Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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mercoledì 2 marzo 2016

Sull'uso liturgico dell'organo nel tempo di Quaresima (e in quello di Avvento)

L'organo "Mascioni" (1985) del Duomo di Cremona



È vero che durante la Quaresima l’organo, per legge liturgica, deve tacere se non per accompagnare i canti (cfr. n. 312 dell’Ordinamento Generale del Messale Romano).

È però altrettanto vero, a modestissimo avviso del sottoscritto (che da oltre 50 anni serve la Cattedrale di Pistoia come organista), che questa legge nasce dall’erronea convinzione del legislatore che “suono d’organo” equivalga a “manifestazione di gioia”, con esclusione di altri significati. I protestanti sono quindi, da questo punto di vista, ben più avanti di noi cattolici.

Se l’organo viene usato per interpretare i sentimenti dell’assemblea, o meglio, per favorire nell’assemblea i sentimenti propri di ciascun periodo liturgico, non si capisce perché debba tacere in un periodo così intenso quale quello della Quaresima o, ancor più, in quello della Passione. Mi sembra, cioè, che il legislatore abbia ignorato che l’organo ha la meravigliosa possibilità «di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange» (S. Paolo ai Romani 12, 15).

La colpa è, quasi certamente, nell’uso che dell’organo faceva in passato la maggior parte degli organisti liturgici che, per lo più, suonavano i loro pezzi infischiandosi altamente della loro congruità, anche in termini di registrazione, col tempo liturgico e, più in particolare, del contenuto liturgico della celebrazione, specialmente letture, preghiere e antifone. Oggi, con la nuova liturgia, siamo certamente più avvantaggiati perché abbiamo, per capire subito il significato del giorno, le antifone d’ingresso e le collette proprie dei cicli A, B e C.

Sono certo che, se ci fosse sempre stata questa preoccupazione da parte degli organisti, mai sarebbe venuto in mente al legislatore la proibizione del suono dell’organo in Quaresima ed in tempo di Passione che è certamente una conseguenza di abusi o di uso improprio dello strumento.

Ho avuto occasione di parlare diverse volte di questo problema durante incontri con l’Ufficio Liturgico Nazionale della C.E.I. e ho trovato quasi tutti gli interlocutori abbastanza d’accordo con la mia posizione.

Bisognerebbe dunque affrontare decisamente e seriamente il problema. Sono sicuro che, come sono cambiate tante cose in campo liturgico, si potrebbe cambiare anche questa.

Capisco però la preoccupazione della Chiesa (e - ahimè - la condivido) per possibili abusi da parte di organisti non ben formati che suonano solo per suonare e non per "predicare ed istruire" come sarebbe loro compito.

Il discorso del “digiuno organistico” di Quaresima, che ho sentito molte volte, mi ingenera una profonda tristezza perché denota, in chi lo fa, una sostanziale mancanza di comprensione del vero compito dell’organo nella liturgia...

Can. Umberto Pineschi

P.S.: Se per la Quaresima c'è il divieto dell'uso solistico dell'organo (eccetto la IV domenica), ricordo che ciò non vale più per il tempo di Avvento, durante il quale lo strumento va usato «con quella moderazione che conviene alla natura di questo tempo» (cfr. OGMR 313)... In proposito il compianto maestro Alessandro Esposito chiedeva ironicamente: «Cosa vuol dire "con moderazione"? Forse fino alla Decimaquinta?!».

domenica 31 gennaio 2016

San Giovanni BOSCO e il potere pedagogico di canto e musica

Don Bosco in posa con i membri di un complesso di fiati a Torino nel 1870; © Archivio Centrale Salesiano



Gentili lettori,

don Bosco, che dell'educazione musicale aveva fatto un pilastro nel suo sistema educativo a Valdocco, sentenziava che «Un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima» [Bollettino Salesiano, Anno CXLIV, numero 3, marzo 2020, p. 1].

Provate a pensare quanto poco (nullo?) spazio è dedicato all'educazione al canto negli oratori delle nostre parrocchie... 

Cosa è stato fatto in ormai più di mezzo secolo per educare al canto i cristiani? Sostanzialmente nulla: il canto è ritenuta una pura appendice esornativa della catechesi, a cui dedicare seri (si fa per dire) sforzi solo un mesetto avanti Prima Comunione e Cresima...

Poi ci si chiede come mai la gente fatica ad aprir bocca per cantare le lodi di Dio a messa...

Lutero, ad esempio, ha educato la sua gente aprendogli la Bibbia in mano e organizzando sistematicamente la pedagogia del canto liturgico...

La nostra riforma invece (quella del secondo Concilio ecumenico vaticano) non ha fatto altro che cristallizzare il repertorio ufficiale (il canto gregoriano) - decretandone di fatto la morte liturgica - senza occuparsi di una vera educazione liturgica dei fedeli, lasciando così spazio alla più disinvolta improvvisazione che, in pochi decenni di "far west", ha prodotto un marasma di proposte che lasciano disorientati anche i più volonterosi, i quali magari vorrebbero affrontare seriamente il discorso del canto liturgico, ma trovano spesso l'indifferenza o l'osteggiamento dei parroci ignoranti e presuntuosi...

Ci sarebbe, infatti, tanta gente disponibile ad educare al (bel) [°] canto: invece la Chiesa non si cura di chi sa fare bene il proprio mestiere, preferisce i mestieranti... sono più economici e soprattutto non rompono le scatole perché non mettono alla punta tanti inadempienti parroci (ai quali esclusivamente compete legiferare in materia liturgica, in barba a tutti gli pseudo gruppi liturgici parrocchiali)...

In calce un paio di scritti per approfondire il discorso musicale nel mondo salesiano.

Meditate, gente...

Cordialmente vostro


Cremona, il 31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


[°] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)


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Don Bosco, la musica come «allegria e libertà grande»

di Enrico Raggi [*]

La musica come strada per essere felici e per piacere a Dio. È uno dei suggerimenti di don Giovanni Bosco [...]. «Allegria, canto e libertà grande» è uno dei motti preferiti dal sacerdote. «Una casa salesiana senza musica è un corpo senz'anima», chiarisce.

Ovvio che l'arte dei suoni, in tutte le sue espressioni, innervi il suo metodo educativo: negli oratori si coltiva musica corale, canto popolare, liturgico e gregoriano, si suonano pianoforte, organo e strumenti vari, si pratica musica d'insieme, si rappresentano operette e spettacoli teatrali, nascono Scholae Cantorum e bande, s'insegna composizione.

«Molti orfani accolti da don Bosco diventeranno musicisti di valore - conferma Walter Bianchi, organista piemontese che ne ha studiato a fondo la produzione musicale -. Tra i maggiori, Giovanni Cagliero, tra i primi orfanelli di don Bosco, grande compositore, chiamato "Il Trovatore di Dio", elogiato perfino da Verdi, poi Vescovo missionario in Patagonia. "Col sudore e col sangue, con la musica, il catechismo, i Sacramenti e la devozione a Maria Ausiliatrice, portammo al battesimo migliaia di uomini e vedemmo cosa sono i miracoli", racconta nelle sue memorie. [...]

«È Giovanni Pagella il più grande musico salesiano, orfano e figlio devoto di don Bosco - interviene Marco Cortinovis, organista bergamasco che ne sta incidendo l'opera omnia per tastiera -. A lui si rivolgono per collaudare e inaugurare gli organi italiani, il suo repertorio spazia dalle Messe più complesse alle melodie più semplici e commoventi, alle musiche da concerto e da teatro. La sua sapienza contrappuntistica stupisce Solesmes e Ratisbona, i due fulcri della musica sacra europea ottocentesca. Le sue composizioni sono state il pane quotidiano degli organisti domenicali fino al dilagare della Messa pop».

«E dove lo lasciamo Federico Caudana [www.federicocaudana.it]? - chiede il cremonese Paolo Bottini, che ne [registrato] l'integrale organistica e ne ha indagato opere e biografia -. Orfano a tre anni, subito ospitato a Valdocco, abile direttore d'orchestra, pianista, operista, organista per necessità: nell'estate del 1907, vince il concorso per Maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona; le sue potenti improvvisazioni fanno scalpore, dotato di una fantasia talmente torrenziale che raramente esegue musica altrui. Il suo stile parla direttamente al cuore, è saporoso, pieno, suggestivo».

La lista dei musicisti salesiani germogliati dal carisma di don Bosco è ancora lunga: Padre Leone Maria Liviabella, missionario in Giappone, gran virtuoso del pianoforte; don Angelo Margiaria, evangelizzatore dei popoli orientali, tenore di valore; padre Vincenzo Cimatti, insegnante di canto corale al Conservatorio di Parma, laureato in Scienze Naturali e in filosofia a Torino, sacerdote nella terra del Sol Levante (dove compone mille brani e tiene duemila concerti); Alessandro De Bonis, docente di musica sacra al Conservatorio di Napoli; e tanti e tanti altri, fino a Massimo Palombella, attuale direttore della Cappella Sistina.

[*] dal «Giornale di Brescia», 15 agosto 2014

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La pedagogia della gioia e della festa [nel sistema educativo di don Bosco]

di Pietro Braido

La funzione della musica strumentale e vocale, nel sistema educativo di don Bosco, è pure strettamente legata al suo concetto dell'educare mediante l'allegria, l'atmosfera rasserenante e l'affinamento del gusto estetico e dei sentimenti. Per questo essa trova ampi spazi in tutte le istituzioni, dall'oratorio festivo al convitto per studenti, alle scuole artigianali e professionali: in queste è particolarmente curata la banda musicale.

Tra l' altro, la musica dà un tono di vivace festosità a tutte le solennità, sacre e profane: riti religiosi, processioni, passeggiate ed escursioni, ricevimenti e commiati, distribuzione dei premi, accademie, teatrino.

Nel 1859 don Bosco fece scrivere sulla porta della sala di musica vocale un detto biblico, accomodandone il senso: "Ne impedias musicam". La sua posizione è resa efficacemente dalla felice espressione: «Un Oratorio senza musica è un corpo senz'anima».

Formulata in particolari circostanze, essa non faceva che teorizzare una convinzione, che era stata realtà viva e pratica fin dagli albori della sua attività educativa. Ricordando i primissimi collaboratori delle incipienti riunioni giovanili (1842), egli scrive nelle Memorie dell'Oratorio: «Essi mi aiutavano a conservare l' ordine ed anche a leggere e cantare laudi sacre; perciocché fin d' allora mi accorsi che senza la diffusione di libri di canto e di amena lettura le radunanze festive sarebbero state come un corpo senza spirito». Rievocando nelle stesse Memorie l'impianto delle prime scuole serali nell'inverno 1846-1847, don Bosco scriveva: «Oltre alla parte scientifica animava le nostre classi il canto fermo e la musica vocale, che tra noi furono in ogni tempo coltivati».

S'intrecciano vari motivi. Nei primi tempi, la musica è considerata prevalentemente mezzo preventivo: «vi fu un concorso stragrande» alla scuola di musica. La musica vocale e strumentale fu insegnata per sottrarre i giovani ai «pericoli, cui i giovanetti erano esposti in fatto di religione e di moralità»: «alla scuola serale ed anche diurna, alla musica vocale si giudicò bene di aggiungere la scuola di piano e di organo e la stessa musica istrumentale».

Si aggiungeva il motivo religioso, soprattutto in relazione al canto sacro e gregoriano, il canto fermo: «era eziandio suo desiderio e mira che i giovani ritornando al proprio paese fossero di aiuto al parroco nel cantare alle sacre funzioni». Altro motivo era la lotta contro l'ozio: «I ragazzi bisogna tenerli continuamente occupati».

Va tenuta presente, infine, la valutazione più particolarmente pedagogica della musica. Ne scrive in un capitolo di sintesi su La musica salesiana Eugenio Ceria nel primo volume degli Annali. «La ragione precipua va ricercata nella salutare efficacia che egli le attribuiva sul cuore e sull'immaginazione dei giovani allo scopo d'ingentilirli, elevarli e renderli migliori».


[estratto da: Pietro Braido, Prevenire, non reprimere. Il sistema educativo di don Bosco, LAS, Roma 2006, pp. 324-337; testo originale e note consultabili cliccando donboscosalesianportal.org]

lunedì 4 gennaio 2016

L'inflazione dei concerti d'organo

Gentili lettori,

buon 2016 a tutti!

Quanto in calce alla presente riportato, è tolto dalla pagina internet della parrocchia di don Bosco in Roma e conferma un pensiero che ormai da tempo vado ruminando: troppi concerti nelle nostre chiese, soprattutto troppi con programmi musicali che non hanno alcun pensiero religioso (e di ciò noi organisti godiamo, così ai concerti possiamo suonare qualsivoglia corbelleria senza tema d'esser ripresi dal clero!), proposti come mero intrattenimento culturale.

Nulla di male, certo, sulla bontà artistica della musica e sulla sua potenza emotiva, ma il risultato oggi è che in queste occasioni di pura esibizione musicale, la gente s'intrattiene allegramente prima e dopo il concerto ne più ne meno come fosse nel foyer di un teatro (chiacchiericcio e schiamazzi compresi!).

Di ciò forse noi stessi non ci scandalizziamo (più?): oggi ormai in chiesa vengono organizzate mondane serate concertistiche di musica non religiosa o addirittura conferenze, convegni, ma prima ancora spettacolini dei bambini dell'oratorio, per non parlare dei pranzi natalizi per i poveri promossi dalla Comunità di S. Egidio e per non tacere di una Cappella Sistina data in affitto per un concerto privato alla celebre casa d'automobili Porsche.

Spero non troverete queste mie affermazioni una sortita da bacchettone!

Ma ora qualcuno mi dirà: nella povertà liturgico-musicale che ormai caratterizza le nostre messe... meno male che è possibile ascoltare buona musica in chiesa almeno durante un concerto!!

Proprio per questo, credo, negli ultimi decenni abbiamo assistito al proliferare di miriadi di concertini d'organo [*].

Di ciò veramente dobbiamo rallegrarci, quando magari quegli stessi organi giacciono semi-dimenticati durante gli atti di culto?!

Forse no, ma in ultima analisi sì, se crediamo che non ci sia futuro per un maggior decoro della musica liturgica e per questo andiamo alla ricerca del concerto in chiesa per godere un certo ristoro spirituale...

Auguro a tutti buona solennità dell'Epifania con la "Pastorale Mistica" di Federico Caudana. .

Paolo Bottini

Cremona, domenica 3 gennaio 2016

[*] Il collega M.° Samuele Ave di Marostica (VI) nel forum di "Organi & Organisti" scrive: «Fatte le debite eccellenti eccezioni, vengono troppo spesso proposti: 1. raffazzonati concerti "antologici" di debole filo logico, 2. brani a tema pasquale in tempo d'avvento e viceversa, 3. pot-pourri di sacro, profano e provocatorio, 4. scambi di concerti (e di favori) tra rassegne, 5. programmi di sala con curricula fitti fitti lunghi tre pagine e programmi/note al programma (se per miracolo presenti) striminziti; 6. annunci di concerti nei quali c'è ben in evidenza chi suona ma mai che cosa! Se l'organista di Chiesa non sa promuovere l'arte sacra con programmi (concertistici, liturgici e paraliturgici) conformati al tempo liturgico, alla fede, al luogo ed alla tradizione che ha il dovere morale e professionale di rappresentare è naturale e giusto che la Chiesa se ne sbarazzi: come potrebbe trovare nelle miriadi di queste mediocri proposte musicali il più piccolo valore di pastorale e di fede?».

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I CONCERTI IN CHIESA[da http://www.parrocchiadonbosco.it/i-concerti-in-chiesa/ ]

«Secondo la tradizione illustrata dal Rituale della Dedicazione della chiesa e dell'altare, le chiese sono anzitutto luoghi dove si raccoglie il popolo di Dio. Esso, adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è la Chiesa, tempio di Dio edificato con pietre vive, nel quale viene adorato il Padre in spirito e verità. Giustamente fin dall'antichità il nome "chiesa" è stato esteso all'edificio in cui la comunità cristiana si riunisce per ascoltare la parola di Dio, pregare insieme, ricevere i Sacramenti, celebrare l'Eucaristia, e adorarla in esso come sacramento permanente.
Le chiese pertanto non possono considerarsi come semplici luoghi "pubblici", disponibili a riunioni di qualsiasi genere. Sono luoghi sacri, cioè "messi a parte", in modo permanente, per il culto a Dio, dalla dedicazione o dalla benedizione.
Come edifici visibili, le chiese sono segni della Chiesa pellegrina sulla terra; immagini che annunciano la Gerusalemme celeste; luoghi in cui si attualizza fin da quaggiù il mistero della comunione tra Dio e gli uomini. Negli abitati urbani o rurali, la chiesa è ancora la casa di Dio, cioè il segno della sua abitazione fra gli uomini. Essa rimane luogo sacro, anche quando non vi è una celebrazione liturgica.
In una società di agitazione e di rumore, soprattutto nelle grandi città, le chiese sono pure luoghi adeguati dove gli uomini raggiungono, nel silenzio o nella preghiera, la pace dello spirito o la luce della fede.
Ciò sarà possibile soltanto se le chiese conservano la loro identità. Quando le chiese si utilizzano per altri fini diversi dal proprio, si mette in pericolo la loro caratteristica di segno del mistero cristiano, con danno più o meno grave alla pedagogia della fede e alla sensibilità del popolo di Dio, come ricorda la parola del Signore: "La mia casa è casa di preghiera" (Lc 19, 46)».


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martedì 8 dicembre 2015

Dio s'è fatto come noi...



... un canto decisamente diventato "tradizionale" nelle nostre chiese, tanto tradizionale che ormai i giovani d’oggi (parlo di quelli nati col Concilio Vaticano II o poco dopo!) lo considerano roba vecchia, emblema dei vecchi tempi andati (figuriamoci i ventenni: manco l’hanno mai sentito!).


E pensare che questo canto non ha ancora compiuto il mezzo secolo di vita: eseguito per la prima volta in occasione del 22° Convegno Universitario il 28 dicembre 1967 ad Assisi.

Chi l’ha composto? Ma nientemeno che il mitico Marcello Giombini!

Attenzione però: come lo conosciamo noi oggi, è la versione edulcorata - dall’uso trito e ritrito nelle nostre chiese in questi decenni - di un originale che nella prima incisione discografica suonava come potete sentire cliccando il seguente collegamento!!

Una cosa impressionante: il puro stile beat dell’epoca (con Hammond, chitarra elettrica e voce solista di uno che sembra un po' mal registrato!) applicato ad un testo religioso!

Al di là del falso problema della legittimità di questo modo di far musica nella liturgia (ovvero lo stile della musica profana che entra nel culto divino) - falso problema perché in realtà è sotto gli occhi (anzi le orecchie) di tutti che in tantissime chiese in Italia oggi lo stile musicale dei canti che va per la maggiore è proprio quello ritmico-sincopato tipico della musica leggera - ciò che mi colpisce è la forma della composizione che, a mio parere, deve ispirare il compositore di canti liturgici oggi: un brevissimo ritornello che possa essere spontaneamente ripetuto per imitazione dall’assemblea, alternato ad altrettanto brevi versetti cantati da un solista (o semmai da un gruppo corale).

Sarebbe la carta vincente per promuovere con tutta facilità la tanto ricercata e necessaria "partecipazione attiva" dei fedeli al culto (cfr. SC 15, 19, 30, 48)... nonché per eliminare dalle panche delle nostre chiese i libretti dei canti e l’introduzione di un nuovissimo botta-risposta tra i suonatori e cantori domenicali: «Raga’, chessi-canta-oggi?... - Mavvai tra’, fratello, ci cantiamo l'antifona d'introito del messale, no?!»

Ecco, io ho deciso di perseguire proprio questa strada con questa mia nuova iniziativa "Canti per la messa https://cantiperlamessa.blogspot.com, ispirandomi direttamente alle antifone del Graduale Romano ma andando nella direzione di uno stile melodico più "moderno".

Il tutto per obbedire alla raccomandazione posta al n. 121 della costituzione sulla liturgia "Sacrosanctum Concilium" promulgata dal Concilio Vaticano II:

«I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche».

Per la serie: «cerchiamo un nuovo canto per l’Avvento?! - No, dài, partiamo prima da "Sacrosanctum Concilium" e vediamo cosa ci chiede!».

Penso che non possa dichiararsi cattolico chi non si metta in ascolto di un Concilio (consesso di vescovi convocato dal Sommo Pontefice) le cui deliberazioni sono promulgate sotto diretta azione dello Spirito Santo: chi va contro un Concilio, va contro il Papa e la Chiesa!

Meditate, gente...

Grazie per la cortese attenzione e buon Avvento a tutti.


Cremona, 8 dicembre 2015, solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria

domenica 29 novembre 2015

domenica 22 novembre 2015

Ufficio Vaticano Musica Sacra


Gentili lettori,

pare evidente che nell’attuale anarchia liturgico-musicale (parrocchia che vai, musica che trovi!) sarebbe vieppiù urgente che si istituisca finalmente un organismo dirimente a livello universale, ovvero un ufficio per la musica sacra in seno alla congregazione vaticana per il Culto Divino, come da tempo già mons. Miserachs (ex preside del PIMS e maestro di cappella di S. Maria Maggiore a Roma) invocava (v. http://www.zenit.org/it/articles/necessario-un-ufficio-pontificio-di-vigilanza-sulla-musica-sacra ) e come di recente è stato meglio delineato (v. http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350250 ).

Parlo di un organismo che si occupi precipuamente di regolare con un certo rigore un aspetto del culto, la musica e il canto, che non sono secondari, anzi sono essi stessi culto!

Voglio tuttavia (pessimisticamente) scommettere che nemmeno il nuovo auspicabile Ufficio Vaticano per la Musica Sacra saprebbe mettere facilmente ordine nel marasma del canto e della musica nella liturgia (qui in Italia in particolar modo), perché prima di tutto bisognerebbe arginare quelle storpiature del culto scaturite, in ormai oltre cinquant’anni, da un’indebita interpretazione di "Sacrosanctum Concilium" (o addirittura da un’insana indifferenza verso la medesima istruzione) e dei documenti liturgici ufficiali (a partire dall'Ordinamento Generale del Messale Romano).

Voi organisti e musicisti di chiesa non sentiatevi indifferenti verso il vero problema che assilla la Chiesa oggi: la deriva verso la desacralizzazione del culto!

Non dimenticate le parole del cardinal Ratzinger nel 1997: «Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia» (v. http://digilander.libero.it/gregduomocremona/ratzinger_la_mia_vita.htm ).

Ma infine una considerazione fondamentale: nessun miglioramento dell’aspetto canoro e musicale del culto sarà possibile senza l’apporto di chi canto e musica lo sa fare bene, e chi sa fare bene canto e musica ha pure diritto alla sua mercè...

Come vedete il busillis sta nell’investimento economico per formare musicisti professionisti che siano in grado di interagire come si deve con la liturgia...

Ma anche risolto il problema economico, rimarrebbe un’altro ostacolo: l’ostracismo dei parroci, raramente attenti alla corretta applicazione della riforma liturgica operata dal Vaticano II, spesso supportati dall’indifferenza dei loro vescovi, il quali ritengono inutile pontificare in materia liturgica così come poco caritatevole tirare le orecchie ai preti che compiono abusi liturgici più o meno manifesti...

Bisognerebbe allora, di pari passo all’assunzione di musicisti di chiesa preparati, preoccuparsi più approfonditamente della formazione liturgica e musicale dei seminaristi...

Perdonate i tanti puntini di sospensione... a me sembra che in questa Chiesa non si possa più parlare seriamente di liturgia senza essere subito tacciati di vaneggiamenti filosofici!

Vi saluto con vieppiù affranta devozione.


Cremona, nel giorno di S. Cecilia dell’anno 2015

domenica 1 novembre 2015

Istituito il primo albo italiano degli organisti nella diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli


Gentili lettori,

la diocesi di Massa Carrara - Pontremoli, mi pare prima fra tutte in Italia, ha istituito nel 2013 un albo diocesano degli organisti, intelligente azione che il sottoscritto, in maniera più radicale, auspicava poco tempo fa su queste pagine, ovvero la costituzione di un ALBO ufficiale degli organisti abilitati al servizio liturgico...

In particolare la citata diocesi ha stabilito norme per l'attribuzione della qualifica di "organista titolare", come pure il sottoscritto andava scrivendo nel febbraio 2015 sempre in questo spazio...

Sono particolarmente lieto che finalmente si faccia chiarezza sull'appellativo di organista "titolare", titolo in realtà ampiamente abusato da moltissimi colleghi in tutta Italia, peraltro col beneplacito delle autorità ecclesiastiche!

Forse ci si può chiedere quali vantaggi possa offrire in una diocesi un albo degli organisti... 

Voglio dire: per quale motivo un organista si sentirebbe spinto ad iscriversi all'albo? Offre forse vantaggi di qualche natura essere iscritto all'albo diocesano degli organisti?

Ecco quanto mi rispondono direttamente dalla diocesi succitata: l'albo diocesano degli organisti potrebbe servire 1) a valorizzare quanti hanno studiato rispetto a chi è praticone, in particolare per matrimoni e servizi che possono essere retribuiti 2) a fare chiarezza su titolarità e competenze aiutando a capire che per essere organista servono alcune "abilità" che non tutti hanno, pianisti compresi 3) far conoscere ufficialmente ai parroci i nominativi degli organisti in modo che si rendano disponibili a farli suonare senza resistenze nelle loro chiese, riconoscendone la professionalità rispetto ad altri sconosciuti.

Stendo però un appunto all'albo diocesano di Massa Carrara - Pontremoli, ovvero il fatto che l'accettazione di un candidato sia subordinata unicamente al giudizio dell'Incaricato Diocesano per la Musica Sacra potrebbe essere un deterrente all'iscrizione stessa da parte di un candidato, nonché ingenerare imbarazzanti contenziosi (in questi casi si fa alla svelta a finire in prima pagina sui giornali locali!).

Bisognerebbe, piuttosto, provvedere ad istituire un vero e proprio esame attitudinale al fine di ottenere l'accesso all'albo, obbligatorio per tutti, come a Parigi, ad esempio, ove il "syndicat" dei musicisti di chiesa, in accordo con la diocesi, provvede ad una severa sessione d'esami  (ovviamente presieduta dal responsabile diocesano per la musica sacra) al fine di ottenere la cosiddetta "carte professionnelle", una sorta di patentino che dà diritto ad accedere a posti di organista in chiese ove non è altrimenti possibile accedere a far servizio: chi non ha il titolo, e dunque non fa parte dell'albo, non può nemmeno suonare ad una messa occasionale in quella tal chiesa!

Ma a Parigi ciò è possibile perché moltissime parrocchie, anche piccole, hanno modo di pagare il servizio liturgico in piena regola (700 netti mensili per un titolare) e, quando non vengano fatti veri e propri concorsi (come una volta, mi dicono, in Italia si facevano per bandire addirittura la titolarità di un parroco!), le parrocchie in Francia indicono un pubblico appello a candidature.

Qui in Italia, mi pare, siamo ben lontani dalla piena utilità di un albo "professionale" degli organisti di chiesa... semplicemente perché da noi suonare l'organo a messa non è una professione riconosciuta in quanto ritenuta non degna di essere remunerata provvedendo agli obblighi previdenziali di legge!

Ad ogni modo, vedo cosa positiva l'istituzione di un "albo" diocesano degli organisti: spero ne seguano in altre diocesi! Per comodità riporto immediatamente qui sotto il regolamento ufficiale di quello della diocesi di Massa Carrara - Pontremoli.

Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti.

Paolo Bottini

Cremona, il 1° novembre 2015, Solennità di tutti i Santi

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Diocesi di Massa Carrara - Pontremoli

ALBO DEGLI ORGANISTI

Regolamento

È costituito l’albo degli organisti della Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli pubblicato sul sito ufficiale della Diocesi con i dati che gli organisti vorranno rendere pubblici e accessibili a tutti.
Potranno essere iscritti all’albo:


1. i diplomati in organo presso un Conservatorio che dimostrino di avere formazione liturgica ed esperienza di servizio alle celebrazioni in una chiesa della Diocesi
2. i diplomati onorari della Scuola Diocesana di Musica Sacra della Diocesi

3. i diplomati presso la Scuola Diocesana di Musica Sacra della Diocesi

4. i diplomati presso una Scuola Diocesana di Organo anche di altra Diocesi che prestino servizio in una delle chiese   Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli

5. gli organisti che, pur non avendo titoli, hanno documentate conoscenze musicali e hanno prestato un lungo servizio presso una parrocchia o una chiesa della Diocesi acquisendo esperienza e capacità tecniche di buon livello.

L’iscrizione è su richiesta degli organisti che potranno richiedere la pubblicazione di una loro foto, del loro curriculum, dei loro recapiti (indirizzo, telefono, cellulare, fax, mail, ecc.).
I soli nominativi degli organisti cui ai nn. 2 e 3 sono pubblicati d’iniziativa della Diocesi a meno che gli interessati non richiedano di essere cancellati.
La richiesta deve essere accompagnata da una presentazione del parroco o del rettore della Chiesa dove i richiedenti prestano servizio e/o corredata dalla documentazione attestante titoli ed esperienze.
L’accettazione della richiesta e la pubblicazione dei singoli dati è subordinata all’approvazione dell’Incaricato Diocesano per la Musica Sacra in particolare per i richiedenti cui al punto 5. In caso di disaccordo potrà essere presentato, ma solo per iscritto con breve riassunto del caso, ricorso al Vescovo Diocesano.
La dicitura “Organista Titolare della chiesa N.” o “Organista titolare dell’Organo N. della chiesa N. ” deve essere attestata dal Parroco o dal Rettore della chiesa dove l’organista presta servizio nella lettera di presentazione.
L’essere organista titolare non comporta alcun rapporto di dipendenza o di lavoro con la chiesa che, caso mai, dovrà essere normato da regolare contratto; si tratta di titolo onorifico dell’organista principale di una chiesa importante nella quale vi sia un organo a canne o di una qualsiasi chiesa che abbia un organo a canne storico o di particolare pregio. Conferita la titolarità dell’organo la si intende valida per un quinquennio sempre rinnovabile per altri quinquenni a meno che l’organista non smetta il proprio servizio oppure il parroco o rettore della chiesa non decida di revocarla con semplice comunicazione scritta all’interessato. L’essere organista titolare comporta l’ammissione all’albo degli organisti solo se l’organista presenta i requisiti di almeno uno dei 5 punti sopra indicati.

I dati saranno gestiti dalla Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli con sede in Via Zoppi 14 – 54100 MASSA MS alla quale sarà sempre possibile la rimozione in toto o in parte dei dati pubblicati.
Gli organisti possono richiedere in qualunque momento la rimozione dall’albo di tutti o alcuni dei loro dati.
La Diocesi può decidere la rimozione dall’albo di un organista per disposizione dell’Ordinario o decisione dell’Incaricato Diocesano per la Musica Sacra. Tale decisione dovrà essere comunicata per iscritto all’interessato riportando le motivazioni della decisione stessa.
Gli organisti verranno rimossi immediatamente nel caso che i dati presentati risultino non veritieri o vengano accertati comportamenti durante il servizio organistico gravemente in contrasto con le norme liturgiche.

[il soprascritto regolamento è tolto da questa pagina internet della diocesi di Massa Carrara - Pontremoli]

lunedì 13 luglio 2015

Tariffario nazionale musicisti di chiesa



Gentili lettori,

qualche tempo fa mi avevano segnalato che, presso la diocesi di Caltagirone, l'economo diocesano aveva informato i parroci circa diverse cause penali perse dalla Chiesa verso persone che, pur avendo svolto un servizio regolare e continuativo presso le parrocchie (come sacristi, collaboratori, addetti alle pulizie etc.), non si erano mai viste corrispondere un compenso in denaro e/o l'assolvimento dei relativi oneri previdenziali.

Per questo l'economo aveva invitato i parroci a regolarizzare la posizione di questi collaboratori mediante contratto e contributi pensionistici, per evitare di incorrere nella denuncia di sfruttamento e lavoro nero.

I parroci presenti avevano contestato questo invito dicendo: «ma allora il volontariato dove va a finire?!».

L'economo aveva risposto che il volontariato è da intendersi non regolare e non continuativo, in tutti gli altri casi i parroci dovrebbero mettere in regola il collaboratore o altrimenti rifiutarsi di ricevere la prestazione.

Del resto, in questo senso, indicazioni specifiche sono state nel frattempo ufficialmente diramate dalla CEI nel vademecum La gestione e l'amministrazione della parrocchia in cui è espressamente suggerito che gli organisti e i direttori di coro possano essere inquadrati nel regime fiscale dei cosiddetti "contribuenti minimi".


Nonostante ciò sono ancora rarissimi oggi in Italia i casi in cui un organista o un direttore di coro viene assunto e pagato "in bianco" per svolgere servizio liturgico…

Fatto salvo che tale servizio può essere svolto anche gratuitamente (sia da professionisti che da dilettanti) e che ogni parroco possa decidere se pagare o no un musicista professionista, io proporrei che si istituisca finalmente anche in Italia un TARIFFARIO di riferimento per il pagamento degli onorari agli ORGANISTI e ai DIRETTORI di CORO professionisti che svolgono servizio liturgico, in modo che in qualsiasi diocesi un sacerdote onesto possa avvalersi di una tabella di riferimento per poter pagare un musicista provvedendo altresì all'assolvimento dei relativi oneri previdenziali, come del resto raccomandato nel Codice di Diritto Canonico.

Detto tariffario, di cui in calce espongo dettaglio, sarebbe valido solo per coloro che hanno conseguito un titolo di studio rilasciato da un Conservatorio di Musica o da un Pontificio Istituto di Musica Sacra (s'intende che chi non possiede un titolo di studio, o comunque un'abilitazione professionale, non possa nemmeno esercitare una professione).

Tuttavia, dato che non è scontato che un musicista professionista abbia cognizioni di liturgia, la Chiesa dovrebbe pagare di più coloro che hanno conseguito un titolo di studio con specializzazione liturgica (ciò è possibile naturalmente presso i Pontifici Istituti di Musica Sacra e, dal 2001, in alcuni Conservatori, ancora pochi purtroppo), oppure che abbiano conseguito un titolo di studio "tradizionale" ma che abbiano anche ottenuto il diploma Coperlim rilasciato dalla C.E.I. e/o un diploma rilasciato da un Istituto Diocesano di Musica Sacra.

Sarebbe così anche occasione per porre un livellamento dei compensi dati ai musicisti in occasione delle messe nuziali  soprattutto (ma, credo, anche esequiali), al fine anche di scongiurare certe speculazioni di sedicenti professionisti dell'organo che abitualmente ottengono più o meno lauti guadagni sapendo sfruttare il prestigio di certi luoghi di culto unitamente alla "titolarità" [*] del relativo organo indebitamente assunta o comunque alla loro popolarità di "maestri".

Inoltre, per chiunque desiderasse accedere a questo livello professionale riconosciuto, dovrebbe essere parimenti istituito un esame nazionale di abilitazione (molto duro!) con prove di accompagnamento, improvvisazione ed interpretazione, superato il quale si otterrebbe il titolo di "artista musicista del culto" col diritto ad entrare nell'albo dei musicisti di chiesa riconosciuti, albo che ovviamente verrebbe tenuto in considerazione, in via preferenziale, da qualsiasi ente ecclesiastico che voglia avvalersi di un musicista di chiesa "coi fiocchi"!
Insomma, un semplice onesto punto di riferimento affinché un parroco, da Aosta a Catania, possa dire al pretenzioso musicista di turno: "non posso pagarti di più: carta canta!", così come il musicista, da Catania ad Aosta, possa dire al pretenzioso parroco di turno: "reverendo, mi offre troppo poco: carta canta!"… fermo restando che un parroco sia sempre libero di decidere se pagare o no un musicista professionista così come se avvalersi o meno del medesimo oppure ancora decidere di pagare un dilettante!

Attendo volentieri qualsiasi osservazione.

Grazie per la cortese attenzione.


Cremona, il 13 luglio 2015

[*] vedasi in questo mio blog riguardo la questione della figura dell'organista "titolare"



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www.organieorganisti.it

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TARIFFARIO ARTISTI MUSICISTI DEL CULTO
I numeri s'intendono in euro e al netto di qualsiasi onere previdenziale previsto dalla legge.


CATEGORIA A:
DIPLOMA in ORGANO o in DIREZIONE DI CORO presso www.musicasacra.va o www.unipiams.org
o
DIPLOMA DI STATO in ORGANO per la LITURGIA o in DIREZIONE di CORO per la LITURGIA
o
DIPLOMA DI STATO in ORGANO o DIREZIONE DI CORO TRADIZIONALI + COPERLIM (cfr. http://win.organieorganisti.it/coperlim.htm) e/o DIPLOMA MUSICALE DIOCESANO

servizio sotto 1h15
50

servizio oltre 1h15 opp. sotto 1h15 post ore 20
60

servizio oltre 1h15 post ore 20
80

matrimoni o funerali
60

servizio terminato oltre le ore 24
110


CATEGORIA B:
DIPLOMA in ORGANO o in DIREZIONE DI CORO TRADIZIONALI

servizio sotto 1h15
40

servizio oltre 1h15 opp. sotto 1h15 post ore 20
50

servizio oltre 1h15 post ore 20
70

matrimoni o funerali
50

servizio terminato oltre le ore 24
100

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www.organieorganisti.it


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domenica 14 giugno 2015

Ignorare la bellezza


Gentili lettori,

desidero rispondere all'accorato appello [*] che l'illustre collega Francesco Cera pone a suggello del suo intelligente scritto sotto citato: mi sembra ormai inutile spendere altre energie per tentare di convincere il clero italiano circa l’importanza di un canto e di una musica fatti con arte nel culto divino!

Rimane il problema della tutela di un patrimonio, quello organario, che è di natura storica e dunque tutelato da un’apposita legge dello Stato (Legge 1 Giugno 1939, N.1089, "Tutela delle cose d'interesse Artistico o Storico"), integrata nel 2004 da uno specifico "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio".

La domanda è: come tutelare dei beni storici particolari, come sono gli organi, che vieppiù perdono il loro primario utilizzo nel culto della Chiesa cattolica in Italia?

La soluzione che propongo è sempre questa: "giunse alfin il momento" che gli organisti professionisti italiani si riuniscano in un sodalizio LAICO che abbia per scopo precipuo la tutela e valorizzazione del patrimonio organario!

Per la serie: l’organo nel culto non lo volete?!... Peggio per voi: quanto meno lasciateci la possibilità di valorizzarlo culturalmente!

Circa la costituenda "Associazione Italiana Organisti Professionisti", vogliate cortesemente lasciare il Vostro parere nel forum di "Organi & Organisti" .

Grazie per la cortese attenzione e auguri di buona musica a tutti.


Cremona, il 2 giugno 2015, Festa dei SS. Marcellino e Pietro, Festa della Repubblica

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IGNORARE LA BELLEZZA

di Francesco Cera

Il patrimonio artistico che attraverso secoli di mecenatismo si è accumulato in Italia non finirà mai di stupirci per l’enorme ampiezza, oltre che per l’elevata qualità artistica. Si è consapevoli della quantità di pitture, sculture e altri manufatti di valore artistico conservati nei luoghi di culto, ma ancora pochissimo si ricorda quale eccezionale patrimonio sia quello degli organi storici.

La quantità è stimabile approssimativamente attorno ai 10.000 strumenti, se consideriamo che la sola regione Marche, più ricca di altre ma non di molto, ne ha catalogati circa 750. Numeri da record, senza paragoni tra i paesi d’Europa anche sotto l’aspetto dell’antichità.

Mentre altrove gli organi di epoca rinascimentale si contano sulle dita di una mano, in Italia se ne conservano più di una trentina, costruiti nel periodo che va dal 1475 (l’organo di Lorenzo da Prato in San Petronio a Bologna) alla fine del Cinquecento, alloggiati in splendide casse intagliate, con portelle dipinte da maestri di primo piano. Più di un centinaio gli organi del XVII secolo, migliaia quelli dei secoli XVIII e XIX, a volte tre o quattro in un solo piccolo paese.

La varietà di tradizioni lungo la penisola si esprime in sonorità differenti, sia per la scelta dei registri, sia per le qualità timbriche: a volte sfumature, a volte differenze rilevanti tra concezioni sonore, frutto di esigenze musicali, suggestioni artistiche e ambientali, in splendido legame con la cultura del luogo.

Eppure questo entusiasmante patrimonio non gode affatto della considerazione che merita, e giace ancora in buona parte nell’abbandono, nell’incuria e ancor oggi in alcuni casi viene distrutto o venduto all’estero. I deliziosi organi positivi, specialità del Regno di Napoli, restano muti in cima alle cantorie nel meridione.

Nonostante da più di trent’anni siano diffusi restauri di alto livello e fioriscano rassegne di concerti, resta irrisolto il problema fondamentale: il ruolo originario e l’utilizzazione abituale di questi strumenti.

È un dato sconfortante che nelle chiese in cui esiste un organo storico restaurato questo non viene suonato durante la messa, ma si preferisce l’organo elettronico in nome di una maggior comodità. È mai possibile ignorare la bellezza e la capacità di elevare lo spirito di un antico organo a canne per suonare un brutto surrogato? Se il problema è la distanza con l’altare o col coro, all’estero risolvono distanze enormi con telecamere, noi abbandoniamo l’organo.

Quanti strumenti potrebbero essere salvati, restaurati bene anche con cifre non alte, e suonati ogni domenica per la gioia e l’elevazione dei fedeli.

Urge una riqualificazione della musica nella liturgia, che sia sentita come inscindibile dal decoro e dal valore spirituale del rito, e un’educazione del clero in tal senso.

I giovani organisti diplomati quando possono scappano all’estero, dove trovano ciò che in Italia è negato.

Dunque un appello, oltre che alle istituzioni di salvaguardia, va soprattutto alla Chiesa.

[*] questo scritto apparve sul mensile "Amadeus" nel maggio 2013

sabato 2 maggio 2015

... per un'associazione di organisti professionisti...





Gentili lettori,

chi ha modo di frequentare il mondo organistico italiano avrà notato che, in genere, ogni organista di chiesa non fa che pensare al proprio orticello perché, data l’anarchia liturgico-musicale vigente nelle parrocchie e la mancanza di una severa regolamentazione, da parte della Chiesa, circa l’utilizzo extra-liturgico degli strumenti, se uno diventa organista "titolare" [*] in una chiesa, subito si prende la briga di organizzare una rassegna di concerti (per fare scambi con altri colleghi disponibili), registrare c.d., fare lezioni private e/o pubbliche (corsi di perfezionamento) e tutto quanto contribuisca al proprio tornaconto personale (ad majorem eius gloriam!)...

Queste attività musicali extra-cultuali (che, di per sé, non sono certo deprecabili) sono magari facilitate, ahimé, dal sempre minor interesse del clero e del popolo per l’utilizzo dell’organo nel culto divino: dunque all’organista (sempre che a priori non venga defenestrato!) non rimane che prodigarsi a valorizzare il "suo" strumento dal punto di vista meramente culturale...

Ora, appurato che la C.E.I. non ripeterà di certo con la categoria degli www.organisti.it l’errore di tirarsi la zappa sui piedi come fece stipulando il contratto nazionale con quella dei www.sacristi.it , inutile illudersi: rebus sic stantibus in Italia non c’è verso di riuscire a farsi assumere in regola in qualità di organista dalla parrocchia (che, come si sa, è spesso il regno dei pagamenti sottobanco e del lavoro nero: vedasi il recente caso della diocesi di Napoli).

Nonostante ciò, dato che ormai non è raro sentire di un parroco che "caccia" l’organista perché a messa si preferiscono chitarre e Gen Rosso, io credo che un SODALIZIO DI ORGANISTI PROFESSIONISTI contribuirebbe a rafforzare l’interesse pubblico verso l’organo "macchina" musicale!

Insomma, un’ASSOCIAZIONE LAICA e libera dalle restrizioni di un clero sempre meno interessato alla valorizzazione del canto e della musica nel culto, anche se con la Chiesa rimarrebbe ovviamente necessario intrattenere relazioni cordiali...
Per la serie: «vuoi l’organista? Io sono in grado di farti un servizio coi fiocchi!» Per contro: «a messa preferisci le chitarre?! Bene! L’organo almeno fammelo suonare in concerto, per far lezioni, visite guidate, corsi etc. etc.».

Insomma, voi sapete che gli organi "invecchiati" di 70 anni diventano beni culturali tutelati dallo Stato: vogliamo fare in modo di contribuire a tutelarli oppure stiamo a guardare che rimangano in chiesa ad impolverarsi assieme a statue e tele per colpa dell’indifferenza dei preti?!

Così, la nuova associazione di organisti professionisti dovrebbe occuparsi primariamente della tutela dell’organo come bene storico-artistico: l’aspetto liturgico, semmai, verrà da sé...

Infatti, dato che è pur sempre non indifferente l’interesse di tanti organisti professionisti per il servizio liturgico, una volta fondata la nuova associazione saremo sempre in tempo, ad esempio, per promuovere la formazione di organisti di chiesa con una sorta di Co.per.li.m. nazionale per organisti in collaborazione con la CEI (cosa che, ad esempio, hanno iniziato a fare già nel 1959 in Francia, paese in cui, inoltre, come forse saprete, nel 1991 è stato fondato un vero e proprio sindacato di musicisti "artisti del culto" che hanno stipulato con la diocesi di Parigi un regolare contratto di lavoro valido su tutto il territorio nazionale).

Chi ci sta a diventare socio fondatore della nuova associazione organisti professionisti, mandi una proposta presso il sito Organi & Organisti!

Ad ogni modo, sarei lieto comunque di ricevere qui il Vostro parere.

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.


Cremona, il 2 maggio 2015