e di istruire i nostri giovani?».

Questa considerazione ci fa rendere conto di quanta poca educazione - spesso mala-educazione - liturgico-musicale sia stata fatta negli ultimi cinquant’anni in seno all’attività pastorale della Chiesa cattolica: parallelamente all’educazione cristiana ai fanciulli andava effettuata un’educazione alla liturgia e al canto liturgico!

Così, di fatto, in larga parte è stato disatteso l’«ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche» a cui «va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della liturgia» (Concilio Vaticano II, costituzione "Sacrosanctum Concilium" sulla Sacra Liturgia, n. 14)!

Alzi la mano colui che in parrocchia fin da bambino ha ricevuto dal parroco e dal catechista una vera formazione liturgico-musicale che l’abbia aiutato ad una migliore e consapevole partecipazione alla messa!

Siccome la liturgia (non la catechesi!) «è la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano», sarebbe sommamente urgente per la Chiesa rafforzare l’educazione liturgica dei fedeli a livello parrocchiale (a partire dal primo anno di catechismo ai fanciulli).

Per far ciò «i pastori d’anime in tutta la loro attività pastorale devono sforzarsi di ottenerla attraverso un’adeguata formazione» (di nuovo «Sacrosanctum Concilium» 14)!

«Ma poiché non si può sperare di ottenere questo risultato, se gli stessi pastori d’anime non saranno impregnati, loro per primi, dello spirito e della forza della liturgia e se non ne diventeranno maestri, è assolutamente necessario dare il primo posto alla formazione liturgica del clero» (sempre SC 14).

A fronte di questa scarsissima o addirittura nulla educazione liturgico-musicale (sia del clero che dei laici), largo spazio anche in Italia è sempre più dato ai cosiddetti "animatori liturgici", in assenza dei quali i poveri fedeli rimangono assopiti come burattini senza burattinaio!

In Francia, ad esempio, nonostante la figura dell’organista sia maggiormente riconosciuta e regolarmente retribuita che in Italia, la scelta del repertorio dei canti è esclusivo appannaggio di uno stuolo di "agitatori" (come li chiamava Oscar Mischiati!) che non sanno cantare, non sanno il solfeggio, gesticolano goffamente, ma proprio a loro - con il regolare avallo del parroco e della comunità - spetta il compito di consegnare all’organista il "menu" del giorno!

Bisogna, comunque, riconoscere che in Francia il repertorio dei canti per la liturgia è molto più vario e dignitoso che da noi, però questa figura dell’animatore veramente oggi è diventata opzionale, sostanzialmente inutile e anzi io direi fastidiosa... ma di questo mi pare che nessuno se ne accorga, accettando pacificamente questa figura ministeriale oggi obsoleta!

Con la sua ineguagliabile arte improvvisativa, l'organista può essere l'unico vero animatore del canto liturgico: posso testimoniarlo per personale esperienza!

Per chiudere, è dunque "formazione" l’imperativo che la Chiesa italiana deve assolvere in materia di liturgia e di canto liturgico.

Sarà bene che vescovi italiani riflettano sull’urgenza di una migliore attuazione di Sacrosanctum Concilium 14: ovvero formazione al canto liturgico in tutte le parrocchie da parte di musicisti competenti (dico "competenti" professionalmente in musica e canto, non basta aver frequentato il Coperlim!) e, di conseguenza se occorre, stipendiati!

In proposito il buon Lutero offre spunti incontrovertibili (v. qui in calce).

Altrimenti sarà sempre vano il nostro misero impegno di musicisti di chiesa contro il mare magnum del qualunquismo liturgico ormai imperante (e che probabilmente porterà la Chiesa ad una crisi ancor peggiore di quella che sta vivendo a causa di ben altri gravi problemi)!

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini


[*] (Lutero, An die Ratsherren aller Stötte teütschelands, Augsburg 1524): «Nicht geringer ist es, einen Schüler zu vernachlässigen als eine Jungfrau zu schwuachen» [citato in: W. Von Loewenich, Martin Luther: der Mann und das Werck, München 1982], ovvero, nella versione latina del 1527: «Non minus est negligere scholarem, quam corrumpere virginem» (ringrazio Marco Pratesi per il suggerimento circa la traduzione dal tedesco).


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LUTERO E LA MUSICA

«La musica è un po’ come una disciplina che rende gli uomini più pazienti e più dolci, più modesti e più ragionevoli. Chi la disprezza, come fanno tutti i fanatici, non può concordare su questo punto. Essa è un dono di Dio e non degli uomini; essa scaccia il demonio e rende felici. Grazie alla musica si dimentica la collera e tutti i vizi.
Perciò, e sono pienamente convinto di ciò che dico e non ho alcun timore di dirlo, dal punto di vista teologico nessun’arte può stare alla pari della musica. Vorrei trovare parole degne per tessere le lodi di questo meraviglioso dono divino, la bella arte della musica; ma ravviso in quest’arte qualità così grandi e così nobili che non saprei dove iniziare e dove finire per lodarla; non so neppure in che modo e in quale forma presentarla ai mortali perchè la considerino più luminosa e più preziosa.
La musica è il balsamo più efficace per calmare, per rallegrare e per vivificare il cuore di chi è triste, di chi soffre. Ho sempre amato la musica. Chiunque è portato per quest’arte non può non essere un uomo di buon carattere, pronto a tutto.
È assolutamente necessario conservare la musica nella scuola. Bisogna che il maestro di scuola sappia cantare, altrimenti lo considero una nullità. La musica è un dono sublime, datoci da Dio ed è simile alla teologia. Non darei per nessun tesoro quel poco che so di musica.
Bisogna abituare i giovani a quest’arte perchè rende gli uomini buoni, delicati e pronti a tutto. Il canto è l’arte più bella e il miglior esercizio. Essa non ha nulla da spartire con il mondo; non la si ritrova né di fronte ai giudici, né nelle controversie. Chi sa cantare non si abbandona né ai dispiaceri né alla tristezza; è allegro e scaccia gli affanni con le canzoni».
da: F.A. Beck, Dr. M. Luthers Gedanken über die Musik, Berlino 1828, pag. 58, traduzione di Enrico Fubini in L’estetica musicale dall’antichità al settecento, Einaudi, Torino 1976