Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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lunedì 13 gennaio 2014

Cosa mi aspetto dica il Papa agli organisti




[Come vorrei che un Papa si rivolgesse agli organisti di chiesa con queste parole!]


Cari fratelli e sorelli,

prima di tutto desidero professare la mia stima per voi, rendere omaggio alle vostre benemerenze, e, se fosse possibile, riparare l’ingiustizia con cui vi tratta la società.

Sì, perché, dobbiamo riconoscerlo, voi siete una categoria "misconosciuta". Il posto nel quale esercitate la vostra arte è nascosto, invisibile alla gran massa, che per lo più vi ignora o non si cura di voi. L’età moderna, poi, infetta com’è di materialismo, va in delirio per i campioni dello sport, applaude frenetica ai divi del cinema, ma non sa apprezzare la vostra nobile arte, che si svolge nella sfera dei più puri valori spirituali. Pochi vi applaudono, raramente c’è chi si premura di rivolgervi un complimento per un pezzo che voi avete tanto faticosamente preparato e suonato con tutta l’anima.

Voi siete una categoria mal "retribuita". Lasciamo i confronti che sono sempre odiosi; ma è certo che voi avete scelto (lo dico a vostro vanto) un ramo dell’arte musicale, che è oggi forse il più "disinteressato".

Eppure voi siete una categoria "benemerita". Rendete un prezioso servizio alla Chiesa, avete una parte di primo ordine nello svolgimento del culto sacro, esercitate un benefico influsso nell’animo dei fedeli. Sì, perché l’uditorio tutto, anche suo malgrado, subisce la vostra azione, e molti movimenti profondi e nobili dell’anima li deve a voi, che con le vostre armonie arrivate alle più intime fibre del cuore e ne suscitate sentimenti di adorazione e aspirazioni alla bontà.

Voi siete una categoria "gloriosa". Nell’esercizio della vostra arte siete tanto vicini al Signore. In certo modo anche voi, come il sacerdote, siete delegati e rappresentanti di tutto un popolo e lodate Dio in suo nome: raccogliete tutte le voci, tutti i gemiti, tutti i sospiri dei fedeli e li esprimete a Dio mediante la voce dell’organo, ora gioiosa ed ora mesta, ora flebile ed ora possente.

Vi ho fatto di cuore queste doverose attestazioni di stima.

Ed ora permettete che vi rivolga qualche raccomandazione.

Perché se nobile è la vostra arte, essa vi impone anche dei gravi doveri. Quali sono questi doveri? Si riducono a due: buona preparazione tecnica e vivo senso di responsabilità.

Sorvolo sul primo: è logico che l’organista deve conoscere la propria arte e quindi deve aver compiuto studi adeguati (non sono mai troppi) e mantenersi in costante esercizio per non andare man mano declassandosi.

Insistiamo sul secondo: senso di responsabilità. Ho detto sopra quale potere eserciti la vostra musica nell’animo dei fedeli: se l’organo piange, essi proveranno sensi di mestizia, se esplode in accordi solenni e trionfali, si sentiranno invasi da un senso di festa. È un onore, ma è anche una grave responsabilità. Egli allora dovrebbe cavare dal suo strumento le più soavi, le più celestiali melodie.
Ma che dire, se egli invece ne traesse delle arie profane che sanno di canzonetta? O se, affidandosi all’ispirazione - che forse non ha o non l’ha corredata di sufficiente preparazione tecnica - presume di improvvisare bistrattando il ritmo, stiracchiando delle povere melodie, stanche, stentate, vuote, monotone, senza un palpito e magari infarcite di stonature? In tal modo l’organista verrebbe a turbare la solennità del rito, ad urtare la sensibilità dei presenti, a distrarli e molestarli.

L’organista cosciente del proprio dovere, avrà cura di preparare diligentemente i suoi pezzi (non affidarsi ad una lettura a prima vista balbettata e storpiata) scegliendoli dal repertorio della musica veramente artistica e squisitamente sacra, degna della Chiesa e della sua santa liturgia.

Ho accennato sopra all’improvvisazione.

Una preghiera, cari organisti, vi rivolgo con tutto il cuore: vi supplico, non indulgete troppo facilmente al gusto di improvvisare. Potrà improvvisare bene chi ha eccezionali doni di natura e una forte preparazione tecnica. Siate umili: prendetevi un libro di brani musicali, facili quanto volete ed eseguite quelli; per quanto semplici saranno almeno corretti e svolti con una certa logica e perciò accontenteranno l’uditorio. Ma certe improvvisazioni fanno rizzare i capelli.

Dirò, per concludere, che l’organista se vuole svolgere veramente bene la sua parte, deve essere persona di fede e di orazione. Non sgranate gli occhi, è proprio così. Se l’organista sacro non è persona di fede e di pietà, sarà come uno che parla una lingua che non capisce. Il suo linguaggio freddo e senza convinzione non sarà capace di suscitare negli ascoltatori vibrazioni intime, fremiti d’anima. Se invece sarà una persona che sente la sua fede, pia e religiosa nel profondo del suo cuore, trasformerà negli uditori un’onda di pietà, li solleverà in un’atmosfera divina, li stimolerà a santi propositi, svolgendo così un santo apostolato che il Giudice Divino retribuirà, un giorno, abbondantemente.

[Nel frattempo auspico che quelli che tra voi hanno svolto studi professionali e hanno ottenuto un titolo accademico, presso un Conservatorio di Stato o presso i nostri Pontifici Istituti di Musica Sacra, possano veder riconosciuto anche dal punto di vista economico il proprio talento musicale a servizio della Chiesa, a norma del canone 231 del Codice di Diritto Canonico e a tutto vantaggio del decoro della sacra liturgia che «è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC 10). Ed ora imparto a voi di cuore la benedizione apostolica che vi accompagni nel vostro ministero e professione di organisti di chiesa].

[Come vorrei che un Papa si rivolgesse agli organisti di chiesa con queste parole, in realtà apparse - tranne la parte finale in parentesi quadra, di mia aggiunta - nel periodico "Lo Svegliarino Ceciliano" di Treviso nel gennaio 1958!]

domenica 29 dicembre 2013

A Dio non devi cantare e basta, devi cantare bene!




Egregio lettore,

lo scorso 28 agosto, festa liturgica di S. Agostino vescovo, mi è venuto in mente un passo che mi trova molto in sintonia col santo vescovo d'Ippona:

« Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese ».

Ciò dovrebbe spingere i suonatori liturgici d'ogni ordine e grado alla ricerca della perfezione tecnica (non bastano la buona volontà e il dono delle proprie pochezze al Signore!): altro che dire il classico "tanto il Signore guarda al cuore e non ai fatti" sempre buono per giustificare qualsivoglia porcheria liturgico-musicale!

Per questo, ad esempio, nel testamento spirituale di don Dante Caifa - dal 1964 al 2003 successore di Federico Caudana nel ruolo di organista e maestro di cappella del Duomo di Cremona - è scritto, più o meno, così: piuttosto che si canti male, non si canti affatto!!

E tu, cortese lettore, sei d'accordo con me, con Agostino e con don Caifa?!

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini

Cremona, il 29 dicembre 2013

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Sant'Agostino vescovo

"Cantate al Signore un cantico nuovo, la sua lode risuoni nell'adunanza dei santi."

Siamo stati ammoniti di cantare al Signore un cantico nuovo. L'uomo nuovo sa qual è il cantico nuovo. Il cantare è espressione di gioia, e, se pensiamo a ciò con un po' più di attenzione, è espressione di amore. Perciò colui che sa amare la nuova vita, conosce anche un cantico nuovo. Dobbiamo dunque sapere cosa sia questa vita nuova, a causa del cantico nuovo. Infatti tutto appartiene ad un unico regno, l'uomo nuovo, il cantico nuovo, il testamento nuovo. Perciò l'uomo nuovo canterà il cantico nuovo e farà parte del testamento nuovo.

Non c'è nessuno che non ami, ma bisogna vedere che cosa ama. Dunque non veniamo ammoniti a non amare, ma a scegliere l'oggetto del nostro amore. Ma che cosa scegliamo, se prima non veniamo scelti? Perché non siamo in grado di amare, se prima non siamo amati. Ascoltate l'apostolo Giovanni: Amiamo anche noi, perché egli per primo ci amò . Tu cerchi per l'uomo il motivo per il quale debba amare Dio, e non troverai affatto, se non perché Dio per primo lo ha amato. Colui che noi abbiamo amato ha dato se stesso, ha dato affinché noi potessimo amarlo. Che cosa egli abbia dato affinché noi lo amassimo, ascoltatelo in modo più chiaro dall'apostolo Paolo: L'amore di Dio, dice, è stato riversato nei nostri cuori. Da dove? Forse da noi? No. Da chi dunque? Dallo Spirito Santo elargitoci.

Avendo dunque tanta fiducia, amiamo Dio da Dio. Ascoltate più chiaramente lo stesso Giovanni: Dio è amore, e chi dimora nell'amore, dimora in Dio, e Dio dimora in lui. Non è sufficiente dire: L'amore è da Dio. Chi di noi oserebbe dire ciò che è stato detto: Dio è amore?. Lo disse colui che sapeva ciò che aveva.

Dio, a farla breve, si offre a noi. Ci dice: Amatemi e mi avrete, perché non potete neppure amarmi, se non mi avrete.

O fratelli, o figli, o stirpe cattolica, o seme santo e supremo, o rigenerati e nati in modo soprannaturale in Cristo, ascoltate me, anzi per mezzo mio: Cantate al Signore un cantico nuovo. Ecco, dici, io canto. Tu canti, certamente canti, lo sento. Ma la vita non abbia mai a testimoniare contro le tue parole.

Cantate con la voce, cantate con la bocca, cantate con i cuori, cantate con un comportamento retto: Cantate al Signore un cantico nuovo. Mi chiedete che cosa dovete cantare di colui che amate? Senza dubbio vuoi cantare di colui che ami. Cerchi le sue lodi da cantare? L'avete sentito: Cantate al Signore un cantico nuovo. Cercate le lodi? La sua lode risuoni nell'assemblea dei santi. Il cantore, egli stesso, è la lode che si deve cantare. Volete dire le lodi a Dio? Voi siete la lode che si deve dire. E siete la sua lode, se vivete in modo retto."

[Dai « Discorsi » di sant'Agostino vescovo (Serm. 34, 1-3.5-6; CCL 41, 424-426)]

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Sant’Agostino circa il canto e la musica

Due passi dal "Commento ai salmi" di Sant’Agostino


Dal commento al salmo 32:

‘Esultate, o giusti nel Signore (...) Ai retti conviene il lodarlo. Celebrate il signore con la cetra. Sul salterio a dieci corde inneggiate a lui. Cantate a lui un cantico nuovo.’
Spogliatevi di quanto è in voi di vecchio: avete conosciuto il cantico nuovo. Nuovo uomo, Nuovo Testamento, nuovo cantico. Il cantico nuovo non compete agli uomini vecchi: lo apprendono solo gli uomini nuovi, rinnovati dalla vecchiaia per mezzo della grazia, che già appartengono al Nuovo Testamento, che è il Regno dei cieli. Ad esso sospira tutto il nostro amore, e canta il nuovo cantico.
Lo canti però non con le labbra, ma con la vita.
Cantategli un cantico nuovo: bene cantate a lui. Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. (...)
Canta nel giubilo. Che significa giubilare? Intendere senza poter spiegare a parole ciò che con il cuore si canta... E a chi conviene questo giubilo se non al Dio ineffabile? Ineffabile è infatti ciò che non può essere detto: e se non puoi dirlo, ma neppure puoi tacerlo, che ti resta se non giubilare, in modo che il cuore si apra a una gioia senza parole, e la gioia si dilati immensamente ben al di là dei limiti delle sillabe? Bene cantate a lui nel giubilo.

Dal commento al salmo 56:

Pronto è il mio cuore, o Dio, pronto è il mio cuore: canterò e inneggerò. Sorgi, o mia gloria. Si riferisce a colui che era fuggito dinanzi a Saul nella grotta. Dice: sorgi, mia gloria, e significa: Sia glorificato Gesù dopo la passione. Sorgi, salterio e cetra. Che cosa invita a sorgere? A quel che sento, due strumenti musicali; mentre so che uno solo è il corpo di Cristo. Sì, una sola carne risorse da morte, eppure è detto bene che risorsero due strumenti: poiché uno strumento è il salterio, un altro la cetra. Questi due strumenti, come del resto tutti gli strumenti musicali, vengono chiamati organi. 
Per organo infatti, non si intende solo quello strumento grande che si gonfia con i mantici; ma ogni altro strumento che serve ad accompagnare il canto ed è di natura corporea. (...)
Il salterio è uno strumento che il suonatore porta in mano e che ha le corde tese; questo salterio però, ha nella parte superiore la sua cassa di risonanza, cioè quel legno concavo che, essendo sospeso, risuona al tatto, perché è pieno d’aria.
La cetra invece, ha nella parte inferiore quello stesso legno concavo e risonante. Perciò nel salterio le corde ricevono il suono dall’alto; nella cetra invece lo ricevono dal basso. Questa è la differenza tra il salterio e la cetra. (...)
Ma che significa il salterio? Che significa la cetra?
Per mezzo della sua carne il Signore compì due sorte di azioni: i miracoli e la passione. I miracoli furono operati da ciò che era sopra, la passione fu compiuta attraverso l’elemento inferiore. I miracoli erano opere divine, ma Cristo li fece per mezzo del corpo, per mezzo della carne. Ebbene la carne, in quanto compiva opere divine, è il salterio; la stessa carne, in quanto sopportava le miserie umane, è la cetra.
Suoni il salterio: siano illuminati i ciechi, odano i sordi, riprendano forza i paralitici, camminino gli zoppi, si levino gli ammalati, risorgano i morti. Ecco il suono del salterio. Suoni anche la cetra; egli ha fame, ha sete, dorme, è catturato, flagellato, deriso, crocifisso, sepolto.
Quando dunque tu vedi in quella carne qualcosa suonare dall’alto e qualcosa dal basso, mentre una sola è la carne che risorge, allora noi riconosciamo nell’unica e identica carne il salterio e la cetra.
Sono queste due specie di azioni che hanno riempito il Vangelo, e ciò si annunzia alle genti: infatti, sono annunziati sia i miracoli che la passione del Signore.

lunedì 26 agosto 2013

Che fine han fatto le antifone della messa ?!




Gentili lettori,

all'alba del secolo XX, per far fronte ai "concerti con messa", il santo papa Pio X nel suo capitale motu proprio sulla musica sacra, raccomandava, tra le altre cose, che 

«Il testo liturgico deve essere cantato come sta nei libri, senza alterazione o posposizione di parole, senza indebite ripetizioni, senza spezzarne le sillabe e sempre in modo intelligibile ai fedeli che ascoltano»!

Sessant'anni dopo Pio X, con la traduzione in italiano del libro liturgico per eccellenza (il Messale Romano), grossa conquista sarebbe stata se i compositori avessero goduto di più agio nel comporre melodie sopra i testi del Proprio della messa (le antifone di introito, offertorio e comunione)!


Ciò invece non è stato possibile, a motivo del fatto che il traduttore non aveva approntato detti testi in forma atta (breve antifona alternata a più o meno articolato testo salmico) ad essere musicata e cantata da una comune assemblea di fedeli.

Così fino ad oggi queste antifone della messa (che per secoli sono state l'ossatura del repertorio gregoriano) sono state regolarmente accantonate a favore di quell'immane profluvio postconciliare di canti liturgici che, purtroppo, raramente forniscono un preciso riferimento alle antifone proprie del giorno!

I traduttori dell'Ufficio liturgico della C.E.I. - dopo aver combinato assurde prolissità e anti-metricità nei ritornelli ai salmi responsoriali del nuovo Lezionario festivo in uso dall'Avvento 2010, rendendone difficile la messa in musica nonché l'agevole fruibilità da parte delle assemblee liturgiche! - nella nuova edizione italiana del Messale Romano (in fase di approvazione da parte della Santa Sede) sapranno approntare i nuovi testi delle antifone in modo da poter essere musicate secondo i criteri sopra indicati?!

Nonostante tutto, c'è chi ha già rimediato da sé: si tratta dell'organista e compositore Franco Berettini che ha musicato appunto le antifone della messa in quattro volumi pubblicati dalle Paoline.


Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini



21 agosto 2013, memoria liturgica di S. Pio X papa

sabato 27 luglio 2013

Chi cura la formazione liturgica degli organisti di chiesa?!


Mentre monsignor Antonio Parisi, direttore dell'Ufficio Musica Sacra nella Diocesi di Bari, ha modo di dare alle stampe questo volumetto mi duole considerare che, a ormai cinquant'anni dalla riforma liturgica, la Chiesa italiana (CEI) nulla ha fatto per la formazione di organisti liturgici, quando proprio questa figura ecclesiale sarebbe stato prioritario rafforzare, data la grande incidenza che possono avere un canto e una musica di qualità nell'ambito del rito!!

Fortuna che a formare organisti di chiesa se ne sono occupate un poco le diocesi (es. Cremona e Brescia) e addirittura, dal 2001, specificamente anche alcuni conservatori (tra gli altri, Bologna e Novara).

Non invece il Coperlim, in sé più che lodevole iniziativa formativa (anch'io ne sono uscito "diplomato" nel 2001), o il corso di musica liturgica "on line" - entrambi iniziative della CEI - i quali non si prefiggono punto la formazione "tecnica" dell'organista di chiesa...

Ad ogni modo, io sono convinto che la CRISI della MUSICA LITURGICA (perché in questo campo la "crisi" è nata appena dopo il Concilio e tuttora permane, essendosi nel frattempo aggravata!) sia dovuta al CROLLO DELLA LITURGIA (Ratzinger lo denunciò a chiare lettere ben prima di divenire papa!), in particolare del senso del sacro: la crisi del culto cattolico ha determinato la crisi della Chiesa stessa (in proposito vedasi è questo compendio uno studio sociologico di Massimo Introvigne molto interessante).

Ovvero, la tendenza dell'uomo d'oggi è quella di rapportarsi al sacro in maniera sempre più "amichevole" e "festevole", voglio dire che si preferisce stare alla presenza dell'Eucaristia non in ginocchio in adorazione, ma in piedi saltellando e blaterando... insomma: si tenta di annullare il "rito" per favorire il "convivio"...

Questa tendenza fa in modo, ad esempio, che una messa cominci così «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo... Benvenuti a tutti, cari fedeli... gran caldo oggi eh?!...» a dispetto di quanto, invece, sobriamente suggerisce OGMR 50... e finisca così o peggio ancora così...

In questo mio scritto spiego meglio.

Sono convinto che il primo passo per un miglior decoro musicale del culto, non è la formazione di laici musicisti, bensì una rinnovata migliore formazione liturgica e musicale dei seminaristi stessi, futuri parroci e di fatto poi unici responsabili dell'andamento liturgico nelle proprie parrocchie; secondo passo sarebbe... l'introduzione dell'educazione al canto e alla musica nelle scuole d'ogni ordine e grado al fine di rendere i futuri fruitori della musica liturgica un poco più consapevoli e atti ad apprezzare una musica di qualità.

E poi... basta organizzare convegni, invece: res, non verba!!

La parola ora all'attuale consulente CEI per la musica sacra monsignor Vincenzo De Gregorio (buona restando l'invocazione di don Parisi che l'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI si attrezzi di «un ufficio o una sezione di musica sacra al proprio interno»!)...

Grato per il vostro parere, saluto cordialmente.

Paolo Bottini

mercoledì 27 marzo 2013

La crisi della musica liturgica è anzitutto la crisi della liturgia stessa




Gentili lettori,

prima di difendere a spada tratta il canto gregoriano contro il repertorio del Gen Rosso o del Rinnovamento nello Spirito Santo (RNS), prima di sbraitare davanti al parroco se zittisce l'organo a favore della chitarra, prima di lamentarci col vescovo che vieta alla Cappella Musicale della sua Cattedrale il canto di un mottetto polifonico in latino... insomma, prima di suggerire ai preti quale sia la musica perfetta per il culto, vediamo noi stessi di conoscere meglio questa Chiesa di cui ci gloriamo di far parte e quali sono i problemi che la investono oggi!

In proposito anch'io, come il cardinale Joseph Ratzinger nel 1997, sono convinto che la crisi ecclesiale (e dunque pure della musica cultuale) sia dovuta innanzitutto al crollo della liturgia:

«Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita "etsi Deus non daretur": come se in essa non importasse più se Dio c'è e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare più la comunione della fede, l'unità universale della Chiesa e della sua storia, il mistero del Cristo vivente, dov'è che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale?» (J. Ratzinger, La mia vita: ricordi, 1927-1977, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1997, p. 113).


Non siete d'accordo anche voi?!

Per questo invito tutti a leggere pazientemente, benché di argomento non prettamente musicale, il saggio intitolato Cosa divide la Chiesa. La riforma liturgica postconciliare tra abusi e teoremi, resistenze e indulti di don Nicola Bux (sacerdote della diocesi di Bari e Consultore Congregazione Cause dei Santi e Dottrina della Fede), che approfondisce le ragioni di questa crisi che ha investito la liturgia nel postconcilio: così si comprenderà meglio che, alla fine, è inutile lamentarsi, ma è sufficiente fare quel poco che si riesce a fare nel proprio piccolo, ma soprattutto tentare di ri-coagulare le forze e le opinioni affinché i musicisti (organisti e direttori di coro) professionisti, riuniti in forza univoca, entrino ufficialmente in dialogo con la Chiesa cattolica in Italia (in particolare con l'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana) per offrire un contributo competente al miglioramento della qualità della musica cultuale in cambio di una civilmente onesta remunerazione.

Con l'occasione, ringraziando per la cortese attenzione, auguro a tutti buona Pasqua.

Paolo Bottini

venerdì 15 febbraio 2013

L'altare come la piazza!




Gentili lettori,

nella mia precedente ("Il nascondimento del musicista di chiesa") mi dichiaravo ben d'accordo con Benedetto XVI quando ha detto che 
«vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l'ora di trovare il vero distacco del mondo, di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa». [v. il testo completo QUI]

Oltre a quanto affermato, sono altresì convinto che tra le cose mondane da togliere nella Chiesa ci sarebbe anche quella generalizzata pericolosa tendenza a desacralizzare la Messa, ovvero il preciso intento di annullare la soglia tra sagrato ed altare: si partecipa alla Messa e si ha la sensazione non di stare alla presenza del Mistero... ma semplicemente del sacerdote-attore che fa di tutto per creare un clima di familiarità più che di preghiera e devoto raccoglimento davanti all'Eucaristia!

In proposito proprio ieri, 14 febbraio 2013, il dimissionario Benedetto XVI, rivolgendosi al clero della diocesi di Roma in Aula Paolo VI in Vaticano, ha spiegato come questa perdita del senso del sacro nella liturgia, derivi da una tendenziosa interpretazione del Concilio vaticano secondo - operata dai mass media, a causa dei quali il mondo ha percepito distortamente i veri intenti del vero Concilio, il Concilio dei Padri - per cui 
«non interessava la liturgia come atto della fede, ma come una cosa dove si fanno cose comprensibili, una cosa di attività della comunità, una cosa profana. E sappiamo che c’era una tendenza, che si fondava anche storicamente, a dire: La sacralità è una cosa pagana, eventualmente anche dell’Antico Testamento. Nel Nuovo vale solo che Cristo è morto fuori: cioè fuori dalle porte, cioè nel mondo profano. Sacralità quindi da terminare, profanità anche del culto: il culto non è culto, ma un atto dell’insieme, della partecipazione comune, e così anche partecipazione come attività. Queste traduzioni, banalizzazioni dell’idea del Concilio, sono state virulente nella prassi dell’applicazione della Riforma liturgica; esse erano nate in una visione del Concilio al di fuori della sua propria chiave, della fede» [v. discorso completo cliccando QUI].

Oggi questa particolare tendenza nel culto divino si attua infatti - anzi, più visibilmente - attraverso la ormai ricorrente e banale proposta di repertori di canti in stile alquanto 'leggero', ovvero ammiccante il mondo della canzone ritmica di genere "pop"...

Molti di questi canti, tipo Gen Rosso o Gen Verde et cetera, in genere non di cattiva qualità musicale, sono in realtà nati per uso non liturgico... soltanto che questo i ragazzini nelle parrocchie non lo sanno, anzi spesso non conoscono nemmeno l'autore del testo e/o della musica e i canti vengono imparati ad orecchio (infatti spesso non concordano con l'originale!)...

Sì, perché in parrocchia i canti li scelgono gli adolescenti dell'oratorio (assieme ai loro incompetenti catechisti) con l'avallo del parroco!...

E il Repertorio nazionale dei canti liturgici? Ma chi lo conosce?! Inoltre, se lo conosci... lo eviti, perché in esso non sono contentuti canti 'chitarrabili'! Questa è la mentalità comune...

Dico che la Conferenza Episcopale Italiana dovrebbe commissionare nuovi testi per nuove antifone (introito, offertorio, comunione) che siano poi musicabili da compositori esemplari che, come suggeriva il santo papa Pio X [§], largamente si ispirino al melodizzare gregoriano nelle loro novelle creazioni!

Non sarebbe questo un segnale forte di pratica attuazione della riforma liturgica, invece di annaspare organizzando convegni, tavole rotonde, giornate di formazione liturgico-musicale che, certamente, sono utili ma che in fine servono solamente alla formazione personale e non scaturiscono vere azioni a livello diocesano?!

Che la CEI dia un segnale concreto verso il miglioramento della tragica situazione liturgico-musicale italiana!

Paolo Bottini


[§] «tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme». (San Pio X papa, motu proprio "Tra le sollecitudini" sulla musica sacra, 1903)

giovedì 20 dicembre 2012

Il nascondimento del musicista di chiesa




Gentili lettori,

secondo Benedetto XVI «vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l'ora di trovare il vero distacco del mondo, di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa» [citazione tratta da qui].

Ebbene, permettetemi di suggerirvela una cosa mondana che dal culto andrebbe tolta immantinente: la visibilità ai fedeli di tutti coloro che fanno canto e musica in maniera specialistica!

A mio parere, il fedele che partecipa al culto divino nella Chiesa cattolica non dovrebbe essere turbato dal fare umano dei ministri del canto e della musica, perché tutto deve tendere verso Cristo Eucaristia!

Non includerei, naturalmente, in questo repulisti la figura del cantore-salmista, vero e proprio ministero (cfr Ordinamento Generale del Messale Romano 61, 102) il quale deve proclamare in canto la Parola di Dio davanti al popolo per essere ben inteso (anche se, grazie all'ausilio - ovvero presenza ingombrante, fuorviante, distorcente, allucinante - dei sistemi d'amplificazione elettrica della voce... a che serve essere visti al fine di essere meglio intesi?! Ma questo è altro argomento...).

Invece dico: via dalla vista dei fedeli - perché a mio parere sommamente fuorviante per un necessario raccoglimento davanti al mistero eucaristico - direttori di coro che si sbracciano in maniera più o meno pittoresca, di coristi bocche che si contorcono curiosamente e corpi che ondeggiano ritmicamente, organisti che s'agitano su tastiere e pedaliere manovrando altresì misteriosi comandi di un'astronave di placchette bottoni e lucine!!

Ogni cosa che tolga lo sguardo all'Eucaristia - compresa l'ambigua faccia del prete costantemente rivolta verso i fedeli (ma qui si aprirebbe un dibattito che esula dal nostro campo...) - dovrebbe essere eliminata: a questo proposito vedete come la moderna architettura "sacra" tenda all'essenziale, invece all'opposto le nostre messe si riempiono di parole inutili, didascalie verbo-gestuali che non sono altro che pleonasmi.

Per questo una volta le cantorie erano sapientemente occultate da grate lignee... diamine, è tanto semplice: vi siete mai chiesti perché nel teatro d'opera l'orchestra è nascosta al pubblico?!... È la "scena" del Sacrificio Eucaristico che deve attirare tutta la nostra attenzione, non il curioso agitarsi della "macchina-orchestra" di organisti, coristi, animatori etc.!

Detto ciò, capirete che non suona affatto come desueta, dopo quasi 110 anni, la raccomandazione di Pio X, nel suo motu proprio sulla musica sacra, che reputava «conveniente che i cantori, mentre cantano in chiesa» non solo «se trovansi in cantorie troppo esposte agli occhi del pubblico, siano difesi da grate» ma addirittura «vestano l’abito ecclesiastico e la cotta» (quest'ultima raccomandazione è ancora oggi regola nella basilica di S. Pietro in Vaticano, ad esempio, ove invece la prima è anche lì regolarmente disattesa).

E ancor meno desueta la drastica raccomandazione di S. Girolamo, commentando Efesini 5,9:

«I giovani che nelle chiese attendono al servizio delle salmodie, devono sapere che non si deve cantare per Dio con la voce, ma con i cuori; non spalmare la gola e la voce con medicamenti, siccome si usa fare nei teatri, così che in chiesa risuonino teatralmente melodie e canzoni tornite» [§]


Allora, cari lettori, siete pronti per tirar cortine sulla balaustra della cantoria oppure a spostare la consolle dell'organo dietro l'altare?!

Grazie per la cortese attenzione e cordiali saluti.

Paolo Bottini

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[§] S. Girolamo, Commentariorum in epistolam ad Ephesios III, 5, in Patrologia Latina XXVI, p. 528, par. 652; traduzione italiana citata in: Joseph Ratzinger, Fondamento teologico della musica sacra - Cenni riassuntivi della disputa postconciliare sulla musica sacra, in La festa della fede, Jaca Book, 1983, testo completo cliccando qui.

sabato 10 novembre 2012

La messa "Caudanina": partecipazione attiva ‘ante litteram’




Gentili lettori,

almeno per nome immagino conoscerete il mio illustre concittadino Federico CAUDANA, dal 1907 al 1963 organista titolare e maestro di cappella della Cattedrale di Cremona e fin dal 1924 autore di spicco presso l’editore Carrara di Bergamo.

Musicista di formazione tardo-ottocentesca (studiò e si diplomò al Conservatorio di Milano), ha contribuito, con il suo stile generosamente melodico (ben lontano da certo «letargico» cecilianesimo) alla valorizzazione del canto popolare, grazie anche agli stimoli costanti ricevuti da Vittorio Carrara, musico-editore che ha fatto la storia della musica sacra in Italia.

Il suo esperimento meglio riuscito fu certamente la messa Laus tibi Christe, pubblicata dalle Edizioni Carrara di Bergamo nel 1939, la cui scorrevole e intuitiva cantabilità facilitò ampia diffusione (venne per questo battezzata "Caudanina"), tanto che ancora oggi a livello popolare è la musica per cui Federico Caudana è ricordato in Italia e nel mondo. Su questa messa apparve subito la seguente recensione ne «L’Osservatore Romano»:

«Lavoro di fattura semplice e quanto mai appropriato al fine preposto. La pratica corale consente al M.° Caudana un esperto trattamento del canto, all’intento di ottenere i migliori risultati, evitando ogni difficoltà di esecuzione alla massa degli esecutori. La melodia, sillabica e diatonica, ha il suo motivo generatore nell’accentuazione della parola, ed è disegnata in modo che la chiarezza del testo sia sempre evidente e non risulti difficile la declamazione. Un accompagnamento sobrio sostiene il canto senza appesantirlo; accompagnamento facile, ma pure curato con molta attenzione. Questa nuova Messa, scritta per il popolo e destinata alla grande massa del popolo, se da un lato dà prova dell’abilità, in materia di canto popolare, dell’illustre Maestro, da un altro mostra, ancora una volta, come le Edizioni Musicali Carrara mirino al più nobile dei risultati: quello della rieducazione popolare per mezzo dell’arte».


Cliccando il seguente collegamento potrete ascoltare la versione integrale della Messa "Caudanina", eseguita utilizzando l'accompagnamento organistico originale così come pubblicato dalle Edizioni Carrara nel 1939.

Far cantare la gente a messa: quasi un quarto di secolo prima della Sacrosanctum Concilium e con risultati che erano ben più soddisfacenti rispetto a quel poco che invece si riesce a fare oggi dopo quasi mezzo secolo dalla riforma liturgica del Vaticano Secondo: infatti sembra che nel frattempo le nostre assemblee liturgiche si siano impigrite e abbiano via via perso il senso di una vera piena e consapevole attiva partecipazione all’Eucaristia domenicale (una involuzione, dunque, rispetto a quanto invocato dal Concilio!), vissuta sempre più precetto da assolvere che come inappagabile emozione da rivivere ogni sette giorni!

Cordiali saluti ed auguri di buona musica a tutti.

Paolo Bottini

domenica 4 novembre 2012

Bisogna tornare a cantare la Parola di Dio!




Gentili lettori,

nel marasma dei canti liturgici oggi in auge in Italia (il Repertorio nazionale proposto dalla CEI credo sia preso minimamente in considerazione dalle parrocchie, in genere restie pure ad adottare eventuali repertori diocesani!), io credo che la carta vincente che contribuirebbe a far rinascere un po' di comune entusiasmo e maggiore attenzione alla pertinenza liturgica del canto nei sacri riti, sarebbe quella di tornare a mettere in musica le antifone della messa, così come sono attualmente proposte nel Messale )!

Si tratterebbe di poter disporre di brevissimi motti musicali a mo' di ritornello che qualsiasi assemblea potrebbe far propri di domenica in domenica, senza bisogno di preparazione in quanto, data la facilità e brevità, si apprenderebbero subito, alternandoli al canto di versetti salmici a cura di un solista o di un coretto.

Perché meglio è cantare la Parola di Dio, meno la parola dell'uomo!

Tuttavia conditio sine qua non: avere a disposizione almeno un discreto cantore ogni domenica (anche se mancasse qualsiasi strumento musicale) che garantisca l'alternanza solista-assemblea!

Una proposta su questa linea, certo molto più raffinata di quanto abbia appena descritto, è stata fatta ormai otto anni fa da Fulvio Rampi, si tratta di:

Nova et vetera. Forme tropate per i Canti di Ingresso e di Comunione, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2004, pp. 216.

E recentemente (ancora dalla mia Cremona, vera fucina liturgico-musicale!) ecco una nuovissima raccolta di canti per la liturgia direttamente tolti dai testi del Messale Romano elaborati da don Natale Bellani e musicati da Franco Berettini.

Bisogna tornare ogni domenica a cantare la Parola di Dio, tornando alla semplicità, così come negli anni a cavallo del Concilio era già stato pensato in Italia ad esempio da un don Piero Damilano e in Francia da un Joseph Gelineau [§]: percorsi che si sono alquanto smarriti nel frattempo...

Meditate, gente, meditate...

Paolo Bottini

Cremona, il 4 novembre 2012

[§] esempio di canti composti da Gelineau

martedì 23 ottobre 2012

Basta parole, ora i fatti!

Gentili lettori,

dopo quello di Cremona a fine settembre scorso, ecco in calce notizia di un altro interessante convegno di musica sacra in cui si parlerà ancora una volta di cose ovvie (basta leggere i titoli delle relazioni che verranno dettate, con tutto il rispetto per gli illustri relatori) e si tornerà a casa tutti con l’amaro in bocca per il permanere della tristezza liturgico-musicale imperante nelle nostre diocesi...

Naturalmente plaudo alla buona fede e all’ottimismo organizzativo e propositivo dei promotori di questi convegni (io stesso ne organizzai, con gran fatica e scarsi risultati, negli anni scorsi per conto di AIOC)... ma mi pare che i convegni di musica sacra dopo il Concilio non abbiano mai portato a fattive "res" dopo aver discusso in lungo e in largo con "verba" più o meno scontati e più o meno costruttivi.

Ci sarebbe, infatti, bisogno di chiare ed imprescindibili direttive circa canto e musica nella chiesa italiana, invece ancora cinquant’anni dopo la Riforma liturgica siamo qui a ripeterci l’un l’altro i bei propositi che i documenti conciliari ("Sacrosanctum Concilium") e dell’immediato post concilio ("Musica sacram") hanno formulato in materia musicale... ma che oggi rimangono raramente applicati, se non addirittura incogniti!

La questione da risolvere - a fatti, non a parole - è: l’organo e gli organisti (quelli che sono realmente in grado di legare simbioticamente la musica al rito e sanno accompagnare con arte il canto liturgico e praticare decorosamente l’improvvisazione) servono davvero oggi al miglior prosieguo della vita ecclesiale italiana?!

Sembrerebbe di no, data la pressoché totale anarchia, e nonostante ciò negli ultimi tempi alcuni Conservatori di Musica (dietro brillante quanto raro stimolo ecclesiastico, per la verità [v. la Lettera di auspici dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI ai Direttori dei Conservatori italiani) hanno iniziato ad erogare corsi accademici di "musica per la liturgia" (con la collaborazione delle diocesi locali - quanto meno - in fatto di educazione prettamente liturgico-teologica): mi piacerebbe sapere nel frattempo quanti si sono presi il diploma accademico che vengano regolarmente pagati (dico con un contratto di lavoro alla luce del sole, come da tempo ormai possibile in Francia [v. il contratto nazionale francese di lavoro per organisti] e come regole di cristiana carità e di laica civiltà imporrebbero) da un qualche ente ecclesiastico ove abbiano preso servizio...

La verità è che l’attività musicale delle nostre chiese vive della più sciatta ordinarietà e a nessuno interessa investire denaro per un aspetto della vita ecclesiale che è di fatto tenuto nella sfera dell’opzionalità!

Infatti, a quanto pare, anche in diocesi di Treviso il sotto descritto convegno potrà «essere molto importante al fine di avviare un confronto tra le istituzioni che abbiano attivato percorsi similari (Biennio specialistico o Master) e studiare l’ipotesi di convenzioni con le strutture ecclesiastiche nazionali e diocesane».

Ma come sarebbe «ipotesi»?! Mi risulta infatti che il bienno di musica sacra al conservatorio di Castelfranco Veneto sia attivo almeno dall’anno accademico 2007/2008: nulla è stato fatto nel frattempo per trovare un accordo conservatorio/diocesi al fine di individuare potenziali posti di lavoro remunerati?

Non sarebbe l’inquadramento professionale dei musicisti di chiesa un sano segnale da parte della Chiesa cattolica italiana in questo periodo di crisi generalizzata dell’occupazione nel nostro paese?

Nonostante tutto, cari colleghi, continuate a sperare di poter presto dirvi con aumentato orgoglio che siete diventati veramente a tutti gli effetti "organista titolare" in una chiesa!

Cordialmente vostro

Paolo Bottini

Cremona, il 23 ottobre 2012

§ § § 


Convegno di Musica sacra

"Il musicista di chiesa e la sua formazione"

Treviso, 17-18 novembre 2012

Il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, nel quale è attivo dall’a.a. 2007-2008 un Biennio specialistico in Musica Sacra, organizza nei giorni 17 e 18 novembre 2012 un Convegno di Musica Sacra, in collaborazione con la Diocesi di Treviso e con il patrocinio dell’Ufficio Liturgico nazionale della Cei.

Il Convegno, che ha per tema «Il musicista di chiesa e la sua formazione», vuole da un lato offrire un’occasione di approfondimento di alcune importanti tematiche nel campo della musica sacra e liturgica, e nello stesso tempo sviluppare un proficuo dialogo tra le Istituzioni religiose e i Conservatori allo scopo di accrescere sempre più la già avviata collaborazione nel campo di una formazione specialistica in Musica sacra.

Sabato 17 – dalle ore 15.00 alle 18.30 – sala Pio X

Convegno con la partecipazione di:

Vincenzo De Gregorio (Consulente nazionale CEI-ULN),

Massimo Palombella (Direttore Cappella musicale pontificia Sistina),

Antonio Parisi (Direttore Ist. diocesano di Musica sacra dell’Arcidiocesi di Bari)

Al Convegno, aperto a tutti, sono particolarmente invitati gli animatori musicali e i cori parrocchiali della Diocesi di Treviso, nonché i rappresentanti degli Istituti di musica per la Liturgia delle Diocesi del Triveneto e i rappresentanti dei Conservatori ove sia attivato un percorso di studi in Musica sacra.

PROGRAMMA

Saluto del Vescovo di Treviso, mons. G.A. Gardin

Antonio Parisi ~ Il canto nella liturgia, il suo valore e significato

Intermedio ~ R. Ferrari (1894-1959), Ave Maria

Vincenzo De Gregorio ~ La presenza degli strumenti nella liturgia

Intermedio ~ E. Buondonno (1912-2002), Preghiera di san Francesco

Massimo Palombella ~ La normatività del Canto Gregoriano e della Polifonia Classica nella musica per la Liturgia

Intermedio ~ G. Selmi (1912-1987), Mattutino al Convento

Intermedii musicali con Scivias ensemble, diretto da Milli Fullin; Matteo Malagoli, violoncello; Valerio Casarin, pianoforte; Chiara Lucato, organo.

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Sabato 17 – ore 20.45 - cattedrale

Concerto con la partecipazione di:

Coro Thomas Tallis di Noale, diretto da Thomas Mazzucchi Coro Magnificat di Casoni di Mussolente diretto da Mariano Zarpellon Scivias Ensemble di Conegliano diretto da Milli Fullin Vania Marconato, soprano; Fabiano Martignago, flauto dolce; Maria Teresa Andreazza, viola da gamba; Matteo Malagoli, viola da gamba e violoncello; Gianluca Libertucci, organo

Il Concerto si avvale della collaborazione di solisti e gruppi che hanno preso parte attiva ad alcune delle prove finali degli esami di Biennio e si offre come un ventaglio che permetta di assaporare almeno in parte i contenuti e lo stile della nostra offerta di specializzazione.

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Domenica 18 – ore 10.00 – sala Pio X

Tavola rotonda - Un percorso accademico per la Musica sacra? Analisi dell’esperienza presente e prospettive sul futuro. La Tavola rotonda, su esplicita richiesta della Diocesi (che intende lasciare la domenica mattina per il servizio nelle rispettive parrocchie) è riservata ai docenti e agli studenti di Conservatorio e a quanti siano interessati ad un percorso formativo accademico in musica sacra. Questo momento può essere molto importante al fine di avviare un confronto tra le istituzioni che abbiano attivato percorsi similari (Biennio specialistico o Master) e studiare l’ipotesi di convenzioni con le strutture ecclesiastiche nazionali e diocesane.

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Domenica 18 – ore 15.00 – cattedrale

Convegno dei cori liturgici della Diocesi di Treviso • con S. Messa presieduta da s.e. mons. G.A. Gardin, vescovo di Treviso

A conclusione e coronamento dei lavori ben si pone il Convegno dei cori liturgici della Diocesi di Treviso, con la S. Messa presieduta dal vescovo, s.e. mons. G.A. Gardin.